Il rilascio di oggi è il rapimento di domani
L'equazione tra il diritto e il torto minaccia Israele e tutto l'Occidente
di Fiamma Nirenstein
17 Luglio 2008
Non è solo un fallimento di Israele lo scambio di ieri mattina a Rosh HaNikra, dove i corpi dei due soldati rapiti Ehud Goldwasser ed Eldad Regev sono stati barattati con cinque terroristi vivi. Tra loro Samir Kuntar, che assassinò a colpi di calcio di fucile una bambina di quattro anni e suo padre. La madre ancora oggi ricorda le sue urla di gioia nell’uccidere l’infante. Si tratta di un grande fallimento strategico per la nostra civiltà intera, di una dichiarazione d’impotenza di fronte al grande fenomeno del terrorismo senza pietà che abolisce quello che abbiamo costruito sull’esperienza della crudeltà delle guerre tradizionali: la Convenzione di Ginevra, la Croce Rossa, i meccanismi di protezione dei prigionieri di guerra.
È il meccanismo intero della protezione morale dalla crudeltà insita nell’uomo che è cancellato nello scambio di ieri, più ancora che dai precedenti scambi che avevano coinvolto migliaia di prigionieri, perché le condizioni della guerra al terrorismo sono cambiate. Israele è una prova, in questo caso, dell’incapacità della civiltà giudaico-cristiana, che ha posto i mattoni dei diritti umani, di difendere se stessa e i propri figli, di fronteggiare il sadismo e il desiderio di predominio tramite la violenza, come se essi fossero stati magicamente cancellati dalla natura umana. Con questo scambio il terrorismo islamico prende in giro i principi morali e le buone intenzioni del nostro mondo.
Ieri, in Medio Oriente si è visto infatti uno scoraggiante spettacolo: il Libano, certo sospinto da Hezbollah, festeggiava con enorme pompa un terrorista, Samir Kuntar, che ha sfasciato la testa di una bambina di quattro anni; dall’altra parte, una società democratica piangeva i suoi morti e alla pietas della sepoltura e alla pressione dell’amore familiare sacrificava un bene fondamentale: il rispetto del nemico e la sicurezza che a uno sgarro seguirà una punizione.
Fouad Siniora, presidente libanese, di cui non si sa dove finisca l’acquiescenza nei confronti del suo peggior nemico, Hezbollah, si è dichiarato partecipe ai festeggiamenti, mentre il leader israeliano Shimon Peres firmava la grazia per Kuntar con volto di pietra, stabilendo tuttavia l’eccellenza morale del fatto che Israele sia l’unico Stato al mondo che liberi terroristi dalla cella in cambio di corpi e pezzi. Con lui, la portavoce dell’esercito Miri Eisen si è vantata della scelta morale senza paragoni di riportare i ragazzi a casa comunque, permettendo così loro di andare in guerra con un sostegno senza limiti.
Qualcuno potrebbe compiacersi della tanta grandiosità morale dell’unica democrazia del Medio Oriente (nell’85, 1150 prigionieri furono scambiati per tre soldati), se i risultati non contenessero i germi di terribili danni per il futuro d’Israele, e in generale per l’Occidente. Eccone le ragioni. Lo scambio toglie valore alle regole internazionali. I nemici d’Israele non seguono nessuna delle norme stabilite dalla Terza e dalla Quarta convenzione di Ginevra, per cui i prigionieri hanno determinati diritti per quanto riguarda le loro condizioni di vita e le comunicazioni con il mondo esterno. Israele tratta, anche con l’aiuto di Stati stranieri, con gruppi terroristici che compiono continui crimini di guerra (attacchi deliberati contro civili, travestimenti da civili per compiere crimini, torture e mancanza di qualsiasi informazione sui prigionieri, smembramento di corpi per scambi) e ha a che fare con Hezbollah.
Uno scambio come quello di ieri promuove il movimento libanese agli occhi dell’opinione pubblica araba e islamica, rendendolo vittorioso e potente oltre la misura, insomma ne fa un interlocutore alla pari e anche superiore. Agli occhi del suo mondo, il segretario generale del Partito di Dio, Hassan Nasrallah, è l’Osama Bin Laden sciita: un leader guerriero che mette in ginocchio l’Occidente, che distruggerà Israele, che oltre ad avere ormai diritto di veto presso il suo stesso governo ottiene anche il plauso attivo del presidente Siniora.
In secondo luogo, dato lo scambio così diseguale avvenuto ieri, è naturale che i nemici d’Israele vedano il rapimento sempre più come un investimento fruttuoso, tramite il quale non si perde quasi niente, persino se i rapitori sono catturati, dato che in Israele non c’è la pena di morte. Neppure uccidere gli ostaggi di fatto cambia qualcosa, dato che gli israeliani sono pronti anche a cedere terroristi in cambio di cadaveri o pezzi di cadavere. Lo scambio intenso in questi termini dunque prepara altri rapimenti e fa crescere la possibilità che i soldati o i civili rapiti siano maltrattati e persino uccisi con facilità.
Come ha detto Yoram Shahar, fratello del poliziotto vittima, fra gli altri, di Kuntar: «Il rilascio di oggi è il rapimento di domani». I genitori del soldato di leva Gilad Shalit, nelle mani di Hamas da due anni, hanno fatto di tutto per evitare che durante la cattività del figlio ventenne fosse liberato Kuntar in cambio dei due soldati morti: è evidente quale sia la natura della loro terribile preoccupazione. È anche evidente un altro successo dell’organizzazione filo iraniana: ha potuto nei mesi passati riarmarsi grazie al passaggio di 40mila missili iraniani tramite la Siria.
Anche l’Autorità nazionale palestinese si è lasciata andare a lodare lo scambio di Hezbollah e Kuntar personalmente. L’Iran festeggia. In generale, quando le organizzazioni terroristiche appaiono forti e vittoriose, i loro sponsor aumentano i finanziamenti e programmano nuove azioni. Non a caso, si sostiene che Hezbollah progetti una nuova guerra nei prossimi giorni. Infine, il sistema giudiziario di qualsiasi Stato democratico può andare in pezzi di fronte all’ingiustizia di rimettere in libertà criminali prima che abbiano servito la loro condanna. Inoltre, secondo tutte le statistiche, i terroristi liberati tornano nella maggior parte dei casi a compiere attentati letali. Dall’anno 2000, 180 israeliani sono stati assassinati da terroristi che erano stati rilasciati dalle carceri. È inutile frugare qui nei problemi che hanno condotto il premier Ehud Olmert ad accettare le impossibili condizioni degli Hezbollah. Lo faremo altrove. In ogni caso, la base del disastro è nell’incredibile fraintendimento che crea un’eguaglianza fittizia nel dialogo, che tale non è, fra il diritto e il torto.
© Il Giornale
http://www.loccidentale.it/articolo/...idente.0054810
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Concluso lo scambio alla "pari" con Hezbollah
Olmert ha trasformato Israele nella tigre di carta del Medio Oriente
di Giorgio Israel
16 Luglio 2008
Il giornale israeliano Haaretz ha raccolto le dichiarazioni di fonti ufficiali siriane secondo cui il Presidente Bashar Assad si sente in posizione di forza e non la minima intenzione di concedere nulla al suo interlocutore, il Primo Ministro israeliano Ehud Olmert. Intanto si lascia intendere che la fase “vera” di un eventuale iniziato inizierà soltanto quando vi sarà un partner americano, il che significa che tutto è rinviato all’insediamento della nuova Presidenza americana e che quelle attuali sono soltanto mosse preliminari. «In questo stadio – dichiara la fonte – Assad non farà alcun gesto di buona volontà nei confronti del Primo Ministro israeliano, neppure una stretta di mano, perché non vi è ragione di offrire un simile gesto a un Primo Ministro debole», il quale ne farebbe uso prevalentemente a scopo interno.
Forse – come si è detto – Sarkozy non poteva far altro che compiere un’apertura negoziale nei confronti di Assad, sebbene sia evidente che l’approccio occidentale, quando non segue il principio del Presidente americano Theodor Roosevelt (negoziare tenendo dietro la schiena un nodoso randello), appare sistematicamente inadeguato di fronte alle astuzie levantine di dittatori alla Assad. Di certo, le parole riportate da Haaretz appaiono in perfetta coerenza con i fatti i quali dicono che Assad non ha concesso nulla, assolutamente nulla, ottenendo in cambio cospicui vantaggi.
Mentre Olmert si sbracciava a trasmettere il messaggio che le sue intenzioni di negoziare erano “serie”, Assad non si è spinto oltre la dichiarazione che la firma di un accordo di pace con Israele potrebbe richiedere da sei mesi a due anni se entrambe le parti avranno una “seria” volontà di aprire colloqui diretti. Il che potrebbe essere detto da qualunque bambino di passaggio da quelle parti. Assad non ha mai promesso o semplicemente prospettato nulla di nulla, neppure che una restituzione totale del Golan possa condurre a un riconoscimento di Israele e alla fine di ogni contenzioso, per non dire all’accantonamento esplicito di ogni proposito di mettere in discussione il diritto all’esistenza di Israele. Assad non ha neppure promesso o prospettato nulla di chiaro circa l’assetto della zona e le future alleanze geopolitiche. Per quanto riguarda il Libano ha lasciato intendere che le due problematiche (siriane e libanesi) sono connesse ma che fino a quando non si progredisce nella direzione della pace con la Siria l’altra via è chiusa: il che è quanto ribadire che la Siria non intende minimamente mollare la presa sul Libano.
D’altra parte, il Libano è ormai sempre più nelle mani di Hezbollah, ma la Siria non ha alcuna intenzione di allentare il suo patto con Hezbollah. Ancora: la Siria vuole avere un ruolo centrale nella questione palestinese e mira a riconciliare Hamas e Fatah, ma non dice nulla circa la piattaforma su cui dovrebbe avvenire questa riconciliazione. Infine, se tutta queste iniziative avevano (ed hanno) come fine il distacco della Siria dall’Iran non pare che si sia fatto un passo avanti di un millimetro, come dimostra la suprema e tranquilla indifferenza con cui gli iraniani guardano ai presenti sviluppi.
Se Sarkozy rischia di rimanere impantanato nel suq per ritrovarsi alla fine col solito pugno di mosche in mano, chi rischia di avere il massimo danno è Israele, per responsabilità del più imbelle e dannoso governo che abbia avuto fin dalla sua nascita. È ormai chiaro che Olmert è disposto a promettere persino il Muro occidentale pur di portare a casa qualcosa che assomigli a un “risultato” di qualche genere che risollevi le sue disastrate fortune politiche. Egli ha offerto laghi e monti (appropriato a dirsi, pensando al Golan) protestando la sua sincerità senza ottenere in cambio neppure una stretta di mano. Anzi, ha ottenuto la dichiarazione che non ne è degno, subendo l’umiliazione di farsi dire chi è nientemeno che da un dittatore siriano. Eppure non è lontano il ricordo di Annapolis in cui nessun capo di stato arabo si degnò di stringere la mano al Ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni.
Olmert ha concordato un vergognoso scambio con Hezbollah cedendo pericolosi terroristi in cambio dei due soldati rapiti, Eldad Regev e Ehud Goldwasser, per cui aveva fatto una guerra. Sapeva già che di essi sarebbero stati restituiti i resti, ma non è riuscito neppure a farsi dire esplicitamente da Hezbollah se stava effettuando uno scambio tra persone vive o tra persone vive e cadaveri. Alla vigilia della restituzione dei cadaveri il quotidiano libanese al-Akhbar ha avuto la sfrontatezza di annunciare di aver saputo che uno dei due era morto ma che non aveva ancora notizie precise circa l’altro… L’affronto si è tinto di beffa e mentre i parenti (che in fondo si erano illusi) sprofondavano nella disperazione e Israele nella tristezza il Libano era in festa. Intanto, lo stesso governo Olmert era stato costretto ad ammettere che le informazioni fornite da Hezbollah circa la sorte del pilota Ron Arad sono scandalosamente omissive.
Come se non bastasse, concedendo la fine del blocco di Gaza in cambio di un atto dovuto, e cioè la sospensione dei tiri di missili Qassam su Israele – peraltro ripetutamente violata – il governo Olmert si è privato di ogni mezzo per trattare la sorte dell’altro soldato rapito, Gilad Shalit e rischia di intraprendere un altro baratto tra un cadavere e numerosi terroristi pericolosi.
In breve, Olmert sta aggirandosi come un mendicante in un suq diplomatico ed ha trasformato Israele nella tigre di carta del Medio Oriente. Mentre il “moderato” Abbas si congratulava sfrontatamente con la famiglia del pluriassassino liberato Kuntar, il premier di Hamas Haniyeh vantava (non a torto) l’accaduto come un “precedente”, una “vittoria” su Israele che sarà d’ora in poi chiamato a “pagare prezzi sempre più alti”.
In momenti drammatici della propria esistenza il mondo politico israeliano ha saputo superare le divergenze creando anche governi di unità nazionale. Nessun momento è stato drammatico come l’attuale, in cui l’intero territorio israeliano è sotto il tiro di migliaia e migliaia di missili di Hezbollah e Hamas. Eppure, non soltanto non si parla di governi di emergenza ma si profila una piroetta politicante che dovrebbe sostituire a settembre l’impresentabile Olmert con quel membro del governo che riuscirà a prevalere sugli altri in una contesa irresponsabile, pur di evitare elezioni anticipate.
Israele non è un paese moralmente allo sfascio, come non lo era la Gran Bretagna del 1938. Ma, come accadde allora, si rischia che un governo imbelle che va in giro a mendicare la pace a qualsiasi costo, incluso il prezzo del disonore, riesca soltanto a preparare la più devastante delle guerre senza salvarsi dal disonore (Churchill dixit).
http://www.loccidentale.it/articolo/...riente.0054758




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