Il Papa: la missione «ad gentes» chiama i laici
Nel «crescente desiderio» dei laici, donne e uomini, sposati e non, di cooperare alla missio ad gentes, si manifesta quel «rinnovamento» della «coscienza missionaria della Chiesa» sollecitato dal Concilio Vaticano II che chiama tutto il popolo di Dio al «fondamentale dovere» dell’evangelizzazione.
Ciò accade mentre «le mutate circostanze » stanno portando – in taluni casi – a «una diminuzione del numero di giovani attratti» dalle proposte delle società missionarie di vita apostolica. In questo orizzonte in evoluzione, «la comunione con i successori degli Apostoli», i vescovi, «resta il criterio e la garanzia di una fecondità spirituale dell’attività missionaria ». Sono alcuni fra i passi cruciali del discorso che Benedetto XVI ha rivolto ieri – nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico vaticano – ai partecipanti all’incontro dei Superiori generali delle Società missionarie di vita apostolica, promosso dalla Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli. Un centinaio i partecipanti all’udienza – in rappresentanza di quindici società di diritto pontificio e sei di diritto diocesano – guidati dal cardinale Ivan Dias, prefetto del dicastero vaticano. Proprio l’incontro promosso dalla Congregazione è «un’eloquente testimonianza della vitalità dell’impulso missionario nella Chiesa e dello spirito di comunione» che unisce i missionari e l’attività delle loro società al successore di Pietro e al suo «universale ministero apostolico».
Tema dell’incontro svoltosi in questi giorni, la relazione fra la Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli e le Società missionarie di vita apostolica. Un’occasione preziosa per mettere nuovamente a fuoco le sfide e le opportunità della missione ad gentes, il cui «criterio» e «garanzia » di «fecondità spirituale» è e resta «la comunione» con i vescovi. La «comunione della Chiesa nella fede, nella speranza e nell’amore – ha sottolineato il Papa –è il segno e la pregustazione di quella unità e pace che è il piano di Dio in Cristo per l’intera famiglia umana». In questa prospettiva si colloca quel segno incoraggiante rappresentato dalla sempre maggiore disponibilità dei laici a collaborare alla missio ad gentes. E se per alcune società missionarie la cooperazione dei laici è una consuetudine antica e sperimentata, ora essa va accolta e promossa da tutti con favore – è stato l’invito di Ratzinger – dando «spazio e importanza » al contributo dei laici, da utilizzare con «le forme opportune».
Anche così si manifesterà la fedeltà al Concilio Vaticano II, là dove afferma – ha ricordato il Papa, attingendo al decreto
Ad gentes – che «tutti i battezzati sono chiamati a una consapevolezza viva della loro personale responsabilità nella diffusione del Vangelo».
Sempre analizzando l’evoluzione della realtà missionaria, il Papa ha osservato: «Oggi come ieri i missionari continuano a lasciare le loro famiglie e le loro case, spesso con grande sacrificio, con l’unico scopo di proclamare la Buona Novella di Cristo e di servirlo nei fratelli e nelle sorelle. Molti fra loro, anche oggi, hanno eroicamente confermato» la loro testimonianza «fino a versare il loro sangue, contribuendo a far impiantare la Chiesa in terre lontane». Molta strada è stata fatta: eppure – e qui Benedetto XVI ha richiamato Giovanni Paolo II – «la missione ad gentes è solo all’inizio, e Dio chiama tutti noi ad impegnarci con dedizione totale al suo servizio», perché «la messe è molta». Infine il Papa ha esortato i presenti a «seguire fedelmente » i passi dei loro fondatori, a ravvivare «la fiamma del carisma e dello zelo apostolico» da loro ereditato, «confidando che Cristo continuerà a operare con voi e confermerà il vostro impegno con i segni della sua presenza e della sua forza».
Ricevendo i superiori delle Società missionarie di vita apostolica, Ratzinger ha sottolineato l’importanza crescente della collaborazione con il laicato, nella scia del Vaticano II
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