La tesi di fondo mi è piaciuta. Che ogni relazione, ogni desiderio umano sia sessuato ed erotico e che queste due parole racchiudano significati molto più ampi e profondi delle nostre banalizzazioni quotidiane, stupidaggini freudiane o ingenuità alla Walt Whitman, è la pura verità. Temevo ci fosse dentro più moralismo, ma non è così. Su alcuni punti mi sento molto in sintonia, come questo:
"Come è necessario far uscire il sacro dalle tenebre e restituirgli il suo chiarore, così una moralizzazione castrante deve cedere il passo a un'ascesi positiva. Bisogna che l'enorme forza procreatrice deposta nel sesso non sommerga i suoi detentori: avendone riconosciuta la natura e misurata la grandezza, devono diventarne i lucidi servitori. La differenza tra il servitore e lo schiavo è che il primo acconsente là dove il secondo subisce: l'uno delibera e sceglie, l'altro abdica. Proporre a qualcuno una disciplina, incitarlo a farsi carico di se stesso non significa rinchiuderlo a tradimento in una prigione ancor più tetra perchè volontaria. L'ascesi è un'arte e non una polizia: lungi dall'aver a che fare con il codice civile, instaura regole identiche a quelle da cui sgorga la bellezza. Non esiste opera senza rigori intimi: la difficoltà è solo di accettare unicamente gli obblighi che aumentano la vita anzichè distruggerla." (pp. 55-56)
Che è come dire che anche nella sessualità, come in tutto il resto, tutto quel che c'è da fare è diventare quello che già si è. Michelangelo che per scolpire intende "togliere quel che c'è di troppo". Non c'è niente al mondo di più affascinante di questa immensa concretezza della verità. Gesù che svela l'assoluto parlando di vigne, campi di grano, massaie che fanno il pane, amministratori inefficienti e figli scapestrati. Ma che bella questa presenza costante dell'esperienza quotidiana, mai svalorizzata, mai umiliata, nelle Sue parole. Un amore per le piccole cose di tutti i giorni che basterebbe da solo a dire con certezza che quell'uomo è Dio. Nessun uomo (inteso come maschio) ne è mai stato capace a tal punto.
Sto andando fuori tema, eh? Ma è il tema che è elusivo e sguscia da tutte le parti. Quello che volevo dire era in parte anche una risposta all'ultimo post di Barsanufio nel thread in cui discutevamo di questo, circa un mese fa, in cui lui sosteneva che Eros possa elevarsi a vette inconcepibili e che la "sessualità completa" sia "un'idea astratta". Io penso l'esatto contrario. L'idea astratta è che Eros possa e debba elevarsi. Sotto lo sguardo di Dio (del Dio cristiano) perfino Eros, il figlio di Espediente e Povertà, un teppistello di strada così poco raccomandabile, ladruncolo e sfrontato, va bene così com'è. Non si deve ripulire, non si deve elevare, che tanto non gli riuscirebbe e non sarebbe più se stesso. Certo che va indirizzato al bene, mica gli si può affidare la propria vita. E' fuoco vivo, e se non gli dai una disciplina tutto quello che ti lascia è terra bruciata. Ma anche i teppistelli da strada fanno grandi cose se hanno un ideale. Pensa a Gavroche. :-)
Insomma, io sono grata al mio Dio che ha questa capacità così femminile di valorizzare tutto lasciandolo essere quello che è, rendendolo nello stesso tempo molto di più di quello che è. E' verissimo che Dio è maschio e femmina contemporaneamente, trascendendo entrambe queste categorie. Probabilmente, se ragionassimo di più in termini di complementarità anzichè di rapporti di potere, sia come individui che nella società, e quindi ancora una volta accettassimo come una ricchezza le differenze e le peculiarità proprie e altrui, si libererebbero energie inaspettate e rivoluzionarie. Ma pare che questa sia la cosa più difficile a farsi.
Ciao G.




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