FIRENZE SOGNA
Mi viene da arricciare il naso quando sento parlare di nuovismo: ci leggo un pregiudizio grosso come una casa, un pregiudizio contro il nuovo che invece è ineludibile per una corretta coniugazione del futuro. Un futuro che non sia solo visione ma concreta realtà così come lo è il cambiamento: unica marcia che una vita indirizzata al proprio compimento possa ingranare. Detto ciò il movimento propedeutico al nuovo è il rinnovamento culturale, quindi se non è vuota parola , mera dichiarazione d’intenti, una nuova cultura che sia CULTURA.
Nessun progetto di integrazione, neanche quello che sia maggiormente in buona fede, può esimersi dall’esperire quello che è l’unico modo che dia pari dignità e cittadinanza offrendo i mezzi affinché ognuno, scientemente, sappia scegliere per sé sentendosi parte inalienabile di una società di cui faccia parte e al contempo lo determini. E’ indubbiamente un percorso border-line ed è sempre in agguato lo scivolone nel paternalismo più bieco: i provvedimenti del nuovo regolamento di polizia di Firenze lo indicano bene, ma proprio come con i figli conta e dà solidi risultati la responsabilizzazione e la compartecipazione al progetto e non certo i divieti che non sortiscono mai l’effetto sperato, ricacciano nel ghetto dell’esclusione e del rancore. Ciò detto è piuttosto evidente che si possa richiedere assunzione di responsabilità e compartecipazione alla missione integrativa solo se, coloro che ne siano attori avranno un adeguato bagaglio culturale che dia loro l’atout essenziale per la sopravvivenza e cioè l’autonomia culturale.
Vorrei quindi che la nostra città, in prossimità della futura tornata elettorale, per realizzare le aspirazioni di molti che vagheggiano un suo ritorno a capitale della cultura: Salone espositivo, Museo arte contemporanea, Museo dell’universo, anniversario galileiano, Festival delle idee…( solo protesi d’elite) vorrei dicevo che istituisse una scuola di lingua e cultura italiana, il rinascimento fiorentino aiuta, in uno spazio di tutta dignità all’interno di Palazzo Vecchio. Mi piacerebbe immaginare file di adulti e bambini dei colori e delle etnie più varie che sentissero quello che adesso è un luogo di potere alieno come anche casa loro…il sindaco , chiunque esso fosse, ma sarebbe di certo una scelta dirimente, dovrebbe dedicare stabilmente del tempo per essere al contempo anche il loro insegnante… sarà forse perché io mi sento più libera e sicura , sarò in controtendenza,da quando Firenze si è popolata di nuove facce, proprio come tanti anni fa quando andai a Londra per la prima volta, che come ho già detto ho accolto con grande entusiasmo l’idea scaturita a S. Rossore sulle “ lezioni alla tolleranza” che all’interno dello spazio curriculare si sostituiranno ad altre materie d’insegnamento, perché è proprio così che la penso: l’integrazione è cultura e non si può acquisirla senza CULTURA. Ed è la cultura il primato che vorrei avesse la Firenze del futuro dove tutto, ogni gesto, ogni seppur minima scelta avesse quest’impronta si coniugasse attraverso quest’unica cifra contraddistintiva. Valgono a poco spazi e avvenimenti , se pur di gran pregio, che non risultino integrati in un contesto il cui linguaggio li motivi socialmente perchè allora niente potrà togliere quest’aria di grevità che si continua a respirare. La cultura vera, per svolgere il proprio ruolo deve essere ad appannaggio di tutti, poi ognuno, attraverso il proprio livello di erudizione, sceglierà come capitalizzarla.
Una stabile Cittadella della Cultura, in cui si concentrassero tutti gli eventi sparsi sul territorio, possibile se tutta la città fosse di tutti, sulla falsa riga di quello che avviene nei meravigliosi giorni del Festival della Creatività, in cui muoversi spilluzzicando al pantagruelico banchetto dei saperi e un’osservanza scrupolosa del bello, la cui fruibilità per tutti è davvero il cespite primo della democrazia, che non sia pedissequa conservazione ma coraggio a volte oltraggio ed eresia, accompagnati al rispetto dell’ambiente naturale che solo con un’adeguata conoscenza si può pensare di auspicare e una scelta lungimirante di nuove fonti di energia e del loro più consono utilizzo: un piccolo comune ha utilizzato solo led per l’illuminazione cittadina, vanno in tal senso… e non ditemi che non si può fare!
ANTONELLA SENSI
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