IL “GIROTONDINO” FLORES D’ARCAIS MASSACRA WALTERLOO: HA UN’INTELLIGENZA SOTTO LA MEDIA, DICE VOLGARITÀ MISERABILI – E ATTACCA NAPOLITANO: LA SUA LETTERA AL CSM È UNA VERGOGNA…
Stefano Cappellini per “Il Riformista”
Paolo Flores d'Arcais, direttore di Micromega, filosofo, ex sessantottino, già leader in tempi più recenti del girotondismo di stampo morettiano, è uno dei tre organizzatori (insieme ai parlamentari Furio Colombo, Pd, e Pancho Pardi, Idv) della manifestazione dell'8 luglio a Roma, in piazza Navona, convocata dai nuovi girotondi contro le «leggi vergogna» del governo Berlusconi in materia di giustizia.
Ma Flores non ce l'ha solo col premier: spiegando al “Riformista” le ragioni della mobilitazione, cui ha aderito l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, lancia durissime accuse a Veltroni, reo di non aver raccolto l'invito a scendere in piazza, e anche a Giorgio Napolitano. La lettera del capo dello Stato al Csm, dice, «è una vergogna».
Flores, il presidente Napolitano ha scritto al vicepresidente del Csm Nicola Mancino per rimarcare che non è all'organo di autogoverno dei giudici che spetta il vaglio di costituzionalità sui provvedimenti presi dal governo. Almeno su questo l'accordo dovrebbe essere generale, no?
«No, è una vergogna. Al Csm spetta di dare un parere sulle leggi, è una delle sue incombenze».
Ma la costituzionalità è prerogativa di altri. Adesso Walter Veltroni avrà nuovi argomenti per contestare la vostra iniziativa. Vi ha già rivolto un'accusa gravissima: con le manifestazioni antiberlusconiane fate solo il gioco del premier.
«Non è un'accusa gravissima. È una stronzata vecchia come il cucco, lo stesso ritornello da quando nel 2002 iniziarono i girotondi».
Veltroni aggiunge che è sbagliato manifestare a tema sulla giustizia, che il paese aspetta dalla politica risposte sulle questioni sociali.
«Noi contro questo governo siamo pronti a lottare su tutti i temi, perché lo riteniamo una sciagura per il paese. Ma se questa sciagura vuol far approvare due leggi canaglia nelle prossime settimane è evidente a ogni persona di intelligenza media e di democraticità media che si deve scendere in piazza subito».
Sta dicendo che Veltroni è intelligente sotto la media?
«Se parliamo di intelligenza politica, sì».
Lei fece dichiarazione di voto in suo favore.
«A differenza di Veltroni consideravo Berlusconi un pericolo incombente per la democrazia anche sei mesi fa e dunque ero pronto a votare qualunque cosa lo potesse sconfiggere».
Il leader del Pd non ha torto quando obietta che certe manifestazioni si preparano d'intesa e non con inviti a giochi fatti.
«Evidentemente gli è sfuggita la mia lettera aperta, pubblicata in prima pagina dall'Unità, in cui lo invitavo a organizzare insieme la manifestazione. Rispondere che lui non scende in piazza coi "soliti noti", riferendosi a me e gli altri organizzatori è una miserabile volgarità. Veltroni non fa partecipare il Pd "aggratis"? Ci dica cosa vuole. Noi abbiamo da offrire solo la credibilità e la coerenza di un ininterrotto impegno politico, non possiamo competere né in genere né in quantità con quanto ha da offrirgli Berlusconi».
Così si torna allo scontro tra le due sinistre dell'era girotondina. Non è un favore al governo?
«Non c'è nessuno scontro coi partiti della sinistra, per mancanza di materia prima. C'è solo una profonda divisione tra cittadini democratici che considerano non negoziabile il principio della legge uguale per tutti e nomenclature che annunciano durissime manifestazioni per le calende greche e intanto oggi realizzano giganteschi inciuci per omissione».
Fa il tifo per chi nel Pd vuole destituire il segretario?
«La guerricciola nel Pd tra capicorrente mi lascia del tutto indifferente. L'uno vale l'altro. Sono invece convinto che nelle sezioni ci sono ancora tanti compagni sempre più delusi dal loro gruppo dirigente e che molti di questi compagni saranno in piazza con noi l'9 luglio».
Compagni? Il Pd non è il Pci, e nemmeno il Pds...
«La parola "compagni" mi scappa spesso perché la ritengo un elogio, ma la manifestazione si rivolge a tutti i democratici, anche conservatori, che restano fedeli alla costituzione repubblicana nata dalla resistenza».
Ma perché la sinistra riformista dovrebbe fare blocco politico col giustizialismo alla Di Pietro?
«Anche io, come Di Pietro, sono accusato da 15 anni di essere un giustizialista, solo perché sono un rigoroso garantista che vuole garanzie e severità uguali per tutti, dal primo dei potenti all'ultimo degli emarginati. Mi sembra l'unica posizione coerentemente di sinistra».
Non vorrà mica sostenere che anche Di Pietro è garantista e di sinistra?
«Di Pietro, come del resto Travaglio, appartiene alla tradizione della destra liberale. Ma potrei aggiungere che anche Oscar Luigi Scalfaro, che tante volte si è trovato d'accordo coi girotondi, appartiene alla destra degasperiana. E allora? Una politica riformista non deve saper coinvolgere i moderati?».
La convinzione di molti è che il girotondismo li faccia andare tutti a destra, i moderati.
«Se per moderati si intendono i fan di Berlusconi, Fini e Bossi è un doppio errore: questi non sono leader moderati, sono eversori. E non è inseguendoli a furia di inciuci e omissioni che la sinistra guadagnerà consenso tra i moderati».
Mi pare quasi inutile chiederle se secondo lei il paese è di nuovo sotto regime.
«Non ne siamo mai usciti, e ci stiamo affondando sempre di più».
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