La triste storia del PKI
25 anni fa il Partito comunista indonesiano (PKI) era uno tra i più combattivi, grandi e rivoluzionari partiti in tutto il mondo, aveva mezzo milione di iscritti. Ma nel Settembre 1965 il Partito comunista fu distrutto e più di un milione di persone eliminate. Non era la prima volta che il PKI subiva un attacco su vasta scala, infatti in 50 anni ne aveva subiti già tre, ma il 1965 fu l’anno peggiore per i comunisti indonesiani.
In Indonesia le idee marxiste hanno avuto subito un ampia diffusione tra le masse, nonostante i tentativi dei Governi e dei militari queste idee sono sempre tornate alla ribalta. I dirigenti del PKI sapevano che lo studio e la lotta andavano di pari passo, come diceva l’ex leader del PKI Aliarcham, che morì a Boven Digul in un campo di concentramento: “Studiare e lottare, senza studio non si può lottare”.
Verso la fine della prima guerra mondiale il movimento rivoluzionario indonesiano conobbe una spinta propulsiva imponente. Lenin stesso si meravigliò di come il movimento nelle colonie olandesi stesse progredendo rapidamente di fronte ad un Governo incapace di farvi fronte.
La popolazione indonesiana era schiava del colonialismo olandese che, per foraggiare il proprio imperialismo, privava la nazione e le sue genti delle risorse fondamentali . Durante il periodo del dominio olandese si sono sempre registrate ribellioni di carattere regionale.
Nel 1911 fu formato il primo movimento politico nazionale, il Sarekat Islam. Fondato inizialmente come strumento per difendere gli interessi dei commercianti indonesiani contro la concorrenza, soprattutto cinese, divenne ben presto il catalizzatore della protesta e delle rivendicazioni della classi più povere. Il leader era Umar Said Tjokroaminoto.
In quegli anni si recò in Indonesia, in cerca di lavoro, Henk Sneevliet (nella foto), un ex funzionario delle Ferrovie olandesi che era stato messo nelle liste nere delle Compagnie olandesi. Su sua iniziativa fu fondato l’Indonesian Social Democratic Association (ISDV) che riuniva soprattutto operai olandesi e che pubblicava un giornale in olandese.
Presto divenne scomodo e il Partito socialdemocratico olandese ruppe i suoi rapporti con l’ISDV.
L’ISDV entrò quindi in relazione con il movimento Sarekat Islam grazie al quale cominciò a formasi la prima generazione di marxisti indonesiani. Un giovane ferroviere di nome Semaun fondò il primo giornale socialista in lingua indonesiana, Soera Merdika (The Free Vice).
Nel 1920 cambiò nome diventando il primo partito comunista in Asia (Communist Association of the Indies – PKH). Semaun ne divenne il leader. Anche se numericamente piccolo organizzò degli scioperi che preoccuparono molto l’amministrazione olandese. I suoi leader quindi furono espulsi dall’Indonesia.
Fu in quella occasione che il partito cambiò struttura organizzativa, abbandonando il centralismo democratico decise di rendere ogni base indipendente, ma fu una pessima decisone.
Nel 1924 cambiò di nuovo nome in Partai Komunis Indonesia (PKI, Communist Party of Indonesia).
Verso la metà del 1926 vennero preparati altri scioperi falliti. Contemporaneamente la situazione precipitava a causa delle incomprensioni tra sezioni locali e centro del PKI. Fu deciso, quindi, di preparare un’insurrezione. Anche questa fu un insuccesso, migliaia di quadri furono catturati, uccisi o chiusi in campi di concentramento. Nel periodo successivo il Partito cominciò a lavorare su vari fronti, dai sindacati alle organizzazioni nazionaliste.
Il PKI riemerse dopo la sconfitta del Giappone del 1945, il PKI controllava molte milizie che avevano dato un contributo nella lotta per l’indipendenza, ma il nuovo presidente Sukarno era sempre più preoccupato della sua influenza crescente. Nel 1948 si tentò un fronte unito con altri partiti progressisti tra cui il Partito Socialista, il fronte non durò, ma la corente di sinistra del PSI passò con il PKI.
Dopo l’accordo di Renville (1948) tra l’amministrazione olandese e le forze indipendentiste indonesiane, i settori sociali più reazionari approfittarono della fine delle ostilità per concentrare una campagna di scredito contro il PKI, il quale venne accusato di fomentare un colpo di Stato. Il PKI smentì ciò, invitando i suoi militanti armati alla calma.
Ma la repressione cominciò, migliaia di quadri e lo stesso segretario Musso furono uccisi. Altri riuscirono a riparare in Cina.
Nel 1950 il PKI, guidato dal nuovo segretario Aidit, si schierò sulle posizioni anticolonialiste e anti-occidentali del presidente Sukarno. Con la sua guida il partito passò dai 5000 membri del 1950 ai 165.000 membri del 1954, fino a 1.500.000 di membri nel 1959.
Nel 1951 il Partito comunista organizzò diversi scioperi e la sua dirigenza entrò in clandestinità per breve tempo.
Nel 1955 appoggiò il piano di “Democrazia guidata” di Sukarno. Nel 1955 durante le elezioni raggiunse il 16% dei voti.
Nel 1957 il PKI fu colpito da diversi atti terroristi. Nello stesso anno organizzò scioperi contro alcune imprese olandesi.
Nel 1958 gruppi reazionari sostenuti dagli USA proclamarono il Governo Rivoluzionario della Repubblica di Indonesia, il cosiddetto governo rivoluzionario arrestò migliaia di quadri comunisti. Il PKI sostenne i tentativi di Sukarno di piegare la rivolta.
Nel 1959 Sukarno lanciò lo slogan “NASAKOM” un acronimo di Nazionalismo, Religione e Comunismo.
Nel 1962 i due leader comunisti Aidit e Njoto furono nominati ministri. In quel periodo militanti comunisti oltrepassarono le frontiere indonesiane per andare a combattere gli Australiani e i Britannici in Malaysia.
Nel 1964 il PKI organizzò le espropriazioni delle proprietà britanniche in territorio indonesiano.
La crescita del PKI minacciava non solo gli USA, ma anche Sukarno che aveva una politica piuttosto ambivalente.
Nel contesto del “Konfrontasi” il PKI propose di armare il popolo, ma alcuni settori delle forze armate si rifiutarono. Nonostante ciò 2000 quadri del PKI cominciarono l’addestramento presso la base aerea di Halim.
Nel Settembre del 1964 il PKI organizzò diverse manifestazioni contro la crisi inflazionistica. Durante la notte il generale Suharto eliminò 6 tra i più importanti generali indonesiani incolpando il PKI. Costrinse Sukarno a farsi da parte e organizzò la repressione contro i comunisti. Venne presa la base di Halim.
Vennero arrestati i ministri comunisti. La CIA fornì le liste dei comunisti, così vennero massacrati 300.000 civili. Anche la CIA ha riconosciuto che il massacro dei comunisti indonesiani è stato un dei peggiori crimini del ventesimo secolo.
In Dicembre i militari proclamano la regione di Aceh “libera dai comunisti”. Coloro che non furono uccisi vennero arrestati. Poi cominciarono con la repressione del sindacato SOBSI.
Dopo il massacro i dirigenti del PKI riusciti a fuggire fecero autocritica, denunciando la precedente collaborazione con il regime di Sukarno.
Alcuni dirigenti ripararono in Blitar, regione indonesiana sottosviluppata con forte radicamento comunista. Il giovane Sukarno, il deputato e presidente del SOBSI Ruslan Widjayasastra e il professore Iskandar Subenti furono tra coloro che vi si rifugiarono. Nel 1968 una ribellione di contadini nella regione del Blitar ucise 60 quadri del movimento Nahdatul Ulama per la sua complicità nel massacro contro i comunisti. I militari impauriti organizzarono la repressione anche di questa zona arrestando e uccidendo anche i tre dirigenti sfuggiti al massacro di Aceh.
Anche gli ultimi villaggi filocomunisti furono raggiunti e tenuti sotto controllo. Ancora oggi i comunisti sono esclusi da molte occupazioni. I quadri che erano all’estero (Cina o Europa dell’est per studio) persero i contatti con la base. Solo nel 2004 il presidente Wahid ha invitato i comunisti a tornare nel paese. Ma questa proposta è stata osteggiata dall’Indonesian Islamic Front. L’esercito non si è opposto all’idea e ha proposto di prenderla in considerazione.
http://nuke.ossin.org/Default.aspx?tabid=399


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