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    Predefinito Un pò di storia recente

    Mi hanno sbancato
    La vera intercettazione: “Di Pietro e Lucibello mi hanno sbancato”

    10 Giugno 2008 – 22:27
    di Bruno Vespa (*)
    «Quei due mi hanno sbancato…»
    Lo scalpore suscitato dalla notizia dei soldi restituiti nella scatola da scarpe fu enorme. Sul «Corriere della Sera» Ernesto Galli della Loggia ricordò il tono sprezzante con il quale Di Pietro si rivolgeva ai percettori di tangenti: «Glieli davano avvolti nella carta i soldi? Erano cioccolatini?». La generosità di Gorrini e D’Adamo non era disinteressata. Gorrini era entrato nella Tangentopoli milanese tra il 1992 e il 1993. Interrogato a Brescia nell’estate del 1997, D’Adamo ricordò i buoni rapporti di Di Pietro con Maurizio Prada e Sergio Radaelli, che furono identificati poi come i percettori delle tangenti milanesi per conto della Dc e del Psi. (…) Radaelli e Prada furono poi arrestati all’inizio di Mani pulite, ma poche ore dopo ottennero gli arresti domiciliari. Entrambi furono difesi da Giuseppe Lucibello, un avvocato amicissimo di Di Pietro. Nel giugno 1995 Craxi diffuse dei tabulati telefonici che si era illecitamente procurato: nei giorni a cavallo dell’arresto si contano decine di telefonate tra Di Pietro, Lucibello e Radaelli.
    A questo si aggiunga quel che disse Francesco Pacini Battaglia, un ricco e spregiudicato affarista che i magistrati del Pool di Milano collocarono «un gradino sotto Dio». (…)
    Quando, nel settembre 1996, il banchiere – difeso anche lui da Giuseppe Lucibello – fu arrestato su ordine della magistratura di La Spezia insieme con Lorenzo Necci, amministratore delegato
    delle Ferrovie dello Stato, uscirono alcune intercettazioni compromettenti. Disse Pacini Battaglia a proposito di Di Pietro e di Lucibello: «Se li arrestano, per me è solo un piacere … perché a me Di Pietro e Lucibello mi hanno sbancato…».
    Di Pietro ovviamente si infuriò. Pacini Battaglia disse allora che lo «sbancato» era «sbiancato», «stangato», «stancato». Infine ammise di aver detto «sbancato», ma per riferirsi alla severità processuale di Di Pietro (e sostenne di aver pagato a Lucibello parcelle enormi).
    Di Pietro subì molte indagini e ne uscì sempre con l’archiviazione. Se fosse rimasto in magistratura, tuttavia, gli sarebbero state inflitte verosimilmente pesanti sanzioni disciplinari, come riconobbe la stessa gip di Brescia Anna Di Martino, che pure fu attentissima alle ragioni del magistrato. Dunque, l’eroe di Mani pulite sarebbe stato umiliato.





    http://www.gabrielemastellarini.com/...hanno-sbancato

  2. #2
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    Antonio Di Pietro e la sua toga
    Di Pietro si tolse la toga martedì 6 dicembre 1994,il 27 novembre aveva giurato al suo collega Davigo che non sarebbe mai entrato in politica.
    Il magistrato ebbe rapporti patrimoniali con Gorrini e D'Adamo. Gorrini dichiaro di avergli dato 120 milioni di lire che gli furono restituiti in 3 rate. D'Adamo gli aveva invece donato una lancia dedra,più l'uso gratuto di suite,la possibilità di vestirsi in un negozio di Milano a sue spese ecc... I soldi Di Pietro li restituitì in una scatola di scarpe e la notizia fece parecchio scalpore tanto che se ne occupò anche Galli Della Loggia ricordando il tono sprezzante del pm nei riguardi dei percettori di tangenti: "glieli davano avvolti nella carta i soldi?"
    Gorrini entrò nella tangentopoli milanese nel 1992 e fu interrogato a Brescia nel 97. D'Adamo invece disse di essere il socio occulto di Radaelli "braccio destro di Craxi" e disse sempre che Di Pietro non avrebbe trattato male lo stesso Redaelli durante l'inchiesta e che lo stesso Redaelli era amico del pm.
    Radaelli ottenne gli arresti domiciliari e si fece difendere dall'avvocato Lucibello,grande amico di Di Pietro. Nel 1995 Bettino Craxi divulgò tabulati telefonici ottenuti in maniera illecita che documentavano decine di telefonate a cavallo di quei giorni tra Di Pietro, Lucibello e Radaelli.
    Si aggiunse a ciò quanto disse Pacini Battaglia,coinvolto anch'egli nell'inchiesta per una serie di tangenti,in un primo momento non fu arrestato in cambio di una proficua collaborazione. Il banchiere difeso sempre da Lucibello fu poi arrestato su ordine della magistratura di La Spezia e nel frattempo uscirono delle intercettazioni interlocutorie. Riferendosi a Di Pietro e Lucibello disse:" Se li arrestano, per me è solo un piacere... perchè a me Di Pietro e Lucibello mi hanno sbancato"
    Di Pietro andò su tutte le furie ed allora Pacini Battaglia disse che lo "sbancato" era "sbiancato", "stangato","stancato". Poi ammise di aver detto sbancato riferendosi però alla severità processuale del pm.
    Di Pietro subì molte indagini che furono archiviate,tuttaviail suo comportamento non fu professionalmente corretto e la stessa gip di Brescia Anna Di Martino ammise che se Di Pietro fosse rimasto in magistratura sarebbe andato incontro a pesantissime sanzioni.
    Quando nel 96 si candidò con Prodi,Di Pietro divenne ministro dei lavori pubblici. Si dimise quando comparsero le già citate intercettazioni di Pacini Battaglia. La procura di Brescia ordinò una spettacolare perquisizione contro il pm ed egli si presentò il 17 dicembre 1996 in udienza come parte lesa proprio al tribunale di Brescia,ma ,interrogato ,si avvalse della facoltà di non rispondere,chiese allora di poter leggere una dichiarazione scritta ,ma non gli fu consentito e quando il magistrato gli chiese se volesse rispondere a delle domande balbettò ciò: "non... non.... mi perdoni.... no,non... sono una persona". Così Di pietro si accorse che quando il coltello non è dalla parte del manico si diventa una persona...




    http://imondinascosti.splinder.com/post/11356868

  3. #3
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    Prodi, Di Pietro e il TAV


    http://www.notavtorin...
    Brani estratti dal libro ?Corruzione ad alta velocità? di Ferdinando Imposimato

    Cronaca di un grande scandalo: le manovre intorno all?Alta Velocità.

    Un investimento valutato 140mila miliardi di Lire diviene oggetto di un assalto predatorio.

    Gli intrecci tra economia pubblica e privata;

    la penetrazione della criminalità organizzata;

    il ruolo della magistratura e della politica;

    i silenzi dei mass-media.

    Una nuova, più ampia e più occulta trama affaristica

    che il pool di magistrati milanesi non è riuscito a disvelare




    Imposimato riferì a Prodi il marcio emerso dalle indagini. Lui, ex garante del TAV, restò zitto e imbarazzato.



    Prodi, la società Nomisma e la ?consulenza d?oro? sull?Alta velocità.



    Ecco come funzionava il super-sistema per la gestione occulta di società a capitale pubblico.



    Società di progettazione create ad hoc per smistare mazzette.



    Ma a Milano Di Pietro non indagò sugli appalti TAV.



    Un giorno del ?93, prima che entrambi ?scendessero in politica?, Di Pietro interrogò Prodi.


    L?uomo che sapeva troppo

    Gli amici di centro-destra?


    L?ex pubblico ministero non è un personaggio semplice da decifrare. Non lo è stato quando faceva il magistrato e neppure da semplice cittadino, specie nei suoi legami di amicizia. Figuriamoci quando si parla di politica. Pur essendo la sua cultura politica facilmente decifrabile, le sue oscillazioni sono state molto ben calcolate.



    Di Pietro e Berlusconi
    Il rapporto tra Di Pietro e Berlusconi è un rapporto di quelli delicati, molto delicati. Anche perché investe l?attuale ruolo politico dell?ex pm. Per tracciarlo ci affideremo allora a un documento ufficiale: ancora una volta le motivazioni della sentenza di un tribunale, quello di Brescia che ha processato, assolvendoli, una serie di personaggi accusati di aver complottato contro Di Pietro per costringerlo a dimettersi dalla magistratura. E?, per intenderci, il processo nel quale Di Pietro si avvale della facoltà di non rispondere, balbettando davanti ai giudici.

    Ecco come quella sentenza ricostruisce la visita di Di Pietro al leader di Forza Italia, all?epoca presidente del consiglio che sta costituendo il suo governo:

    ? [?] nel maggio del 1994, in occasione della formazione del governo presieduto da Silvio Berlusconi, Di Pietro venne contattato da Previti, futuro ministro della nascente compagine governativa, che gli offrì l?incarico di ministro dell?Interno. [?] Di Pietro declinò l?offerta perché era sua intenzione continuare ad operare nell?ambito della magistratura fino alla definizione delle inchieste giudiziarie, precisando però che comunque era maggiormente interessato ad incarichi istituzionali. [?] L?imputato Previti riferisce in proposito di un incontro svoltosi con Di Pietro a Roma qualche giorno prima della presentazione della lista ufficiale dei ministri, risalente al 9 maggio 1994. Nell?occasione il magistrato ebbe colloqui privati separati con Previti e Berlusconi e un colloquio con entrambi contemporaneamente?

    E come chiosa finale arriva la conclusione inquietante del tribunale:

    ? Può, quindi, ritenersi che Di Pietro era particolarmente attratto fin dal maggio del 1994 da investiture politiche, anche se all?ultimo momento preferì rinviare, optando per una diversa strategia di scelte personali?



    ? e gli amici di centro-sinistra


    [1] NOTA DEL COMITATO NO-TAV TORINO:

    ad Antonio Di Pietro Corruzione ad Alta Velocità dedica l?intero capitolo VI (L?uomo che sapeva troppo), il più esteso del libro, analizzando il ruolo ricoperto dal personaggio negli anni di ?mani pulite?, le amicizie, i comportamenti mediatici ed i fatti della vita privata che ne hanno caratterizzato il percorso fino al plateale abbandono della magistratura, nel dicembre ?94 (verso un futuro approdo che sarà alla politica, prima con la nomina a ministro dei Lavori Pubblici nel governo Prodi del 1996, poi con l?elezione scontata a senatore offerta dal Pds nel ?97 in un collegio sicuro del Mugello)


    Ci sarebbe piaciuto molto riportare, su queste vicende, anche la versione di Antonio Di Pietro. Ma come si sa sono argomenti che Di Pietro ha sempre evitato di affrontare. Non ne ha voluto parlare neppure con i tre giudici del tribunale di Brescia.

    E per un ex magistrato non si tratta di cosa da poco
    .




    Di Pietro e Prodi

    Antonio Di Pietro è sempre stato un maestro nell?usare il fatidico bastone e il suo classico contraltare, la carota. Il magistrato milanese ha sempre saputo come alternare ruvidezza e morbidezza. E come, in molte altre situazioni, usare la morbidezza per i suoi amici più intimi e la rugosità dei modi spicci e sbrigativi, tanto per usare due eufemismi, nei confronti degli altri.

    Verso l?allora presidente dell?Iri Romano Prodi, futuro presidente del consiglio, il Tonino nazionale nel loro primo faccia a faccia non ha mezze misure e sceglie la linea dura. Romano Prodi viene interrogato dall?uomo di Montenero, che vuole sapere di eventuali finanziamenti dell?Iri ai partiti, il 4 luglio 1993. E? un interrogatorio pesante, tanto che le urla quel giorno si sentono fin nei corridoi della procura. Ma Prodi nega. Di Pietro legge allora al presidente dell?Iri i verbali che contengono le dichiarazioni di Giuliano Graziosi (Stet) e Franco Reviglio (Eni). Prodi annaspa, non ricorda, ammette solo pressioni da parte di Craxi e Andreotti. Alla fine del confronto Di Pietro congeda Prodi più o meno con queste parole:

    ?va bene professore, torni a Roma e rifletta bene su quello che abbiamo detto. Ci rivediamo lunedì, sappia però che potremmo essere costretti a farla continuare a riflettere lontano da casa.?[1]

    Le urla, le aggressioni verbali e le minacce neppure tanto velate di arresto scuotono il professore bolognese a tal punto che Prodi va a dolersene con il presidente della Repubblica Scalfaro. Riferirà l?accaduto, con toni accorati, parlando di una grande umiliazione subita, anche all?ex ministro della Giustizia Filippo Mancuso.

    L?8 luglio ? un po? a freddo ? Scalfaro in una sua esternazione si rammarica per gli eccessi giustizialisti e l?uso disinvolto della carcerazione preventiva da parte di alcuni pubblici ministeri. ?Non c?è dubbio ? dice il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro ? che il carcere per convincere l?inquisito a parlare non è nel rispetto dei diritti inviolabili dell?uomo.?

    A Prodi sul piano giudiziario, dopo l?intervento di Scalfaro, non accade più nulla per un certo lasso di tempo. Di Pietro con lui sembra aver mollato l?osso. Ma che cosa c?era di tanto misterioso nell?Iri di Romano Prodi da interessare un pubblico ministero?

    Esattamente quello che c?era nell?attività di Prodi prima che lo stesso assumesse la presidenza dell?Iri

    http://beppegrillo.meetup.com/boards/thread/2637888

  4. #4
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    Un vero guazzabuglio
    Ma com?era veramente iniziata l?inchiesta sull?Alta velocità ferroviaria? Come già ricordato, tutto comincia nella prima metà del 1993, quando l?ex ministro socialdemocratico Luigi Preti presenta un esposto alla Procura di Roma nel quale vengono censurate le procedure seguite per la costituzione della società Tav spa, amministrata da Ercole Incalza. La denuncia viene affidata al sostituto procuratore Giorgio Castellucci. Ma ecco che accade subito qualcosa di inusuale. Nel corso di un vertice per chiarire alcune sovrapposizioni di indagine, vertice che si svolge nel palazzo di giustizia della capitale e al quale partecipano diversi sostituti procuratori di Roma e di Milano, viene deciso lo sdoppiamento dell?appena nata inchiesta sull?Alta velocità. Al vertice partecipano tra gli altri anche Giorgio Castellucci e Antonio Di Pietro. E? stato lo stesso Castellucci, nell?ottobre ddel 1996, a spiegare come andarono le cose. Il magistrato romano ? è bene evidenziarlo ? nel 1993 aveva appena aperto il fascicolo sull?Alta velocità, ma Di Pietro ? racconta Castellucci ? gli confidò che su quell?argomento aveva cominciato a parlare l?imprenditore Vincenzo Lodigiani, secondo il quale intorno al progetto Tav c?era una vera e propria ?programmazione tangentizia?. Fu così che a Roma rimase l?inchiesta sulla correttezza delle procedure con cui era stata costituita la Tav spa di Incalza, mentre quella sugli appalti per l?Alta velocità ferroviaria finì a Milano nelle mani di Di Pietro.


    Già nel 1993, quindi, c?è chi indaga sull?Alta velocità. Per la verità esistono ben due inchieste: una milanese, l?altra romana. Ma fino al 1996, quando interverranno gli ordini di arresto di La Spezia, non succede nulla. Come mai?


    La tranche d?inchiesta presa in carico da Di Pietro a tutt?oggi non si sa che fine abbia fatto. Di Pietro se ne spoglia quando nel dicembre del 1994 abbandona la toga.

    E sono sempre delle intercettazioni ad inguaiare Castellucci, accusato di aver preso denaro per far archiviare a Roma l?inchiesta sull?Alta velocità. Gli atti finiscono così al vaglio del reggente del gip, Carlo Sarzana, che ha preso il posto di Renato Squillante, anche lui finito nell?inchiesta sulle mazzette ai magistrati. Sarzana per la seconda volta respingerà la richiesta di archiviazione proposta da Castellucci.

    Sospeso Castellucci dal suo incarico, la tranche dell?inchiesta sull?Alta velocità ancora nelle mani dei magistrati romani passa ad un altro pm, Giuseppa Geremia. Costei, per prima cosa, vuole vederci chiaro in quella strana spartizione di atti giudiziari avvenuta nel 1993 tra Castellucci e Di Pietro. Alla Geremia non era scappato un particolare: non era la prima volta che Di Pietro si appropriava di un?inchiesta nata a Roma. Era già accaduto. Era successo con i soldi spariti della cooperazione, di cui era titolare il sostituto procuratore di Roma Vittorio Paraggio.

    Che Roma stesse indagando su Pacini Battaglia fin dal 1993 lo scoprono i sostituti procuratori di La Spezia Cardino e Franz. Sono loro a chiedersi che fine avrà fatto quell?inchiesta. Prendono quindi contatto con la Procura di Roma , scoprendo che quegli atti sono stati inviati da Paraggio a Milano. Cercano allora i colleghi di Milano.

    Di Pietro non è più ormai da tempo in magistratura, è vero, ma quelle carte su Pacini dove sono mai finite? I magistrati di Milano cadono dalle nuvole. ?Qui da noi sul faccendiere e sui suoi affari con la cooperazione non c?è proprio nulla.

    Si scopre così che quegli atti, quelle carte sono scomparsi. Spariti, volatilizzati. In altre parole non si trovano più. Risultato: certamente il più gradito a Pacini Battaglia. Per tre anni nessuno ha indagato su di lui. I magistrati di Roma perché avevano stralciato la sua posizione, inviandola a Milano. Quelli del capoluogo lombardo perché Pacini Battaglia era indagato nell?inchiesta sulla cooperazione e dell?inchiesta sulla cooperazione si occupava Roma.

    Ma ci sono anche altri atti che sono spariti. A Roma non si trovano più alcuni documenti sequestrati a Mach di Palmestein. Già, proprio così, alcuni documenti facenti parte del dossier in cui si parla ancora di lui: di Antonio Di Pietro.[1]

    L?inchiesta si sfilaccia
    In altre parole l?accusa mossa da La Spezia, che sarà raccolta da Perugia, evidenzia la necessità che per la raccolta di mazzette il gruppo degli imputati avesse messo in atto ?una sorta di presidio giudiziario? grazie ?alla compiacente attività di taluni magistrati, svolgenti le funzioni in ruoli chiavi, i quali pilotassero nel senso desiderato eventuali inchieste?.





    [1] NOTA DEL COMITATO NO-TAV TORINO:

    ad Antonio Di Pietro Corruzione ad Alta Velocità dedica l?intero capitolo VI (L?uomo che sapeva troppo), il più esteso del libro, analizzando il ruolo ricoperto dal personaggio negli anni di ?mani pulite?, le amicizie, i comportamenti mediatici ed i fatti della vita privata che ne hanno caratterizzato il percorso fino al plateale abbandono della magistratura, nel dicembre ?94 (verso un futuro approdo che sarà alla politica, prima con la nomina a ministro dei Lavori Pubblici nel governo Prodi del 1996, poi con l?elezione scontata a senatore offerta dal Pds nel ?97 in un collegio sicuro del Mugello)

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    Di Pietro secondo il Tribunale di Brescia
    • Sulla volontà di Di Pietro di “sfasciare” Berlusconi
    <<Orbene, ritiene il Collegio che non possa dubitarsi che Di Pietro fu uno dei principali sostenitori dell'idoneità degli elementi d'accusa raccolti nei confronti di Silvio Berlusconi, e non solo per iscriverlo nel registro degli indagati, ma anche per ottenerne il rinvio a giudizio e la futura condanna. La questione era stata oggetto di alcune riunioni e di un attento vaglio da parte di tutti i componenti del 'pool', ivi compresi il Procuratore Borrelli ed il Procuratore aggiunto D'Ambrosio; la decisione da assumere, iscrivere o meno il Presidente del Consiglio in carica nel registro degli indagati, era delicata per ovvi motivi e, soprattutto, era ben presente a tutti il rischio di una 'fuga di notizie', con le consequenziali accuse di strumentalizzazioni rivolte al 'pool'... Più precisamente nelle riunioni di maggior rilievo, svoltesi il 14 ed il 18 novembre e precedute dalla distribuzione da parte di Di Pietro di un faldone contenente tutti gli atti riguardanti Berlusconi, si trattò sia la questione se vi fossero elementi per l'iscrizione... sia le modalità procedurali da seguire. In proposito Di Pietro, motore dell'azione perché meglio di tutti gli altri conosceva gli atti d'indagine, unitamente a Davigo, sosteneva che occorresse procedere, contestualmente all'iscrizione nel registro degli indagati, all'invio di un invito a comparire... Altri, come il Procuratore aggiunto D'Ambrosio ed il dott. Greco, erano più prudenti e ritenevano opportuno attendere... Alla fine Di Pietro riuscì a convincere tutti i componenti del 'pool'... perorando con vivacità la propria tesi e comprovando, in una sorta di interrogatorio 'simulato', la fondatezza dell'accusa. Si decise anche che all'interrogatorio di Berlusconi avrebbero proceduto Borrelli, Di Pietro, Davigo e Colombo... In ogni caso era scontato, hanno concordemente riferito i testi, che il rappresentante dell'accusa in un eventuale dibattimento sarebbe stato Di Pietro>> .
    • Sulla condotta di Di Pietro come magistrato
    <<È indubbio che tutti i fatti raccontati da Gorrini si erano realmente verificati (la prestazione di attività lavorativa di Cristiano Di Pietro in favore della MAA, l’assegnazione di alcune cause a Susanna Mazzoleni da parte della MAA, l’erogazione di un prestito a Di Pietro da parte di Gorrini, la cessione a Di Pietro, sempre da parte di Gorrini, di un’autovettura recuperata dalla MAA e trasformata da Di Pietro stesso in prestito, l’intervento di Di Pietro per ottenere che D’Adamo e Gorrini erogassero prestiti a Rea onde favorire l’estinzione di debiti consistenti)>>.
    <<Ne viene fuori un quadro negativo dell’immagine di Di Pietro a causa delle ripetute richieste, in un arco temporale protrattosi dal 1989 al 1992, di un’auto, di un prestito di cento milioni, dell’assegnazione di un certo numero di cause alla convivente avvocato Susanna Mazzoleni, di un intervento per
    centinaia di milioni in favore di Rea, di un lavoro se pure temporaneo per il figlio Cristiano>>.

    <<Le insistenze di Di Pietro onde ottenere l’aiuto finanziario necessario per la sistemazione dei debiti di Rea, l’improvvisa restituzione dei cento milioni alla fine di settembre del 1994>>.
    <<Attratto fin dal maggio del 1994 da investiture politiche>>.
    <<Ma Di Pietro era interessato, in alternativa, anche all’assunzione di autorevoli e prestigiosi incarichi istituzionali, ed infatti di una tale possibilità ne parla con Previti nel corso del precitato incontro>>.
    <<La ferma presa di posizione di Di Pietro sul provvedimento varato dal Ministro Biondi in materia di custodia cautelare, e le proposte avanzate al convegno di Cernobbio sui modi per definire Tangentopoli, evidenziano chiaramente questo sempre più marcato orientamento di Di Pietro ad assumere iniziative e posizioni più confacenti ad un esponente politico che ad un magistrato>>.

    http://www.giovaneitalia.it/WebGiova...%20Brescia.pdf

  6. #6
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    Il Giornale - Di Pietro moralista:<br /> Idv zeppo di inquisiti - n. 49 del 27-02-2008Di Pietro moralista:
    Idv zeppo di inquisiti
    di Gian Marco Chiocci

    Ecco la lista degli esponenti dell’Idv coinvolti in guai giudiziari: tra i reati la corruzione e l’associazione mafiosa. Nel Pd via al gioco delle coppie: mogli, mariti e figli in lista
    Luca Rocca - Non sono pochi i seguaci di Antonio Di Pietro su cui pendono inchieste, richieste di condanne, sentenze avverse e tante, troppe, ombre. Lo stesso «Tonino nazionale» è indagato dalla Procura di Roma - con la tesoriera del partito, l’onorevole Silvana Mura - per truffa aggravata, appropriazione indebita e falso in un procedimento che cerca di fare luce sulla gestione delle risorse finanziare dell’Italia dei Valori. L’ex Pm è «sotto processo» anche all’ordine degli avvocati di Bergamo perché quando lasciò la magistratura per fare il legale, prima difese il suo miglior amico accusato della morte della moglie a Montenero di Bisaccia, eppoi si costituì parte civile nello stesso procedimento. Tradendo due volte: l’amico e il cliente.
    BROGLI ELETTORALI
    Tra gli uomini più vicini a Di Pietro nei guai c’è Paride Martella, esponente dell’Idv e consulente personale al ministero: arrestato nell’inchiesta sulla società «Acqualatina» che gestisce il servizio idrico nella provincia pontina. Al secondo nome si arriva tramite un vecchio compagno di strada dell’ex Pm, fuoriuscito polemicamente, Elio Veltri. A Radio Radicale Veltri ha raccontato un episodio definito «sconcertante»: «Quando Di Pietro venne ad Amantea fece uno o due comizi con il sindaco che allora era inquisito per concussione e che, mi pare, fu pure arrestato. E ora che è consigliere regionale è indagato per associazione mafiosa». Il sindaco è Franco La Rupa. Va detto che non è mai finito dentro, ma nel 2005 è stato indagato dalla Procura di Paola per presunti brogli elettorali e illeciti nell’utilizzo di fondi della legge 488, mentre l’estate scorsa lo ritroviamo coinvolto nell’operazione «Omnia», indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Il Pm s’è battuto per l’arresto, il gip si è opposto. Tre mesi fa hanno nuovamente contestato l’associazione mafiosa a La Rupa nell’inchiesta «Nepetia» per collusioni con la ’ndrangheta perché ai tempi in cui da sindaco di Amantea saliva sul palco con Di Pietro, La Rupa avrebbe favorito la cosca Gentile. In Liguria due consiglieri su tre hanno avuto problemi giudiziari e quando s’è trattato di svolgere il congresso provinciale, le fazioni in lotta se le sono date di santa ragione. Gustavo Garifo, capogruppo provinciale dell’Idv di Genova, lo hanno ammanettato a ottobre per aver lucrato sugli incassi delle multe. Andrea Proto, consigliere comunale, reo confesso, ha incassato una condanna a un anno e nove mesi per aver raccolto la firma di un morto. Quanto a Giuliana Carlino, consigliere comunale Idv, indagata per averne falsificato migliaia di firme, Di Pietro si è scagliato contro l’ipocrisia della legge e nonostante fosse «iscritta» l’ha candidata alle comunali. Dopo il voto venne prosciolta.
    CORRUZIONE AGGRAVATA
    Per corruzione aggravata è entrato in carcere il segretario Idv di Santa Maria Capua Vetere, Gaetano Vatiero, che secondo i magistrati favoriva alcune Spa in cambio di quote societarie. E che dire di Mario Buscaino, già sindaco di Trapani, nel luglio del 1998 accusato di concorso in associazione mafiosa per voto di scambio. Il filone è quello dello smaltimento dei rifiuti che secondo gli inquirenti era totalmente controllato dai boss Virga e Santapaola. Tre anni dopo beccò 10 mesi di reclusione per infrazioni di carattere amministrativo sul funzionamento di due discariche. Sette anni dopo, fuori dall’Idv, Buscaino corse con la Margherita ma inciampò in un’altra storia di mafia a appalti.
    PERCENTUALI SULLE PAGHE
    Così Fabio Giambrone, coordinatore siciliano del partito dell’Idv, pretese il ritiro della candidatura dell’ex collega di partito: ma di fronte alla conferma della fiducia a Buscaino da parte dell’Ulivo, l’Idv non protestò più di tanto. Tra i dipietristi c’è anche chi è accusato di aver preteso dai propri collaboratori una percentuale delle loro retribuzioni. È il caso di Maurizio Feraudo, consigliere regionale calabrese, indagato per concussione (per anni avrebbe preteso la corresponsione di un tot sullo stipendio da un suo autista) e truffa, causa domande di rimborso su missioni mai compiute. Feraudo è stato contestato perché, come componente della commissione regionale antimafia, ha espresso solidarietà a Pietro Giamborino, inquisito nell’operazione antimafia «Rima». A Foggia, invece, l'ex assessore ai Lavori pubblici e coordinatore provinciale del partito, Orazio Schiavone, è stato condannato a un mese e dieci giorni per esercizio abusivo della professione. Un altro ex assessore dell’Idv, questa volta a Pescara, e rimasto coinvolto nell’inchiesta «Green Connection» sulla gestione del verde pubblico: è Rudy D'Amico, accusato di associazione a delinquere, abuso d'ufficio, tentata turbativa d’asta e tentata corruzione. E ancora. Vincenzo Iannuzzi, ex sindaco di Lungro (Cosenza), condannato nel 1992 per «falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale» e riabilitato dal tribunale di sorveglianza di Catanzaro qualche anno dopo: Di Pietro l’ha premiato candidandolo al Senato.
    MAFIA E ’NDRANGHETA
    Stando ai boatos, prossimo transfuga dall’Udeur all’Idv è Ennio Giuseppe Morrone, che sul sito dell’Italia dei Valori veniva trattato così: «Dal 3-9-03 è indagato dalla Dda di Catanzaro nell’inchiesta sulla penetrazione della 'ndrangheta nei lavori della Salerno-Reggio Calabria (...)». Tra i candidati a palazzo Madama, Di Pietro ha puntato su Giuseppe Soriero a cui il foglio calabrese «Il Dibattito» ha dedicato spazio per l’imbarazzata testimonianza al processo di Palmi sulle infiltrazioni mafiose al porto di Gioia Tauro. L’importante esponente Idv si sarebbe rifiutato di fare il nome del mafioso suggeritogli da un imprenditore per evitare ritorsioni.
    DOUBLE FACE SULLA P2
    L’avvocato europarlamentare Udeur, dato in transito per l’Idv, Armando Veneto, ha smentito seccamente il passaggio in curiosa coincidenza con le reminiscenze dell’ex coordinatore Idv di Catanzaro, Franco Romano, che a Radio Radicale ha ricordato la sua orazione funebre alle esequie del boss Piromalli, orazione ripresa da Marco Pannella per attaccare Di Pietro. E se l’Idv, ufficialmente afferma di «ripudiare la P2 e similari associazioni che tendono a sostituire il potere legale con un potere senza consenso democratico», proprio nell’Idv si materializza un ex piduista. È Pino Aleffi, tessera 762 della loggia di Licio Gelli, candidato in Sardegna. C’è poi Giuseppe Astore, deputato e coordinatore regionale in Molise, coinvolto nel 1989 nell’inchiesta sull’Erim (Ente risorse idriche molisane) poi uscito dal processo.
    COME LADY MASTELLA
    Per l’ex tesoriere dell’Udeur passato con l’Idv, Tancredi Cimmino, nel 1998 fu chiesto prima il suo arresto e poi il rinvio a giudizio per associazione camorristica, falso e peculato per appoggi elettorali del boss Carmine Alfieri. L’arresto fu negato, poi prosciolto. Aldo Michele Radice, portavoce Idv in Basilicata, consigliere del ministro Di Pietro, è invece alla sbarra dal 2006. Il Pm ha chiesto 9 mesi per una storia simile a quella di lady Mastella: la raccomandazione di un manager sanitario. Poco prima della presentazione delle liste 2006, Di Pietro fu costretto a rinunciare alla candidatura di Alberto Soldini, contestato presidente della Sambenedettese calcio: gli ultrà gli tirarono addosso pietre e sputi. La black list continua con Sergio Scicchitano, avvocato personale dell’ex Pm, e dal 20 luglio 2006 membro del Cda dell’Anas con Di Pietro ministro delle Infrastrutture. Candidato nel 2001 al Senato e capolista, nel 2005, alle regionali del Lazio, Scicchitano è il liquidatore giudiziale della Federconsorzi, il cui crac coinvolse 15mila risparmiatori. Sul sito di Tonino i fan accusano Scicchitano di non aver eseguito, in almeno due casi, sentenze passate in giudicato che risarcivano in parte i piccoli risparmiatori. A dirla tutta, nel 2002, Scicchitano viene anche nominato dal comune di Roma delegato per la tutela dei consumatori. Carlo Rienzi, presidente del Codacons, non la prende bene: «La nomina di Scicchitano è illegale, rappresenta il pagamento di un debito politico da parte di Veltroni all’Idv per il suo appoggio politico». Voto di scambio, per dirla coi Pm di Napoli.





    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=244153&PRINT=S

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Gattone Visualizza Messaggio
    Mi hanno sbancato ...
    ... il cervello! Ma che te fumi, " puffone "?

    P. S. Tutta VERITA' PURISSIMA, tratta dal Nuovo Vangelo, " il giornalaccio "!

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da vend. solitario Visualizza Messaggio
    ... il cervello! Ma che te fumi, " puffone "?


    Oltre l'offesa non si va.

  9. #9
    razzista verso gli imbecilli
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    Di Pietro è sempre stato un eroe della Destra.

    Emilio Fede lo idolatrava al TG4

    Berlusconi lo voleva Ministro dell'Interno

    Fini avrebbe fatto carte false pur di averlo nel MSI

    Tutte ste storie erano note già allora ma ai soggetti di cui sopra non importava niente. Oggi invece....



    Se al Mugello non fosse arrivato Ferrara a rompere gli zebedei avrebbe vinto Curzi e non Di Pietro.

  10. #10
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    Io ho provato a cercare la sentenza in questione (quella di Maddalo, la n. 364/96 - 1519/95), ma non si trova su Internet; i risultati di ricerca sono tappezzati degli articoli di Facci, in compenso. Io preferirei documentarmi direttamente sui fatti perché mi è già capitato di vedere una vera e propria falsificazione da parte del Giornale operata tramite "omissioni strategiche", nella campagna elettorale 2006, su altro argomento. Per lo stesso criterio, preferirei l'intervista diretta alla Di Martino. Poi mi piacerebbe anche scoprire chi poteva decidere sui domiciliari a Prada e Radaelli e se essi fossero stati negati ad altri in posizioni simili, nonché la storia processuale di Gorrini.
    There is no calamity greater than lavish desires.
    There is no greater guilt than discontentment.
    And there is no disaster greater than greed.

    Lao-Tzu

 

 
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