Mi ero ripromesso di non aprire più discussioni su Fini e su Berlusconi, e di lasciar decantare su questo Forum la polemica legata all'attualità politica. Tuttavia, non posso che commentare le odierne dichiarazioni del Presidente della Camera, che dall'Annunziata ha proclamato: "la destra moderna sono io".
Ma che significa? Può la destra vantarsi di essere moderna e aperta, e di assumere quindi il paradigma progressista? A mio modo di vedere, l'assunzione della "modernità" come fiore all'occhiello della destra non può inorgoglire, semmai gettare un'ombra sulla genuità vera di questa destra.
Si badi: il conservatore accetta il cambiamento quando necessario per l'interesse generale. Non siamo certo favorevoli alla cristallizzazione dello status quo. Ma, sia chiaro, non possiamo neppure permetterci di favorire l'ingresso preponderante nella politica e nella società dell'innovazione ad ogni costo.
Un giudizio sulla "destra moderna" propugnata da Fini non può che venire dalle sue recenti dichiarazioni, che lasciano presagire non già un'accorta disponibilità al cambiamento funzionale al bene comune, bensì l'ingresso nell'ordinamento di programmi ed idee circolanti da sempre nel campo progressista ed ultraliberale, e chiaramente estranei alla destra.
Di più: Fini, con questo inciso, lascia intendere che la destra opposta alla sua sia anticaglia sorpassata, degna solo di disprezzo. Ecco dunque dove sta l'arroganza e la boria di Fini: ritenere che la destra conservatrice, fondamentalmente cristiana, non abbia più nulla da dire, od influenza da esercitare nella politica.
Ci sarebbe pertanto spazio solo per la "destra moderna", fighetta, chiccosa, dei salotti buoni ed istituzionali, repubblicana e costituzionale, putacaso elogiata dalla sinistra. Già. Gli applausi progressisti costituiscono la controprova del fatto che questa destra moderna in realtà non è destra, ma cedimento alla sinistra.
Al di là dello scontro con Berlusconi - uomo sicuramente distante dalla destra, ma propugnatore di buone politiche complessive - il vero motivo che allontana gran parte dell'elettorato di destra di Fini sta proprio nell'inaccettabilità di questa posizione, succube del paradigma progressista.
Tutto qui, molto semplice. Se Fini avesse mantenuto la barra a destra, la successione al Cavaliere sarebbe stata naturale, quasi ovvia. Certo, Fini è onesto dal suo punto di vista: non nasconde il cambiamento della sua sensibilità. Ma non si può consentire questo equivoco: la destra di Fini non è "destra moderna", è sinistra al limite annacquata.




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