
Originariamente Scritto da
DharmaRaja
Concordo, con questo e col resto. Nel passato, "paradossalmente" (per i progressisti), quale che fosse il livello occupato nella scala sociale anche i più poveri avevano bene o male modo, grazie ai diversi standard di vita e di necessità ma anche ad un differente contesto meno slegato dalla natura e via dicendo, di mettere qualcosa sotto i denti, fosse roba staccata da un albero o grazie al "diritto di spigolatura". Oggi, se non hai un soldo in una realtà d'asfalto e senza niente da "spigolare" in giro, senza relazioni organiche con un vicinato che neanche conosci e con l'homo homini lupus più accentuato che mai dall'imbarbarimento e dalla sfiducia generale nel prossimo, è molto più difficile sopravvivere. Va appunto notato che i figli che crescono oggi in determinate realtà urbane strapovere, difficilmente crescono diventando individui anche solo frequentabili, per usare un eufemismo. Niente a che fare neanche con gli ancora semiumani Prolet di orwelliana memoria.
Capisco d'altra parte anche quel che dice Kranzler e che in buona parte condivido, specie il giudizio sull'eccezionalità di un certo stile di vita con relativa scala delle priorità. C'è però da considerare la complessità del problema, e il fatto che per quanto il benessere e il passaggio a condizioni di vita non più votate alla pura e semplice sopravvivenza portino intrinsecamente con sé un fattore di distensione e quindi di potenziale decadenza, si debba comunque realisticamente tener conto di tutta una serie di questioni pratiche e contestuali di vario tipo per le quali non si può ovviamente tornare ad un pauperismo totale da sopravvivenza. Come Giò e altri hanno fatto notare, l'importante affinché certe concessioni (che non sono stralussi, parliamo di un tetto sulla testa e poco altro) non prestino il fianco a decadenze di vario tipo e che diano i loro frutti da un punto di vista demografico, è abbinarle a forti politiche culturali, valoriali e via dicendo al fine di risanare le zucche marce della gente così che ad usufruire della casa sia un'umanità media un po' meno alla frutta di quella odierna. In questo il fascismo diede un esempio che potrebbe tuttavia, avendone i mezzi decisionali, essere applicato in modo ancor più profondo, ancor più efficace e oserei dire anche meno grossolano, che renderebbe molto utile questo "investimento nel sociale", facendolo fruttare.
Non è che la ragione per la quale occuparsi del "sociale" (che già detto così, monoliticamente, assume un valore simbolico che neanche dovrebbe avere, repellendo da un lato gli "aristocratici" e infiammando dall'altro i "popolari") debba essere legata a chissà quale buon cuore o istanza morale o altro, si tratta semplicemente e ancor prima di qualsiasi altra cosa di una questione di stabilizzazione, armonizzazione, un modo per 'coltivare' la propria civiltà senza che questo voglia necessariamente dire corromperla. Questo perché ovviamente, se è vero che certe politiche sociali sarebbero più che positive, è altrettanto vero che andrebbe eliminata tutta la logica dei bisogni indotti e artificiali per la quale già oggi siamo sommersi di infinite cose che mai avremmo neanche immaginato prima che ci venissero proposte. Ad esempio, oggi un cellulare è quasi concepito come una parte del corpo, ma coi fissi e le cabine a gettoni abbiamo campato altrettanto bene, e senza la rottura di coglioni di essere reperibili quando non lo si vorrebbe. Bisognerebbe semplicemente evitare che altre infinite inutilità c'intasino la vita, come invece faranno ancor di più in futuro finché le cose seguiranno il corso attuale. Quindi va bene una visione più sana della vita, l'eliminare la proliferazione continua di tutta una serie di chincaglierie superflue, il tornare a produrre cose che non si rompono dopo due giorni e così via, e va altrettanto bene (ed è anzi irrinunciabile) una progressiva de-urbanizzazione con un ritorno alle campagne lasciando alle città la popolazione necessaria a determinate funzioni di settore avanzato senza trasformarle in megalopoli, però tutto ciò si può fare anche senza tornare a chissà quale povertà o tantomeno ad aspettarsi che questa produca chissà quali circoli virtuosi di marca spartana, perché oggi il contesto, il materiale umano, la civiltà distrutta e tutto quanto, non darebbero i natali a una nuova e rigenerata stirpe di contadini bianchi con l'aratro stile quadretto tedesco, ma a nuove generazioni di barbari urbani mafiosi, selvaggi, disadattati, scimmieschi e drogati che sgozzerebbero la propria famiglia per una dose. L'abbiamo visto che genere di umanità producono le banlieues strapovere e gli slum metropolitani similari.