Si è conclusa nella serata del 24 giugno, a Palazzo Chigi, la riunione convocata dal Governo - su richiesta di tutte le organizzazioni sindacali della Polizia e del COCER - per l’illustrazione delle linee guida del piano di stabilizzazione triennale e di sviluppo economico. All'incontro hanno preso parte vari esponenti del Governo tra i quali, oltre al Sottosegretario On. Gianni Letta (SSS alla Presidenza), i Ministri On. Maroni (Interni), On. La Russa (Difesa) e On. Brunetta (Funzione Pubblica).
Già prima dell’incontro erano emersi aspetti preoccupanti della manovra e i COCER e le organizzazioni sindacali delle Forze di polizia hanno ritenuto dover sottoscrivere un documento congiunto nel quale si respingeva "qualsiasi tentativo di taglio ai bilanci dei Ministeri relativi al Comparto Sicurezza e Difesa", ribadendo la necessità di portare avanti alcuni obiettivi che da sempre il Comparto rivendica e sui quali tutti hanno concordato: Specificità, risorse adeguate per il Contratto e Riordino delle Carriere (il documento è riportato tra i documenti pubblicati).
Il giorno 26 giugno è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (GU n. 147 del 25-6-2008 - Suppl. Ordinario n.152) il D.L. 25 giugno 2008, n. 112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tri-butaria”. Il provvedimento, di fatto, anticipa la Finanziaria e, conseguentemente, produce effetti positivi sulla economia del Paese in quanto consentirà una maggiore tempestività di applicazione dei suoi effetti dal 1° gennaio 2009.
Il giudizio complessivo sul decreto legge, però, non può che essere negativo per i riflessi sul personale delle Forze armate che il provvedimento comporta. Infatti, il CO-CER non può esimersi dal muovere pesanti osservazioni di metodo e di merito. Di metodo, in quanto si rileva che il Governo, prima dell’approvazione dei menzionati provvedimenti, ha convocato, per illustrarne i contenuti, sia le associazioni di categoria sia i rappresentanti delle parti sociali ma che a tali incontri non sono stati invitati né i Co.Ce.R. delle Forze armate e delle Forze di polizia ad ordinamento militare né i sindacati delle Forze di polizia ad ordinamento civile. Di merito, in quanto le misure individuate per un verso incidono in maniera molto negativa (sorprendentemente e in termini che non trovano riscontro nel passato recente e remoto) sui trattamenti e sulle aspettative del personale rappresentato e per altro verso non prospettano alcuna soluzione alle gravissime problematiche degli appartenenti al Comparto in tema di risorse di bilancio, di precariato, di esuberi, di riordino dei ruoli, di qualità della vita, di tutela della salute e via dicendo. Tutto ciò, nonostante le difficoltà esistenti, talora davvero gravi, siano state più volte messe in evidenza dagli Organi di Rappresentanza e confermate, ad esempio, anche dall’ attuale Ministro della Difesa On. Ignazio La Russa (vedasi l’audizione alla Commissione Difesa di Camera e Senato tenutasi il 18 giugno scorso).
In particolare, al momento, si rileva che il D.L. n.112/08 contiene previsioni assolutamente inaccettabili che vengono indicate in sintesi: L’art. 65 (Forze armate) riduce le risorse previste per il Modello Professionale del 7 per cento per l’anno 2009 e del 40 per cento a decorrere dall’anno 2010 e che, comunque, da tale attuazione devono conseguire economie di spesa per un importo non inferiore a 304 milioni di euro a decorrere dall’anno 2010.
Il precedente Governo aveva già operato, nel 2007, un taglio del 15% sulle risorse specificatamente allocate per la professionalizzazione e preso atto dei nefasti effetti (sugli arruolamenti ad esempio si e’ avuto un taglio di 6-7 mila unità per la truppa e la minima operatività delle accademie ufficiali e marescialli) l’anno successivo ne ha disposto lo storno di 30 mln di euro attestando il taglio a circa l’11%. La previsione proposta, ove confermata, apporterà un taglio medio annuo di circa 304 mln di euro di cui 50 sul finanziamento specifico, riportando la riduzione al 18% e più di 250 milioni sul bilancio ordinario della Difesa. La riduzione, di gran lunga superiore a quella attuata dal precedente Governo, rimetterà in discussione tutto il quadro di alimentazione sia in termini di nuove assunzioni sia in termini di transito in servizio permanente degli attuali volontari in rafferma da 5/7 anni (VFB) e quelli di cui ne era pianificata la stabilizzazione a partire dal 2012 (VFP4). Il Co.Ce.R. propone la cancellazione totale della previsione o in alternativa il non procedere alla riduzione specifica per il 2009 (7%) in attesa della definizione di un progetto in linea con i futuri bilanci a partire dal 2010.
L’art. 66 (Turn Over) nel richiamare espressamente i reclutamenti previsti dal “professionale” (intaccati dal precedente articolo), pone una serie di limitazioni e blocchi alle assunzioni nelle forze di polizia ad ordinamento militare e civile che costituiscono la naturale destinazione del personale “precario” delle Forze armate (VFP1 e VFP4). Benché l’assunzione iniziale nelle Forze armate siano effettuate in deroga al quadro generale di riferimento il blocco totale o parziale del turn over per le Forze di polizia ad ordinamento militare e civile costituirà opposizione al transito nelle stesse per una parte consistente di donne e uomini che parimenti saranno collocati in congedo al termine della naturale ferma nelle Forze armate. Il precedente governo nel prevedere l’assunzione del personale precario della Pubblica Amministrazione che nell’arco di un quinquennio aveva prestato servizio per almeno 36 mensilità aveva già operato una esclusione del personale del Comparto Difesa e Sicurezza causando l’acuirsi del problema stabilizzazione nelle Forze armate e nelle Forze di polizia. Il Co.Ce.R. propone l’inserimento di una previsione derogante per il Comparto Difesa e Sicurezza consentendo l’assunzione diversificata nei ruoli con un rapporto uno ad uno.
L’art. 67 ( Contrattazione integrativa) nel prevedere uno stanziamento specificamente destinato al solo personale della Guardia di finanza (pari a 20 mln di euro), anemizza alcune fonti di alimentazione degli istituti retributivi tipici della contrattazione/concertazione integrativa (fondi di efficienza e assimilati) e riduce le risorse destinate dalle procedure negoziali già concluse all’incentivazione della produttività del personale. L’assegnazione di 20 mln di euro per il solo personale della Guardia di finanza altera gli equilibri retributivi tra il personale del Comparto Sicurezza e Difesa. La previsione poi di riduzione delle risorse specificatamente destinate ai vari fondi di efficienza istituzionali delle Forze armate e delle varie Forze di polizia completa un quadro di intervento sperequante e ingiustificatamente penalizzante per il personale. Infatti con detti fondi si interviene per compensare prestazioni lavorative specifiche di servizio e del tutto atipiche e diverse dal rimanente pubblico impiego. Altro elemento da considerare e che il precedente Governo, solo per le Forze armate e le Forze di polizia, ha previsto a partire dall’anno in corso una riduzione del 10% delle spese sostenute per lavoro straordinario incidendo per ben 69 milioni di euro. Il Co. Ce. R. propone l’inserimento di una previsione escludente i vari fondi di efficienza del personale delle Forze armate e delle Forze di polizia a ordinamento militare e civile.
L’art. 69 ( Progressione triennale) riduce la tempistica della progressione economica (oggi biennale) del personale in regime di diritto pubblico “non contrattualizzato”, inclusa la dirigenza delle Forze armate e delle Forze di polizia, lasciandone inalterati i valori di crescita (che però “spalma” su tre anni anziché su due, di fatto riducendoli di un terzo). La norma in questione modifica il trattamento economico del personale dirigente incidendo sugli scatti biennali erroneamente intesi come degli automatismi stipendiali e rap-presenta una riduzione della prospettiva stipendiale. Il Co.Ce.R., in considerazione della necessità ormai non più procrastinabile di introdurre un identico meccanismo di progressione economica connessa all’anzianità di servizio anche per il personale contrattualizzato, propone la cancellazione della previsione.
L’art. 70 (Esclusione di trattamenti economici aggiuntivi per infermità dipendente da causa di servizio) esclude, fermo restando il diritto all’equo indennizzo, l’attribuzione ai dipendenti delle Amministrazioni pubbliche ai quali sia stata riconosciuta un’infermità dipendente da causa di servizio di qualsiasi trattamento economico aggiuntivo previsto da norme di legge o pattizie. L’articolo non comporta, come si era pensato in un primo momento, la soppressione dell’istituto della “pensione privilegiata” bensì esclusivamente la soppressione delle maggiorazioni stipendiali dell’1,25% e del 2,5% spettanti al personale che abbia una infermità o una patologia ascrivibili alla Tabella “A” annessa al d.P.R. n.834/81 riconosciuta dipendente da causa di servizio. La necessità nasce, secondo la relazione al provvedimento, in quanto la norma di cui si prevede la soppressione risale agli anni venti ed è quindi riferita ad una situazione ambientale e lavorativa del pubblico dipendente con una normativa non attenta, come oggi, a garantire l’idoneità dei luoghi di lavoro. Pertanto il beneficio aggiuntivo non avrebbe più ragione di essere attesa l’attuale normativa di sicurezza sul lavoro. Non si può non dissentire dalle motivazioni addotte dal Legislatore in quanto il luogo di lavoro per un militare non sempre coincide con una struttura organizzata ma può essere, ad esempio, un poligono di tiro o, meglio ancora, un ambiente ostile e disagiato come un teatro operativo (montagne, deserti, pericoli, etc.). A ciò va aggiunto che una cosa è la normativa sulla sicurezza e una cosa è lo stato di applicazione della stessa. Proprio grazie ai tagli di bilancio le nostre caserme faticano a tenersi in regola con la predetta normativa. Per questi motivi il Co.Ce.R. propone la espressa previsione della non applicabilità nei confronti degli appartenenti al Comparto Difesa e Sicurezza.
L’art. 71 (Assenze per malattia e per permesso retribuito dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni) prevede, per i primi dieci giorni di malattia in un anno solare, l’attribuzione del solo trattamento economico fondamentale con esclusione degli accessori benché fissi e continuativi. La retribuzione del Comparto Difesa e Sicurezza rispetto a quella del pubblico impiego è formata per oltre il 60% da indennità specifiche di impiego, di funzione e d’istituto. La previsione normativa avrà effetti ridotti per il pubblico impiego (ove potrà al massimo generare la non percezione delle indennità dette di presenza o quale lo straordinario). Per il personale delle Forze armate e delle Forze di polizia produrrà una riduzione concreta dello stipendio riducendolo al 40%. Inoltre l’applicazione della penalizzazione anche nei confronti di chi non si è mai ammalato in precedenza, pur sop-portando condizioni d’impiego di tutt’altro onere rispetto al rimanente pubblico impiego, appare ulteriormente penalizzante. Infine, l’applicazione delle fasce di reperibilità 08:00-13:00 e 14:00 – 20:00 (tutti i giorni compresi festivi e prefestivi) non appare tesa a garantire una disponibilità alla visita fiscale bensì sembra una “punizione” irrogata al dipendente che si vuole “costringere” a rimanere in casa quale deterrente per ridurre le giornate di assenza. La norma creerebbe un enorme disagio (come potrebbe un single provvedere alla propria alimentazione e alla cura della propria persona?) anche a chi è “veramente ammalato”. Il Co.Ce.R. propone la espressa non applicabilità nei confronti degli appartenenti al Comparto Difesa e Sicurezza.
L’art. 72 (Personale dipendente prossimo al compimento dei limiti di età per il collocamento a riposo). Dopo una prima stesura assolutamente sperequativa, specie per il personale delle Forze armate, il testo approvato prevede, in primo luogo, la possibilità, per il personale che si trovi a cinque anni dalla data di maturazione della anzianità massima contributiva di 40 anni, di presentare domanda di esonero totale dal servizio con o senza disponibilità a svolgere mansioni di volontariato (i trattamenti economici sono conseguentemente ridefiniti in ragione del 50% nel primo caso e del 70% nel secondo). Essendo un provvedimento che presuppone la volontarietà saranno i singoli a giudicarne la convenienza. E’ prevista, inoltre, la possibilità per le amministrazioni di risolvere il rapporto di lavoro (d’autorità, quindi) dei dipendenti che abbiano raggiunto i 40 anni di contribuzione, indipendentemente dal limite di età. Peraltro, è stato tenuto conto della specificità del Comparto prevedendo un apposito DPCM da emanarsi entro 90 giorni con cui saranno stabiliti specifici criteri e modalità applicative per il personale delle Forze armate e delle Forze di polizia ciò anche perché la risoluzione coatta del rapporto di lavoro ci appare improponibile da applicare al personale delle Forze armate e delle Forze di polizia, per giunta senza alcun riconoscimento come, ad esempio, del trattamento previsto per il limite di età. Tenuto conto che in ogni caso laddove il DPCM riportasse i criteri generali applicati per la Pubblica Amministrazione si potrebbe tradurre in un pensionamento anticipato per più di 11.000 soldati, 6.000 carabinieri e ulteriori 20.000 tra finanzieri, poliziotti, penitenziari e forestali, in un momento storico tale per cui, secondo lo stesso Governo, si è resa urgente l’emanazione di un decreto denominato “sicurezza” e in un quadro generale di riduzione degli arruolamenti, il Co.Ce.R., anche in questo caso, propone la espressa previsione della non applicabilità nei confronti degli appartenenti al Comparto Difesa e Sicurezza. L’alternativa, ove si dovesse comunque collocare in quiescenza (d’autorità) il personale prima di aver raggiunto il limite di età, non può che essere l’applicazione del trattamento previdenziale (sia pensione che indennità di buonuscita) previsto per il limite di età. Il Decreto Legge è ora al vaglio del Parlamento per la conseguente conversione in legge che, si presume, avverrà in tempi rapidi (nel mese di luglio). Durante questo breve lasso di tempo sarà possibile per i parlamentari proporre delle modifiche al testo. E’ su questo fronte che sta già lavorando il Co.Ce.R.. Tenuto conto che ci sarà l’iter parlamentare appena accennato, durante il quale è tecnicamente possibile approvare delle modifiche al testo della legge, il Ministro Brunetta si è impegnato, a nome del Governo, ad un successivo confronto con le parti sociali per un esame analitico delle proposte di varianti. Infine, il suddetto Ministro ha preannunciato l’apertura del tavolo di concertazione 2008-09 su cui si riserva di fornire ulteriori informazioni non appena acquisite con certezza l’entità delle risorse eventualmente disponibili. Non ci appare superfluo evidenziare che tutto questo accade a distanza di pochi giorni dall’approvazione di un altro decreto con il quale sono stati assegnati ulteriori compiti alle Forze armate.
A cura del Co.ce.r. Esercito
Dal periodico di informazione nr. 24 del 27/6/2008
http://www.politicaonline.net/forum/...cement.php?f=2





