Si sostiene che ventiquattro milioni dovrebbero predominare sopra duecentomila. Vero, se la costituzione di uno Stato fosse un problema di aritmetica. Un discorso del genere si presta singolarmente bene all'ebrietà della lanterna, ma cade nel ridicolo più assoluto se esaminato da uomini che ancora possono ragionare. (...)
Se questa mostruosa costituzione continuerà a vivere, la Francia sarà interamente governata da bande di agitatori, da società cittadine composte da manipolatori di assegnati, da fiduciari per la vendita dei beni della Chiesa, procuratori, agenti, speculatori, avventurieri tutti che comporranno una ignobile oligarchia, fondata sulla distruzione della Corona, della Chiesa, della Nobiltà e del Popolo. Qui finiscono tutti i loro ingannevoli sogni e visioni di eguaglianza e di diritti dell'uomo. Nella "palude Serbonia" di questa vile oligarchia tutti saranno assorbiti, soffocati e perduti per sempre.
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Noi non abbiamo perduto - come io penso - la liberalità e la dignità di pensiero del quattordicesimo secolo, né però abbiamo fatto di noi stessi dei selvaggi. Noi non siamo i proseliti di Rousseau; noi non siamo i discepoli di Voltaire; Helvétius non ha attecchito tra noi. Gli atei non sono i nostri predicatori; i folli non sono i nostri legislatori.
Edmund Burke, Riflessioni sulla Rivoluzione Francese
Attribuendo agli individui la sovranità assoluta, esercitata secondo la mera legge del numero, essa produce nell'uomo moderno una sorta di delirio di onnipotenza, dischiudendo la possibilità di un agire incondizionato, secondo il capriccio della volontà, o dell'interesse. È il preludio della decadenza, del relativismo. Non esiste cosa che sia proibita al volere tirannico della maggioranza, non vi è cosa che non sia lecito chiedere. La considerazione puramente razionale e quantitativa degli individui è fattore distruttivo che opera tanto nella sfera morale che in quella estetica: essa dissolve, come fossero ridicoli pleonasmi, gli abiti e gli artifici con cui l'uomo civilizzato ha dato impronta di sè, volendo, in nome della verità, denudare il mondo, decretando al tempo stesso la fine del gusto, dell'eleganza, della distinzione cavalleresca, del cerimoniale cortese. L'utopia democratica, fondata sul dogma livellatore dell'uguaglianza, riduzione degli individui alla semplice equivalenza aritmetica e all'intercambiabilità, recide tutti i legami ancestrali e dissolve i diversi modi d'integrazione dell'uomo nella società. In questo nuovo ordine di cose, un re non è altro che un uomo, una regina non è altro che una donna, uomini e donne nient'altro che animali.
L'anarchia civile e militare eretta a costituzione, un'assemblea usurpatrice, composta da avvocati di provincia oscuri e chiacchieroni; la pressione della piazza, in cui folle urlanti, deliranti e brutali dettano legge; la passione dell'uguaglianza, questa chimera antinaturale, e la legge del numero, ma con un reale dominio di profittatori e di aggiotatori. La trasgressione generalizzata ha prodotto il caos. La rivoluzione progressista si consuma in un seguito mostruoso di crimini o di avvenimenti grotteschi, saturnali, in cui il fascino dell'orrore rivaleggia con lo stupore incredulo.




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