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    Predefinito La Serbia paga il suo NON aver fatto la guerra CONTRO la NATO nel' 99...

    Le lacrime di Tommaso De Francesco e i suoi “ultranazionalisti”

    Qualcosa si deve essere spento nei serbi quando Milosevic non mobilitò il suo esercito e il suo popolo contro l’ingresso dei briganti Nato in Kosovo. Ne sarebbe venuta un’invasione della Serbia, ma anche una guerriglia di massa, probabilmente grandi lutti e distruzioni, ma anche la vittoria assicurata alle lotte di liberazione condotte nella forma della guerra asimmetrica in un territorio che più idoneo alla guerriglia non si può. Iraq, Afghanistan, Cuba, gli stessi serbi sotto il tallone nazista, insegnano. Vi potete immaginare cosa sarebbe successo a D’Alema e al suo governo di Sturmtruppen se avesse dovuto impegnare i militari italiani contro i partigiani serbi, già vittoriosi della macchina da guerra tedesca! Se avesse dovuto accogliere processioni di bare dei “nostri ragazzi”!

    Io, invece, mi sono trovato accanto a Tommaso Di Francesco, balcanista del “manifesto”, durante la cerimonia degli amici di Stefano Chiarini nel primo anniversario della scomparsa del grande giornalista. Con Tommaso ci eravamo incrociati nelle guerre balcaniche e anche all’università di Napoli, ove ebbi l’occasione di chiedergli cosa mai determinasse quella sua coazione a ripetere gli stereotipi imperialisti su Slobodan Milosevic “dittatore”. Mi rispose: quali stereotipi? Tommaso era amico di Stefano e nel “manifesto”, insieme a lui, a Manlio Dinucci, Robecchi, Rita Di Leo e a pochi altri, l’argine ostinato contro la deriva moderata dei vecchi e nuovi “venerandi maestri” del giornale. Ci lesse, quel giorno, una toccante e intelligente lettera al compagno che non c’era più. Gli ero seduto accanto e mi disse con tono afflitto, riferendosi all’imminente secessione del Kosovo: Avevamo capito fin dall’inizio come sarebbe andata a finire in Serbia, vero? Gli risposi: Già, peccato che il tuo giornale, nel giorno del golpe Otpor/Cia contro Milosevic, cioè contro la Jugoslavia, così titolò: “La primavera di Belgrado”. Lo scambio finì lì. Perché TDF non è solo un onesto giornalista che la tragedia dei serbi e i delitti euro-statunitensi contro il popolo serbo li ha sempre fedelmente squadernati ai lettori, con la penna e con il cuore, come tocca ai giornalisti con coscienza e professionalità. TDF ahinoi è anche nella comitiva di coloro (Giuliana Sgrena, Marina Forti, M. Cocco, altri) che partecipano, sì, alle sofferenze delle vittime, denunciano, sì, i crimini e l’ottusità dei carnefici politici e militari, ma al tempo stesso di questi ultimi condividono aporie, stereotipi, falsi luoghi comuni, micidiali operazioni di mistificazione e inganno. In questo modo sconfiggono il loro stesso assunto informativo, politico, morale, ideologico. Cosa che va di pari passo e sortisce gli stessi effetti disastrosi del pertinace rifiuto a sinistra di investigare e produrre analisi alternative sulla truffa sconvolgimondo dell’11/9, di Osama, di Al Qaida, del terrorismo islamico. Fino a riprendere e avallare con stanca pigrizia ancor oggi la surreale sostituzione, operata dagli occupanti, della Resistenza, baathista e islamica, fino a ieri accreditata dai comandi Usa di 200mila combattenti, con un improvvisamente onnipresente Al Qaida. Tecnica vecchia e logora, ricorda gli occupanti tedeschi che per meglio giustificare le loro stragi davano del Banditen ai partigiani.

    Torna particolarmente desolante il fatto che un dabbenuomo come Tommaso continui, implacabile in ogni suo articolo, a ripetere frusti e falsi concetti, in modo lampante strumentali alla promozione di guerre. Ed ecco il karma della contropulizia etnica degli albanokosovari, a ribadire una mai attuata pulizia etnica serba che invece era una rabbiosa e inevitabilmente dura risposta di Stato alla quinta colonna secessionista, scaturita dalla criminalità organizzata albanese, dai marchi tedeschi e dai sabotaggi di George Soros e Madre Teresa (cui i briganti secessionisti hanno ora coerentemente intitolato la via principale di Pristina). Ecco la balla di un Milosevic inesorabilmente carico dei bugiardi misfatti attribuitigli dagli aggressori, definito alla Remondino despota (l’equilibrista Rai che ora definisce teppisti i manifestanti che giustamente hanno assediato l’ambasciata dello Stato assassino), in un paese dalle elezioni a gogò, dalle maggiori città amministrate dall’opposizione, dalla stampa in mano all’opposizione al 90%, dalle mai represse manifestazioni dei collaborazionisti tipo Vichy (non avevano, a Belgrado, consuetudine con i De Gennaro). Un Milosevic che, estremo difensore del pluralismo etnico-confessionale, avrebbe oppresso il Kosovo togliendogli lo statuto d’autonomia, quando si era limitato a eliminare il paralizzante, mai visto altrove, veto kosovaro a tutte le decisioni delle istituzioni federali e regionali. Ed ecco il disco rotto dei “nazionalismi” e “ultranazionalismi” serbi, laddove fu la Serbia a resistere, prima in nome dell’unità jugoslava e poi della sua sopravvivenza agli sciovinismi razzisti e religiosi dei microstati, coloniali, mafiosi o fascistizzanti, fabbricati in provetta dall’imperialismo lanciato verso Est. Si fosse mai sentito parlare di quell’ “ultranazionalista” di D’Alema che pensa di dover difendere gli “interessi del’Italia” massacrando paesi altrui.

    Vedendo il solito “nazionalismo estremo”, o “ultranazionalismo” là dove si tratta e si è sempre trattato di mera difesa contro gli sciovinismi frazionisti dei proconsoli coloniali in Croazia, Slovenia, Bosnia, Kosovo e Montenegro, Di Francesco accredita, mi auguro inconsapevole, tutti le invenzioni demonizzanti elaborate dalle centrali della guerra psicologica occidentale e finalizzate a lubrificare i cingoli dell’aggressione. Così, come certi farabutti fanno con la Palestina, appare molto equilibrato porre tutti, serbi e secessionisti, sullo stesso piano e risulta invece molto connivente. Come quando ancora una volta, contro ogni evidenza, si attribuisce a una “decisione” (documentare, prego!) serba la fuga dal Kosovo di “centinaia di migliaia di abitanti”, di cui è stato provato che scappavano invece dai bombardamenti a tappeto e all’uranio degli amici Nato (ma poi, ai microfoni dovevano fantasticare su atrocità serbe, sennò col cazzo che venivano ammessi nei campi di quell’associazione a delinquere che i giudici individuarono nel dalemiano “Arcobaleno”. Balle di sopravvivenza che per TDF erano “dignitose e credibili”). Del premier “moderato” Ibrahim Rugova, volto umano dell’operazione colonialista e noto in Svizzera per traffico di droga, TDF si dice ottimo amico. Probabilmente influenzato dall’albanese slavofobo e russofobo del “manifesto”, Astrit Dakli, TDF diffida di Putin e ritiene strumentale la sua condanna della secessione e dello stupro del diritto internazionale che rappresenta. E conclude vantandosi di aver conosciuto la Politovskaja, sapete la giornalista russa anti-Putin e cortigiana di Eltsin e degli oligarchi, che parlava di Russia e di Cecenia come gradivano Cia e Pentagono, suoi editori di riferimento nelle collaborazioni a “Radio Liberty” e “Radio Free Europe”. Sulle elezioni presidenziali serbe, TDF si esalta alla vittoria del filo-europeo Boris Tadic, ultraliberista, devoto alle potenze che hanno sfasciato il suo paese, a scapito del “radicale” Tomas Nikolic, chissà perché ancora pervicacemente definito di destra e “ultranazionalista”, a dispetto di un suo programma elettorale socialmente, politicamente e geopoliticamente assai più di sinistra di quello dell’avversario. Arriva, TDF, addirittura a compiangere l’assassinio di Zoran Djindjic, collega di partito del destro Tadic, da parte, afferma senza prove, dello stesso ultranazionalismo che lo aveva aiutato a defenestrare Milosevic. Fosse anche vero, non ci sarebbe davvero da versare una lacrima su quel Djindjic, losco figuro di rinnegato e quinta colonna dei tedeschi, che era arrivato a fornire agli aggressori gli obiettivi serbi da bombardare.

    Le cadute di TDF e le ragioni di Slobodan Milosevic

    Rinverdendo i fasti delle menzogne che coprirono il golpe occidentale, portato avanti dai giovinastri di Otpor, addestrati per la bisogna da generali Usa a Budapest, TDF parla di un Milosevic nelle elezioni del 2001 contestato dalla folla in rivolta per i risultati improbabili che presentava. Rovescia la verità nel suo contrario quando afferma che, nel 2001, “il popolo” invase il parlamento per bruciare le schede di una “falsa vittoria di Milosevic”. Ci si chiede quale Belgrado mai abbia visto De Francesco nei giorni della sedizione di Otpor che, istruita e armata dalla Cia, raccattando elementi fascisti dalla periferia, era arrivata a bruciare in parlamento le schede, non della “improbabile vittoria di Milosevic”, ma quelle che avevano correttamente assegnato la vittoria ai partiti della sinistra. Non contento, TDF, mitragliando i suoi anatemi contro questo fantomatico “ultranazionalismo” serbo, non riesce a trattenersi dal tornare all’attacco delle precedenti responsabilità del nazionalismo serbo e di Milosevic, contrapponendo a queste i Tadic e i Kostunica “moderati” e virtuosi, dato che sono i soli leader a non aver partecipato alle guerre fratricide che hanno insanguinato i Balcani. Un osservatore meno candido, meno credulone, direbbe che sono stati questi leader ad aver abbandonato e tradito la lotta di Milosevic e dei serbi per l’unità della Jugoslavia contro il colonialismo e i suoi miserevoli burattini indigeni. E che poi si sono fatti investire dagli stupratori del loro paese del compito di consegnarlo ai licantropi del più becero e mafioso capitalismo. Non si rende neanche conto, TDF, che la collera degli attuali dirigenti serbi contro gli Usa e gli europei che li hanno traditi, ma ai quali per trenta denari avevano venduto il presidente leader della Resistenza, è l’inconfutabile conferma che Milosevic aveva visto giusto. Sono lacrime sul latte versato.

    La cosa verrebbe a noia per il profumo rancido che emana, se non fosse che fa pena un giornalista, di sicura dabbenaggine, che, alle lacrime per le disgrazie dei serbi, associa le diffamazioni e menzogne che a un D’Alema, a questo punto invano deprecato da TDF, hanno consentito prima di bombardare la Jugoslavia (non per nulla i giuristi di Rifondazione lo denunciarono come criminale di guerra) e poi di farsi rompighiaccio internazionale della costituzione e del riconoscimento di un orrendo narcostato etnico.

    Testa-coda di TDF anche in Medioriente

    I tonfi di De Francesco non si limitano ai Balcani. Ogni tanto il Nostro fa delle incursioni in altri settori. Il risultato non cambia. Quando invade lo spazio assolutamente irreprensibile che era di Stefano Chiarini, si precipita a sostenere il raggiro Usa sull’onnipresenza di Al Qaida in Iraq, un Al Qaida che, come ripetutamente denunciato dalle più attendibili fonti irachene, a cominciare dalla prestigiosa Associazione degli Ulema, non è altro che l’etichetta che, nelle loro ambasce, occupanti e fantocci applicano alla Resistenza onde screditarla agli occhi del mondo e rinverdire il teorema del “terrorismo islamico”. Sulla Palestina, per esempio, pertinacemente avallando il rovescio delle verità praticate da USraele e dai suoi sicofanti, azzarda l’auspicio che Hamas ripensi il tragico errore del colpo di Stato. Possibile che nessuno gli abbia fatto leggere i documenti scovati da Hamas, dopo la neutralizzazione dei quisling dell’ANP, e pure pubblicati dalla stampa egiziana, che dimostrano come il l’agente Cia-Mossad Mohammed Dahlan, capo della sicurezza di Fatah, era lì lì per scatenare un golpe contro il legittimo governo di Hamas, democraticamente eletto, comportante la liquidazione dei suoi dirigenti? L’intervento di Hamas aveva semplicemente neutralizzato il complotto di Israele e dell’ANP ai danni della democrazia e del popolo palestinese resistente. Si può chiamare golpe il rifiuto del tradimento di un’ANP che si fa finanziare, armare e addestrare la guardia pretoriana dai nemici del suo popolo? Di Tommaso non è solo, gode del conforto di altre penne assai superficiali e corrive. C’è quella dell’equilibrista Ennio Remondino, con le sua coazione a ripetere il concetto caro all’Occidente del despota Milosevic e i suoi sgherri. Quella dell’augusta cofondatrice del giornale, Luciana Castellina (pure lei devota alla frode dell’11/9), che esprime tutta la sua riprovazione per la fatale ripresa di egemonia delle forze serbe più nazionaliste, a tutto danno di quelle democratiche che oggi governano. Una volta di più il manifesto toglie le parole di bocca a Bush e sodali, giù giù fino a D’Alema e Veltroni, per i quali aggredire e colonizzare sono interventi umanitari, mentre estremisti nazionalisti sono coloro che non ci stanno e”democratici” quelli che applicano i diktat politici ed economici dei loro padroni a Washington e Wall Street. Con un triplo salto carpiato logico questa veneranda maestra, afferma poi impunemente che con i bombardamenti Nato sulla Jugoslavia… si è solo ritardata la vittoria degli oppositori di Milosevic. Anche lei, dunque ballava alla musica della manifestaiola Primavera di Belgrado sulla fossa comune dei popoli jugoslavi.

    I giocolieri dei due pesi e due misure

    Così, agevolato dalle aporie truffaldine dei colonialisti, ribadite dal “manifesto” e da altri media di “sinistra” , D’Alema e i suo padrini hanno potuto compiere lo sporco lavoro di destabilizzare una residua legalità internazionale, inventandosi un microstato di delinquenti, tutelato per i comuni interessi dalle forze di polizia europee (Eulex). Un’entità etnica, razzista, sorta dal genocidio di quasi metà della sua popolazione (altro che kosovari albanesi al 90% nel 1998) e che ora serve da retroterra per i traffici criminali di tutti i suoi mallevadori, dalla droga al commercio di esseri umani e delle loro parti, dalla rapina delle sue ricchezze minerarie, compresi i nuovi giacimenti di gas e greggio recentemente scoperti al confine tra Albania e Kosovo, ulteriore stimolo al lavoro sporco di D’Alema e compari. Con sul groppone l’identificazione con la scellerata politica degli zombie anglosassoni, l’Iraq dei 2,5 milioni di morti nella guerra 1991-2008, la Palestina cui far fare la fine degli Incas, l’Afghanistan da devastare per obiettivi esclusivamente predatori, il Libano da tenere libanizzato e al guinzaglio, la Jugoslavia frantumata in ridicoli bantustan per masticarla meglio, e tutto questo al costo di una macelleria sociale senza precedenti, con il corollario dello Stato picchiatore e carceriere, come si fa ad ancora risparmiare alla nostra classe politica ed ecclesiastica il termine di fuorilegge? Macchè, sono fuorilegge e meritevoli di 7 anni di prigione i ragazzi che a Firenze si erano fatti spaccare la testa per urlare al consolato Usa quello che si faceva alla Jugoslavia.

    Ovvio che i serbi un giorno si riprenderanno la terra delle loro origini e del loro destino. Ovvio che, crollata la Grande Bestia imperialista e dispersi i suoi clienti, la Jugoslavia riprenderà forma e coesione, condizione perché quei popoli non muoiano. Ma non saranno le compiacenze, obbedienze e connivenze dei politici e dei giornali sedicenti di sinistra a sostenerli ed affiancarli nella rivincita. Quelli dovranno leccarsi le ferite, se non saranno già stati affidati alla discarica della storia.

    Ogni candidato si comportava bene nella speranza che lo si giudicasse degno di elezione. Tuttavia, questo sistema divenne un disastro allorchè la città era diventata corrotta. Poiché allora non era il più virtuoso, ma il più potente che si candidava alle elezioni e i deboli, perfino i virtuosi, erano troppo impauriti per candidarsi.
    (Nicolò Machiavelli)
    http://www.pane-rose.it/files/index.php?c311350

  2. #2
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    Predefinito la stragrande maggioranza

    Quasi tutto il popolo serbo allora era pronto a una lunga guerra di guerriglia contro l'Occidente. Milosevic volle la solita folle mediazione con Europa, Occidente, Nato nella diabolica speranza di essere riconosciuto come un bastione antimusulmano in Occidente.
    I risultati fallimentari e suicidi sono sotto gli occhi di tutti.....

  3. #3
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    Predefinito a parte

    A parte le menzogne di Grimaldi. L'esercito nel '99 era tutto su posizioni nazionaliste cetniche. Dei partigiani titini infoibotori, foraggiati nel 40-45 da Inghilterra ed America, fortunatamente non c'era più traccia.

  4. #4
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    Predefinito paga

    Dayton.
    La Krajina nelle mani degli ustascia massacratori.
    La lotta antislamica a senso unico.
    Eccecc

 

 

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