Infatti: Heidegger ha esplicitamente liquidato l'interpretazione umanistica dell'esistenzialismo nella Lettera sull'umanismo.
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"In quanto a Elisabeth, si trovava in un circolo vizioso. Era tornata dal Paraguay senza il becco di un quattrino, o quasi, e naturalmente non aveva i trentamila marchi, nè tanto meno era nelle condizioni di garantire vitalizi. Avrebbe forse potuto garantirsi questi soldi in prestito, se si fosse presentata in giro come titolare dei diritti d'autore del fratello, le cui fortune editoriali erano in ascesa, ma i diritti appartenevano, per l'appunto, alla madre (...) A sorpresa prese un appuntamento con un notaio, come se la cosa fosse decisa e la madre avesse già detto di sì. Quest'ultima resistette ancora un mese, ma il 23 dicembre del 1895, esausta, firmò il contratto che metteva le opere di Nietzsche nelle mani della sorella: "Ho messo quella firma - scrisse a Overbeck - che mi è costata lacrime di sangue". Col contratto in tasca, Elisabeth si mise in caccia di sottoscrittori, riallacciando vecchie amicizie e puntando innanzitutto sulla facoltosa Meta Von Salis (...) Per Elisabeth gli affari, per cui dimostrò sempre un gran fiuto e la necessaria capacità organizzativa, valevano più delle ideologie. E quello che aveva concluso con la fondazione dell'Archivio e l'acquisto dei diritti d'autore era un ottimo affare (...) Anche se non capiva quasi niente della sua filosofia e in fondo le interessasse assai poco, Elisabeth era sufficientemente intuitiva per sentire che nell'opera del fratello si nascondeva una possibile miniera d'oro. E il futuro le ha dato ragione. Che poi l'abbia fatto per amore degli affari, più che del fratello, sta nella sua natura (...) " (op. cit. pagg. 388-390)
Devo continuare o può bastare? Mi sa che urge una ripassatina..:-:-01#19
Per "ammazzare" il thread degnamente, proporrei la seguente citazione: "Nascere non è nascere. Nascono anche quelli che Nietzsche chiama “ gli ultimi uomini”. Quelli che non portano il caos dentro di sé e non solo sono incapaci di creare una stella, ma si arrendono a una vita stupida, piatta, subalterna. Esseri opachi che cercano la felicità e scansano l’azzardo, il rischio. Soprattutto il rischio di vivere tra asprezze, duramente. In un mondo senza dèi, sono gli uomini che affrontano il loro caos, senza posa, né tregua. Quelli che creano, immaginano e decidono nel e dal caos. Solo essi sono ancora capaci di generare una stella. Farai parte di questa truppa? Ti getterai all’assalto di ciò che è grande? C’è un solo modo: non temere il tuo caos. Non fuggirlo, lascialo crescere in te, lascia che ti ricolmi, che ti faccia impazzire. Ma non soffocarlo con la felicità. Gli uomini vivono cercando la felicità e la felicità è un’invenzione borghese, una morte piccola, sicura, che non duole, né ferisce. E’ una morte che accade ogni giorno. E’ l’infima morte del quotidiano, che ti allontana dal dolore, o dall’orrore, ma ti sprofonda nel nichilismo della stupidità. Il Dasein autentico, quando muore, in verità non muore, ma semplicemente cessa di essere. Il Dasein della felicità, della leggerezza inautentica, chi è vissuto fuggendo dal proprio caos, quando muore non cessa di essere, perché, infatti, non è mai stato. Il caos non è la sofferenza fine a se stessa, non è il lamento, la debole querimonia. Il caos, il tuo caos, è la stella della tua grandezza e la cifra della tua felicità, che è segreta, intima, forte, perché si è temprata in tutte le tempeste, in faccia alla morte. Il caos è la fonte creatrice del tuo spirito. Da lì, solo da lì, la felicità dopo aver assorbito la saggezza del dolore, ti farà grande e potrai finanche offrirla agli altri. Ma non agli imbecilli. Gli uomini che hanno conquistato la loro stella si riconoscono sono in coloro che hanno conquistato la propria, o sono sul punto di farlo, perché ricercano, non spengono la loro sete con artifici, con novità. Da siffatti uomini, con loro, ritorneranno a questo mondo gli dèi che l’hanno abbandonato (…) Heidegger pensava il nostro movimento, quello nazionalsocialista, a partire dall’ontologia, dalla storia dell’oblio dell’Essere e non dalle chiacchiere sulle razze. Noi tedeschi eravamo superiori, non perché ariani puri, non perché il nostro sangue non si erano mescolato con quello di ebrei e di gitani, ma perché eravamo il popolo metafisico per eccellenza, il centro dell’Occidente, perché avevamo sulle spalle il fardello della salvezza di quello spirito soffocato nella morsa del mercantilismo americano e della massificazione bolscevica.” (Dieter Muller, protagonista del romanzo: “L’ombra di Heidegger” di Josè Pablo Feinmann)
1- A quel che si capisce dalla citazione è un romanzo. Soprassediamo dunque sul considerarlo oggetto di ricerca storiografica.
2- Tolta la prima disamina, che è molto bella a parer mio, attorno a chi è in grado di partorire stelle, dobbiamo proprio parlare di nietzsche? Il 3d verteva su heidegger, nietzsche almeno questa volta potremmo lasciarlo riposare in pace no?
1- E' proprio un romanzo (filosofico), quindi, come dici, privo di alcuna validità scientifica, ma talmente suggestivo, che mi pareva degno farne menzione (lo ritengo, se pur virtualmente, il miglior comizio che sia mai stato scritto nella storia..), quasi per conferire allo stesso Heidegger la dignità che gli spetta.
2- Vero pure che su Nietzsche si è leggermente tralignato, ma va detto che lo stesso Heidegger ne scrisse parecchio, lasciandosene, a sua detta, persino suggestionare intimamente. Quindi OT, ma fino a un certo punto..