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Discussione: Bossi vs Galan

  1. #11
    SatanFascista
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    Dallo stesso Giornale , si parla dell'ipotetico PDL veneto:

    Galan, convitato di pietra tra i frondisti del «Pdl veneto»

    dal nostro inviato a Padova

    Di «greche» dorate e tronfie, qui non c’è traccia. Ben poche anche le stellette. Qua e là, al massimo, spunta un galloncino da sottufficiale. Il resto è truppa. Anonima, ma che ci crede. Priva di gradi, ma con tanto cuore pronto a finire oltre la trincea. Si sono autoconvocati ieri a Padova, al Centro Congressi intitolato a Papa Luciani, il «loro» Papa, «per chiedere dal basso – citiamo alla lettera – che in Veneto il Popolo della libertà nasca autonomo e federato». Chiude e rafforza la richiesta un eloquente punto esclamativo, cussì che anca a Roma i capissa ben, sacranon!

    «Eravamo quattro amici al bar, alla vigilia delle elezioni, già delusi da quelle liste zeppe di nomi sconosciuti e catapultati lì. E da quella delusione, in seguito amplificata dai risultati, è scaturita l’idea di ritrovarci. Di contarci e di contare», racconta Luca Antelmo, 39 anni, agente di commercio e da appena un anno in politica come assessore alla Cultura del Comune di Caorle.

    Insieme con Cristina Pin, sindaco di Cison di Valmarino, Bernardino Zambon, assessore all’Istruzione a Valdobbiadene e Francesca Pellegrini assessore alle politiche giovanili di Santa Lucia di Piave, lui è uno dei promotori dell’autoconvocazione. «Non vogliamo separarci dal Pdl, ma rafforzarlo regionalizzandolo – spiega Antelmo –. Perché ci sta molto più a cuore la realizzazione della nostra Pedemontana che non quella del Ponte di Messina». E un modello, del resto, c’è: la Cdu bavarese o l’altoatesina Svp.

    Sono almeno 600, perlopiù giovani e forti (tante anche le donne) gli autoconvocati giunti a Padova nella convinzione «che fino a ora noi veneti – ammette Maria Assunta Botteon, sindaco di San Pietro di Feletto – siamo stati troppo fermi e buoni». Ma arrivano anche sull’onda della bruciante delusione per il risultato elettorale d’aprile, quando in tutto il Nord il Pdl lasciò sul campo – o per essere più precisi alla Lega – 800mila voti, 254mila nel solo Veneto.

    Hanno una fede in cui credere: la loro terra. Vantano un patrimonio da difendere: la propria identità. Forniscono i numeri a sostegno di una precisa richiesta di vera democrazia: il 77% dei cittadini del Nordest vuole le primarie e ben l’87% – nove su dieci! – chiede di riavere il voto di preferenza. Ora possono contare anche su un sito internet, www.vogliounpdlveneto.it, «messo in piedi in 24 ore», che già dal nome così diretto – el xe a prova de mona! – non sembra voler concedere nulla ai giri di parole.

    E hanno soprattutto un leader indiscusso, che qui ieri non è venuto per ovvie ragioni di ruolo, ma che fino all’ultimo minuto si è speso senza riserve per trasformare l’autoconvocazione in un successo.
    È Giancarlo Galan, governatore del Veneto al suo terzo mandato (e, si dice, con un pensierino al quarto), Doge berlusconiano sul Canal Grande, ma da ieri soprattutto comandante di un immaginario Bucintoro che fa rotta verso Roma sospinto dalla voga energica di queste truppe deluse del (ma anche dal) centrodestra.

    Truppe forse senza nome, ma di certo senza più pazienza. «Io, noi – allarga le braccia Antelmo – non possiamo portare avanti con le sole nostre forze una cosa del genere. Ci serve una persona di peso, di esperienza, uno che abbia buoni rapporti con Berlusconi e che gli possa andare a dire “vedi, Silvio, il popolo veneto ci chiede così”».

    Ecco perché, di questo Aventino padovano, Galan è l’indiscusso convitato di pietra, l’anima che c’è ma non si vede, il Grande timoniere le cui frasi, proprio come quelle del compagno Mao, tratte dal suo libretto (non rosso!) immodestamente intitolato Il Nordest sono io, vengono qui rilette e ripetute a memoria. Del tipo: «Se ci fermiamo ad attendere l’Italia siamo fregati e smettiamo di essere vincenti».

    O la speranza che il Pdl veneto diventi «un partito capace di essere il lievito di rinnovamento per l’Italia intera, non farina impastata nei forni romani da panificatori che fanno sempre il solito insipido pane». O ancora l’auspicio del governatore affinché i suoi compagni di partito capiscano una buona volta che «il federalismo fiscale viene prima della raccolta dei rifiuti a Napoli». E via così, ieri, gli autoconvocati di Padova, trincerati sulla sponda del fiume Bacchiglione – quasi un novello Piave – citando il Grande Assente. Perché se lui per ora non può esserci in carne, che ci sia almeno il suo verbo.

  2. #12
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    Citazione Originariamente Scritto da srodelabisati Visualizza Messaggio
    Oh, tra bere e affogare, secondo me è più federalista galan di bossi.
    come no...vai a leggerti le dichiarazioni dei "novelli" autonomisti del pdl veneto (ex AN e udc..)

  3. #13
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    Faccio solo presente che Galan è riuscito ad esprimersi contro il modello di federalismo fiscale lombardo, voluto (ma solo in campagna elettorale) dalla Lega nel programma di governo del PDL, che prevedeva di lasciare alle regioni il 15% di IRPEF, perchè insostenibile per le regioni del sud, e contemporaneamente a criticare la Lega perchè non ha sostenuto la richiesta dei sindaci veneti di trattenere nei comuni il 20% dell'IRPEF....

    La casta ha perso completamente ogni senso del ridicolo, e Galan ne è una meravigliosa espressione

  4. #14
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    IL CARROCCIO REGIONALE - Bossi va giù duro contro Galan e il Pdl veneto
    La Lega Nord prepara la presa della Regione
    Irene Aliprandi
    Congresso come da copione, Gobbo confermato segretario con Tosi presidente
    Ivano Faoro è il primo bellunese a entrare nel consiglio nazionale: con Angelo Arnoffi parteciperà da delegato al congresso federale
    Bottacin: «La nostra provincia acquista sempre più punti»

    BELLUNO. Sarà Flavio Tosi il prossimo candidato alla guida della Regione Veneto? Con un ambiguo giro di parole è Umberto Bossi a buttarla là, ma per ora il sindaco di Verona dovrà accontentarsi di fare il presidente della Lega Nord - Liga Veneta. Tutto come da copione al congresso regionale del Carroccio, riunito ieri dopo sette anni di attesa per confermare alla segreteria Gian Paolo Gobbo, che lavorerà in tandem con Tosi. Clima sereno, nonostante qualche scherzetto dei vicentini ai veronesi e passi avanti per la Lega di Belluno, che piazza a sorpresa Ivano Faoro tra i dieci eletti nel consiglio nazionale (in passato Belluno non era rappresentata) e lo stesso Faoro con Angelo Arnoffi tra i 53 delegati al congresso federale.
    Gobbo è stato eletto per acclamazione, candidato unico ad un congresso rinviato l’anno scorso proprio per evitare la frattura con Tosi, che verrà ufficializzato presidente nei prossimi giorni, dopo la nomina da parte del segretario. Il congresso ha eletto anche i 10 membri del consiglio nazionale, con lo sgambetto dei vicentini ai veronesi, che pensavano di eleggere tre rappresentanti e invece hanno tenuto solo una posizione. I vicentini hanno confermato due consiglieri e hanno offerto i loro voti altrove, molto probabilmente a Belluno. Nel consiglio nazionale entrano anche tre trevigiani, due veneziani e un padovano, ma è probabile che Verona si consoli con la nomina del vicesegretario, che potrebbe essere Federico Bricolo.
    Nel suo intervento Gobbo non ha mancato di puntare il dito a Venezia: «Il prossimo presidente Veneto spetta alla Lega», ha affermato convinto seguito e sostenuto da Bossi, che anche ieri ha pungolato il governatore Giancarlo Galan e il suo progetto di Pdl veneto irriso dalla Lega, che a livello regionale appare sempre più forte.
    Anche il ministro Luca Zaia ha esortato alla sveglia Galan, ricordando come il presidente si muova al rallentatore con lo Stato nelle rivendicazioni per l’autonomia: «Volendo potrebbe sfruttare anche l’art. 117 della Costituzione!», ha detto Zaia sognando la Padania.
    «Il candidato unico è il segno dell’unità», chiude il capogruppo in consiglio regionale Gianpaolo Bottacin, dopo aver incassato i complimenti di Zaia al gruppo per aver evitato l’arrivo dei rifiuti dalla Campania. «Qualcuno dice che due terzi dei nostri voti sono in prestito, ma non è più come negli anni Novanta. Oggi c’è una nuova classe dirigente di leghisti che sanno amministrare e rispondere alla gente. E Belluno incide sempre di più».

    http://espresso.repubblica.it/dettag...ione/2034146/6
    federalismo per un paese migliore

  5. #15
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    Chi crede che Galan sia un federalista crede alle favole.

 

 
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