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Discussione: Lavoro: Che fare ?

  1. #1
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    Predefinito Lavoro: Che fare ?

    Lavoro: Che fare ?

    Proponiamo a tutti i compagni un opuscolo sull’argomento lavoro, curato da Giovanni De Francesco, avvocato del lavoro, che oggi ha tenuto una relazione molto dettagliata sulla ristrutturazione del diritto del lavoro, a Roma.
    Brevi note sulla ristrutturazione del mercato del lavoro in Italia e sulla riforma del diritto del lavoro




    Da diversi anni è in corso un progetto di ristrutturazione generale del mercato del lavoro presentato ufficialmente come politica di sviluppo economico del Paese.
    Questo deve passare attraverso la creazione di nuovi mercati per le imprese con la competitività dei prodotti. Competitività che significa vendita dei prodotti a prezzi inferiori di quelli di altre imprese.

    Nel ciclo produttivo l’unica variante su cui incidere per ridurre il prezzo di un prodotto è il costo della manodopera. La competitività passa, pertanto, attraverso la riduzione del costo della manodopera e, cioè, la riduzione dei diritti dei lavoratori. Non a caso una delle accuse che da diverso tempo viene rivolta ai lavoratori italiani è quella che costano troppo per le imprese.


    Continua qui: Lavoro: Che fare ? - Comunismo e ComunitÃ

  2. #2
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    Predefinito Rif: Lavoro: Che fare ?

    Resistenze.org - sito di controinformazione del C.C.D.P. - Via Reggio 14 - Torino - proletari resistenti - lavoro - 12-05-10 - n. 318


    Magari fossero veri i dati OCSE!

    di Pietro Ancona

    I dati dell'Ocse sui salari italiani inferiori alla media e situati al 23 posto non sono veritieri per eccesso. Non tengono conto di due grandi masse di retribuzioni: quelle dei biagizzati e degli immigrati. I lavoratori biagizzati 18 mila euro all'anno se li sognano! Sono per loro una cifra astronomica! Al massimo mettono insieme non più di 8 mila euro ammesso che per dodici mesi non vengano "disturbati", cioè licenziati per essere riassunti dopo qualche tempo come di solito si divertono a fare i sadici datori di lavoro del Bel Paese! Non parliamo poi del lordo di 26.304 euro. Questo non esiste se non per la parte dei lavoratori ancora a tempo indeterminato ma sottoposti ad un durissimo assedio su più fronti contrattuali e legislativi. Vedremo che cosa succederà dopo l'approvazione della 1167! I salari italiani sono inferiori all'ultimo scalino della graduatoria OCSE!!

    La responsabilità di questa stupefacente depressione salariale è dovuta alla politica di concertazione triangolare sindacati-governo-confindustria. La concertazione ha prodotto danni derivanti innanzitutto dal blocco della indicizzazione e dalla parametrazione dei rinnovi contrattuali al tasso di "inflazione" programmato e cioè a quello fasullo indicato dai documenti governativi di programmazione economica. A questa ghigliottina si deve aggiungere il carro di guerra della legge Biagi la quale oltre al precariato ha prodotto retribuzioni indecenti e situazioni abnormi. E' difficilissimo trovare un biagizzato che superi i 1000 euro mensili! La media non va oltre i seicento euro. Soltanto l'esistenza dell'ammortizzatore familiare ha permesso a moltissimi giovani di sopravvivere e di continuare a lottare e sperare in un futuro migliore. Ma questo futuro migliore non esiste. Anche il PD si è messo di traverso e taglia loro la strada con il ddl Nerozzi-Marini che introduce il CUI.

    E' un mero inganno ritenere di recuperare qualcosa per i lavoratori con una riforma fiscale. Sappiamo tutti che anche nella migliore ipotesi di un recupero del dieci per cento di salario questo è poco più di una manciata di spiccioli che non tirerà fuori i lavoratori italiani dalla buca in cui giacciono.

    Questa drammatica statistica dell'OCSE viene commentata da Bonanni con la richiesta di una riforma fiscale che, come dicevamo, darà un piccolo insignificante risarcimento ma lascerà inalterato il quadro della situazione. Epifani tace ma non dubito che non si discosterà di molto dalla linea del recupero fiscale: la CGIL ha fatto due scioperi generali appunto per chiedere allo Stato ma non alle aziende di intervenire. In Italia quindi, fino a quando avremo CGIL CISL e UIL attestate sulla linea della "complicità" con il padronato per le "sorti magnifiche e progressive" del capitalismo italiano la condizione di chi deve lavorare per vivere e far vivere la sua famiglia saranno queste ed anche peggiori di queste.

    La politica del Sindacato veniva così riassunta in una breve frase di un lavoratore Telecom: Il sindacato è la voce dell'azienda!

    Questa degenerazione profonda del ruolo del sindacato è un problema grosso, grossissimo, non solo per i lavoratori ma per la democrazia italiana. Nelle aziende si è instaurato un autoritarismo che prelude a cose ancora peggiori. Dopo l'adesione di Cisl e UIL e la finta opposizione della CGIL alla abolizione dell'art.18 la Marcegaglia e Sacconi vogliono la liquidazione dello Statuto dei Diritti dei Lavoratori. Cisl e UIL hanno già aderito entusiasticamente! La CGIL si è dichiarata disponibile a trattare dopo aver fatto una piccola "doverosa" difesa d'ufficio!

    Pietro Ancona

    medioevo sociale

    Informazione laica - di sinistra - pacifista - per il socialismo e la libertà

    Ocse su Italia: cuneo al 46,5%. Salari tra i più bassi - Economia - ANSA.it



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