
Originariamente Scritto da
UgoDePayens
22 Giugno 2010
Oggi sì, domani boh
La maggioranza “sente” il presente e per questo vince. Ma è il caso di pensare un po’ al futuro
di Lodovico Festa
Nel centrosinistra impressiona come, anche quando appaiano posizioni interessanti e utili, queste si esprimano fra mille balbettii, senza mai una battaglia culturale ancor prima che politica per affermarle. A sinistra, di fatto, prevalgono i toni dedicati – piuttosto che ai conti con i dati dell’oggi – al culto mortuario del passato: così nell’Anm, nella Fnsi, nella Fiom e in tanta intellettualità regressista di sinistra. Nel centrodestra invece si sente la concretezza del reale. Ma si avverte anche come il suo peso si eserciti nella pura immediatezza. Solo pochi ministri, con reti e culture fondate negli anni Ottanta, sanno dare spessore di elaborazione alle scelte. Appare, in questo senso, complicato costruire una nuova università, un federalismo che possa salvare l’unità statuale dell’Italia (seriamente a rischio in tempi slovacchi, fiamminghi, scozzesi e catalani), una giustizia moderna definita dalla legge e non dalla dittatura di una corporazione in toga, senza dibattiti, convegni, seminari, scambi con società e cultura. Il lavoro non tanto dei partiti quanto dei quotidiani, dei settimanali, dei centri culturali (naturalmente non ci si rivolge alle fondazioni dedicate al marketing dei vari Fini e Montezemolo) non di sinistra non è adeguato. Anche la Confindustria, pur su una linea sensata, non elabora a sufficienza: si consideri solo il Sole 24 Ore. Probabilmente a battere “questa” sinistra basta il “presente”. Ma come si fa a costruire il “futuro”, senza pensarlo?
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