Non sapevo che in "Liberazione" ci fossero anche pagine dedicate alla "Liberazione animale". O forse le avevo rimosse. In ogni caso, vi rendo partecipi di questo toccante articolo.Così hanno ucciso Dik, il mio fratello cane
Liberazione del 3 luglio 2008, pag. 12
http://www.liberazione.it/giornale_a...rticolo=381691
Era una bella giornata di sole. Io e Dik ci alzammo dal letto, prima di uscire lo lavai e ci dirigemmo in piazza dove ci fermammo fino all'ora di pranzo. In paese, mentre discutevo con gli amici, lui mi gironzolò intorno controllando di quando in quando se ero sempre al mio posto. Il pomeriggio alle 17 proseguimmo verso campagna per dare da mangiare a un altro cane di nome Bill; arrivammo dopo mezz'ora. Decisi di dar da mangiare prima a Bill e poi a Dik, che nel frattempo gironzolava nel campo. Di colpo Dik sentì qualcosa. Si girò e corse verso il cancello, a circa 10 mt di distanza. Non so cosa abbia sentito, lo faceva anche altre volte quando udiva passare nella strada di campagna grossi camion, oppure quando transitavano bolidi e motociclette a grande velocità. Era la sua forma di protesta contro questi mostri della strada. Lui arrivava alle soglie dell'uscita, aspettava che il mezzo gli passasse davanti e faceva sentire la sua avversità. In pochi secondi ritornava al punto di partenza. Quel giorno non fu così.
Cominciai a preoccuparmi: non sentivo abbaiare, ma soltanto un leggero vociare in lontananza. Di colpo mi girai, sentendo una macchina che suonava il clacson per richiamare la mia attenzione. Mi precipitai all'uscita e vidi Dik dall'altra parte della strada, inerme, a circa 15 metri dalla banchina. Lo presi in braccio, nel mentre il giovane automobilista che mi aveva chiamato per due volte ripete che l'assassino non ha soccorso il mio Dik. Corri a prendergli la targa, per favore; gli chiesi. Dik era esanime, ma non presentava nessuna ferita. Cominciai istintivamente a massaggiarlo dalla parte del cuore, per due volte sospirò. Alla terza dalla bocca uscì un fiume di sangue. Cercai di dargli dell'acqua, ma non diede più alcun segno di vita. Lo adagiai sul prato. Dopo due giorni gli ho dato sepoltura.
Corsi a cercare dei poliziotti, ma quando incontrai due uomini della stradale mi dissero che era meglio interessare la protezione degli animali. Il giorno dopo era la festa della mamma e i fiori che avevo comprato per lei, quella sera li depositai attorno al mio caro Dik. Quel giorno maledetto, 11 maggio 2008.
Quando, l'indomani, tornai sul luogo del crimine, pensai a come Dik non era mai uscito dal cancello, mi chiesi se lo avessero davvero investito in mezzo alla strada oppure sull'uscio, tanto più che sull'asfalto non vi erano segni di frenata. Qualche metro più interno vidi due piccole macchie rosse di sangue. Poveretto, sarà stato sbattuto da una parte all'altra. Ha cercato di tornare indietro, di salvarsi; poi è crollato. Mi rimbombava in testa la frase detta due volte dell'automobilista: «non l'hanno soccorso». Povero Dik così piccolo contro quei mostri, lottando per la vita e per sfuggire alla morte. C'era un grande silenzio quel giorno.
Qualcuno ha mormorato nei giorni seguenti che gli animali vanno portati al guinzaglio. Forse per qualcuno sarà anche necessario, ma non per Dik. Perché un cagnolino non può investire un mezzo stradale, non può travolgere un passante. Accade sempre il contrario, accade perché qualcuno non rispetta le norme stradali. E' una lotta impari. In questo mondo dovrebbe essere di tutte le creature che lo abitano. Ci vorrebbe più rispetto.
Dik si sapeva riguardare. Era un cane attento e intelligente, felice e corretto. Viveva anche nella giovane e semplice ingenuità degli animali, che spesso non immaginano che il mondo ormai è solo a misura degli umani. Pirati della strada, ubriachi e dai mezzi potenti che sfrecciano lungo strade malmesse in spregio ad ogni regola di convivenza e rispetto.
Dik era una creatura meravigliosa, era il mio fratello cane intelligente, sociale. Lo trovai una notte in piazza. Era in difficoltà, nel suo viaggio in questo mondo. Chiese aiuto e lo portammo via con noi. Non avrei immaginato, quel giorno, che Dik mi avrebbe dato così tanto.
Domenico Pagano
(Larino, Capobasso)




Rispondi Citando


