Siamo arrivati finalmente al punto di non ritorno.
Negli ultimi due mesi si è avuto il dubbio che effettivamente incominciassero a diminuire gli sperperi dello stato a tutti i livelli, e si riducessero il costo e i furti della partitocrazia almeno del 75%.
Ma come si sospettava non se ne fa alcunché.
Tutto continua come prima e non essendovi nessuna possibilità che si arrivi a qualche soluzione politica di risanamento totale, si può ben affermare come ormai il sistema ha iniziato la strada che porta alla divisone dell’italia in due o forse tre parti.
Ci siamo
Non sono quei 7,5 miliardi di immobili che lo stato vuol vendere a risolvere minimamente il problema. Al massimo queste vendite serviranno a riempire le tasche di qualcuno e nulla più.
Bisogna incominciare a prepararsi al botto.
Certamente più ritarda più spettacolare sarà il colpo.
Non si può continuare con il salvadanaio comune dove tutti quelli del Nord mettono i soldi e con questi la partitocrazia si alimenta e contemporaneamente mantiene il Sud per avere un serbatoio di voti a disposizione.
Devono fa qualcosa .
Ed allora il Mazziniano di bellerio tira fuori, dopo averne parlato a corrente alternata per tre lustri, il federalismo il quale, affinché nulla cambi, deve essere solidale.
In tal modo si può continuare a vivacchiare poggiandosi sulla speranza che il Nord si accorga il più tardi possibile che tutto è come prima.
Tocca al mazziniano fare la sceneggiata , sbandierarla come una conquista e cercare di prolungare così l’agonia.
Dispiace ma ormai è troppo tardi.
Si è imboccata la strada del non ritorno.
Adesso si gioca con il federalismo. E’ un passaggio necessario per il botto successivo che deve essere grande.
Bisogna provarle tutte.
Quello che dovrà fare paura alla partitocrazia è l’ira dei miti.




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