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Discussione: Mi hanno sbancato

  1. #1
    Dipiehorror
    Ospite

    Predefinito Mi hanno sbancato

    La vera intercettazione: “Di Pietro e Lucibello mi hanno sbancato”

    10 Giugno 2008 – 22:27
    di Bruno Vespa (*)
    «Quei due mi hanno sbancato…»
    Lo scalpore suscitato dalla notizia dei soldi restituiti nella scatola da scarpe fu enorme. Sul «Corriere della Sera» Ernesto Galli della Loggia ricordò il tono sprezzante con il quale Di Pietro si rivolgeva ai percettori di tangenti: «Glieli davano avvolti nella carta i soldi? Erano cioccolatini?». La generosità di Gorrini e D’Adamo non era disinteressata. Gorrini era entrato nella Tangentopoli milanese tra il 1992 e il 1993. Interrogato a Brescia nell’estate del 1997, D’Adamo ricordò i buoni rapporti di Di Pietro con Maurizio Prada e Sergio Radaelli, che furono identificati poi come i percettori delle tangenti milanesi per conto della Dc e del Psi. (…) Radaelli e Prada furono poi arrestati all’inizio di Mani pulite, ma poche ore dopo ottennero gli arresti domiciliari. Entrambi furono difesi da Giuseppe Lucibello, un avvocato amicissimo di Di Pietro. Nel giugno 1995 Craxi diffuse dei tabulati telefonici che si era illecitamente procurato: nei giorni a cavallo dell’arresto si contano decine di telefonate tra Di Pietro, Lucibello e Radaelli.
    A questo si aggiunga quel che disse Francesco Pacini Battaglia, un ricco e spregiudicato affarista che i magistrati del Pool di Milano collocarono «un gradino sotto Dio». (…)
    Quando, nel settembre 1996, il banchiere – difeso anche lui da Giuseppe Lucibello – fu arrestato su ordine della magistratura di La Spezia insieme con Lorenzo Necci, amministratore delegato
    delle Ferrovie dello Stato, uscirono alcune intercettazioni compromettenti. Disse Pacini Battaglia a proposito di Di Pietro e di Lucibello: «Se li arrestano, per me è solo un piacere … perché a me Di Pietro e Lucibello mi hanno sbancato…».
    Di Pietro ovviamente si infuriò. Pacini Battaglia disse allora che lo «sbancato» era «sbiancato», «stangato», «stancato». Infine ammise di aver detto «sbancato», ma per riferirsi alla severità processuale di Di Pietro (e sostenne di aver pagato a Lucibello parcelle enormi).
    Di Pietro subì molte indagini e ne uscì sempre con l’archiviazione. Se fosse rimasto in magistratura, tuttavia, gli sarebbero state inflitte verosimilmente pesanti sanzioni disciplinari, come riconobbe la stessa gip di Brescia Anna Di Martino, che pure fu attentissima alle ragioni del magistrato. Dunque, l’eroe di Mani pulite sarebbe stato umiliato.





    http://www.gabrielemastellarini.com/...hanno-sbancato

  2. #2
    Dipiehorror
    Ospite

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    Antonio Di Pietro e la sua toga
    Di Pietro si tolse la toga martedì 6 dicembre 1994,il 27 novembre aveva giurato al suo collega Davigo che non sarebbe mai entrato in politica.
    Il magistrato ebbe rapporti patrimoniali con Gorrini e D'Adamo. Gorrini dichiaro di avergli dato 120 milioni di lire che gli furono restituiti in 3 rate. D'Adamo gli aveva invece donato una lancia dedra,più l'uso gratuto di suite,la possibilità di vestirsi in un negozio di Milano a sue spese ecc... I soldi Di Pietro li restituitì in una scatola di scarpe e la notizia fece parecchio scalpore tanto che se ne occupò anche Galli Della Loggia ricordando il tono sprezzante del pm nei riguardi dei percettori di tangenti: "glieli davano avvolti nella carta i soldi?"
    Gorrini entrò nella tangentopoli milanese nel 1992 e fu interrogato a Brescia nel 97. D'Adamo invece disse di essere il socio occulto di Radaelli "braccio destro di Craxi" e disse sempre che Di Pietro non avrebbe trattato male lo stesso Redaelli durante l'inchiesta e che lo stesso Redaelli era amico del pm.
    Radaelli ottenne gli arresti domiciliari e si fece difendere dall'avvocato Lucibello,grande amico di Di Pietro. Nel 1995 Bettino Craxi divulgò tabulati telefonici ottenuti in maniera illecita che documentavano decine di telefonate a cavallo di quei giorni tra Di Pietro, Lucibello e Radaelli.
    Si aggiunse a ciò quanto disse Pacini Battaglia,coinvolto anch'egli nell'inchiesta per una serie di tangenti,in un primo momento non fu arrestato in cambio di una proficua collaborazione. Il banchiere difeso sempre da Lucibello fu poi arrestato su ordine della magistratura di La Spezia e nel frattempo uscirono delle intercettazioni interlocutorie. Riferendosi a Di Pietro e Lucibello disse:" Se li arrestano, per me è solo un piacere... perchè a me Di Pietro e Lucibello mi hanno sbancato"
    Di Pietro andò su tutte le furie ed allora Pacini Battaglia disse che lo "sbancato" era "sbiancato", "stangato","stancato". Poi ammise di aver detto sbancato riferendosi però alla severità processuale del pm.
    Di Pietro subì molte indagini che furono archiviate,tuttaviail suo comportamento non fu professionalmente corretto e la stessa gip di Brescia Anna Di Martino ammise che se Di Pietro fosse rimasto in magistratura sarebbe andato incontro a pesantissime sanzioni.
    Quando nel 96 si candidò con Prodi,Di Pietro divenne ministro dei lavori pubblici. Si dimise quando comparsero le già citate intercettazioni di Pacini Battaglia. La procura di Brescia ordinò una spettacolare perquisizione contro il pm ed egli si presentò il 17 dicembre 1996 in udienza come parte lesa proprio al tribunale di Brescia,ma ,interrogato ,si avvalse della facoltà di non rispondere,chiese allora di poter leggere una dichiarazione scritta ,ma non gli fu consentito e quando il magistrato gli chiese se volesse rispondere a delle domande balbettò ciò: "non... non.... mi perdoni.... no,non... sono una persona". Così Di pietro si accorse che quando il coltello non è dalla parte del manico si diventa una persona...




    http://imondinascosti.splinder.com/post/11356868

  3. #3
    Dipiehorror
    Ospite

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    Prodi, Di Pietro e il TAV


    http://www.notavtorin...
    Brani estratti dal libro ?Corruzione ad alta velocità? di Ferdinando Imposimato

    Cronaca di un grande scandalo: le manovre intorno all?Alta Velocità.

    Un investimento valutato 140mila miliardi di Lire diviene oggetto di un assalto predatorio.

    Gli intrecci tra economia pubblica e privata;

    la penetrazione della criminalità organizzata;

    il ruolo della magistratura e della politica;

    i silenzi dei mass-media.

    Una nuova, più ampia e più occulta trama affaristica

    che il pool di magistrati milanesi non è riuscito a disvelare




    Imposimato riferì a Prodi il marcio emerso dalle indagini. Lui, ex garante del TAV, restò zitto e imbarazzato.



    Prodi, la società Nomisma e la ?consulenza d?oro? sull?Alta velocità.



    Ecco come funzionava il super-sistema per la gestione occulta di società a capitale pubblico.



    Società di progettazione create ad hoc per smistare mazzette.



    Ma a Milano Di Pietro non indagò sugli appalti TAV.



    Un giorno del ?93, prima che entrambi ?scendessero in politica?, Di Pietro interrogò Prodi.


    L?uomo che sapeva troppo

    Gli amici di centro-destra?


    L?ex pubblico ministero non è un personaggio semplice da decifrare. Non lo è stato quando faceva il magistrato e neppure da semplice cittadino, specie nei suoi legami di amicizia. Figuriamoci quando si parla di politica. Pur essendo la sua cultura politica facilmente decifrabile, le sue oscillazioni sono state molto ben calcolate.



    Di Pietro e Berlusconi
    Il rapporto tra Di Pietro e Berlusconi è un rapporto di quelli delicati, molto delicati. Anche perché investe l?attuale ruolo politico dell?ex pm. Per tracciarlo ci affideremo allora a un documento ufficiale: ancora una volta le motivazioni della sentenza di un tribunale, quello di Brescia che ha processato, assolvendoli, una serie di personaggi accusati di aver complottato contro Di Pietro per costringerlo a dimettersi dalla magistratura. E?, per intenderci, il processo nel quale Di Pietro si avvale della facoltà di non rispondere, balbettando davanti ai giudici.

    Ecco come quella sentenza ricostruisce la visita di Di Pietro al leader di Forza Italia, all?epoca presidente del consiglio che sta costituendo il suo governo:

    ? [?] nel maggio del 1994, in occasione della formazione del governo presieduto da Silvio Berlusconi, Di Pietro venne contattato da Previti, futuro ministro della nascente compagine governativa, che gli offrì l?incarico di ministro dell?Interno. [?] Di Pietro declinò l?offerta perché era sua intenzione continuare ad operare nell?ambito della magistratura fino alla definizione delle inchieste giudiziarie, precisando però che comunque era maggiormente interessato ad incarichi istituzionali. [?] L?imputato Previti riferisce in proposito di un incontro svoltosi con Di Pietro a Roma qualche giorno prima della presentazione della lista ufficiale dei ministri, risalente al 9 maggio 1994. Nell?occasione il magistrato ebbe colloqui privati separati con Previti e Berlusconi e un colloquio con entrambi contemporaneamente?

    E come chiosa finale arriva la conclusione inquietante del tribunale:

    ? Può, quindi, ritenersi che Di Pietro era particolarmente attratto fin dal maggio del 1994 da investiture politiche, anche se all?ultimo momento preferì rinviare, optando per una diversa strategia di scelte personali?



    ? e gli amici di centro-sinistra


    [1] NOTA DEL COMITATO NO-TAV TORINO:

    ad Antonio Di Pietro Corruzione ad Alta Velocità dedica l?intero capitolo VI (L?uomo che sapeva troppo), il più esteso del libro, analizzando il ruolo ricoperto dal personaggio negli anni di ?mani pulite?, le amicizie, i comportamenti mediatici ed i fatti della vita privata che ne hanno caratterizzato il percorso fino al plateale abbandono della magistratura, nel dicembre ?94 (verso un futuro approdo che sarà alla politica, prima con la nomina a ministro dei Lavori Pubblici nel governo Prodi del 1996, poi con l?elezione scontata a senatore offerta dal Pds nel ?97 in un collegio sicuro del Mugello)


    Ci sarebbe piaciuto molto riportare, su queste vicende, anche la versione di Antonio Di Pietro. Ma come si sa sono argomenti che Di Pietro ha sempre evitato di affrontare. Non ne ha voluto parlare neppure con i tre giudici del tribunale di Brescia.

    E per un ex magistrato non si tratta di cosa da poco
    .




    Di Pietro e Prodi

    Antonio Di Pietro è sempre stato un maestro nell?usare il fatidico bastone e il suo classico contraltare, la carota. Il magistrato milanese ha sempre saputo come alternare ruvidezza e morbidezza. E come, in molte altre situazioni, usare la morbidezza per i suoi amici più intimi e la rugosità dei modi spicci e sbrigativi, tanto per usare due eufemismi, nei confronti degli altri.

    Verso l?allora presidente dell?Iri Romano Prodi, futuro presidente del consiglio, il Tonino nazionale nel loro primo faccia a faccia non ha mezze misure e sceglie la linea dura. Romano Prodi viene interrogato dall?uomo di Montenero, che vuole sapere di eventuali finanziamenti dell?Iri ai partiti, il 4 luglio 1993. E? un interrogatorio pesante, tanto che le urla quel giorno si sentono fin nei corridoi della procura. Ma Prodi nega. Di Pietro legge allora al presidente dell?Iri i verbali che contengono le dichiarazioni di Giuliano Graziosi (Stet) e Franco Reviglio (Eni). Prodi annaspa, non ricorda, ammette solo pressioni da parte di Craxi e Andreotti. Alla fine del confronto Di Pietro congeda Prodi più o meno con queste parole:

    ?va bene professore, torni a Roma e rifletta bene su quello che abbiamo detto. Ci rivediamo lunedì, sappia però che potremmo essere costretti a farla continuare a riflettere lontano da casa.?[1]

    Le urla, le aggressioni verbali e le minacce neppure tanto velate di arresto scuotono il professore bolognese a tal punto che Prodi va a dolersene con il presidente della Repubblica Scalfaro. Riferirà l?accaduto, con toni accorati, parlando di una grande umiliazione subita, anche all?ex ministro della Giustizia Filippo Mancuso.

    L?8 luglio ? un po? a freddo ? Scalfaro in una sua esternazione si rammarica per gli eccessi giustizialisti e l?uso disinvolto della carcerazione preventiva da parte di alcuni pubblici ministeri. ?Non c?è dubbio ? dice il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro ? che il carcere per convincere l?inquisito a parlare non è nel rispetto dei diritti inviolabili dell?uomo.?

    A Prodi sul piano giudiziario, dopo l?intervento di Scalfaro, non accade più nulla per un certo lasso di tempo. Di Pietro con lui sembra aver mollato l?osso. Ma che cosa c?era di tanto misterioso nell?Iri di Romano Prodi da interessare un pubblico ministero?

    Esattamente quello che c?era nell?attività di Prodi prima che lo stesso assumesse la presidenza dell?Iri

    http://beppegrillo.meetup.com/boards/thread/2637888

  4. #4
    Dipiehorror
    Ospite

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    Un vero guazzabuglio
    Ma com?era veramente iniziata l?inchiesta sull?Alta velocità ferroviaria? Come già ricordato, tutto comincia nella prima metà del 1993, quando l?ex ministro socialdemocratico Luigi Preti presenta un esposto alla Procura di Roma nel quale vengono censurate le procedure seguite per la costituzione della società Tav spa, amministrata da Ercole Incalza. La denuncia viene affidata al sostituto procuratore Giorgio Castellucci. Ma ecco che accade subito qualcosa di inusuale. Nel corso di un vertice per chiarire alcune sovrapposizioni di indagine, vertice che si svolge nel palazzo di giustizia della capitale e al quale partecipano diversi sostituti procuratori di Roma e di Milano, viene deciso lo sdoppiamento dell?appena nata inchiesta sull?Alta velocità. Al vertice partecipano tra gli altri anche Giorgio Castellucci e Antonio Di Pietro. E? stato lo stesso Castellucci, nell?ottobre ddel 1996, a spiegare come andarono le cose. Il magistrato romano ? è bene evidenziarlo ? nel 1993 aveva appena aperto il fascicolo sull?Alta velocità, ma Di Pietro ? racconta Castellucci ? gli confidò che su quell?argomento aveva cominciato a parlare l?imprenditore Vincenzo Lodigiani, secondo il quale intorno al progetto Tav c?era una vera e propria ?programmazione tangentizia?. Fu così che a Roma rimase l?inchiesta sulla correttezza delle procedure con cui era stata costituita la Tav spa di Incalza, mentre quella sugli appalti per l?Alta velocità ferroviaria finì a Milano nelle mani di Di Pietro.


    Già nel 1993, quindi, c?è chi indaga sull?Alta velocità. Per la verità esistono ben due inchieste: una milanese, l?altra romana. Ma fino al 1996, quando interverranno gli ordini di arresto di La Spezia, non succede nulla. Come mai?


    La tranche d?inchiesta presa in carico da Di Pietro a tutt?oggi non si sa che fine abbia fatto. Di Pietro se ne spoglia quando nel dicembre del 1994 abbandona la toga.

    E sono sempre delle intercettazioni ad inguaiare Castellucci, accusato di aver preso denaro per far archiviare a Roma l?inchiesta sull?Alta velocità. Gli atti finiscono così al vaglio del reggente del gip, Carlo Sarzana, che ha preso il posto di Renato Squillante, anche lui finito nell?inchiesta sulle mazzette ai magistrati. Sarzana per la seconda volta respingerà la richiesta di archiviazione proposta da Castellucci.

    Sospeso Castellucci dal suo incarico, la tranche dell?inchiesta sull?Alta velocità ancora nelle mani dei magistrati romani passa ad un altro pm, Giuseppa Geremia. Costei, per prima cosa, vuole vederci chiaro in quella strana spartizione di atti giudiziari avvenuta nel 1993 tra Castellucci e Di Pietro. Alla Geremia non era scappato un particolare: non era la prima volta che Di Pietro si appropriava di un?inchiesta nata a Roma. Era già accaduto. Era successo con i soldi spariti della cooperazione, di cui era titolare il sostituto procuratore di Roma Vittorio Paraggio.

    Che Roma stesse indagando su Pacini Battaglia fin dal 1993 lo scoprono i sostituti procuratori di La Spezia Cardino e Franz. Sono loro a chiedersi che fine avrà fatto quell?inchiesta. Prendono quindi contatto con la Procura di Roma , scoprendo che quegli atti sono stati inviati da Paraggio a Milano. Cercano allora i colleghi di Milano.

    Di Pietro non è più ormai da tempo in magistratura, è vero, ma quelle carte su Pacini dove sono mai finite? I magistrati di Milano cadono dalle nuvole. ?Qui da noi sul faccendiere e sui suoi affari con la cooperazione non c?è proprio nulla.

    Si scopre così che quegli atti, quelle carte sono scomparsi. Spariti, volatilizzati. In altre parole non si trovano più. Risultato: certamente il più gradito a Pacini Battaglia. Per tre anni nessuno ha indagato su di lui. I magistrati di Roma perché avevano stralciato la sua posizione, inviandola a Milano. Quelli del capoluogo lombardo perché Pacini Battaglia era indagato nell?inchiesta sulla cooperazione e dell?inchiesta sulla cooperazione si occupava Roma.

    Ma ci sono anche altri atti che sono spariti. A Roma non si trovano più alcuni documenti sequestrati a Mach di Palmestein. Già, proprio così, alcuni documenti facenti parte del dossier in cui si parla ancora di lui: di Antonio Di Pietro.[1]

    L?inchiesta si sfilaccia
    In altre parole l?accusa mossa da La Spezia, che sarà raccolta da Perugia, evidenzia la necessità che per la raccolta di mazzette il gruppo degli imputati avesse messo in atto ?una sorta di presidio giudiziario? grazie ?alla compiacente attività di taluni magistrati, svolgenti le funzioni in ruoli chiavi, i quali pilotassero nel senso desiderato eventuali inchieste?.





    [1] NOTA DEL COMITATO NO-TAV TORINO:

    ad Antonio Di Pietro Corruzione ad Alta Velocità dedica l?intero capitolo VI (L?uomo che sapeva troppo), il più esteso del libro, analizzando il ruolo ricoperto dal personaggio negli anni di ?mani pulite?, le amicizie, i comportamenti mediatici ed i fatti della vita privata che ne hanno caratterizzato il percorso fino al plateale abbandono della magistratura, nel dicembre ?94 (verso un futuro approdo che sarà alla politica, prima con la nomina a ministro dei Lavori Pubblici nel governo Prodi del 1996, poi con l?elezione scontata a senatore offerta dal Pds nel ?97 in un collegio sicuro del Mugello)

    http://beppegrillo.meetup.com/boards/thread/2637888

  5. #5
    moderatore di bachelite
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    serve addirittura un clone a certa gente, per vomitare le solite accuse su Di Pietro, già sbugiardate in sede penale a Brescia nel 1997/98

  6. #6
    Dipiehorror
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    Citazione Originariamente Scritto da DrugoLebowsky Visualizza Messaggio
    serve addirittura un clone a certa gente, per vomitare le solite accuse su Di Pietro, già sbugiardate in sede penale a Brescia nel 1997/98


    Lei cosa rappresenta nel Forum per entrare a gamba tesa e fare accuse a un forumista?

  7. #7
    Voi l'avete votati io NO
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    Citazione Originariamente Scritto da DrugoLebowsky Visualizza Messaggio
    serve addirittura un clone a certa gente, per vomitare le solite accuse su Di Pietro, già sbugiardate in sede penale a Brescia nel 1997/98
    Si sanno solo vomitare cazzate (mentono sapendo di mentire).
    Quindi sono bananas_coscenti

  8. #8
    moderatore di bachelite
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    Citazione Originariamente Scritto da Dipiehorror Visualizza Messaggio
    Lei cosa rappresenta nel Forum per entrare a gamba tesa e fare accuse a un forumista?
    gamba tesa? guarda che sei tu che posti cose su Di Pietro già sputtanate e sbugiardate come false da dieci anni
    di chi sei clone?

  9. #9
    Dipiehorror
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da DrugoLebowsky Visualizza Messaggio
    gamba tesa? guarda che sei tu che posti cose su Di Pietro già sputtanate e sbugiardate come false da dieci anni
    di chi sei clone?


    Non sono clone di nessuno e ho postato notizie rintracciabili sul web. Recentissime.

    Anche le viaggia in Mercedes?

  10. #10
    Dipiehorror
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da pacomasnara Visualizza Messaggio
    Si debbono solo vomitare cazzate per (e lo sanno! mentono sapaendo di mentire).


    Mi chiedo come viene moderato questo forum. Tre interventi parassiti che nulla portano alla discussione.

 

 
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