



Sì, come no...
Per lui aver incrociato per sbaglio un mafioso non vuol dire essere mafiosi: lo dimostra rinfacciando a Travaglio qualcosa che - secondo lui - è paragonabile ai rapporti di Schifani con certa gentaglia.
Peccato che Schifani non solo è stato socio del boss mafioso Mandalà tra il 1979 e il 1980 (questo potrebbe essere un caso).
No. Successivamente Schifani ha lavorato come consulente urbanistico al Comune di Villabate (sciolto per mafia) chiamato dal sindaco, che è il nipote dello stesso boss mafioso Mandalà (questo non è più un caso).
Poi ha costituito una società di recupero crediti con un certo Garofalo, rinviato a giudizio per usura ed estorsione (aridaje).
Infine si iscrive a Forza Italia nel club di Palermo, il cui fondatore è (ari-ari-daje) il solito boss mafioso Mandalà, che gli spalanca le porte del partito del biscione, consentendogli di essere eletto consigliere a Palermo e senatore a Corleone.
Un rapportino di collaborazione lungo vent'anni, mica uno scambio di battute sul tempo sotto l'ombrellone.
Conclusioni:
basta cazzate, siate onesti e trattate correttamente i vostri interlocutori del forum (dato che queste informazioni sono state postate un milione di volte).
Su D'Avanzo stendo un velo pietoso. Conoscere certi "dettagli" e nasconderli ai propri lettori...degno di Facci o Fede. Vergogna.




No, semplicemente c'è la conferma che quanto riportato da D'Avanzo, ossia che esiste una dichiarazione in tal senso dell'avvocato di Aiello agli inquirenti è corretto.Così come c'è la conferma che Travaglio dice cazzate quando afferma che l'avvocato di Aiello ha smentito.
Poi il pagamento può esserci stato come no, così come possono essere vere o no le cose che i pentiti dicono e che Travaglio riporta. Ti è chiaro il concetto?


Questa la ripropongo.Travaglio su Schifani ha omesso tutta una serie di fatti che invece sono presenti nel libro di Abbate, primo tra tutti il fatto che in epoca non sospetta Mandalà si lamentava del fatto che in comune a Villabate Schifani faceva finta di non conoscerlo e non lo salutava nemmeno.
Dev'essere sfuggita tra le numerose pieghe del ragionamento.




Da "I complici":
"Nell'auto di Simone Castello la domanda del boss di Villabate è seguita da qualche secondo di silenzio. Poi le microspie dei carabinieri registrano la storia di un'amicizia tradita. Una storia di mafia in cui i capibastone minacciano e i politici, terrorizzati, chiedono piangendo perdono.
Mandalà la narra con astio, tutta d'un fiato. Torna con la mente al 1995, l'anno in cui suo figlio Nicola era stato arrestato per la prima volta. Accusa La Loggia di averlo lasciato solo, di averlo ‘completamente abbandonatoì, forse nel timore che qualcuno scoprisse un segreto a quel punto divenuto inconfessabile: lui e Nino Mandalà non solo si conoscevano fin da bambini, ma per anni erano anche stati soci, avevano lavorato fianco a fianco in un'agenzia di brokeraggio assicurativo.
‘Non mi aspettavo che dovesse fare niente, che dovesse fare dichiarazioni alla stampa, ma almeno un messaggio, ‘ti do la mia solidarietà', [mr lo poteva mandare]. Stiamo parlando di un rapporto che risale alla notte dei tempi, quando eravamo tutti e due piccoli - lui è più piccolo di me - [nemmeno] mi ricordo quando ci siamo conosciuti. [Ma] suo padre... era mio padre, lui era un cristiano con i cazzi, non [come] questo pezzo di merda... [Poi siamo stati] soci in affari perché abbiamo avuto assieme una società di brokeraggio assicurativo, lui presidente e io amministratore delegato. [Andavamo] in vacanza assieme...'
Il portaordini di Provenzano cerca d'interromperlo, sembra voler tentare di calmarlo: ‘Va bene, magari è il presidente [dei senatori di Forza Italia e non si può esporre]...'
‘D'accordo, però, dico, in una situazione come questa... Dio mio mandami un messaggio. [Poteva farlo attraverso] ‘sto cornuto di Schifani che [allora] non era [ancora senatore], [ma faceva] l'esperto [il consulente in materie urbanistiche] qua al Comune di Villabate a 54 milioni [di lire] l'anno. Me lo aveva mandato [proprio] il signor La Loggia. Lui [Schifani] mi poteva dire, mi chiamava e mi diceva: ‘Nino vedi che, capisci che non si può esporre però è con te, ti manda [i saluti]'. No, e invece non solo non mi manda [a dire] niente lui, ma Schifani...'
‘Dice che non ti conosce...'
‘Schifani, quando quelli là in Forza Italia, gli chiedono ‘ma che è successo all'amico tuo, al figlio dell'amico tuo' risponde ‘amico mio?...no, manco lo conosco, lo conosco a mala pena'. [Così] il signor Schifani [quando veniva a Villabate] per motivi di lavoro [la consulenza per il Comune] vedeva a me e, minchia, scantonava, scivolava, si spaventava come se... come se prendeva la rogna, capisci? Poi, un giorno, dopo la scarcerazione di Nicola, [io e La Loggia] ci siamo incontrati a un congresso di Forza Italia. Lui viene e mi dice: ‘Nino, io sai per questo incidente di tuo figlio...'.
Gli ho detto: ‘Senti una cosa, tu mi devi fare una cortesia, pezzo di merda che sei, di non permetterti più di rivolgermi la parola'.
‘Ma Nino, ma è mai possibile che tu mi tratti così?'.
‘E perché come si deve trattare? Perché non è possibile spiegarmelo. Chi sei?'
‘No, ma io non dico questo, ma i nostri rapporti...'
‘Ma quale rapporto.'"
http://www.casadellalegalita.org/ind...=3089&Itemid=1




Travaglio come molti italiani hanno una grave malattia: l'antiberlusconismo.
Non sanno che quelli come loro lo alimentano e lo rinforzano, e non è quello che ci vuole in Italia.
E' un ottimo imprenditore, ma è giusto che faccia il suo mestiere.![]()
Davide Zerillo

