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Discussione: Paolo Borsellino, EROE

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    Paolo Borsellino, EROE

    http://www.youtube.com/watch?v=YVQ1kmOOBrw


    « Mi sento come un morto che cammina. »

    (Paolo Borsellino)
    « La lotta alla mafia dev'essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità. »

    (Paolo Borsellino)
    « Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe »

    (Lenzuolo stampato commemorativo, Palermo 1993)

    Paolo Emanuele Borsellino (Palermo, 19 gennaio 1940 – 19 luglio 1992) è stato un magistrato italiano, vittima di mafia.
    Biografia [modifica]

    Nasce a Palermo in un quartiere povero, La Kalsa, dove vivono tra gli altri Giovanni Falcone e Tommaso Buscetta. Dopo aver frequentato le scuole dell'obbligo, Paolo si iscrive al liceo classico "Meli", sezione C. Durante gli anni del liceo diventa direttore del giornale studentesco chiamato "Agorà". Nel giugno del 1958 si diploma con ottimi voti e l'11 settembre dello stesso anno Borsellino si iscrive a Giurisprudenza a Palermo con numero di matricola 2301. Dopo una rissa tra studenti "neri" e "rossi" finisce erroneamente anche lui di fronte al magistrato Cesare Terranova a cui dichiara la propria estraneità ai fatti. Il giudice sentenzierà che Borsellino non c'entra nulla con l'episodio.

    Paolo Borsellino, proveniente da una famiglia di simpatie di destra, nel 1959 si iscrisse al FUAN, acronimo di Fronte Universitario di Azione Nazionale (organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano, di cui rappresentava il ramo studentesco-universitario). Membro dell'esecutivo provinciale, delegato al congresso provinciale, viene eletto come rappresentante studentesco nella lista del FUAN "Fanalino" di Palermo [1].

    Il 27 giugno 1962 all'età di 22 anni Borsellino si laurea con 110 e lode. Il titolo della tesi di laurea fu "Il fine dell'azione delittuosa" con relatore il professor Giovanni Musotto. Pochi giorni dopo, a causa di una malattia, muore suo padre all'età di 52 anni. Borsellino si impegna con l'ordine dei farmacisti a tenere la farmacia del padre Diego fino al raggiungimento della laurea in farmacia della sorella Rita. Durante questo periodo la farmacia viene data in gestione per un affitto bassissimo di 120 mila lire al mese. La famiglia Borsellino è costretta a gravi rinunce e sacrifici. Riceverà l'esonero dal servizio militare poiché "unico sostentamento della famiglia".

    Nel 1967 Rita compie gli studi e si laurea in farmacia, il primo stipendio da magistrato di Paolo Borsellino servirà proprio a pagare la tassa governativa.

    Il 23 dicembre 1968 si celebrarono le nozze tra Paolo e Agnese Piraino Leto figlia di Angelo Piraino Leto, a quel tempo magistrato presidente del tribunale di Palermo.

    La carriera da giudice
    « L'equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E NO! questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest'uomo è mafioso. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati.»

    (Paolo Borsellino, Istituto Tecnico Professionale di Bassano del Grappa 26/01/1989)

    Nel 1963 Borsellino partecipa con successo al concorso per entrare in magistratura ottenendo 57 voti si classifica venticinquesimo sui 110 posti in gara. Nel 1967 diventa pretore a Mazara del Vallo. Nel 1969 è pretore a Monreale, dove lavora insieme ad Emanuele Basile. Proprio qui avrà modo di conoscere per la prima volta la mafia sanguinaria, quella dei corleonesi.

    Il 21 marzo 1975 viene trasferito a Palermo ed il 14 luglio entra nell'ufficio istruzione affari penali sotto la guida di Rocco Chinnici.

    Il 1980 vede l'arresto dei primi sei mafiosi grazie all'indagine condotta da Basile e Borsellino, ma nello stesso anno arriva la morte di Emanuele Basile e la scorta per la famiglia Borsellino.

    In quell'anno viene costituito il pool antimafia, dove lavorano, sotto la guida di Chinnici, tre magistrati (Falcone, Borsellino, Barrillà) e due commissari (Cassarà e Montana). Tutti i componenti del pool chiedono espressamente l'intervento dello Stato, che non arriva.

    Il 29 luglio 1983 viene ucciso Rocco Chinnici nell'esplosione di un'autobomba e pochi giorni dopo arriva da Firenze Antonino Caponnetto. Il pool vuole una mobilitazione generale contro la mafia. Nel 1984 viene arrestato Vito Ciancimino, mentre Tommaso Buscetta ("Don Masino", come viene chiamato nell'ambiente mafioso), arrestato a San Paolo del Brasile ed estradato in Italia, inizia a collaborare con la giustizia.

    Buscetta descrive una mafia di cui fino ad allora si sapeva poco o nulla e la descrive in maniera molto dettagliata. Nel 1985 però vengono uccisi da Cosa Nostra, a pochi giorni l'uno dall'altro, i commissari Giuseppe Montana e Ninni Cassarà. Falcone e Borsellino vengono trasferiti nella foresteria del carcere dell'Asinara, dove iniziano a scrivere l'istruttoria per il maxiprocesso. Si seppe in seguito che l'amministrazione penitenziaria richiese ai due magistrati il rimborso spese ed un indennizzo per il soggiorno trascorsovi.

    Il 19 dicembre 1986 Borsellino viene nominato Procuratore della Repubblica di Marsala. Nel 1987 Caponnetto lascia il pool per motivi di salute e tutti (Borsellino compreso) si aspettano la nomina di Falcone, ma il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) non la vede nella stessa maniera e nasce la paura di vedere il pool sciolto.

    Borsellino parla dovunque e racconta quel che accade alla procura di Palermo: per questo motivo rischia il provvedimento disciplinare e solo grazie all'intervento del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga si decide di indagare su ciò che succede nel palazzo di Giustizia.

    Il 31 luglio il CSM convoca Borsellino che rinnova accuse e perplessità. Il 14 settembre Antonino Meli diventa (per anzianità) il capo del pool; Borsellino torna a Marsala, dove riprende a lavorare alacremente insieme a giovani magistrati, alcuni di prima nomina. Inizia in quei giorni il dibattito per la costituzione di una Superprocura e su chi porne a capo. Falcone va a Roma per prendere il comando della direzione affari penali e preme per l'istituzione della Superprocura.

    Con Falcone a Roma, Borsellino chiede il trasferimento alla Procura di Palermo e l'11 dicembre 1991 Paolo Borsellino, insieme al sostituto Antonio Ingroia, torna operativo alla Procura di Palermo, come Procuratore aggiunto.

    Il 23 maggio 1992 nell'attentato di Capaci perdono la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco di Cillo. Due mesi prima della sua morte, Paolo Borsellino rilascia un'intervista ai giornalisti Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi (19 maggio 1992). L'intervista mandata in onda da RaiNews 24 nel 2000 è di trenta minuti, quella originale era invece di cinquanta minuti. In questa sua ultima intervista Paolo Borsellino parla anche dei legami tra la mafia e l'ambiente industriale milanese e del Nord Italia in generale, facendo riferimento, tra le altre cose, a indagini in corso sui rapporti tra Marcello Dell'Utri, Vittorio Mangano e Silvio Berlusconi. Alla domanda se fosse Mangano un "pesce pilota" della mafia al Nord, Borsellino risponde che egli era sicuramente una "testa di ponte dell'organizzazione mafiosa nel Nord d'Italia". Sui rapporti con Berlusconi invece si astiene da giudizi definitivi non sentendosi autorizzato a parlare di inchieste giudiziarie in corso da parte di altri magistrati.

    Nelle elezioni presidenziali del 1992, i parlamentari del MSI votarono per Paolo Borsellino come Presidente della Repubblica nel corso dell'XI scrutinio.

    La strage di via d'Amelio
    Il 19 luglio 1992, dopo aver pranzato a Villagrazia con la moglie Agnese e i figli Manfredi e Lucia, Paolo Borsellino si reca insieme alla sua scorta in via D'Amelio, dove vive sua madre.

    Una Fiat 126 parcheggiata nei pressi dell'abitazione della madre con circa 100 kg di tritolo a bordo esplode, uccidendo oltre a Paolo Borsellino anche i cinque agenti di scorta Emanuela Loi (prima donna della Polizia di Stato caduta in servizio), Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L'unico sopravvissuto è Antonino Vullo. Pochi giorni prima di essere ucciso, durante un incontro organizzato dalla rivista MicroMega, Borsellino parlò della sua condizione di "condannato a morte". Sapeva di essere nel mirino di Cosa Nostra e sapeva che difficilmente la mafia si lascia scappare le sue vittime designate.

    Le dichiarazioni pubbliche
    Borsellino, in vita, rilasciò interviste e partecipò a numerosi convegni per denunciare l'isolamento dei giudici e l'incapacità o la mancata volontà da parte della politica di dare risposte serie e convinte alla lotta alla criminalità. In una di queste Borsellino descrive le ragioni che hanno portato all'omicidio del giudice Rosario Livatino e prefigura la fine (che poi egli stesso farà) che ogni giudice "sovraesposto" è destinato a fare.[2]

    L'eredità
    La figura di Paolo Borsellino, come quella di Giovanni Falcone, ha lasciato un grande esempio nella società civile e nelle istituzioni.
    Un rosone in bronzo, opera di Tommaso Geraci, commemora insieme Falcone e Borsellino all'aeroporto loro dedicato di Palermo. Nell'iscrizione, si legge: "L'orgoglio della Nuova Sicilia"
    Un rosone in bronzo, opera di Tommaso Geraci, commemora insieme Falcone e Borsellino all'aeroporto loro dedicato di Palermo. Nell'iscrizione, si legge: "L'orgoglio della Nuova Sicilia"

    Alla sua memoria sono state intitolate numerose scuole e associazioni, nonché l'aeroporto internazionale di Punta Raisi (Palermo) e un'aula della facoltà di Giurisprudenza all'Università di Roma La Sapienza.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Borsellino


    ONORE A PAOLO BORSELLINO

    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

    Identità; Comunità; Partecipazione.

  2. #2
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    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

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  3. #3
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    La Giustizia, con la G maiuscola avrebbe bisogno di un Ministro con Borsellino...

  5. #5
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    Il giorno degli sciacalli

    di Filippo Facci

    È l’anniversario della strage di via Amelio: quella che nel 1992 uccise Paolo Borsellino e gli agenti Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Cusina, Claudio Traina ed Emanuela Loi; quest’ultima fu la prima donna a far parte di una scorta. Il citato anniversario e l’Unità, come al solito, usa morti per colpire i vivi. L’addetto stampa di Giancarlo Caselli (uno che almeno oggi non vogliamo nominare) ha scritto un articolo ignobile per sostenere, in pratica, questo: vergogna, a Marsala hanno fatto procuratore capo Alberto Di Pisa, uno a cui non piaceva Falcone e che peraltro fu accusato d'essere il «corvo» che scriveva lettere anonime per danneggiarlo; vergogna, hanno fatto procuratore capo lui anziché Alfredo Morvillo, uno che oltretutto ha il merito di essere amico di Caselli e del suo addetto stampa. Ora: primo, la nomina l’ha fatta il Csm; secondo, Di Pisa circa l’accusa di essere il famoso «corvo» è stato assolto punto e basta: innocente (capite questa parola?) che vuol dire innocente; terzo, è veramente paradossale che si elenchino vecchie opinioni di Alberto Di Pisa contro Falcone (un’audizione al Csm del 1989) proprio su un giornale, l’Unità, che contro Falcone condusse la campagna più infamante, violenta, meschina e vigliacca che l’eroico magistrato abbia mai subito: campagna che l’accompagnò sino al giorno della morte. Un consiglio: zitti. Ma zitti.

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=277268&PRINT=S

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Mantide Visualizza Messaggio
    Il giorno degli sciacalli

    di Filippo Facci

    È l’anniversario della strage di via Amelio: quella che nel 1992 uccise Paolo Borsellino e gli agenti Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Cusina, Claudio Traina ed Emanuela Loi; quest’ultima fu la prima donna a far parte di una scorta. Il citato anniversario e l’Unità, come al solito, usa morti per colpire i vivi. L’addetto stampa di Giancarlo Caselli (uno che almeno oggi non vogliamo nominare) ha scritto un articolo ignobile per sostenere, in pratica, questo: vergogna, a Marsala hanno fatto procuratore capo Alberto Di Pisa, uno a cui non piaceva Falcone e che peraltro fu accusato d'essere il «corvo» che scriveva lettere anonime per danneggiarlo; vergogna, hanno fatto procuratore capo lui anziché Alfredo Morvillo, uno che oltretutto ha il merito di essere amico di Caselli e del suo addetto stampa. Ora: primo, la nomina l’ha fatta il Csm; secondo, Di Pisa circa l’accusa di essere il famoso «corvo» è stato assolto punto e basta: innocente (capite questa parola?) che vuol dire innocente; terzo, è veramente paradossale che si elenchino vecchie opinioni di Alberto Di Pisa contro Falcone (un’audizione al Csm del 1989) proprio su un giornale, l’Unità, che contro Falcone condusse la campagna più infamante, violenta, meschina e vigliacca che l’eroico magistrato abbia mai subito: campagna che l’accompagnò sino al giorno della morte. Un consiglio: zitti. Ma zitti.

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=277268&PRINT=S
    C'è chi vorrebbe usare Falcone come modello, ma ci è distante anni luce... Alfano Docet..

  7. #7
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    Onore al grande magistrato e galantuomo Borsellino, eroe civile.

  8. #8
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    Nelle elezioni presidenziali del 1992, i parlamentari del MSI votarono per Paolo Borsellino come Presidente della Repubblica nel corso dell'XI scrutinio.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Borsellino

    http://it.wikipedia.org/wiki/Elezion...2.B0_scrutinio

    Tacete sciacalli.

    Ciao Paolo

  9. #9
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    Il 19 luglio 1992, dopo aver pranzato a Villagrazia con la moglie Agnese e i figli Manfredi e Lucia, Paolo Borsellino si reca insieme alla sua scorta in via D'Amelio, dove vive sua madre.

    Una Fiat Panda celeste imbottita di tritolo, e non una Fiat 126 come erroneamente dichiarò la stampa radicando nell'immaginario collettivo un'imprecisione che purtroppo ha trovato spazio anche nella rappresentazione televisiva e cinematografica di questo evento, parcheggiata nei pressi dell'abitazione della madre con circa 100 kg di tritolo a bordo esplode, uccidendo oltre a Paolo Borsellino anche i cinque agenti di scorta Emanuela Loi (prima donna della Polizia di Stato caduta in servizio), Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L'unico sopravvissuto è Antonino Vullo.
    A detta degli agenti di scorta via d'Amelio era una strada pericolosa, tanto che era stato anche chiesto di mettere una zona di rimozione davanti alla casa: la richiesta però non fu accolta dal comune di Palermo.
    C'è, inoltre, un particolare più inquietante di tutti gli altri: l'agendina rossa di Borsellino non venne ritrovata, probabilmente sottratta da qualche investigatore giunto tra i primi sul posto.
    A pochi giorni dal 15° anniversario dalla strage, la Procura di Caltanissetta ha aperto un nuovo fascicolo per scoprire se persone legate agli apparati deviati dei servizi segreti possano avere ricoperto un ruolo nella strage.

    In occasione del quindicesimo anniversario della strage di Via D'Amelio, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta, grande scalpore ha destato una lettera aperta del fratello del giudice, Salvatore, indirizzata all'ex-Ministro degli Interni Nicola Mancino. Tale lettera, intitolata "19 luglio 1992: Una strage di stato" ipotizza che l'allora Ministro degli Interni Mancino fosse a conoscenza della causa dell'omicidio di Borsellino. In un passaggio si legge infatti,

    "Chiedo al senatore Nicola Mancino, del quale ricordo negli anni immediatamente successivi al 1992 una lacrima spremuta a forza durante una commemorazione di Paolo a Palermo, di sforzare la memoria per raccontarci di che cosa si parlò nell'incontro con Paolo nei giorni immediatamente precedenti alla sua morte. O spiegarci perché, dopo avere telefonato a mio fratello per incontrarlo mentre stava interrogando [il pentito mafioso] Gaspare Mutolo, a sole 48 ore dalla strage, gli fece invece incontrare il capo della Polizia Parisi e il dottor Contrada [ex numero tre del SISDE, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa], incontro dal quale Paolo uscì sconvolto tanto, come raccontò lo stesso Mutolo, da tenere in mano due sigarette accese contemporaneamente...In quel colloquio si trova sicuramente la chiave dalla sua morte e della strage di Via D'Amelio."

    Altri fatti, tra l'altro citati nella lettera di Salvatore Borsellino, misero in questione l'operato del Ministero degli Interni guidato allora da Mancino: destarono scalpore, per esempio, la presenza in via D'Amelio di un poliziotto trasferito alcuni mesi prima alla questura di Firenze perché colluso con un gruppo di spacciatori di droga, e la presenza in Via D'Amelio dell'allora Capitano dell'Arma dei Carabinieri Arcangioli, visto allontanarsi dal luogo della strage con in mano la borsa di Paolo Borsellino appena estratta dai rottami della Croma blindata nella quale sedeva il giudice qualche istante prima dell'esplosione. A detta dei familiari e dei colleghi di Borsellino, questa borsa conteneva un agenda che il giudice utilizzava per annotare le considerazioni più private sulle sue indagini e colloqui.

    A fronte delle critiche sul suo operato all'epoca della strage di via D'Amelio, Mancino sostenne di non ricordarsi di nessun incontro con il giudice nel mese di Luglio 1992 e mise in dubbio l'attendibilità del pentito Mutolo. Salvatore Borsellino replicò con un'altra lettera aperta:

    "In merito alla persistenza delle lacune di memoria del sen. Mancino sull'incontro con Paolo Borsellino del primo Luglio 1992, evidenti dalla sua risposta alle mie dichiarazioni e preoccupanti per chi è stato chiamato alla vicepresidenza del CSM, ritengo mio dovere fargli notare quanto segue. Se è vero che le dichiarazioni di un pentito come Gaspare Mutolo non possano assumere da solo valore probatorio se non suffragate da solidi riscontri è anche vero che di riscontro ne esiste almeno uno, e incontrovertibile, dato che è siglato dallo stesso Paolo Borsellino. Nella sua seconda agenda, quella grigia in possesso dei suoi familiari, che, essendo stata lasciata a casa da Paolo il 19 luglio non ha potuto essere sottratta come quella rossa [scomparsa in seguito alla strage di Via d'Amelio], Paolo ha annotato: '1 Luglio ore 190 : Mancino'. In quanto alla credibilità dello stesso Mutolo, il quale riferisce la frase di Paolo durante l'interrogatorio: 'devo smettere perché mi ha chiamato il ministro, manco mezz'ora e torno ....', devo ricordare al sen. Mancino che è proprio grazie alle dichiarazioni di Gaspare Mutolo che il dott. Contrada, funzionario del SISDE, ha potuto essere condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione. Inoltre lo stesso [procuratore aggiunto alla procura di Palermo] Vittorio Aliquò ha dichiarato di aver accompagnato Paolo fino alla soglia dell'ufficio di Mancino, ed è impossibile credere che lo stesso non possa ricordare di avere incontrato non un qualsiasi magistrato tra i tanti che quel giorno venivano a complimentarsi per la sua nomina, ma un giudice ad estremo rischio di vita che in quei giorni era al centro dell'attenzione di tutti gli Italiani."
    Tratto da wikipedia



    Per ricordarlo ho deciso di scrivere qui alcune delle sue frasi più celebri:

    A fine mese, quando ricevo lo stipendio, faccio l'esame di coscienza e mi chiedo se me lo sono guadagnato.

    E' normale che esista la paura, in ogni uomo, l'importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti.

    Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell'amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare.

    Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene.

    La lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità
    Se la gioventù le negherà il consenso, anche l'onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo.

    .......la bellezza del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.
    C'è un equivoco di fondo.

    Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto.

    No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali.

    Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio, o si fanno la guerra o si mettono d'accordo.

    Ma sopratutto:
    Chi ha paura muore ogni giorno.


    Io invece faccio mia questa frase:
    Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe!!!


    Dal mio blog: http://polinux.altervista.org/polinu...litica19-07-08


    Un morto di stato, pace all'anima sua...

  10. #10
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    Chi ha paura muore ogni giorno.
    ... chi non ne ha, una volta sola

 

 
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