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  1. #1
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    Predefinito I due Facci della medaglia

    Il 30 ed il 31 luglio di quest'anno Filippo Facci ha scritto due articoli interessanti che mi hanno fatto riflettere. Ve li propongo in sequenza e poi scriverò le mie riflessioni.

    Il gioco delle tre leggi

    di Filippo Facci





    D’un tratto il governo alza la posta e mette sul piatto un terrificante disegno di legge sulle intercettazioni; l’opposizione ci casca e rilancia con fantasmagoriche intercettazioni che riguardano il premier, ma il governo «vede» e viene fuori il bluff, perché le intercettazioni non esistono o sono fuori dal mazzo. Poi il governo mette sul tavolo il decreto bloccaprocessi e l’opposizione sbanda (in Piazza Navona) e poi decide di non starci: talché il governo porta a casa il piatto residuo e cioè il Lodo Alfano. Morale: resterà l’estate dei bluff, l’estate dei fantasmi, una stagione di patacche che viste di spalle appaiono come pura strategia politica. Basti pensare che su provvedimenti che non ci sono, e che facilmente non ci saranno mai, tre giornalisti hanno pubblicato un libro che è già da buttare. Mica è finita. Ieri il Presidente del Senato ha parlato di «Escludere dal dibattito la questione dell’immunità parlamentare», e cioè ha preventivato una mossa distensiva che consisterebbe nell’escludere qualcosa che non è mai stato incluso: fantastico. La questione dell’immunità, infatti, ufficialmente non esiste: nessuno ne ha mai parlato per davvero, a parte alcune dichiarazioni attribuite al premier (non a caso smentitissime) sulle quali i giornali sono cascati come pere. E non pare strano che il governo continui con lo stesso gioco: pare strano che l’opposizione continui a caderci. Contenta lei.
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    Facci ha ragione, il governo (per ora) ha fatto la supercazzora (grazie eq...) all'opposizione che ci è cascata con tutte le scarpe. Tre giornalisti (Travaglio, Gomez e Lillo) hanno scritto un libro, Il Bavaglio, su una legge non ancora approvata che poi è stata pure modificata (questo a quanto dice Facci ed anche altri, ma io il libro non l'ho letto, quindi non ne conosco il contenuto).
    La morale è che il governo può proporre quello che vuole, anche magari l'introduzione della tortura per i dissidenti, ma se poi tale proposta non diventa legge quelli che hanno protestato contro di essa ci fanno una figuraccia.

  2. #2
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    Predefinito 31 luglio, secondo articolo

    Noi, spettatori pavidi da Berlino 1936 a Pechino 2008

    di Filippo Facci











    Davvero: bello schifo di Olimpiadi che ci aspetta. Internet, in Cina, rimane censurata anche per i giornalisti occidentali: non puoi neppure accedere al sito di Amnesty international, per dire, o fare una chiave di ricerca digitando «Tienanmen» senza che arrivi la Netpolice a chiederti spiegazioni. I cronisti sono precettati. Il Tibet rimane blindato. Il Dalai Lama pure. C’è uno smog tipo Londra di fine ’800 (anche se lunedì le autorità hanno comicamente annunciato che era andato tutto a posto, le polveri erano scese di sette volte in una notte: avranno arrestato anche quelle) e per gli atleti si prepara il contrappasso delle Olimpiadi di Messico ’68, quando sugli altopiani l’aria rarefatta favorì record su record: a Pechino c’è chi ha proposto di gareggiare con le bombole, o col berretto dei minatori per vedere almeno il traguardo. Gli unici che si battono il petto sono coloro che per risolvere un problema semplicemente lo negano: i cinesi, pronti a fare incetta di medaglie o perlomeno, gli andasse male, a copiarle.
    Morale: abbiamo i danni sportivi e le beffe umanitarie, ed è un’occasione persa per tutti. Spiace dirlo: è persa anche per un governo, il nostro, che sulla questione tibetana e sui diritti civili ha mostrato un profilo neppure pilatesco, neppure ascrivibile alla nenia della santissima realpolitik: siamo tornati una repubblica marinara di modesto cabotaggio mercantile, come se ministero degli Esteri e ministero del Commercio estero fossero la stessa cosa, come se in epoca di celeberrima globalizzazione (anche della politica estera, anche della realpolitik) tutto non dipendesse da tutto, e di diritti umani, di sanzioni, di boicottaggi, si potesse ufficialmente parlare solo in certe zone del mondo. Esportare la democrazia? In Cina, per intanto, hanno importato noi: ma hanno lasciato fuori dalla porta i nostri stupidi bagagli occidentali, ciarpame rimediato dopo un paio di rivoluzioni in Francia e in America.
    L’avevamo previsto, e non è che ci volesse una palla di vetro: per il Tibet, in concreto, non si è fatto nulla o ci si è limitati a spiegare ciò che non andava fatto: boicottare le Olimpiadi, per esempio. Il sommovimento pro-Tibet per una volta era mondiale, e certo, c’era la stridente pretesa che maratoneti e nuotatori affrontassero moralmente ciò che un organismo come l’Onu ha sempre disertato politicamente: ma era qualcosa, anzi era molto. Per la prima volta nella Storia, forse, l’idea di boicottare una manifestazione sportiva sarebbe apparsa ecumenica, normale, per niente estremista, uno strumento formidabile per propagandare la democrazia e i diritti umani (non vendibili separatamente) come forche caudine non solo di un presunto progresso umano, ma anche di ogni futuribile import-export. Non era e non sarebbe stata una campagna mirante in particolare a dividere, come piace dalle nostre parti: solo a ridurre il danno, unendo laici e cattolici, destra e sinistra, idealisti e importatori tessili.
    Invece? Invece lo schifo che ci aspetta. Hanno vinto i cinesi e probabilmente non hanno mai avuto dubbi su questo: la Cina del resto se ne fotte. Sempre. Ha firmato la dichiarazione universale dei diritti umani, il Patto per i diritti civili e politici, la Convenzione contro la tortura del 1988, la Convenzione sui diritti dell’infanzia del 1992, e se ne fotte della proprietà industriale, dell’inquinamento, dei diritti sindacali, dei diritti umani anche basici, della libertà religiosa, della democrazia, del Parlamento Europeo, di tutto. I cinesi sanno che gli Usa non possono rinunciare ai prodotti cinesi a basso costo e sanno che gli investitori cinesi se sparissero farebbero tracollare il Paese; mentre l’Europa, manco a dirlo, ha nella Cina il principale partner commerciale. È proprio per questo che il boicottaggio delle Olimpiadi era perfetto con tutti i suoi limiti: era un fronte simbolico, apolitico, l’ultima illusione che la politica potesse primeggiare su quello che Giulio Tremonti chiamerebbe mercatismo, e noi pure. Boicottare le Olimpiadi non era il minimo che si potesse fare: era il massimo.
    Grandi personalità politiche mondiali perlomeno si sono espresse, qualcuna ha disertato o ha mandato un messaggio forte. Noi? Franco Frattini prima ha detto che non avrebbe incontrato il Dalai Lama per non provocare «gli amici cinesi»: questo nonostante gli Usa avessero decorato il Dalai Lama con la medaglia d’oro del Congresso, già imitati da Canada, Austria e persino da quella Germania che è il primo Paese europeo per interscambio con la Cina. Frattini, poi, resistendo a qualche pressione interna (in An e nei Riformatori liberali) ha detto che «boicottare le Olimpiadi è inaccettabile», sicché ha spedito in Cina un sottosegretario salvo apprendere che alle Olimpiadi, controvoglia, forse dovrà andarci lui. Controvoglia: anzitutto perché aveva in programma le ferie, in secondo luogo perché le sue attenzioni sono proiettate sul rinsaldare l’asse dell’Atlantismo: anche se intanto eravamo membri non permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, di fatto, e non permanenti restiamo; anche se intanto l’impegno di aumentare il nostro impegno militare in Afghanistan è davvero tutto da verificare; anche se Barack Obama, di passaggio in Europa, è andato in Francia e Germania e Inghilterra ma non da noi. Ora: dire che gli Usa ci trattino con sufficienza forse è troppo, ma che i cinesi cerchino regolarmente di dettarci l’agenda diplomatica e che minaccino regolarmente ritorsioni commerciali (vedi Dalai Lama) è semplicemente la verità. Noi abbassiamo la testa e accettiamo. Per consolarci, nei convegni, ci raccontiamo la balla (balla storica e politica) che l’evoluzione del mercato cinese possa portare alla democrazia, ossia che alle libertà economiche possano equivalere quelle politiche. A Pechino, viceversa, vedono la democrazia giusto come un rischio per la crescita economica. Hanno bisogno di altro. Di noi, per esempio: spettatori pavidi, dopo Berlino 1936, di Pechino 2008.
    Filippo Facci
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    Anche qua, secondo me, Facci dice cose giuste. Pechino limita le libertà dei giornalisti. E' inaccettabile, bisognerebbe fare qualcosa, ma nessuno la fa perché tutti hanno paura del gigante cinese. Rimprovera il governo Berlusconi per l'atteggiamento pavido (ricordiamo che quando Prodi non aveva voluto incontrare il Dalai Lama gli onorevoli della PdL avevano fatto la voce grossa).

  3. #3
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    tu dici come facci che le proposte a vanvera sono pianificate?

    a me pare 'na strunzata... il b., da bravo piazzista, la spara grossa...intanto apre la strada.

  4. #4
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    Predefinito Oggi invece salta fuori questa notizia!

    Pechino libera Internet dalla censura

    2 Agosto 2008 – 13:06
    Torna libera la Rete Internet anche in Cina. Ieri il governo ha fatto marcia indietro e da oggi a Pechino e in tutto il Paese son consultabili tutti i siti web, compresi quelli precedentemente chiusi dalle autorità locali.
    Determinante l’azione politica del Comitato Olimpico Internazionale (Cio) nei confronti del Presidente cinese Hu Jintao. “Le Olimpiadi non vanno politicizzate” ha detto Jintao annunciando ai giornalisti l’inattesa riapertura.
    Consultabili i siti “tradizionalmente oscurati” come Amnesty International, Huma Rights Watch, Deutsche Welle, Voice of America e quelli delle agenzie di stampa cattoliche da sempre ostili al governo di Pechino.
    “Lo sblocco improvviso ha colto anche noi di sorpresa”, hanno dichiarato i giornalisti di Voice of America.
    link

    Anche la repubblica popolare cinese ha imparato dal governo Berlusconi? Prima annunciano un qualche provvedimento assurdo, giornalisti e persone libere inorridiscono ed insorgono... e poi però ritira il provvedimento, non c'è più, sparito. Ammetto che sono un po' confuso.
    I vari Travaglio, Di Pietro e Grillo che hanno protestato contro dei provvedimenti non ancora presi, che poi sono stati ritirati o non presentati, sono ridicoli e ci hanno fatto una figuraccia; Facci invece, che ha protestato contro il mostro cinese per le restrizioni contro internet, è un coraggioso giornalista che è stato capace di intimorire il governo cinese che ha fatto marcia indietro?

  5. #5
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    a me sembra che gli unici giornalisti che abbiano la bocca cucita sono quelli italiani....
    facci in primis

  6. #6
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    Sulla Cina sono perfettamente d'accordo con Facci (e con Sarkozy)
    Complimenti a zazoblepa per il bel 3d.

  7. #7
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    Facci al solito non ha capito una mazza.

    Il modus operandi di Berlusconi è il seguente.

    1- Berlusconi spara la sua proposta cazzata e la spara grossa anzi la più grossa possibile

    Tipo su una scala di democraticità da 1 a 100 (dove 1 c'è la moderazione e a 100 c'è il radicalesimo-fascio-comunista) lui la spara 80-90
    Nelle altre democrazie una roba da 50 già ci sarebbero le barricate in strada.

    In questo modo liscia il pelo ai bananas falchi che si compiaciono di avere un pres. del Fare "Fare male... magari esagera ... ma lui fa! Cribbio!"

    2- Lascia rosolare qualche giorno gli italiani che ovviamente si dividono tra chi si scandalizza per l'ennesima stronzata e i bananas invece festanti.

    3- Arriva la retromarcia.
    Dopo un po' c'è la retromarcia. Di solito o smentisce di avere mai detto la cazzata oppure Letta o chi per lui smussa tutto in parlamento o nella sede appropriata

    Le colombe bananas sono contente "Visto? E' un leader moderato"
    L'opposizione più inciucista è soddisfatta "lo abbiamo fatto ragionare"

    Peccato che la cazzatona da 80-90 è stata ridotta di pochi punti soltanto ma con questo procedimento sembra chissà che cosa...

    Così accontenta tutti i bananas ... falchi, colombe... tutti. E lui si porta a casa il provvedimento su misura che voleva all'inizio.



    4 aspettare qualche settimana e tornare al punto 1

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da garulfo Visualizza Messaggio
    Facci al solito non ha capito una mazza.

    Il modus operandi di Berlusconi è il seguente.

    1- Berlusconi spara la sua proposta cazzata e la spara grossa anzi la più grossa possibile

    Tipo su una scala di democraticità da 1 a 100 (dove 1 c'è la moderazione e a 100 c'è il radicalesimo-fascio-comunista) lui la spara 80-90
    Nelle altre democrazie una roba da 50 già ci sarebbero le barricate in strada.

    In questo modo liscia il pelo ai bananas falchi che si compiaciono di avere un pres. del Fare "Fare male... magari esagera ... ma lui fa! Cribbio!"

    2- Lascia rosolare qualche giorno gli italiani che ovviamente si dividono tra chi si scandalizza per l'ennesima stronzata e i bananas invece festanti.

    3- Arriva la retromarcia.
    Dopo un po' c'è la retromarcia. Di solito o smentisce di avere mai detto la cazzata oppure Letta o chi per lui smussa tutto in parlamento o nella sede appropriata

    Le colombe bananas sono contente "Visto? E' un leader moderato"
    L'opposizione più inciucista è soddisfatta "lo abbiamo fatto ragionare"

    Peccato che la cazzatona da 80-90 è stata ridotta di pochi punti soltanto ma con questo procedimento sembra chissà che cosa...

    Così accontenta tutti i bananas ... falchi, colombe... tutti. E lui si porta a casa il provvedimento su misura che voleva all'inizio.



    4 aspettare qualche settimana e tornare al punto 1
    sei inquietante
    guarda che lo dico al Cavaliere

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da garulfo Visualizza Messaggio
    Facci al solito non ha capito una mazza.

    Il modus operandi di Berlusconi è il seguente.

    1- Berlusconi spara la sua proposta cazzata e la spara grossa anzi la più grossa possibile

    Tipo su una scala di democraticità da 1 a 100 (dove 1 c'è la moderazione e a 100 c'è il radicalesimo-fascio-comunista) lui la spara 80-90
    Nelle altre democrazie una roba da 50 già ci sarebbero le barricate in strada.

    In questo modo liscia il pelo ai bananas falchi che si compiaciono di avere un pres. del Fare "Fare male... magari esagera ... ma lui fa! Cribbio!"

    2- Lascia rosolare qualche giorno gli italiani che ovviamente si dividono tra chi si scandalizza per l'ennesima stronzata e i bananas invece festanti.

    3- Arriva la retromarcia.
    Dopo un po' c'è la retromarcia. Di solito o smentisce di avere mai detto la cazzata oppure Letta o chi per lui smussa tutto in parlamento o nella sede appropriata

    Le colombe bananas sono contente "Visto? E' un leader moderato"
    L'opposizione più inciucista è soddisfatta "lo abbiamo fatto ragionare"

    Peccato che la cazzatona da 80-90 è stata ridotta di pochi punti soltanto ma con questo procedimento sembra chissà che cosa...

    Così accontenta tutti i bananas ... falchi, colombe... tutti. E lui si porta a casa il provvedimento su misura che voleva all'inizio.



    4 aspettare qualche settimana e tornare al punto 1
    Pure per me è così. L'opposizione però ci sta al gioco.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da zazoblepa Visualizza Messaggio
    Il 30 ed il 31 luglio di quest'anno Filippo Facci ha scritto due articoli interessanti che mi hanno fatto riflettere. Ve li propongo in sequenza e poi scriverò le mie riflessioni.............................Facci ha ragione, il governo (per ora) ha fatto la supercazzora (grazie eq...) all'opposizione che ci è cascata con tutte le scarpe. Tre giornalisti (Travaglio, Gomez e Lillo) hanno scritto un libro, Il Bavaglio, su una legge non ancora approvata che poi è stata pure modificata (questo a quanto dice Facci ed anche altri, ma io il libro non l'ho letto, quindi non ne conosco il contenuto).
    La morale è che il governo può proporre quello che vuole, anche magari l'introduzione della tortura per i dissidenti, ma se poi tale proposta non diventa legge quelli che hanno protestato contro di essa ci fanno una figuraccia.
    Tattica oramai ultrasfruttata dal cdx.
    L'altro giorno gasparri tuonava contro il csx che aveva osato protestare per la norma antiprecari, dicendo che avevano strillato a vuoto visto che loro poi la norma l'avevano modificata. E certo....dopo le proteste del csx però.
    Intanto l'hanno messo in quel posto ai precari di Poste Italiane e il csx si sente la coscienza a posto. Che schifo.

 

 
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