
Originariamente Scritto da
Shardana Ruju
Stimato Gioa, seguono opinioni del tutto personali di chi non si occupa più di politica.
Penso che un processo di autodeterminazione, per essere tale, debba essere "autocentrato", cioè costruito dal popolo che intende portarlo avanti.
"Autodeterminazione" signfica, per me, "costruzione degli strumenti che consentono ad una popolazione di essere via via sempre più artefice della propria esistenza".
Questo processo può svilupparsi in modalità e tempi diversi, ma non può mai essere sganciato dalla volontà popolare (altrimenti non è autodeterminazione).
Sia anche egoismo, ritengo che la Sardegna avrebbe tutto l'interesse di porre in essere una acquisizione graduale e progressiva di competenze e sovranità, mirando innanzitutto a raggiungere uno status sociale e giuridico più avanzato in una cornice di federalismo (ad esempio "comunità nazionale sarda" federata allo Stato italiano); per poi magari giungere ad uno Stato sardo confederato allo Stato italiano; per poi magari giungere, mediante metodo referendario e accordi-quadro con l'Italia e l'Europa (vedi Scozia) ad una completa autodeterminazione, quando i sardi vorranno e potranno optare seriamente per questa scelta, senza correre il rischio di diventare l'ennesima vittima sacrificale di quella "strategia della tensione" per cui è famosa nel mondo la stessa Italia (strategia alimentata, per inciso, da paesi esteri e da poteri "occulti" interni).
Anni? Deecenni?
Se si pretende di portare un popolo alla sovranità, cioè alla resposnabilità, il tempo è un fattore relativo: diventa un fattore assoluto quando si misura il decadimento e la morte civile e morale (in questo caso) di un popolo.
Ebbene io, ma non solo, vedo questo popolo "morire" come identità, ogni giorno che passa. E non credo sia saggio, nè buono, nè tanto meno onesto procrastinare o rifiutare tutti quegli strumenti che possono servire da ora per salvare i sardi, e condurli verso un giusto progresso civile.
Ciò non contraddice il principio di autodeterminazione, ma ne rappresenta una premessa, ad oggi la sola, nel momento in cui si agisce per creare benessere e giustizia sociale, avendo l'obiettivo prioritario di difendere la nazione sarda (nazione vivente, perchè intesa come summa di popolazione + territorio + cultura).
In tutto questo, come popolazione, noi avremmo il diritto-dovere non di cercare altri "indipendentisti" (dove? L'unico partito regionale rilevante ad oggi è la Lega Nord), ma di tutelare altresì i nostri specifici interessi, ponendo in essere un rapporto contrattuale bilaterale con lo Stato centrale, assumendo come punto di riferimento giuridico l'ente regionale (per cominciare rinnovando, integrando in senso nazionale, e rafforzando in senso federale il principio di "autonomia").
Io non odio l'Italia nè gli italiani (mi limito a sentirmi sardo e ad amare la Sardegna), e non appartengo alla razza di quei sardi , assai spesso, troppo spesso, dipendenti pubblici dello Stato italiano, che professano "indipendenze subito distruggendo lo Stato italiano" (il miglior modo, garantito, per non arrivarci mai, tra l'altro!): il mio problema è la nazione sarda, la sua difesa subito, in previsione di una autodeterminazione progressiva, democratica e concreta (no slogans, no politica-spettacolo, no "furbate de noartri").
Poi, scusa, la gente del sud-Italia è meravigliosa, generosa, erede di grandi tradizioni di civiltà devastate dalla piemontesizzazione coatta, vero: ma è vero, o non è vero che il meridione d'Italia è controllato da quelle "cosine" che si chiamano mafia, camorra e 'ndrangheta?
E' vero o non è vero che a Napoli le "mamme"(interi quartieri!) scendono in piazza per impedire che vengano arrestati i figlioli camorristi?
E' vero o non è vero che il bilancio dei morti per criminalità organizzata nel meridione è un bilancio di guerra?
Mi dispiace, su questo la penso come il professor Miglio: finchè il meridione non sarà lasciato solo non potrà uscirne; dovrà scegliere, o lottare contro la criminalità organizzata o farsi governare da quel potere.
La verità (Giorgio Bocca docet) è che in quei contesti la mafia, la camorra e la 'ndrangheta non stanno nelle strade: stanno nella testa della gente(non di tutti, certo, ma almeno di una minoranza capace di incidere in modo decisivo sulla collettività) .
Ovviamente per colpa di un potere politico corrotto, mafioso e clientelare, che quei mostri li ha in passato cresciuti e pasciuti. Ma tant'è, questa è la situazione.
Le unità di intenti si potranno trovare solo quando diversi movimenti di massa esprimeranno tanta forza politica da poter ridiscutere gli assetti istituzionali dei propri territori e dello Stato stesso.
Fino ad allora, chi avesse a cuore la sorte della Sardegna, solo di Sardegna dovrebbe occuparsi, relazionandosi con chi, politicamente rilevante, accettasse di sostenere certi passaggi istituzionali: e dimenticandosi le misure del "purismo", della retorica e del massimalismo verbale, e soprattutto rifiutando le trappole della strategia della tensione, sempre in agguato.
Senso dell'onore ci vorrebbe. Una volta lo avevamo, once were warriors.
Con stima ti saluto.