
Originariamente Scritto da
MrBojangles
In una democrazia liberale ne succedono di tutti i colori.
In una democrazia liberale potete sintonizzare la tivù su un canale del presidente del consiglio e sentire il presidente del consiglio dire che il presidente del consiglio non può essere processato.
Questo avviene anche sulle tivù pubbliche, controllate dal presidente del consiglio.
In una democrazia liberale a volontà popolare cancella tutto, specie la fedina penale e certi fastidiosi processi in corso.
In una democrazia liberale, del resto, pare che quanto a libertà di coscienza si è massi maluccio.
Certi fascistoni incravattati che si scagliarono all'arma bianca contro l'iniqua immunità parlamentare, oggi la invocano e cercano di reintrodurla, sempre per slavare il presidente del consiglio senza il quale non esisterebbero.
Aggrappati a Silvio e al suo potere mediatico che praticamente garantisce la vittoria alle elezioni (insieme alla folle inanità degli avversari), alleati devoluzionisti, centristi moderati e postfascisti diventano un sol uomo, compatti come granito a difendere "il primato della politica", cioè gli affarucci del capo: il privato della politica.
In una democrazia liberale il capo del governo chiede di essere giudicato dai suoi pari.
Ma qui sorge un interessante problema costituzionale.
Chi sono i suoi pari?
Altri capi di governo?
Altri presidenti di squadre di calcio?
Altri monopolisti televisivi?
Altri costruttori edili?
Altri editori?
La faccenda dei "suoi pari" si complica se uno pretende di essere unico: chi è pari a Silvio?
Nessuno.
Bene, niente giudizio, allora.
E' una specie di autoassoluzione per assenza di giudici all'altezza dell'imputato, un ego me absolvo dove l'ego, appunto, conta un bel po'.
Del resto è sempre in una democrazia liberale che il ministro della Giustizia Castelli apre un'indagine su un giudice.
E proprio su quel giudice che aveva indagato su Bossi e la Lega, e che già era stato avvertito: "a quello lì raddrizzeremo la schiena".
Ogni promessa è debito, la raddrizzata arriva dal ministero sottoforma di ispezione.
In una democrazia liberale c'è da chiedersi quanto manca all'olio di ricino.
In una democrazia liberale, ce n'è abbastanza per chiedersi se questa benedetta democrazia liberale non sia per caso un pacco, una sòla in piena regola, una specie di truffa in commercio, roba da chiamare il codacons (e pure i nas, se serve).
E le faccende giudiziarie sono solo un aspetto della questione.
In una democrazia liberale, per esempio, si possono concedere le basi agli amici americani senza che il parlamento ne sia informato.
Si può entrare in guerra praticamente senza un voto delle camere, come più o meno si fece con governo precedente, che chiamò al voto sulla guerra con i bombardieri già in volo.
Altri tempi, altri uomini al comando.
In una democrazia liberale, beninteso.