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Discussione: Piccoli buffoni....

  1. #1
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    Predefinito Piccoli buffoni....

    ....crescono

    Grillo è un comico che fa politica (antipolitica) ma soprattutto soldi; Di Pietro era un magistrato che si occupava di politici e ora è un politico che si occupa di magistrati. Sabina Guzzanti farebbe satira.
    Ma Travaglio? Che mestiere fa Marco Travaglio?
    La domanda è giustificata dall'imbarazzo con cui i giornali (i suoi colleghi, in teoria) tendono a trattarlo: non sanno più come inquadrarlo e allora glissano. Travaglio è iscritto all'Ordine dei giornalisti (come Gasparri e la Pivetti) ma nelle cause si difende reclamando il diritto di satira; scrive libri che sono faldoni asciugati dell'amido giudiziario, fa spettacolini teatrali, scrive articoli-requisitoria, soprattutto propone e ripropone il suo cabaret del Travaglino dicendo falsità e battute da trivio che denotano l'ulteriore ricerca di un pubblico, se possibile, ancora più basico.

    La tendenza dei colleghi è considerarlo come un piccolo mercante interessato solo a vendere dei prodotti commisurati a un target: che sarà pure composto da idioti, ma è un target.
    Il 740 del resto gli sta dando ragione: quasi 300mila euro nel 2005.
    Tuttavia non è chiaro perchè non dovremmo considerare Travaglio come un politico punto e basta: lo è.
    Sta con Di Pietro, ha votato Di Pietro, sostiene Di Pietro e mai una volta ha criticato Di Pietro, che pure ha fatto cose da levargli la pelle.
    Travaglio è un politico. Delira, ma è un politico.

    Filippo Facci su www.ilGiornale.it 11 07 08

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Ai giudici 1.406 euro...

    ....in più. Al mese

    La formula magica è «perequazione automatica delle retribuzioni»; e, come ogni frase miracolosa che si rispetti, anche questa dà risultati eccezionali, meravigliosi. In questo caso, aumenti da favola nelle buste paga dei giudici. Perché gli stipendi degli italiani sono fermi, ma non i loro. Crescono, si dilatano, migliorano, e però adesso gli unici lavoratori che hanno più soldi sono pronti a scendere in piazza.
    Possibile?
    Possibile. Sul cedolino dello stipendio di gennaio 2006 di un procuratore troviamo, alla voce «Imponibile al lordo delle ritenute previdenziali», la cifra di 11.918 euro. Al 1° gennaio di quest’anno la stessa voce sullo stesso cedolino recita 13.324 euro. Calcolatrice alla mano, fa un aumento di 1.406 euro.

    In due anni lo stipendio mensile di un qualsiasi procuratore è aumentato del corrispettivo dello stipendio di un operaio: effetti della perequazione.
    Effetti che però solo sul lungo termine mostrano tutta la loro potenza: andiamo ancora qualche anno indietro, precisamente a gennaio del 2003. Il cedolino questa volta recita, alle medesima voce, 10.346 euro. In cinque anni un «HH07000 CL8» - il codice che nei meandri della burocrazia identifica i procuratori con classe di anzianità «8» - ha visto la sua busta paga lievitare di poco meno di 3000 euro, circa il trenta per cento. Con ritmi simili di crescita delle entrate, di fronte al caro vita e al greggio che corre, ci si può fare una grassa risata: effetti della perequazione.

    Effetti che però solo i giudici e poche altre fortunate professioni possono assaporare, quali categorie lavorative non contrattualizzate.
    Ogni primo gennaio l’aumento di stipendio si fa trovare bello pronto, basta aspettare.
    Le vertenze per il rinnovo dei contratti, le sfiancanti trattative con i datori di lavoro, le toghe le lasciano volentieri a tutte quelle altre categorie con un contratto nazionale: medici, insegnanti, carabinieri, giornalisti, vigili del fuoco. Per loro niente magici effetti perequativi.

    Esempio: il 1° gennaio 2006, un vigile del fuoco capo squadra percepiva ogni mese un imponibile di 2.129 euro. Due anni dopo 2.201. Eccoli qua gli effetti dell’applicazione del contratto nazionale di lavoro: un «aumento stipendiale di 71,60 euro».
    Per loro niente benefici pererquativi.
    Benefici che per altro i giudici sono ben intenzionati a non lasciarsi sfuggire. Per questo lo scorso 5 luglio le toghe sono ufficialmente entrate (prima volta a memoria di unità totale delle varie correnti all’interno dell’Anm) in «stato permanente di agitazione».
    Perché? Perché qualcuno ha osato ipotizzare di mettere mano alle loro entrate, modificando una tantum l’avanzamento degli scatti di carriera da due a tre anni.

    In soldoni il provvedimento a cui il governo sta lavorando bloccherebbe, per un solo anno, gli scatti di retribuzione, causando ai singoli giudici un danno economico da mancato guadagno di un minimo di 1.220 euro fino a 2.200. All’anno. Poca cosa, di fronte agli aumenti mensili di cui hanno goduto fino a ora?
    Dal loro punto di vista no: «Uno sciopero dell’Anm per motivi politici è impensabile - ha commentato Giuseppe Cascini, segretario dell’Anm -. Se qualcuno decide che è meglio sospendere i processi per un anno, non protestiamo: diciamo che è sbagliato, al limite».
    Ma se «invece c’è un attacco alla struttura complessiva dello stipendio, e quindi delle carriere, allora possiamo protestare».

    M.P. www.ilGiornale.it di oggi

    saluti

  3. #3
    Amico di Oniria..wooff...
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    ....crescono

    Grillo è un comico che fa politica (antipolitica) ma soprattutto soldi; Di Pietro era un magistrato che si occupava di politici e ora è un politico che si occupa di magistrati. Sabina Guzzanti farebbe satira.
    Ma Travaglio? Che mestiere fa Marco Travaglio?
    La domanda è giustificata dall'imbarazzo con cui i giornali (i suoi colleghi, in teoria) tendono a trattarlo: non sanno più come inquadrarlo e allora glissano. Travaglio è iscritto all'Ordine dei giornalisti (come Gasparri e la Pivetti) ma nelle cause si difende reclamando il diritto di satira; scrive libri che sono faldoni asciugati dell'amido giudiziario, fa spettacolini teatrali, scrive articoli-requisitoria, soprattutto propone e ripropone il suo cabaret del Travaglino dicendo falsità e battute da trivio che denotano l'ulteriore ricerca di un pubblico, se possibile, ancora più basico.

    La tendenza dei colleghi è considerarlo come un piccolo mercante interessato solo a vendere dei prodotti commisurati a un target: che sarà pure composto da idioti, ma è un target.
    Il 740 del resto gli sta dando ragione: quasi 300mila euro nel 2005.
    Tuttavia non è chiaro perchè non dovremmo considerare Travaglio come un politico punto e basta: lo è.
    Sta con Di Pietro, ha votato Di Pietro, sostiene Di Pietro e mai una volta ha criticato Di Pietro, che pure ha fatto cose da levargli la pelle.
    Travaglio è un politico. Delira, ma è un politico.

    Filippo Facci su www.ilGiornale.it 11 07 08

    saluti
    eh....SI.....nn ci sono più i professori di una volta

    wooff...wooff...

    L'uovo di giornata


    Travaglio, la Guzzanti e...il Sommo Poeta ...........0 Luglio 2008


    Fino ad oggi avevamo evitato di calcare la mano sulle parole che Sabina Guzzanti aveva riservato a Papa Benedetto XVI a piazza Navona. Erano parole così incredibilemente piene d'odio che erano condanna a se medesime. In più era anche faticoso citarle tra virgolette visto il loro abominio.
    Oggi però ci costringe a parlarne il "maestro dei fatti", Marco Travaglio, uno dei pochissimi che si è ostinato a difendere la Guzzanti. Anzi è lui ad accusare tutti gli altri, quelli che si sono tappati le orecchie, che sono fuggiti dalla piazza o hanno rigraziato il cielo d'esservi scampati.
    Travaglio ci fa la sua spocchiosa lezioncina: "Possibile che non vi siate accorti che quella di Sabina era citazione? Dante condannò Bonifacio VIII per le stesse ragioni per cui la Guzzanti condanna Ratzinger: l'ingerenza nella politica".
    Una citazione??? No, non ce ne siamo accorti. Forse Dante ha mai parlato di diavoli "frocioni e attivissimi" come punizione per un Papa agli inferi? Neanche per idea.
    Dante si limitò a prevedere (Inf.canto XIX, 52-53) l'arrivo di Bonifacio VIII all'inferno (era infatti ancora in vita mentre Dante scriveva) nel girone dei simoniaci. In quel girone i condannati erano infissi a testa in giù nella roccia per aver comprato con il denaro beni spirituali. E ai tempi di Dante si diceva che Papa Bonifacio avesse "comprato" la tiara, inducendo l'abdicazione di Celestino V. Niente a che fare il "peccato", niente a che fare la condanna.
    Dov'è dunque la citazione che avrebbe ispirato la forsennata esibizione della Guzzanti? Ma ammettiamo pure che ci fosse stata qualche vaga corrispondenza, basterebbe per dare un senso a quello sproloquio? La Guzzanti condanna Ratzinger come Dante...eccetera eccetera, ma dov'è finito il senso della misura? E quello del ridicolo?
    Travaglio s'impanca ogni giorno a richiamare ai fatti questo o quello, come se lui ne avesse l'esclusiva. Fa il giornalista, scrive libri forcaioli, va in tivvù da Santoro: in effetti non gli serve conoscere la Divina Commedia. Ma un bignami a casa ce l'avrà pure: prima di dare lezioni, verifichi i fatti.




    http://www.loccidentale.it/articolo/...+poeta.0054466

 

 

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