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Discussione: Contro lo Stato

  1. #1
    Anarcocospirazionista
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    Predefinito Contro lo Stato

    Ho pubblicato questo articolo sul mio blog, con una breve introduzione. Mi pare un buono spunto per discutere di anarchia e stato. Aggiungo in fondo l'ottimo commento di Rantasipi - alias HIM - che ha colto in pieno lo spirito di questo intervento.


    Contro lo Stato





    Sono da sempre convinto che tra anarchici, quale che sia il suffisso caratterizzante preferito, si dovrebbe sempre essere in grado di trovare un accordo. Se ciò che più si desidera, infatti è la possibilità di ciascuno di vivere la propria vita seguendo le personali aspirazioni liberi da imposizioni, il dialogo tra anarchici – tra coloro cioè che hanno individuato nello Stato il nemico, l'ostacolo principale alla pace e all'evoluzione stessa dell'uomo – dovrebbe essere una priorità. In una società libera, chiunque è libero, appunto, di scegliere il tipo di sistema economico in cui preferisce vivere, senza per questo avere il diritto di imporlo agli altri: questo è il senso vero del libertarismo. Lo Stato è il muro che ci impedisce di approdare a questa “terra promessa,” ed è assurdo dividersi in fazioni per chi ha lo scopo primario l'abbattimento di quel muro.


    Per questo motivo pubblico questo articolo di Giuseppe Genna a commento della vergognosa sentenza sui fatti della Bolzaneto, autore del quale non condivido molte posizioni, ma che sicuramente prova la mia stessa lucida rabbia verso questa letale organizzazione criminale chiamata Stato.
    ___________________________

    di Giuseppe Genna


    [Le opinioni qui espresse sono da considerarsi di responsabilità oggettiva solo e unicamente dello scrivente e non includono alcun coinvolgimento editoriale di chiunque altro scriva su questo blog. gg]

    Il primo commento alla indegna sentenza che riduce la tragedia della scuola Diaz a una rissa in cui qualcuno ha alzato un po' troppo il gomito (col gomito fracassando calotte craniche e lacerando tessuti) sarebbe che ha ragione Berlusconi. La Magistratura è da riformare. Ogni sentenza risulta disomogenea rispetto alle altre emanate per vicende consimili. Sui fatti nodali della storia italiana, i giudici non hanno giudicato niente. Sul passato devastato di questa nazione, i magistrati sono forcaioli in attesa di incrementare l'intensità con cui il passato non è devastato ma devastante. Avrebbe ragione Berlusconi e, di conseguenza, avrebbe ragione quello che non so più come definire (centro, pallida socialdemocrazia cristiana, incrocio genetico dell'a-politica...), insomma, quella roba rosa pallido lì: si dovrebbe riformare la Giustizia, ma finché c'è Berlusconi non lo si può fare.

    E sarebbero giudizi sbagliati. Perché la sentenza sui fatti di Bolzaneto evidenzia che è lo Stato tutto, in qualunque sua funzione, a risultare compromesso, purulento, contaminante. Il giudizio va tracciato oltre ogni tentazione ideologica. Si ha da essere contro lo Stato. Poiché, dopo giorni di scontro istituzionale sull'indipendenza del potere legislativo da quello esecutivo, garantito dalla Costituzione, tra i cui Padri non c'è quel figlio di puttana di Benjamin Franklin bensì quell'anima santa di Giulio Andreotti - dopo una battaglia all'ultimo finto sangue, poiché quello vero scorse alla Diaz, ecco come questa mascherata si risolve: con i poteri che si tutelano a vicenda e non smentiscono le lucide previsioni di chi, vivendo in stato statale, sapeva già da tempo che, al momento decisivo, lo Stato si sarebbe rinsaldato tutto di un colpo, escludendo il diritto alla verità di chi lo Stato rappresenta e di chi ne è a fondamento: cioè noi tutti.

    Potrei dissertare filosoficamente all'infinito sulle teorie politiche che giustificano quanto sto affermando, e cioè che lo Stato è contro la natura della civiltà, dell'umanità, dei valori, della convivenza, dell'empatia e dell'amore. Altrettante teorie potrebbero essere scagliate contro questo personalissimo giudizio. Poiché, tuttavia, l'immediatezza del momento, con questa evidenza dell'indegnità del potere giudiziario a fronte di una patente violazione dei diritti personali e collettivi, solleva emozioni, risponderò con una citazione che mi sta a cuore, di cui non sto a enunciare né l'autore né l'opera - tanto, chi ha occhi per vedere vedrà e chi ha orecchi per ascoltare ascolterà:
    Noi, rivoluzionari-anarchici, fautori dell’istruzione generale del popolo, dell’emancipazione e del piú vasto sviluppo della vita sociale e di conseguenza nemici dello Stato e di ogni statalizzazione, affermiamo, in opposizione a tutti i metafisici, ai positivisti e a tutti gli adoratori scienziati o non della scienza deificata, che la vita naturale precede sempre il pensiero, il quale è solo una delle sue funzioni, ma non sarà mai il risultato del pensiero; che essa si sviluppa a partire dalla sua propria insondabile profondità attraverso una successione di fatti diversi e mai con una serie di riflessi astratti e che a questi ultimi, prodotti sempre dalla vita, che a sua volta non ne è mai prodotta, indicano soltanto come pietre miliari la sua direzione e le varie fasi della sua evoluzione propria e indipendente.

    In conformità con questa convinzioni noi non solo non abbiamo l’intenzione né la minima velleità d’imporre al nostro popolo, o a qualunque altro popolo, un qualsiasi ideale di organizzazione sociale tratto dai libri o inventato da noi stessi ma, persuasi che le masse popolari portano in se stesse, negli istinti piú o meno sviluppati dalla loro storia, nelle loro necessità quotidiane e nelle loro aspirazioni coscienti o inconsce, tutti gli elementi della loro futura organizzazione naturale, noi cerchiamo questo ideale nel popolo stesso; e siccome ogni potere di Stato, ogni governo deve, per la sua medesima essenza e per la sua posizione fuori del popolo o sopra di esso, deve necessariamente mirare a subordinarlo a un’organizzazione e a fini che gli sono estranei noi ci dichiariamo nemici di ogni governo, di ogni potere di Stato, nemici di un’organizzazione di Stato in generale e siamo convinti che il popolo potrà essere felice e libero solo quando, organizzandosi dal basso in alto per mezzo di associazioni indipendenti e assolutamente libere e al di fuori di ogni tutela ufficiale, ma non fuori delle influenze diverse e ugualmente libere di uomini e di partiti, creerà esso stesso la propria vita.

    Queste sono le convinzioni dei socialisti rivoluzionari e per questo ci chiamano anarchici. Noi non protestiamo contro questa definizione perché siamo realmente nemici di ogni autorità, perché sappiamo che il potere corrompe sia coloro che ne sono investiti che coloro i quali devono soggiacervi. Sotto la sua nefasta influenza gli uni si trasformano in despoti ambiziosi e avidi, in sfruttatori della società in favore della propria persona o casta, gli altri in schiavi.

    È chiaro allora perché i rivoluzionari dottrinari che si sono assunta la missione di distruggere i poteri e gli ordini esistenti per creare sulle loro rovine la propria dittatura, non sono mai stati e non saranno mai i nemici ma, al contrario sono stati e saranno sempre i difensori piú ardenti dello Stato. Sono nemici dei poteri attuali solo perché vogliono impadronirsene; nemici delle istituzioni politiche attuali solo perché escludono la possibilità della loro dittatura; ma sono tuttavia i piú ardenti amici del potere di Stato che dev’essere mantenuto, senza di che la rivoluzione, dopo aver liberato sul serio le masse popolari, toglierebbe a questa minoranza pseudorivoluzionaria ogni speranza di riuscire a riaggiogarle a un nuovo carro e di gratificarle dei suoi provvedimenti governativi.

    Ciò è tanto vero che oggi, quando in tutta l’Europa trionfa la reazione, quando tutti gli Stati ossessionati dallo spirito piú frenetico di conservazione e di oppressione popolare, armati da capo a piedi di una triplice corazza, militare, politica e finanziaria e si apprestano sotto la direzione del principe Bismarck a una lotta implacabile contro la Rivoluzione Sociale; oggi, quando si sarebbe dovuto pensare che tutti i sinceri rivoluzionari s’unissero per respingere l’attacco disperato della reazione internazionale, noi vediamo al contrario che i rivoluzionari dottrinari sotto la guida del signor Marx prendono dappertutto il partito dello statalismo e degli statalisti contro la rivoluzione del popolo.
    Ora, mi sia permesso aggiungere qualche breve nota personale. E cioè che io mi vergogno non soltanto di vivere in uno Stato la mia esistenza che forzosamente è resa miseranda dalla struttura statuale stessa, ma mi vergogno maggiormente a vivere in questo Stato; mi repelle qualunque istituzione, che si forma per necessità tutt'altro che naturali e popolari, ma per imposizione non contestabile da chiunque, che si ritrova immerso in questo habitat da quando è demilienizzato a un giorno dalla nascita e, anche se poi si mette a contestare questo condizionamento totalizzante (che è tale poiché lo Stato è un ente totalitario), comunque finirà a morire in un ospedale senza avere sortito nulla, e chi rimane dovrà pure essere grato perché lo Stato garantisce un posto di merda dove morire; sono orripilato quotidianamente dalla visione delle cosiddette Forze dell'Ordine, che con l'Arma dei Carabinieri sortiscono il massimo gradimento e fiducia dei miei concittadini, e si stanno visibilmente moltiplicando sotto i miei occhi, godendo di leggi fatte all'impromptu per permettere loro un controllo ancora più serrato sulle persone, non bastando il fatto che, trascorsa la stagione di Piombo, non sono state ancora abrogate le leggi restrittive emanate ai tempi da Francesco Cossiga, cosicché senza accorgersi i miei concittadini vivono in uno stato di guerra legislativo, senza che ci sia più quella guerra; mi viene da vomitare al pensiero che si sorveglino militarmente inesistenze e astrazioni dette "confini", purissimi atti di volontà di potenza che nessun geomorfismo giustifica; sono angosciato dal fatto che lo Stato permetta a difensori e pm e giudici di trattare donne violate come le tratta in quelle enclave che sono le aule giudiziarie; sono sconvolto dall'aberrazione dell'ideologia trionfante (quintessenziale all'idea di Stato stesso) della pena, questo protocollo per cui, anziché arrivare a una civiltà, si invera in forma legislativa l'occhio per occhio e il dente per dente, appalesando con somma serenità e assenza di opposizione qualunque la reale natura vendicativa dell'istituzione stessa, che condiziona chiunque; sono sconcertato dall'assoluta assenza di reazione coscienziale di chi abita con me in questo che, prima che uno Stato, è un luogo, puramente e semplicemente un luogo, dove si è sviluppata una lingua comune e peraltro la lingua più poetica del mondo moderno.

    Il mio pensiero va agli ultimi tra i calpestati dallo Stato, che sono i massacrati della Diaz. Si aggiungono a una teoria infinita di persone, non di cittadini, per cui non c'è stata la tanto vantata tutela dello Stato, perché non può esserci, e dunque sarebbe anche inutile aspettarsela o berciare, come sto facendo, perché non c'è. E dico le vittime e i colpevoli tutti, tutti gli abitanti di questo luogo, che ha una storia cangiante e multiforme, che non si trova nei manuali di storia statale che vengono comminati nelle scuole, per l'attuale disinteresse delle giovani generazioni, le più condizionate che abbiano calcato questa penisola e vissuto in questa civiltà, erettasi su fondamenti etruschi e cioè asiatici, greci, mediorientali, ebrei, arabi, normanni, tedeschi, francesi, spagnoli, africani, cinesi e, purtroppo, sì, anche vaticani.

    Concludo citando quello di prima, perché si comprenda che non a caso ho citato il connubio vomitevole di cui l'Italia è attuale avanguardia residuale (un paradosso che da solo qualifica questo posto in cui stiamo) - quello tra Stato e Chiesa, cioè tra Idea dello Stato e Dio. Buon futuro a tutti, concittadini, ovverosia voi che vi sentite cittadini...
    Dio appare, l’uomo si annienta; e più la Divinità si fa grande, più l’umanità diventa miserabile. Ecco la storia di tutte le religioni: ecco l’effetto di tutte le ispirazioni e di tutte le legislazioni divine. Nella storia, il nome di Dio è la terribile vera clava con la quale tutti gli uomini divinamente ispirati, i "grandi geni virtuosi", hanno abbattuto la libertà, la dignità, la ragione e la prosperità degli uomini.

    Abbiamo avuto prima la caduta di Dio. Abbiamo ora una caduta che c’interessa assai più: quella dell’uomo, causata dalla sola apparizione di Dio o manifestazione sulla terra. Vedete dunque in quale orrore profondo si trovano i nostri cari ed illustri idealisti. Parlandoci di Dio, essi credono e vogliono elevarci, emanciparci, nobilitarci, ed al contrario ci schiacciano e ci avviliscono. Col nome di Dio, essi immaginano di poter edificare la fratellanza fra gli uomini, ed invece creano l’orgoglio e il disprezzo, seminano la discordia, l’odio, la guerra, fondano la schiavitù.

    Perché con Dio vengono necessariamente i diversi gradi d’ispirazione divina; l’umanità si divide in uomini ispiratissimi, meno ispirati, non ispirati.
    Tutti sono egualmente nulla davanti a Dio, è vero, ma confrontati, gli uni agli altri, alcuni sono più grandi degli altri; non solamente di fatto, ciò che non avrebbe importanza perché una ineguaglianza di fatto si perde da se stessa nella collettività quando non può afferrarsi ad alcuna finzione o istituzione legale; ma alcuni sono più grandi degli altri per volere del diritto divino dell’ispirazione: il che costituisce subito una in eguaglianza fissa, costante, pietrificata.
    I più ispirati devono essere ascoltati ed obbediti dai meno ispirati e questi dai non ispirati.

    Ecco il principio di autorità ben stabilito e con esso le due istituzioni fondamentali della schiavitù: la Chiesa e lo Stato.

    ___________________________

    rantasipi ha detto...
    Concordo pienamente con l'articolo di Genna (sarà perché ricorre frequentemente al termine "naturale"), ma concordo ancor di più con la tua introduzione.

    L'anarchia è un contenitore dentro al quale può starci tutto, dal comunismo all'integralismo religioso.
    Sarebbe giunta l'ora di smetterla di cercare di dare un definizione che accontenti tutti di comunismo, liberalismo, fascismo etc.

    Per l'utilità che può avere, ci pensino rispettivamente i comunisti, i liberali e i fascisti a definire cosa in realtà siano queste ideologie.
    Per gli altri è sufficiente sapere che trattasi
    semplicemente di modelli di organizzazione sociale -meglio, comunitaria - che rispondono (più o meno efficacemente) a delle richieste diverse e pertanto risultano essere inconciliabili ed incompatibili fra loro. Ciò significa che per definizione, non possono essere imposti a nessuno, ma ognuno dovrebbe essere libero di scegliersi il proprio modello nella speranza che poi funzioni.

    Gli stessi anarchici, ciascuno per la propria "fazione", commettono ostinatamente l'errore di voler affermare il loro modello di anarchia facendo così scadere in secondo piano quello che invece è l'obiettivo principale di chiunque pretenda di definirsi anarchico: l'autogoverno dell'individuo, che inizia esattamente con la libertà di scegliere se morire in miseria oppure no.

    Dite la vostra.

    •   Alt 

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  2. #2
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    Sostanzialmente d'accordo, anche se l'articolo richia di farla troppo facile.
    Il problema è che la maggior parte degli anarchici delle opposte fazioni, anche se a parole si dicono a favore della libera sperimentazione, di fatto sono imbevuti di dogmi dalle ricadute potenzialmente totalitarie.
    Gli "anarchici" collettivisti, ad esempio, non ritengono tollerabile il lavoro salariato e non vogliono sentir parlare di libero mercato.
    Gli "anarco"-capitalisti giusnaturalisti, invece, fondano il loro concetto di anarchia, più che sull'assenza di stato, sull'applicazione irremovibile e dogmatica delle leggi cosiddette "naturali" enunciate dai loro profeti.
    E' chiaro quindi che i nemici numero uno dell'anarchia "senza aggettivi", ovvero intesa come libera sperimentazione e competizione tra soluzioni economche, sociali e giuridiche diverse, sono quegli stessi "anarchici" che invece identificano l'anarchia con la religiosa osservanza di precetti considerati sacri ed immutabili.

  3. #3
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    Giusta osservazione, Antistato. Ma davvero allora abbiamo costruito tra noi, e tra noi e l'alto muro della prigione dello stato, con le nostre mani, muri che non siamo in grado di abbattere? E ci piace così tanto, restare all'interno di questi muri?
    In tal caso, dico io, non lamentiamoci neanche di quello costruito dalle zecche di governo, ché tanto quello non arriviamo neanche a vederlo, figurarsi abbatterlo!

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Sostanzialmente d'accordo, anche se l'articolo richia di farla troppo facile.
    Il problema è che la maggior parte degli anarchici delle opposte fazioni, anche se a parole si dicono a favore della libera sperimentazione, di fatto sono imbevuti di dogmi dalle ricadute potenzialmente totalitarie.
    Gli "anarchici" collettivisti, ad esempio, non ritengono tollerabile il lavoro salariato e non vogliono sentir parlare di libero mercato.
    Gli "anarco"-capitalisti giusnaturalisti, invece, fondano il loro concetto di anarchia, più che sull'assenza di stato, sull'applicazione irremovibile e dogmatica delle leggi cosiddette "naturali" enunciate dai loro profeti.
    E' chiaro quindi che i nemici numero uno dell'anarchia "senza aggettivi", ovvero intesa come libera sperimentazione e competizione tra soluzioni economche, sociali e giuridiche diverse, sono quegli stessi "anarchici" che invece identificano l'anarchia con la religiosa osservanza di precetti considerati sacri ed immutabili.
    Per gli Anarchici Giusnaturalisti vale una cosa fondamentale che tu non codividi e che non è assolutamente un precetto sacro e immutaile. Semplicemente non vogliamo ricostruire il genere umano o creare l'uomo nuovo o l'oltreuomo. Semplicemente riteniamo che ogni essere vivente abbia delle caratteristiche naturali. Gli uccelli volano, i pesci nuotano, gli uomini caminano. Oltre a caminare gli uomini mangiano, dormono, si riproducono. Per natura. Non puoi affermare che gli uomini non cerchino di sopravivere, non cerchino di mangiare, dormire, riprodursi. Detto questo riteniamo che gli uomini abbiano il diritto di sopravivere, mangiare, dormire e riprodursi: ovvero nessuno dovrebbe impedirglielo quando stanno in casa loro. Mi sembra una cosa estremamente razionale e logica. Siamo macchina da sopravivenza programmate per riprodursi e abbiamo quindi il diritto sacrosando di riprodurci senza impedire al prossimo di farlo. Non è una precetto religioso. E' una prova scientifica di una logicità esasperante.

    Tutto il resto, compreso il tuo accanimento morboso verso le religioni, è moralità e non puoi impedirmi di essere ateo o credente: saresti illiberale e in torto marcio, oltre che un criminale.


    Risolto il primo punto, ovvero il riconoscimento delle leggi fisiche e naturali che riguardano anche l'uomo da parte di tutti gli Anarchici, possiamo trovare un'accordo comune tra gli Anarchici. L'uomo ha Diritti, che scaturiscono dalla sua stessa natura e dalle proprie capacità di farli valere. Ficcatelo bene in testa.

    P.S.
    Non voglio avere a che fare con chi vuole arrivare all'Anarchia con la violenza e l'agressione smodata, si finirebbe in una macelleria. Preferisco arrivarci col dialogo, la pazienza, il libero mercato, la diplomazia, il tentativo di secessione individuale. Sarebbe inutile oltre che dannoso e violento. Il nostro nemico, lo Stato, è ancora tropo forte per poter reagire ad esso con la forza e la violenza.

  5. #5
    Ran Tasipi
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    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Sostanzialmente d'accordo, anche se l'articolo richia di farla troppo facile.
    Il problema è che la maggior parte degli anarchici delle opposte fazioni, anche se a parole si dicono a favore della libera sperimentazione, di fatto sono imbevuti di dogmi dalle ricadute potenzialmente totalitarie.
    Gli "anarchici" collettivisti, ad esempio, non ritengono tollerabile il lavoro salariato e non vogliono sentir parlare di libero mercato.
    Gli "anarco"-capitalisti giusnaturalisti, invece, fondano il loro concetto di anarchia, più che sull'assenza di stato, sull'applicazione irremovibile e dogmatica delle leggi cosiddette "naturali" enunciate dai loro profeti.
    E' chiaro quindi che i nemici numero uno dell'anarchia "senza aggettivi", ovvero intesa come libera sperimentazione e competizione tra soluzioni economche, sociali e giuridiche diverse, sono quegli stessi "anarchici" che invece identificano l'anarchia con la religiosa osservanza di precetti considerati sacri ed immutabili.
    Come volevasi dimostrare...

  6. #6
    Ran Tasipi
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    Ma non frega proprio a nessuno?

  7. #7
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    non sono per niente d'accordo con i commenti all'articolo

  8. #8
    Ran Tasipi
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    E puoi dirci qualcosa di più su come la pensi?

  9. #9
    Libertarian
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    Citazione Originariamente Scritto da H.I.M. Visualizza Messaggio
    E puoi dirci qualcosa di più su come la pensi?
    "

    Gli stessi anarchici, ciascuno per la propria "fazione", commettono ostinatamente l'errore di voler affermare il loro modello di anarchia facendo così scadere in secondo piano quello che invece è l'obiettivo principale di chiunque pretenda di definirsi anarchico: l'autogoverno dell'individuo, che inizia esattamente con la libertà di scegliere se morire in miseria oppure no."


    L'anarchia a cui si fa riferimento è quella capitalista, cioè l'assioma di non aggressione. Gli appartenenti all'anarchia mainstream vogliono abbattere tutte le "archie", non solo il governo quindi, ma anche qualunque forma di gerarchia, da qui il wage slavery

    Purtroppo sono ancora rimasti alle teorie marxiste, sarebbe ora che si dessero una svegliata in effetti

    Non penso esista un assioma di non aggressione dell'anarchismo che sia simile al nostro, loro infatti considerano il lavoro salariato come una forma di coercizione, che non è quindi compatibile con una società anarchica

    Quindi l'anarco-capitalismo non è conciliabile con le altre teorie anarchiche

    Personalmente non ho pregiudizi contro gli altri anarchici eh, ma basta cercare un po' su internet per vedere come ci considerano (vedo che è anche stato aperto un topic su questo argomento)

    Ad esempio sulla prima pagina di anarchopedia l'anarco-capitalismo non è neanche inserito tra le correnti anarchiche

    C'è solo una pagina (copia incolla da wikipedia) più qualche aggiunta contenente solo critiche, tra cui la solita diatriba anarchica X non è un vero anarchico

    Ci sono anche citazioni come:

    L’anarcocapitalismo, secondo me, è un sistema dottrinale che, se mai implementato, porterebbe a forme di tirannia e oppressione che hanno pochi uguali nella storia dell’umanità. Non c’è la minima possibilità che le sue idee (a parer mio orrende) possano essere implementate, perchè distruggerebbero rapidamente ogni società che avesse fatto questo errore colossale. L’idea di “libero contratto” tra il potente e i suoi soggetti affamati è una triste battuta, forse utile in un seminario accademico per esplorare le conseguenze di idee (per me, assurde), ma non in altri luoghi

    -Noam Chomsky

    Qui Chomsky commette vari errori, ma il punto è che questa è più o meno la visione su di noi di tutto l'anarchismo manistream, as far as i know

  10. #10
    Ran Tasipi
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    Vabbè, niente di nuovo. Anzi, Chomsky forse è il più educato nei nostri confronti (andrebbe però anche aggiunto che Chomsky, mi pare in "Due ore di lucidità", ci rivolge anche qualche apprezzamento).

    Quello però che secondo me è alla base di tutto è:

    siamo o non siamo noi (ma su questa esclusività non ci metterei la mano sul fuoco) che sosteniamo che in una società senza stato possono coesistere diversi tipi di ordinamento sociale ed economico purché venga rispettato il principio di adesione volontaria?
    Allora perché dobbiamo essere proprio noi a fare barriera contro chi condivide il nostro stesso obiettivo di smantellare lo stato?

    Ci piace fare gli americani? Allora facciamoli fino in fondo. O forse prima che schiavi dello stato siamo prigionieri inconsapevoli di quelle stesse ideologie per le quali abbiamo intonato il de profundis già qualche decennio fa?

 

 
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