
Originariamente Scritto da
Pieralvise
Per come la vedo io, no.
Riguardo al discorso del QI: sono fermamente convinto che istruirsi non sia un "diritto", e che non ci sia bisogno di mandare tutti a scuola.
Se in Italia si dovesse verificare uno squilibrio simile a quello del Belgio, molto semplicemente gli studenti stupidi o inadatti (che siano al sud, al centro o al nord), non proseguiranno con gli studi in una scuola selettiva.
Digressione:
Aggiungo che, per come la vedo io, la scuola non deve solo "istruire", ma anche formare il carattere degli allievi, altrimenti avremo una scuola che produce secchioni buoni a nulla.
Parimenti nell'istruire si deve badare non solo all'apprendimento di nozioni, ma anche alla capacità di riflessione e ragionamento. Altrimenti avremo una scuola che produce "muli" testardi ed ottusi.
Entro nel merito del discorso sui programmi regionali:
Dove sarebbe la necessità? Su materie come le scienze, la fisica e la matematica (i cui livelli nei licei sono abbastanza uniformi in tutta Europa, perlomeno nei programmi), il problema non si pone. Sulle lingue straniere nemmeno. Sulle lingue e lettere antiche (greco, latino) uguale.
"Regionalizzare" la letteratura, la storia, l'arte, lo vedo possibile solo in parte. La storia degli Stati italiani nel loro complesso si studia già. Ugualmente l'arte, e ugualmente la letteratura. Trovo già limitativo concentrarsi su di un approccio "nazionale", e se si volesse sviluppare l'approccio localista, sarebbero sufficienti degli approfondimenti.
Molti hanno proposto l'insegnamento dei dialetti a scuola. In primis questa è, a mio giudizio, una contraddizione in termini, visto che il dialetto è una lingua popolare e vernacolare, spontanea, non-canonizzata, asistematica e suddivisa in miriadi di sottovarianti.
In secondo luogo, se io dovessi scegliere la scuola per mio figlio, e dovessi decidere se fargli studiare inglese e milanese, oppure inglese e francese/tedesco/spagnolo, sceglierei senza esitazione la seconda lingua straniera.
A conclusione:
Mi pare che, quando si parla di programmi scolastici regionali, lo si faccia con spirito polemico verso la retorica dello Stato-nazione ed il patriottismo tricolore. Il fatto è che poi si va a ripescare una delle distorsioni più grandi del nazionalismo, ovvero ricercare una continua legittimazione nel passato, quasi adattandolo alle proprie necessità "identitarie".
A questo punto qual è la differenza tra nazionalismo e micro-nazionalismo?