Veltroni torna a parlare di dialogo con la maggioranza :”togliete la norma blocca processi e sarà possibile instaurare un clima nuovo” afferma il leader democratico. Mentre, come ovvio, Berlusconi respinge al mittente ,la Lega di Bossi fa da sponda al segretario PD ammettendo che ci sono delle difficoltà e paventando un possibile “baratto” tra la norma che sospende i processi ”non gravi” ed il lodo Alfano che li sospende solo per le prime quattro cariche dello stato. In sintesi, salviamo Berlusconi senza salvare anche le migliaia di criminali che vedrebbero sospendere il loro processo in caso di approvazione della discussa norma.
In questa sede mi trovo quindi, ancora una volta, a criticare il leader del Partito Democratico. Le critiche vertono soprattutto sulla continua ricerca di dialogo con una maggioranza che tutto ha a cuore tranne che le Riforme condivise. Una tattica per creare frizioni tra Lega e Pdl? Forse si, ma è una tattica molto rischiosa. Come rischioso è stato il salto nel buio della “corsa solitaria” alle elezioni. Salto, peraltro condiviso da Bertinotti e soci, che ha raso al suolo i partiti a Sinistra del PD e che ha consentito a Berlusconi di liberarsi di Casini e Storace, consegnandogli una maggioranza nettissima e molto piu servizievole della precedente.
Ancora una volta quindi Veltroni sta scommettendo. Di scommesse ne ha perse già due. La prima :le elezioni conclusesi con un successo netto della Destra e con un risultato appena sufficiente per il PD, risultato frutto piu che altro del “voto utile” degli elettori della Sinistra Radicale piuttosto che di uno sfondamento al centro. Alcuni diranno, obiettivamente con qualche ragione, che il PD partiva da un risultato nettamente inferiore, da una forte impopolarità del governo uscente e che difficilmente avrebbe potuto fare di meglio. E’ vero. Bisogna anche precisare però che Veltroni ha preferito distruggere i partitini del centrosinistra piuttosto che impedire la vittoria di Berlusconi. Un Centrosinistra unito infatti, come già detto, sarebbe stato ugualmente sconfitto ma avrebbe costretto Berlusconi a stringere alleanze con tutto il centrodestra ed ora avremmo i centristri come ago della bilancia, già pronti ad iniziare l’operazione di logoramento a cui avevamo assistito nel periodo 2001-2006. Ora invece Casini non conta nulla e molti dirigenti locali han gia fatto le valigie in direzione PDL. Una situazione di questo tipo avrebbe visto naturalmente un PD sotto il 30% ed una sinistra ancora viva, seppur pesantemente ridimensionata. Veltroni ha preferito andar da solo, o quasi. Berlusconi ringrazia.
La seconda scommessa persa riguarda l’alleato scelto. L’unico accordo elettorale, non considerando i radicali ospiti nel partito, è stato stipulato con l’Italia dei Valori che, a detta di Veltroni, avrebbe dovuto confluire nei Democratici entro breve tempo. A distanza di due mesi invece sembra essere il contrario. E’ Di Pietro infatti il leader piu rappresentativo della opposizione, un risultato che l’ex pm si è ritagliato a suon di proteste, battaglie e polemiche aizzate contro la maggioranza. Dal decreto salva rete4, alle intercettazioni passando per la norma blocca processi, l’Italia dei valori è riuscita a focalizzare l’attenzione mediatica tanto che oramai il Tg1, nella nota politica riservata alla opposizione, concede quasi sempre la prima parola al partito di Di Pietro, a seguire il PD. Ed il PD segue anche nella percezione dell’elettorato. Da un sondaggio dell’Espresso infatti la migliore opposizione, per gli elettori centrosinistra, risulta essere quella fatta dal movimento dell’ex magistrato. Visibilità, polemiche, manifestazioni di piazza. Questa è una buona strategia per ritagliarsi un posto “in prima fila”. Di Pietro ha giocato bene le sue carte. Al momento quindi risultano essere quanto mai fuori luogo le frasi di Veltroni sulla adesione della Idv al Partito Democratico.
All’ex Sindaco di Roma, assediato da correnti interne che stanno facendo di tutto per indebolirlo, non resta quindi che cercare di contrattaccare. Ed ecco quindi che si parla di una campagna di cinque milioni di firme per dire No al Governo e di una manifestazione in autunno sui temi “cari agli italiani”. Nel frattempo però si lascia lo spiraglio aperto al dialogo cercando di dividere la maggioranza e premendo sulla voglia leghista di realizzare il federalismo. Almeno questa scommessa riuscirà? Io al momento sono molto perplesso.
Giorni fà, per pura curiosità e per capire a che punto è la costituzione del Partito, mi sono recato in un circolo del PD per chiedere delucidazioni sulla campagna di iscrizione. Mi han risposto che non si sà ancora nulla e che probabilmente il tutto partirà dopo l’elezione del coordinatore del Lazio e cioè l’ex assessore capitolino Roberto Morassut. Iscrizione ancora in alto mare quindi, come tutta la Nave Democratica. L’impressione però è che a guidarla non ci sia un Timoniere ma un Disperato circondato da possibili ammutinati, la nave comincia anche ad imbarcare acqua e la terra sembra essere molto lontana.
http://candidonews.wordpress.com/200...e-di-veltroni/




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