Sono tutti scontenti alla fine del summit del G8 a Toyako, in Giappone. La delusione è trasversale, va dall’estrema “sinistra” delle Ong all’estrema “destra” liberista che delle stesse Ong è bersaglio, considerata fonte di ogni male della globalizzazione. Il Cipsi, il coordinamento italiano di 46 Organizzazioni Non Governative, è deluso perché: “Erano 60 miliardi previsti in tre anni nel vertice del 2007, vengono spalmati in 5 anni: un vero e proprio taglio alla cooperazione. Inoltre il G8 ha dimostrato di non essere in grado di prendere misure per affrontare in modo deciso la crisi alimentare ed energetica”. Dunque per le Ong il G8 non fa abbastanza per aiutare, con strumenti politici, i Paesi poveri. “I Paesi ricchi fanno i loro interessi” - conclude Barbera - “Hanno dimostrato che sono sempre più piccoli e non grandi. La crescita della povertà in tanti Paesi del mondo è responsabilità della politica dei Paesi più ricchi del mondo. La difesa degli interessi commerciali ed economici sono il peccato mortale del G8. Lasciamoli soli. Chi li ha autorizzati?” Forse Barbera e le 46 Ong che rappresenta non lo sanno, ma gli “affamatori neoliberisti” traggono conclusioni molto simili. Anche se suggeriscono soluzioni opposte, in molti casi.

Per quanto riguarda la mancata soluzione alla crisi alimentare ed energetica, il think tank italiano Istituto Bruno Leoni, uno dei principali sostenitori del libero mercato, punta il dito contro le barriere protezioniste, che il G8 non ha neppure voluto mettere in discussione: ”I governi degli otto Paesi più industrializzati“ - scrive Carlo Stagnaro, direttore Energia e Ambiente dell’Istituto -”dovrebbero prendere atto dell’inefficienza di barriere e sussidi che ancora creano enormi attriti e impediscono i necessari aggiustamenti di mercato. Per trovare soluzioni a lungo termine occorre impegno e sacrificio – e la forza politica di dire ‘no’ alle lobby che, in Europa e negli Usa in particolare, lucrano sulle rendite da protezione“. Il Cipsi parla di soluzioni al di fuori della politica ”A loro (agli 8 Grandi) dobbiamo rispondere con l’esempio dei fatti, che oggi viene dall’auto-organizzazione della società civile di tanti Paesi del mondo che non possono continuare ad aspettare i tempi della politica. Bisogna puntare su nuovi modi di produrre e consumare“.

Anche i liberisti hanno più volte ribadito che la soluzione è al di fuori della politica: libero scambio e (nel caso specifico del Terzo Mondo) microcredito, concesso da privati, per far emergere l’iniziativa imprenditoriale locale senza attendere i tempi della politica. Solidaristi e liberisti, insomma, avrebbero molti più punti in comune di quanto non si creda, soprattutto di fronte a un consesso, quale quello del G8, sempre più autoreferenziale. Che invece di prendersela con astratti ”speculatori“ privati (contro cui è sempre facile sparare per ottenere il favore delle masse) dovrebbe iniziare a pensare che una mucca europea prende 1,3 euro al giorno in sussidi, pari allo stipendio medio della metà dei cittadini del mondo.

Da L’Opinione, 11 luglio 2008

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