PECHINO - La censura della Cina su internet rimarrà in vigore durante le Olimpiadi nonostante le promesse fatte al Comitato olimpico internazionale (Cio). Lo ha ribadito oggi il portavoce del Comitato organizzatore dei Giochi di Pechino, Sun Weide, confermando una posizione già espressa in precedenza dalle autorità cinesi.

I giornalisti stranieri in Cina, sia quelli residenti abitualmente nel Paese che quelli venuti in occasione delle Olimpiadi, lamentano di non poter accedere ad una serie di siti web, critici verso il governo cinese. Questi siti rimarranno bloccati e, come questi, anche quelli che si occupano dei diritti umani, le organizzazioni tibetane in esilio e molti media stranieri. Tra quelli vietati dovrebbero esserci il sito di Amnesty International, Deutsche Welle, una radio tedesca, e i giornali Apple Daily di Hong-Kong e Liberty Times di Taiwan.

Sun Weide ha sostenuto invece che solo i siti legati alla setta religiosa del Falun Gong continueranno ad essere censurati perchè l'organizzazione "è proibita" in Cina. Secondo le organizzazioni umanitarie internazionali i seguaci della setta costituiscono il nucleo più numeroso dei circa 25mila detenuti di opinione cinesi. "La nostra promessa era di permettere ai giornalisti di usare internet per il loro lavoro durante le olimpiadi - ha detto Sun - e noi abbiamo assicurato questa possibilità a sufficienza".

Di fatto la dichiarazione smentisce la promessa, che la Cina aveva fatto dietro le pressioni del Cio, di garantire l'accesso completo alla rete durante i Giochi. Il Comitato olimpico internazionale ha definito "deludente" la decisione di Pechino, assicurando che la questione verrà "presa seriamente" e che "indagherà" sulle denunce dei giornalisti.


(30 luglio 2008)