OMNIA SUNT COMMUNIA
Storia di due ragazzi anarchici accusati (innocenti) di terrorismo in Val Susa
Dieci anni senza “Sole” e “Baleno”
Quando l’Italia scoprì gli squatter
Alessandro Tettamanti
Sono passati dieci anni da quando Silvano
Pellissero, Edoardo Massari “Baleno”
e Maria Soledad Rosas “Sole”,
vennero arrestati. Dieci anni da quando
al vocabolario italiano si aggiunse
la parola squatter. Da quando Baleno
muorì suicida in cella e Sole, qualche
mese dopo, scelse di seguirlo allo stesso
modo. Anarchici che di fronte alle
accuse ingiuste, agli arresti, decisero di
liberarsi. Da soli. L’indagine del Pm
Maurizio Laudi andò a cercare nelle
case occupate di Torino i sedicenti Lupi
grigi «un’associazione proponentesi
il compimento di atti di violenza
con finalità di terrorismo e di eversione
». Una delle sigle che rivendicava
gli attentati avvenuti in Val Susa tra
l’agosto del 96’ e il gennaio del 98’
contro la linea ad alta velocità. Attentati
che cominciarono con due molotov
contro una trivella per i sondaggi
della Tav e proseguirono con incendi
di cabine ferroviarie e centraline elettriche
tra Monpantero, Chianocco e
Guaglione. La tesi del pubblico ministero
attribuiva ai tre squatter il reato
di associazione eversiva previsto dall’articolo
270bis. Un’accusa che trovò
nei media la cassa di risonanza necessaria
a far credere che gli “eco-terroristi”
erano stati trovati. Troppo semplice.
La corte di Cassazione di Roma il
21 novembre del 2002 smonterà del
tutto la tesi principale di Laudi. Non
si trattava di associazione terroristica,
come si era sforzato più volte di spiegare
l’unico imputato rimasto in vita,
ma solo di «un gruppo di persone che
per la propria sopravvivenza praticava
furti in cantieri e supermercati».
La storia scende dalla valle in città il
5 Marzo. Alla casa occupata di Collegno,
vicino Torino, bussano alla
porta: «Chi è?». «Siamo compagni di
Bologna» rispondono. Un secondo
dopo decine di poliziotti e carabinieri
incappucciati e armati arrestano
Edoardo Massari e Maria Soledad e
chiudono lo spazio. Silvano Pellissero,
il terzo, era stato fermato e ammanettato
poco prima in strane circostanze.
Nella sera la polizia tenta di
sgomberare altri due squat, riuscendoci
in parte.
A Torino si inizia a ballare una strana
musica. Quelle canzoni suonate solo
in valle tra servizi segreti, audaci marescialli,
assassini, gnomi e fate, arrivano
fino ad altre creature: metropolitane,
squatter. Loro conoscono soprattutto
un modo di suonare e difendersi:
l’hard-core. Il giorno successivo
gli arresti, per protesta un centinaio
di ragazzi effettua un presidio di
fronte il municipio. La polizia carica.
Nel disperdersi il corteo fa fuori diciassette
vetrine. Eccoli i violenti, dirà
la stampa.
Ma il peggio deve ancora arrivare.
Nella notte tra il 27 e il 28 marzo Baleno
si suicida impiccandosi. Aveva
35 anni. Allo spargersi della notizia
manifestazioni spontanee iniziano a
Torino sin dalla mattina. Un corteo è
indetto per il 4 aprile. Il tre gli squatter
tengono una conferenza stampa alla
loro maniera. Dopo un quarto
d’ora di silenzio dei ragazzi arrivano
posando sul tavolo degli scarti di macelleria:
«questo è quello che avevamo
da dirvi. Abbuffatevi!». Il 4 a Torino è
il giorno del corteo. La tensione è alta
e le saracinesche abbassate. Sarà l’ultima
volta che il fronte delle occupazioni,
anarchiche e comuniste, sarà tutto
unito. Sfilano in 10mila. Il corteo, visti
i suoi numeri, si sceglie il percorso
e passa di fronte il cantiere del palazzo
di giustizia in costruzione che verrà
danneggiato. «Devastazione e saccheggio
» per i magistrati. Reato che sarà
riutilizzato per gli scontri di Genova,
durante il G8. Il giorno successivo
i tifosi granata esporranno in curva
uno striscione: «solidarietà agli squatter.
Ribellarsi è giusto».
Il 6 Sole e Silvano sono interrogati
dai Pm. Silvano si avvale della facoltà
di non rispondere, mentre Sole
prende la parola solo per ribadire la
data del suo arrivo in Italia - giugno
97’ - e quindi la sua impossibilità a
partecipare a qualsiasi gruppo o banda
armata operante precedentemente
in Val Susa.
L’11 luglio Sole muore. Viene ritrovata
impiccata al tubo della doccia. Pellissero
aveva manifestato già preoccupazioni
per la salute della ragazza a
cui non era stata concessa nemmeno
la possibilità di lavorare nella comunità
dov’era agli arresti. Per lei l’avvocato
aveva proposto di separare la sua
sorte da quella dei suoi compagni in
modo da ottenere una rapida scarcerazione.
Cosa che Sole non volle. La sua
scelta fu quella di uccidersi nello stesso
modo di Baleno, con quel furore di
chi si sente in gabbia e per non arrendersi
sceglie un’altra libertà. L’11 marzo
scriveva dal carcere: «Amici, […]
voi siete la prima ragione per la che io ho
deciso di fermarme cua in Italia. – per me
tutti siete molto speciale, mai sono stata
tanto tempo lontano di Buenos Aires. Però
cua ho trovato altre cose più forte, e la
voglia di crescere, di conoscere.[...] Il mondo
è tanto grosso, ma c’è un posto per ogni
uno, e io penso che ho trovato il mio».
Dopo la sua morte la questura teme
che possano ripetersi scontri. In piazza
Castello viene costruita e data alle
fiamme una barricata. La polizia accorsa
è respinta con le pietre. Al giungere
dei rinforzi gli squatter si disperdono.
Ma a parte questo episodio non
accade nulla. Se non fosse che sui binari
nei pressi di Porta Susa viene ritrovata
una prima falsa bomba rivendicata
dai Lupi Grigi.
Ad agosto inizia la stagione dei pacchi
bomba. O meglio bombe-pacco dato
che nessuna di esse esploderà.
Ne verranno inviate cinque al Pm
Laudi, al giornalista Genco, al consigliere
regionale dei Verdi Pasquale
Cavaliere, al parlamentare di Rifondazione
Giuliano Pisapia e al consigliere
sempre Prc Umberto Gay. Bombe inesplose
il cui unico effetto prodotto, oltre
rendere spettacolare un agosto altrimenti
noioso, fu quello di isolare
ancor più le case occupate e incrementare
ulteriormente le spaccature
nel movimento stesso.
Liberazione 13/07/2008
ARDITI NON GENDARMI




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