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  • Si, mi piacerebbe davvero tanto.

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Risultati da 71 a 80 di 94
  1. #71
    Anarcocapitalista
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    Li dove ho inalzato mura solide a difesa dell'agressore Socialista. Li dove la strada ha il mio nome. Li dove ho costruito una torre bene armata in difesa della Libertà. Li dove sono Sovrano e i messi dello Stato non sono i benvenuti.
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    Citazione Originariamente Scritto da alemaggia Visualizza Messaggio
    .........Berneri concepì libere istituzioni della società civile in antitesi allo stato, incardinate sul comunalismo e coordinate in senso federalista ; criticò le paure degli “anarchici integralisti” rispetto all’elaborazione di una precisa prassi politica e di un programma ; valorizzò il mondo dell’associazionismo di base e l’organizzazione anarcosindacalista ; si occupò di psicologia, stigmatizzando la demagogia, l’operaiolatria e l’antisemitismo di sinistra.....
    Quoto. Grande Berneri.

  2. #72
    Anarcocapitalista
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    Li dove ho inalzato mura solide a difesa dell'agressore Socialista. Li dove la strada ha il mio nome. Li dove ho costruito una torre bene armata in difesa della Libertà. Li dove sono Sovrano e i messi dello Stato non sono i benvenuti.
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    Citazione Originariamente Scritto da Enrico1987 Visualizza Messaggio
    nn me ne fregherebbe nulla. però forse sarebbe meglio di uno stato come l'attuale, ossia l'italia (il prolbema nn è lo stato, è l'italia).
    E' qua che ti sbagli ti brutto. Il problema non è l'Italia o la Francia o la Norvegia o l'Ucraina. Il problema è sempre la coercizione, lo Stato tiranno e mafioso, lo Stato fascista, socialista e comunista, lo Stato teocratico o laico.

  3. #73
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    Citazione Originariamente Scritto da JohnPollock Visualizza Messaggio
    Quoto. Grande Berneri.

    un grande sepolto da marxisti , anarcocomunisti integralisti , socialisti riformisti , statalisti..liberalborghesi.
    eppure verrà il giorno in cui dovremo ripartire da lui.

  4. #74
    Anarcocapitalista
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    Li dove ho inalzato mura solide a difesa dell'agressore Socialista. Li dove la strada ha il mio nome. Li dove ho costruito una torre bene armata in difesa della Libertà. Li dove sono Sovrano e i messi dello Stato non sono i benvenuti.
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    Citazione Originariamente Scritto da alemaggia Visualizza Messaggio
    un grande sepolto da marxisti , anarcocomunisti integralisti , socialisti riformisti , statalisti..liberalborghesi.
    eppure verrà il giorno in cui dovremo ripartire da lui.
    No. Il pensiero di Berneri è una delle colonne dell'Anarcocapitalismo. Anzi, per molti versi è stato un profeta dell'Anarcocapitalismo. Solo chi non conosce Berneri o non conosce l'Anarcocapitalismo non lo capisce. Forse molti Anarchici non hanno mai digerito il nome che Rothbard ha dato all'ultima evoluzione dell'Anarchismo. L'avesse chiamato AnarcoLiberalismo o AnarcoNaturalismo magari molti Anarchici non sarebbero stati li a storcere il naso quando si parla di un Anarchismo basato sul lavoro, sul libero scambio, sulla proprietà, la vita, l'ugualianza davanti alla giustizia.

    Berneri è quà, alla nostra portata. Noi Anarcocapitalisti sappiamo chi è e ne abbiamo colto gli insegnamenti. Non abbiamo bisgono di riscoprirlo. E una nostra guida.

  5. #75
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    Citazione Originariamente Scritto da sinistra_polliana Visualizza Messaggio
    no,sarebbe una assurdità.io sono prima di tutto ITALIANO
    dopo questa, ho deciso che prenderò un passaporto russo

  6. #76
    Anarcocapitalista
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    Li dove ho inalzato mura solide a difesa dell'agressore Socialista. Li dove la strada ha il mio nome. Li dove ho costruito una torre bene armata in difesa della Libertà. Li dove sono Sovrano e i messi dello Stato non sono i benvenuti.
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    Il liberismo nell'Internazionale
    di Camillo Berneri


    Caro Gobetti,

    m'è accaduto più volte, trovandomi a discutere delle mie idee con persone colte, di dover constatare, per le domande rivoltemi e per le obbiezioni mossemi, che il movimento anarchico, che pure fa parte, e non piccola, della storia del socialismo, è o semi-ignorato o malamente conosciuto. Non mi sono, quindi, stupito, leggendo l'articolo del prof. Gaetano Mosca sul materialismo storico, nel vedere annoverato tra i socialisti utopisti il Proudhon, che rimarrebbe mortificato nel vedersi posto a braccetto con quel Blanc, che egli saettò con la più aspra ironia per aver posto "l'Eguaglianza a sinistra, la Libertà a destra e la Fratellanza in mezzo, come il Cristo fra il buono e il cattivo ladrone".

    Per escludere il Proudhon dagli scodellatori della zuppa comunista, basterebbe la critica alla formula, che divenne poi il credo Krapotkintano "da ciascuno secondo le sue forze ed a ciascuno secondo i suoi bisogni", formula che egli chiama una casuistica avvocatesca, poiché non vede chi potrà fare la valutazione delle capacità e chi sarà giudice dei bisogni. (Cfr. L'Idée générale de la Révolution au dix-neuviéme siécle. - Garnier, Paris, 1851, p. 108).

    L'errore in cui è caduto il Mosca è interessante, poiché dimostra come sia sfuggito a molti studiosi della storia del socialismo questa verità: che il collettivismo dell'Internazionale ebbe un valore essenzialmente critico. Fatto che è stato negato anche da alcuni anarchici, come da L. Fabbri, che sostiene essere l'anarchismo "tradizionalmente e storicamente socialista" in quanto ha per base della sua dottrina economica "la sostituzione della proprietà socializzata alla proprietà individuale" (cfr. Lettere ad un socialista; Pensiero - 1910, n. 14, p. 213).

    Basta una rapida scorsa alla storia della Iª Internazionale per smentire questa affermazione. L'Internazionale nacque in Francia, nell'atmosfera ideologica del mutualismo proudhoniano, e, come dice Marx in una sua lettera relativa al Congresso di Ginevra (1866), non aveva, nel suo primo tempo, espressa alcuna idea collettivista né comunista. Il rapporto Longuet nel Congresso di Losanna (1867) dimostra che Proudhon dominava ancora. E tale dominio si riscontra nel Congresso di Bruxelles (1868), in cui, tuttavia, si affacciò l'idea collettivista, ma in modo generico e limitata alla proprietà fondiaria e alle vie di comunicazione. La collettivizzazione affermata nel IV Congresso, quello di Basilea (1869), fu limitata al suolo. L'influenza praudhoniana, dunque, è parallela all'anti-comunismo e all'anti-collettivismo.

    Al collettivismo aderirono Bakounine e seguaci; ma vedendo in esso più che un progetto di forma economica, una formula di negazione della proprietà capitalista. Bakounine era entusiasta di Proudhon. Egli (Cfr. Oeuvres, I, 13-26-29) esalta il liberismo nord-americano [non erano ancora sorti i trusts], e dice "La libertà dell'industria e del commercio è certamente una gran cosa, ed è una delle basi essenziali della futura alleanza internazionale fra tutti i popoli del mondo". E ancora: "I paesi d'Europa ove il commercio e l'industria godono comparativamente della più grande libertà, hanno raggiunto il più alto grado di sviluppo". L'entusiasmo per il liberismo non gli impedisce di riconoscere che fino a quando esisteranno i governi accentrati e il lavoro sarà servo del capitale "la libertà economica non sarà direttamente vantaggiosa che alla borghesia". In quel direttamente vi è una seconda riserva. Infatti egli vedeva nella libertà economica una molla di azione per la classe borghese, che egli afferma essere ingiusto considerare estranea al lavoro (Cfr. Oeuvres, I, pp. 30 e segg.), e non poteva non riconoscere la funzione storica del capitalismo attivo. Interessanti sono anche i motivi delle simpatie del B. per il liberalismo nord-americano, poiché ci spiegano che cosa egli intendesse per proprietà.

    Il B. fa presente che il sistema liberista nord-americano "attira ogni anno centinaia di migliaia di coloni energici, industriosi ed intelligenti", e non si impressiona punto all'idea che costoro divengano, o tentino divenire, proprietari.

    Anzi, si compiace che vi siano coloni che emigrano nel Far West e vi dissodino la terra, dopo essersela appropriata, e nota che "la presenza di terre libere e la possibilità per l'operaio di diventare proprietario, mantiene i salari ad una notevole altezza ed assicura l'indipendenza del lavoratore"
    (Cfr. Oeuvres, I, 29).

    La concezione del valore energetico della proprietà, frutto del proprio lavoro, è la nota fondamentale della ideologia economica del B. e dei suoi più diretti seguaci. Tra questi Adhémar Schwitzguébel, che nei suoi scritti (Cfr. Quelques écrits, a cura di J. Guillaume, Stock, Paris, pagina 40 e seguenti) sostiene che l'espropriazione rivoluzionaria deve tendere a concedere ad ogni produttore il capitale necessario a far valere il suo lavoro. La dimostrazione storica dell'anti-comunismo bakunista sta nel fatto che le tendenze comuniste nell'Internazionale italiana trionfarono nel 1867, quando l'attività del Bakounine era quasi interamente sospesa (Cfr. Introd. del Guillaume alle Oeuvres de B., p. XX) e nel fatto che in Spagna, ove l'Alleanza aveva piantato profonde radici, perdura una corrente anarchica collettivista in senso bakunista.

    Se il collettivismo dell'Internazionale fosse stato compreso dal Mazzini non ci sarebbe stato il fenomeno della sua critica anti-comunista. Così criticava il Mazzini: "L'Internazionale è la negazione di ogni proprietà individuale, cioè di ogni stimolo alla produzione... Chi lavora e produce, ha diritto ai frutti del suo lavoro: in ciò risiede il diritto di proprietà... Bisogna tendere alla creazione d'un ordine di cose in cui la proprietà non possa più diventare un monopolio, e non provenga nel futuro che dal lavoro". Saverio Friscia, nella "Risposta di un internazionalista a Mazzini", (pubblicata sopra il giornale bakunista L'Eguaglianza di Girgenti, e ripubblicata dal Guillaume, che la trova superba e l'approva toto corde [Cfr. Oeavres de B., vol. VI, pp, 137-140]) rispondeva: "Il socialismo non ha ancora detto la sua ultima parola; ma esso non nega ogni proprietà individuale. Come lo potrebbe, se combatte la proprietà individuale (leggi: capitalista) del suolo, per la necessità che ogni individuo abbia un diritto assoluto di proprietà su ciò che ha prodotto? Come lo potrebbe se l'assioma "chi lavora ha diritto ai frutti del suo lavoro", costituisce una delle basi fondamentali delle nuove teorie sociali?". E dopo aver analizzato le critiche del Mazzini, esclama: "Ma non è questo del puro socialismo? Che cosa volevano Leroux e Proudhon, Marx e Bakunin, se non che la proprietà sia il frutto del lavoro? E il principio che ogni uomo deve essere retribuito in proporzione alle sue opere, non risponde forse a quell'ineguaglianza di attitudini e di forze ove il socialismo vede la base dell'eguaglianza e della solidarietà umana?".

    In questa risposta del Friscia è netta l'opposizione della proprietà per tutti alla proprietà monopolistica di alcuni; il principio dell'eguaglianza relativa (economica); ed in fine il principio dello stimolo al lavoro rappresentato dalla ricompensa proporzionata, automaticamente, alle opere.

    Non pensi, caro Gobetti, che potrebbe essere utile, su R. L., una serie di studi sul liberalismo economico nel socialismo? Credo colmerebbe una grande lacuna e leverebbe di mezzo molti e vecchi equivoci. Credo ne risulterebbe, fra le tante cose interessanti, questa verità storica: essere stati gli anarchici, in seno all'Internazionale, i liberali del socialismo. Storicamente, cioè nella loro funzione di critica e di opposizione al comunismo autoritario e centralizzatore, lo sono tutt'ora.

    Tuo C. BERNERI.

  7. #77
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    Citazione Originariamente Scritto da alemaggia Visualizza Messaggio
    .........Berneri concepì libere istituzioni della società civile in antitesi allo stato, incardinate sul comunalismo e coordinate in senso federalista ; criticò le paure degli “anarchici integralisti” rispetto all’elaborazione di una precisa prassi politica e di un programma ; valorizzò il mondo dell’associazionismo di base e l’organizzazione anarcosindacalista ; si occupò di psicologia, stigmatizzando la demagogia, l’operaiolatria e l’antisemitismo di sinistra.....
    Quand'era con i socialisti gli davano dell'anarchico e quand'era con gli anarchici gli davano del repubblicano. ed i repubblicani del socialista. ( Così grosso modo lo ricorda Salvemini). Il su federalismo era vicino a quello di un altro grande antifascista che era, al par di lui, ammiratore di Cattaneo: Silvio Trentin. Vi è stata tutta un'Italia possibile che non è arrivata a vedere la luce della liberazione.

  8. #78
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    Citazione Originariamente Scritto da REGNO D'ITALIA Visualizza Messaggio
    Pensate che le micronazioni vere e reali come Sealand o Repubblica Esperantista in sè sono nate quando un ragazzino dopo aver litigato con i genitori dichiarò la propria camera uno stato indipendente;sembra una puttanata,ma è la pura verità.
    Dopo la prima guerra mondiale vi fu , internazionalmente riconosciuto e voluto, uno stato fra Francia Belgio e Germania in cui la lingua ufficiale era l'esperanto ed era qualcosa di ben più grande della camera di un ragazzino. L'attuale Esperanta Civito è, pur senza un riconoscimento ufficiale, una realtà paragonabile ad un mini stato sovranazionale degna di estremo interesse.

  9. #79
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    Citazione Originariamente Scritto da JohnPollock Visualizza Messaggio
    Non ti piacrebbe pensare a un territorio libero composto da una miriade di libere comunità indipendenti? NIente ti vieterebbe di continuare a farti chiamare Italiano, così come nessuno ci vieta di farci chiamare Europei se lo voglimo.
    TS è già stata Territorio Libero e quel periodo non era tanto male. Però se penso ai politici comunali ed alle varie mafiette che strangolano la città, non mi viene voglia di rifare l'esperimento.
    Io vedo Trieste nell' Euregio Alpe-Adria, dove i capi sono controllati da altri capi che hanno le loro radici in ambienti diversi, quindi si controllano a vicenda.

  10. #80
    Dubitare Discutere Cooperare
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    Citazione Originariamente Scritto da JohnPollock Visualizza Messaggio
    Vi piaerebbe che il vosro Comune di Residenza diventase uno Stato Sovrano come Monaco o San Marino con una propria costituzione, una propria moneta, una propria economia????
    No. E' una cazzata. Certo che i microstati hanno un sacco di vantaggi, ma se diventassimo tutti quanti microstati, li perderemmo tutti.

 

 
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