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Discussione: Marche Finanza

  1. #1
    gentiluomo di campagna
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    Predefinito Marche Finanza

    Apro un trhead, per discutere di aziende marchigiane.

    Iniziamo com Clabo Group, una azienda jesina con posizione leader nel settore dei banchi refrigerati.
    http://www.corriereadriatico.it/arti...92FF1D09FD644E
    La Clabo Group in Borsa


    JESI - La Clabo Group di Jesi conferma l’intenzione di approdare in Borsa entro il primo semestre del 2009. Lo ha annunciato Pierluigi Bocchini, amministratore delegato del gruppo, che produce banchi refrigerati per bar, pasticcerie e gelaterie. La Clabo Group ha chiuso il primo semestre del 2008 con ricavi per oltre 28 milioni di euro, in linea con il primo semestre 2007, e ordinativi in crescita del 3,9%. Bocchini conta di mantenere il trend “grazie all’export, che rappresenta la metà del nostro fatturato. Per il 2008 - ha detto - contiamo in una crescita dei ricavi dell’8%, nonostante le difficoltà dei mercati dell’area dollaro, che si sommano a quelle ben note del mercato interno”. Secondo l’ad, “la finestra temporale individuata in accordo con gli advisor può consentirci di affrontare il collocamento a piazza Affari in un periodo di maggiore stabilità rispetto a quello attuale”. “Il nostro - ha aggiunto - è un collocamento finalizzato esclusivamente a immettere risorse finanziarie in azienda, per crescere. Anche di recente il mercato ha dimostrato di gradire questo tipo di operazioni, a prescindere dalle condizioni generali di incertezza”. In questi giorni il gruppo ha siglato un accordo con la catena di pasticcerie Saadeddin, di Riyadh (oltre 300 i punti vendita in Arabia Saudita), per la fornitura di un primo lotto di banchi refrigerati destinati a 30 punti vendita.


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  2. #2
    gentiluomo di campagna
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    http://www.corriereadriatico.it/arti...19B59265C9D885

    Banca Marche, scoppia l’ira di Jesi


    ANCONA - “Banca popolare dell’Emilia Romagna e le fondazioni azioniste di Banca delle Marche hanno deciso, preso atto delle mutate condizioni di mercato, di sospendere l'esame di fattibilità del progetto di partnership tra Bper e Banca delle Marche”. Lo ha annunciato Bper in una nota confermando l’anticipazione del Corriere Adriatico. “Nel confermare la valenza industriale dell’operazione, spiega l'istituto, e tenuto conto dell’affinità delle visioni strategiche, le parti hanno concordato di rimandare la possibile verifica dei presupposti dell’alleanza a una successiva fase in cui la situazione di mercato si sia stabilizzata. Nel frattempo, si spiega infine, verranno verificate eventuali opportunità di collaborazione su specifiche aree di attività. Le fondazioni azioniste di Banca delle Marche sono la Fondazione Cassa di risparmio di Jesi, la Fondazione Cassa di risparmio di Macerata e la Fondazione Cassa di risparmio di Pesaro.

    L’on. Gianfranco Sabbatini presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro: “Il fatto si commenta da sé. Le ragioni della sospensione sono dovute a un fatto contingente. Era una decisione dovuta a una situazione che nel momento rende difficile o impedisce di dare corso alla trattativa. Se le condizioni del mercato lo consentiranno la trattativa riprenderà, per il momento l’abbiamo interrotta. La banca andrà avanti, farà i suoi progetti. Ci fa piacere che Bper sia disponibile a discutere anche in futuro”.

    Federico Tardioli è il presidente della Fondazione di Jesi: ieri era impegnato con il consiglio di amministrazione della Fondazione e non ha rilasciato dichiarazioni.

    Franco Gazzani: “Questo stop alla trattativa non crea problema a una banca solida che ha presentato bilanci importanti, che è ben diretta, che ha un bacino importante, che è legata al territorio e che è pronta a sostenere aperture che le consentano di crescere nel mercato nazionale e non senza perdere la connotazione territoriale. E’ una banca che non teme di affrontare le difficoltà esistenti sul mercato ed i clienti ed i soci di Banca Marche sanno di avere una banca tutta per loro, una risorsa per il territorio”.

    Ufficialmente non trapelano tensioni interne alle Fondazioni e le dichiarazioni dei vertici di Pesaro e di Macerata invitano anzi alla collaborazione. Di sicuro c’è però che Jesi non sembra aver affatto gradito uno scenario diverso da quello della vendita ed ha inviato una lettera di accuse e di contestazioni rispetto all’azione condotta da Pesaro e da Macerata che ha appunto portato allo stop alle trattative. Secondo Jesi la mancata vendita avrebbe penalizzato il valore di Banca Marche. Accuse pesanti ma qualcuno, non a Jesi, fa osservare che a scendere in questi mesi di turbolenze sono state anche le azioni di altri istituti verso cui qualcuna delle parti in causa voleva indirizzarsi. Ora si tratta di guardare avanti in una sana logica di impresa, di quelle imprese collegate al lavoro e non solo ai movimenti finanziari.

  3. #3
    gentiluomo di campagna
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    Ancora sulla mancata vendita di Banca Marche.

    http://www.antelitteram.info/

    abbiamo scherzato

    by Amicus Plato

    Francesco Merloni critica la gestione da parte delle fondazioni ex Casse di risparmio della questione Banca Marche, di cui sono azioniste di controllo (vedi il Corriere della sera di oggi): non c’è stata una linea coerente tra le fondazioni e, di conseguenza, si sono perse delle occasioni.
    Difficile dargli torto: un anno di discussioni, interviste, consulenze di advisor, pronunciamenti di consigli regionale e comunali e di categorie, per poi arrivare ad un nulla di fatto: le tre offerte di Banca Intesa, Banca popolare dell’Emilia Romagna e Credite Agricòle sono state respinte. Perfino il vescovo di Macerata intervenne nella discussione.
    Era chiaro fin dall’inizio che tutti i possibili acquirenti miravano al controllo della banca marchgiana, o perlomeno a rimuovere la maggioranza assoluta delle tre fondazioni; per cui, non si capisce a che cosa sia servito tutto questo dibattito se le fondazioni non volevano cederlo e se, come si dice ora, la banca può benissimo andare avanti da sola.
    Un dibattito, inoltre, condotto in modo assai poco trasparente, a dimostrazione del fatto che le fondazioni, che si presentano come rappresentanti del territorio, in realtà agiscono in modo opaco e autoreferenziale.
    E’ però soprendente che a dirlo sia Merloni, che si è sempre presentato come il campione dell’autonomia della banca. Chi ha perso delle occasioni, l’economia delle Marche o gli azionisti privati che speravano in una consistente plusvalenza derivante dalla cessione del controllo della banca?

  4. #4
    gentiluomo di campagna
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    http://www.corriereadriatico.it/arti...062FCDE47AD0B3
    Iniezione di fiducia ai distretti


    ANCONA - Ricerca industriale, trasferimento tecnologico, scambio di conoscenze tra mondo distrettuale e della ricerca. E ancora, promozione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, miglioramento ambientale, risparmio energetico, energia pulita, sviluppo di servizi logistici, radicamento nei mercati esteri. Questi gli obiettivi perseguiti con gli oltre quattro milioni di euro messi a disposizione dei sistemi produttivi locali dalla Giunta regionale, in cofinanziamento con il Governo centrale. Circa un milione e 850mila euro di questi sono dedicati a progetti di consolidamento del distretto del mare, mentre le risorse restanti andranno a sostenere progetti di sviluppo delle cinque aree a valenza distrettuale del mobile, meccanica, calzature, plurisettoriale (gomma, plastica, elettronica e elettromeccanica) e agroindustriale. Nello specifico, a ciascuna delle cinque aree saranno destinati 440mila euro, per un totale di 2 milioni e duecentomila euro - specializzazione produttiva calzaturiera Fermano-Maceratese, del mobile di Pesaro, plurisettoriale di Recanati-Osimo-Castelfidardo, meccanica di Fabriano – Jesi, agroindustriale di San Benedetto del Tronto. “Ci concentriamo - ha commentato l’assessore Gianni Giaccaglia - sulla fascia alta dei fattori di competitività aziendale, puntando con decisione su progettazione congiunta, aggregazioni tra imprese e innalzamento qualitativo delle filiere”.


  5. #5
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    Questo è il colmo. Molti rispparmiatori marchigiani hanno acquistato azioni di Banca Marche a 2,50 euro, con la speranza che la Banca fosse venduta a buon prezzo ed ora si ritrovano con un titolo che vale 1,60 euro. Tutti questi risparmiatori rimettono una barca di quattrini ed ecco che arriva un sindacalista, che chiede "i fatti". Si è svegliato pane e volpe! Ma vai a lavorare che è meglio!


    http://www.corriereadriatico.it/arti...26B1F58E172270
    banca marche, adesso i fatti


    Finalmente chi non aveva mai rivelato espressamente come sperava si chiudesse la vicenda Banca Marche, l’ha dimostrato nei fatti, con la mancanza di coraggio nelle decisioni. Dopo aver manifestato la preferenza per scelte che andavano nella direzione di un’alleanza strategica, in realtà qualcuno ha sotterraneamente continuato sempre a remare contro.

    E in compenso, pur dicendosi attenti al territorio, il tentativo di spendere il denaro della comunità in vane operazioni di advisors è riuscito perfettamente, pur non avendo le Fondazioni proprietarie una strategia comune, chiara, nemmeno fra loro.

    E allora a che pro è andato in scena il “balletto” delle varie ed onerose, consulenze anche ad illustri personaggi? E’ con amarezza che ci troviamo oggi a commentare l’epilogo di una vicenda che abbiamo seguito sin da quando si tentò la prima operazione con Carifirenze, passata poi per l’interesse presto superato di Banca Intesa e culminata con l’attenzione di Bper, l’ultima realtà in ordine di tempo che poteva realmente rappresentare un’opportunità di crescita.

    Tramontata anche questa ipotesi, in un quadro di economia globale da qualche tempo turbato da grandi difficoltà ed incertezze, Banca Marche non ha alternative allo stand alone, mai ammesso da taluno esplicitamente, ma con i comportamenti di fatto sostenuto, proprio con quel “mancato coraggio” delle decisioni che il ruolo di importante componente della proprietà imponeva!

    Ora dobbiamo guardare al futuro. Ciò che deve essere garantito, è un Piano Industriale che non sia solo di mantenimento, ma anche di prospettiva e di crescita, senza alcun ridimensionamento del ruolo, del Personale, delle strutture, del sostegno all’economia locale.

    Un Piano Industriale che non scimmiotti quelli oggi di moda - tutti caratterizzati da riduzione di personale, vendita di asset ritenuti non strategici e altri ridimensionamenti - ma che preveda il rispetto di quei principi che abbiamo sempre chiesto: il mantenimento dei livelli occupazionali e la stabilizzazione nel tempo dei contratti di lavoro precari (apprendistato professionalizzante e Ctd); salvaguardia delle professionalità e del management aziendale, mantenendo l’autonomia gestionale e decisionale in materia di personale e di erogazione del credito; conservazione sul territorio delle strutture organizzative; mantenimento della contrattualistica aziendale e dei livelli salariali.

    Ecco il ruolo che Banca Marche deve continuare a svolgere e che le Fondazioni proprietarie oggi hanno la responsabilità di continuare ad assicurare. Il tempo dei proclami è chiuso definitivamente, da oggi debbono parlare solo i fatti.

    GRAZIANO FIORETTI*,*SEGRETARIO REGIONALE UIL,

  6. #6
    gentiluomo di campagna
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    Mi chiedo perchè il siciliano è venuto ad investire da noi.

    http://www.corriereadriatico.it/arti...D66A65C7F68245

    La Fonte a un siciliano, i giochi si fanno a ottobre


    ANCONA - Cinquant’anni, statura media, brizzolato, buona presenza, origine siciliana. Il nuovo proprietario della Fonte si è presentato ai dipendenti: un anno fa, di questi tempi. Aveva soggiornato a Portonovo nelle stanze del complesso quattro stelle che nasce sotto l’area del contadino esternando a tutti il suo desiderio di acquistare l’albergo. Si era fermato diverse settimane, il compratore, aveva invitato diverse persone a Portonovo: amici, parenti per una trattativa che sembrava in discesa. Invece alle prime scadenze operative di luglio e agosto non c’erano state le adeguate conferme. Dunque, finì tutto a monte. Fine della prima puntata.

    Sabato scorso Aldo Roscioni e il commercialista pesarese Piergiorgio Morganti hanno ufficializzato l’annuncio della cessione, non la cessione. Conoscendo Roscioni e la sua ormai proverbiale discrezione su clienti e affari, è un’anomalia. E’ evidente, che dietro all’annuncio debba esserci l’intenzione del compratore di mettere in piazza la notizia. Questo a due mesi dall’inizio reale dei giochi - dalla firma in giù - visto che la caparra per la cessione della quota di Roscioni (non è infatti proprietario del 100% dell’albergo) è attesa per ottobre. Il nuovo proprietario dunque gioca d’anticipo e per questo ha mandato avanti Roscioni e il commercialista dal quale è rappresentato che già da ieri si è di nuovo chiuso ai riccio.

    Confermando solo quello che dice da diversi mesi: cioè che ha intenzione di vendere per esigenze famigliari. Il resto è nel comunicato diramato nel quale ci sono alcune delle condizioni lasciate al compratore che rispecchiano in maniera fedele l’animo di Roscioni: il mantenimento dell’organico occupazionale, l’allargamento di certe strutture dedicate alla ricreazione degli ospiti, l’allestimento e l’allargamento delle iniziative già in corso legate alla cultura, alla musica, soprattutto alla beneficenza. Un progetto decisamente interessante se tutto filerà liscio. Ai dipendenti non resta che rimanere in attesa di ottobre per vedere come andrà a finire. Tra gli operatori della Baia ieri si è parlato molto dell’annuncio di questa acquisizione. C’è affetto intorno alla figura di Roscioni e soprattutto rappresenta storicamente una novità imprenditoriale: nella Baia quasi tutte le attività sono in mano ad imprenditori anconetani, buona parte dei quali sono figure delle famiglie del Poggio che nel dopoguerra hanno allargato la strada che portava al piccolo paradiso sotto il Conero. In questo senso, l’arrivo di un imprenditore da fuori regione rappresenterebbe una piccola rivoluzione.

  7. #7
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    Ancora una azienda eccellente, che crea lavoro e svi-luppo ed ha ancora voglia di crescere, il tutto con una grande attenzione al sociale. Una azienda marchigiana, fondata e guidata da marchigiani.

    http://www.corriereadriatico.it/arti...EB52DFE9C8E867

    Fileni: “Pronti ad acquistare l’Arena”


    JESI - “Una grande famiglia” che già conta, a tutt’oggi, oltre mille dipendenti. Senza considerare l’indotto. Ma è “una grande famiglia” destinata a crescere ulteriormente, con l’acquisizione dello stabilimento di Castelplanio della Arena. La conferma di quanto si vociferava da giorni (puntualmente riportato dal nostro giornale) è arrivata ufficialmente ieri mattina, nel corso della presentazione del secondo bilancio sociale della Fileni.

    “E’ vero, stiamo trattando”, taglia corto Giovanni Fileni, fondatore e presidente della omonima azienda. In ballo ci sono ulteriori 600 posti di lavoro, (quelli dell’Arena di Castelplanio). In ballo c’è la volontà di un’azienda, la Fileni, di ampliare ulteriormente la propria attività e il proprio mercato, facendo rimanere la produzione in Vallesina. Ma in ballo c’è anche il gruppo Amadori, altro leader nel mercato nazionale, deciso a non farsi sfuggire l’occasione dell’eventuale vendita dello “strategico” stabilimento castelplanese della Arena, recentemente tornato in attività dopo il disastroso incendio.

    “Non è facile mettere insieme due aziende della nostra portata”, confessa con la consueta tranquillità Giovanni Fileni. “Anche se”, aggiunge l’uomo che ha costruito un mezzo impero partendo dal nulla, “l’Arena di Castelplanio è una struttura abbastanza simile alla nostra”.

    Altri particolari o indiscrezioni sulla trattativa in corso? Impossibile carpirli in casa Fileni. Anche perchè, dall’altra parte dell’Esino, tra l’azienda, i sindacati e i dipendenti dell’Arena, sono in corso vertici e controvertici per affrontare l’immediato futuro. La Fileni dà certezze, ma resta sul tappeto l’aspetto occupazionale. “Il problema non è solamente economico”, accenna infatti il patron Giovanni. Il quale fa capire, in pratica, che la trattativa in corso è ad ampio spettro. Il gioco al rialzo sul prezzo (con Amadori) ha sicuramente il suo peso, ma sarebbe ingiusto sintetizzare il tira e molla solamente su una questione di soldi. E già, perchè “pensare al locale e agire sul locale sono le linee guida di Fileni”, ribadite ieri mattina - come dicevamo - nell’ambito della presentazione del suo bilancio sociale.

    “Dopo la prima esperienza dell’anno passato, in cui abbiamo invitato l’esterno ad affacciarsi in azienda”, spiega Roberta Fileni, direttore marketing, “quest’anno abbiamo voluto invitarvi ad entrare, soffermarvi a parlare con le persone che qui lavorano ogni giorno, per capire quali sono i valori che le guidano come gruppo e come singoli”.

    Il bilancio sociale 2007 mette in primo piano proprio i lavoratori, attraverso vari aspetti della vita di azienda. Tra questi le opportunità di lavoro e di stage offerte, con 232 assunzioni nel 2007, tirocinanti e stagisti provenienti dalle università e scuole medie superiori ospitati, la formazione interna per accrescere le proprie conoscenze, che ha coperto 113 corsi per 1213 ore totali seguite da 403 persone. E ancora, il progetto europeo Equal, per contrastare il fenomeno della discriminazione e della disuguaglianza nel mercato del lavoro, a cui Fileni ha aderito nella sua fase sperimentale, conclusa nel corso del 2007, assumendo 40 disabili nel corso di tutto il periodo di attuazione del progetto. In questo bilancio sociale parla l’azienda e parlano le persone, attraverso cinque voci che espongono la loro esperienze di vita in Fileni. “Persone che in azienda sono cresciute personalmente e professionalmente e che dimostrano come l’impegno e il valore degli individui sia sempre riconosciuto e ripagato”.

    Il bilancio sociale fa il punto anche sulle attività che hanno visto Fileni impegnata a vario titolo sul territorio e per la comunità locale e non dimentica di ricordare i risultati economici, che mostrano un’azienda in crescita. Il fatturato 2007 è stato di 181 milioni di euro, in crescita del 36% rispetto al 2006 e di due punti percentuali superiore alla crescita di fatturato registrata dal mercato avicolo nazionale.

    “Una realtà che crea valore e lo ridistribuisce, in un positivo interscambio tra l’azienda e la comunità”, sottolinea Giovanni Fileni, “risultati fortemente voluti che costituiscono la prima motivazione del sentirci azienda”. E l’Arena di Castelplanio? “C’interessa, ma non è poi così fondamentale per lo sviluppo che comunque abbiamo programmato per la nostra azienda”.

    MARIO CAROTTI ,

  8. #8
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    Di questi capitali qua, ne facciamo a meno. Fuori dai coglioni!
    http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore...rra_case.shtml

    Soldi della camorra: case
    e terreni sequestrati dalla mobile

    Quattro appartamenti, tre terreni e un agriturismo in costruzione sequestrati tra Sirolo e Numana


    Riviera del Conero, 25 luglio 2008 - I soldi della camorra riciclati anche nella nostra zona per acquistare case, terreni e anche per costruire. Ne è convinta la Dda di Napoli che, su autorizzazione del gip del tribunale campano e attraverso la squadra mobile della Questura di Ancona, ha fatto sequestrare ieri, tra Sirolo e Numana, quattro appartamenti, tre terreni e una struttura in costruzione probabilmente destinata a diventare un agriturismo. Il sequestro preventivo è stato eseguito ieri dagli agenti della mobile coordinati dal dirigente Luigi Di Clemente.

    Stando alle indagini i beni farebbero capo a una società immobiliare con sede a Sirolo e con a capo D. P., 41 anni di Qualiano (Napoli) e ana donna, A. R. C., 40 anni di Giugliano riconducibile al clan camorristico Mallardo. L’operazione fa parte di un’indagine assai vasta e che ha portato, in più regioni, a un maxi sequestro di beni da 500 milioni di euro — la stima è della stessa Procura — eseguito dalla divisione anticrimine e dalla squadra mobile di Napoli e di altre città tra cui appunto Ancona su richiesta della Dda.

    I beni sequestrati in totale sono 90 terreni e 151 tra ville, appartamenti e garage sparsi in 12 Comuni, non solo dell' entroterra a Nord di Napoli e del Casertano, ma anche a Roma, Marciano della Chiana (Arezzo), Recanati (Macerata), Sirolo e Numana ed altri centri di Toscana e Marche, quote di 20 società, in prevalenza immobiliari, sei auto ed un' imbarcazione. Il dettaglio sarà noto al termine dell' inventario in corso alla Divisione Anticrimine della Questura di Napoli. Tutto è partito il 20 maggio scorso un blitz al Comune di Giugliano portò in carcere 23 vigili urbani, la metà del Corpo di polizia municipale, e 16 tra funzionari, tecnici ed imprenditori il procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore parlò di "punta dell' iceberg di un sistema di corruzione generalizzato".

  9. #9
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    http://www.corriereadriatico.it/arti...82504062A031DE


    Carifano, la cessione può attendere
    Ancora in corso le trattative tra il gruppo Intesa-San Paolo e il Credito Valtellinese

    FANO - “E’ una cessione che si farà, ma non c’è fretta. Non si vendono mica merendine”. Gennaro Pieralisi, che di Carifano condivide con altri imprenditori il 60% delle azioni, sull’affare col Credito Valtellinese frena. Elenca passaggi, gira intorno alle priorità. “Si devono predisporre le necessarie delibere; sono in corso le operazioni per fare in modo che l’istituto di credito continui a servire a dovere il territorio”. Sembra una versione corretta di Banca Marche: si cede, sì, però..... “Macché, questa è un’altra storia: Bdm è autonoma e può aspirare a restare tale: lì il problema sta nella difficoltà di ricapitalizzazione e nel decidere se si possono sostenere i costi necessari continuando a stare da soli”. L’altra storia: “Per la Carifano - continua Pieralisi - c’è l’indicazione di Banca d’Italia di far parte di un gruppo nazionale. Vogliono gente esperta, garanzie: i momenti non sono certo semplici”. Il seguito della vicenda lo scrive Banca Intesa che si deve sbarazzare del 30% delle azioni fanesi: dopo il matrimonio con San Paolo, che ha portato in dote le quote della Popolare dell’Adriatico, sul fronte marchigiano si rischia l’effetto-sovrapposizione. Di filiali e sportelli. Allora via e largo al Creval. Massimo Virgili, anche lui del gruppo degli industriali, rimodula i tempi: “La prossima settima si saprà qualcosa”. Pieralisi ci mette un po’ d’amarezza: “Mi rattrista molto il fatto che nelle Marche sono state messe in piedi due banche e che una volta raggiunta una dimensione di rilievo si decellera sul fronte dell’autonomia. Sembra quasi che non si abbia fiducia nelle nostre forze”. Va col confronto, perdente: “Accade il contrario rispetto a quanto avviene nell’industria: le nostre aziende quando crescono non abbandonano il terreno”. A parte qualche delocalizzazione eccellente. Al presidente Mario Pesaresi preferisce rammentare gli obiettivi: “Comunque sia mai perdere di vista territorio, azionisti e risparmiatori”.

    I termini - Ieri è scaduto il termine dell’impegno assunto da Banca Intesa nel mantenere inalterato l’assetto proprietario della Cassa di Risparmio di Fano, ma il presidente Mario Pesaresi ci ha confermato che nessuna deliberazione è stata presa. Questo non significa che le trattative in corso tra il gruppo Intesa-San Paolo e il Credito Valtellinese per la cessione dell’istituto di credito fanese siano interrotte; anzi, nonostante lo stretto riserbo che viene mantenuto sugli incontri, si ha la sensazione che l’operazione sia prossima ad essere condotta in porto. E’ dall’inizio di luglio, infatti, che si sa che il “Creval” intende festeggiare i suoi cento anni di vita con l’espansione in terra marchigiana, dove proprio la Carifano già si trovava nelle condizioni di essere messa sul mercato. Cento anni di storia valgono bene un evento memorabile e dai contorni straordinari. Dal 1908, anno della sua nascita ad oggi, la Banca “Piccolo Credito Valtellinese” ha compiuto molta strada: vanta una presenza territoriale di circa 450 sportelli, occupa 3.700 dipendenti e può contare su più di 100 mila soci.

    I sindacati - Il nuovo passaggio di proprietà viene ben visto anche dai rappresentanti dei dipendenti della Carifano. Federico Sora della Fisac-Cgil, pur in attesa della conclusione dell’evento, non ha nascosto le sue aspettative: “Un eventuale passaggio al Credito Valtellinese - ha detto - potrebbe rilanciare la politica di sviluppo della Carifano che in questi ultimi tempi ha conosciuto un periodo di stasi. Un piccolo istituto di credito come il nostro ha ancora diverse chance di crescita se sostenuto a dovere da un’accorta politica di raccordo con il territorio. Ben venga quindi un nuovo assetto proprietario se questo significa incentivare gli investimenti sul nostro istituto di credito”.

    Le cifre - Oggi la Carifano dispone di 42 sportelli funzionanti in 25 città dislocate in quattro regioni, con un’ovvia concentrazione in territorio fanese; vi lavorano 310 dipendenti. Erano oltre 400 prima che la Fondazione Carifano cedesse le azioni della banca alla Banca Popolare di Bergamo, la quale a suo tempo condusse una politica di riduzione del personale e privò l’istituto di credito del suo centro elaborazioni dati, accorpandolo a quello centrale. Sindacalmente parlando furono tempi agitati quelli che seguirono il primo cambiamento di proprietà, finchè l’arrivo di Banca Intesa e della “Fcm” spa, la finanziaria di imprenditori marchigiani, tre anni fa, stemperò la situazione.

    MASSIMO FOGHETTIE MARIA CRISTINA BENEDETTI ,

  10. #10
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    Predefinito Banca delle Marche

    http://www.corriereadriatico.it/arti...02F0212CB99FF0

    “Visto che tenuta per il titolo Bdm?”


    ANCONA - Stabilito che Banca Marche non si tocca, almeno per ora, resta da convincere gli azionisti che la scelta fatta è buona e giusta. Un po’ sofferta si dirà, ma la libertà non ha prezzo potrebbero replicare dal quartier generale jesino dell’istituto di credito. Vabbè l’autonomia, ma un anno per decidere sembra un po’ troppo. Il botta e risposta potrebbe continuare all’infinito, ma bastano e avanzano i tempi lunghi, lunghissimi, della trattativa appena sfumata. Ora si tratta di convincere gli azionisti che Bdm non ha perso quota. Anzi. E’ questa, in sintesi, la sostanza di una lettera inviata ieri a tutti i titolari di filiale e dirigenti della banca. L’obiettivo: rassicurare. Si parte dalla logica inossidabile dei numeri indicando, nell’attacco, l’ultimo prezzo d’asta: 1,40 euro ed era lunedì scorso. Da qui s’infila tutta una serie di variazioni percentuali per inquadrare l’andamento del mercato azionario: un viaggio disastroso iniziato il primo gennaio. Si va dall’Italia all’Europa passando per Banca Marche: sono tutti segni meno, nessuno viene risparmiato. Ma non doveva essere una lettera rassicurante? Ci si prova nelle righe successive con il “confronto partendo dal livello massimo raggiunto dai singoli titoli”. Segue l’elenco: Unicredit -46%, San Paolo Intesa -32%, Montepaschi -55%, Ubi -29%, Credem – 53%, Cred. Valtellinese -44%, Pop. Emilia -48%, Pop Etruria -60%. Si punta sulle questioni di casa: l’azione Banca Marche ha registrato una variazione negativa del 47%, che però, fanno sapere i vertici dell’istituto, “diventa del -24% ove correttamente rettificata dalla distribuzione gratuita di 3 azioni ogni 10 avvenuta nel maggio 2007”. Ecco il teorema: “Abbiamo perso, ma meno degli altri”.

    Altro giro e qui la questione si complica: si parla di Price/Book Value, ossia del rapporto che c’è tra il valore di mercato e quello di bilancio delle azioni. Qui la valutazione Bdm “è - si legge ancora nella circolare - al momento superiore a quella dei titoli comparabili del settore bancario italiano: 1,3 BancaMarche; 0,9 la media settore bancario”. Tradotto: nell’istituto marchigiano predomina il valore di mercato, un dato in controtendenza.

    Evviva: “Il titolo Banca Marche ha dimostrato una notevole maggior tenuta rispetto alla media di mercato”. La lettera gira, chissà gli affari.


 

 
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