
Originariamente Scritto da
hellas
E' vero che la persona in coma non può decidere per sè stessa ma, come alternativa, ritengo infinitamente più legittima quella paterna a quella di un rappresentante della Chiesa che quella donna: non la ha cresciuta, non la ha conosciuta e mai si è interessato a lei prima che si trovasse in tale situazione.
Il vero dibattito non è l'etica della vita ma la questione se la vita sia un "dono in affitto di Dio" (posizione sostenuta dai Cattolici: se la vita umana appartiene a Dio è legittimo che la vita di un cattolico possa essere gestita dall'interlocutore terreno di Dio, ovvero la Chiesa) o se la vita di un cittadino appartenga a ciascun singolo cittadino.
La questione poi non si ferma nemmeno al mondo religioso ma potrebbe investire quello laico.
Tizio decide di mangiare a strafogo e di bere un po' di più. Risultato: diventa obeso, iperteso e diabetico (entrambe patologie favorite dall'obesità), poi magari viene colpito da retinopatia diabetica e diventa cieco. Tutto ciò accresce la spesa sanitaria (che è pagata dalla collettività).
E' lecito che lo Stato attui azioni che puniscono gli obesi, nel maggiore interesse della collettività (risparmio sulla spesa saniaria)? O è legittimo che ciascuno faccia ciò che vuole della propria salute? Io sono fortissimamente a sostegno della seconda ipotesi.
Provvedimenti statali anti obesità (multe ai datori di lavoro di soggetti obesi) sono già effettivi in Giappone.
Questo spiega anche perchè gli statunitensi vedano come fumo negli occhi ciò che è statale: lo interpretano come potenziale rischio della libertà individuale.
E anche come il confine tra "etico" e "abominevole" sia alquanto indefinibile: Hitler, che eliminava i soggetti affetti da tare ereditarie, compì un atto eticamete corretto o mostruoso?
Oggi sappiamo che quell'atto è inutile dal punto di vista sanitario (i geni tarati sono portati anche da persone sane) e gli Stati Uniti hanno dimostrato come una politica basata sullo sviluppo delle capacità della persona risulti assolutamente produttiva per la società (basta digitare su google le parole "famous people with disability") per averne la conferma documentata.
Ma settantanni fa queste cose non si sapevano.
Io sto con gli Statunitensi (anche in merito al sistema sociale - che in Italia è finalizzato a finanziare lavori inutili. Un invalido civile percepisce una pensione di 250 euro/mese, confrontatelo con i costi di: commisisoni sanitarie inutili - a che pro visite periodiche? Si crede nei miracoli?- ed altre prestazioni burocratico- legali- sanitarie assolutamente inutili. Il quadro che ne emerge è quello che la spesa sanitaria acquisice 100 per rendere in servizi all'assistito 10. Senca contare il fatto che, non appena la persona guadagna un pochino la "somma pensione" gli viene tolta - il lavoro ai medici delle commissioni invece no-).
Un discorso analogo si ha nel campo dell'istruzione. Si finanziano spese inutili e mancano insegnanti di sostegno (oltre a ritrovarci con un livello di formazione da ultimo Paese europeo o quasi).
Purtroppo, in Italia, ci si è nascosti dietro questioni di principio, anche sostenibili da un punto di vista etico (es. "istruzione per tutti", "cure per tutti"), utilizzate, concretamente, per elargire posti di lavoro inutili. Quanti inutili posti da bidello? Per la sanità si possono fare discorsi analoghi (con la differenza che un posto inutile da medico specialista costa, alla collettività, dieci volte rispetto a quello di un bidello).
Adesso i nodi sono venuti al pettine, perchè per decenni nessuno ha voluto rinunciare ai propri privilegi (costituiti dall'essere pagato per un lavoro inutile).
E nessuno, ancora, ci vuole rinunciare.
Paga la generazione dei 30- 40 enni attuale che si ritrova in un sistema americano con un complesso di struttire, attorno, italiano.
Il disastro. Se non crolla il sistema (modello Argentina o Ex Jugoslavia) ci vorranno almeno due generazioni (dopo questa) per portarci ad un livello di vita decente.