





Stavo per dirlo. Prima di rilanciare il turismo all'estero, bisogna risolvere tutto questo. Sai che pubblicità se cominciano ad arrivare turisti da tutta Europa e vengono rapinati dai marocchini, molestati dai punkabbestia, e trovano lo schifo che c'è in centro.






Francesco Bernardi:
«Esemplare il caso del Piano del traffico: non ha risolto nulla»
di MATTEO NACCARI
LEGA con un filo la crisi finanziaria internazionale e la situazione di Bologna, una città che definisce «sfiduciata».
E per questo, Francesco Bernardi, presidente della Compagnia delle Opere, per primo si mette in gioco con un obiettivo ambizioso: «Valorizzare quello che abbiamo di positivo per ricostruire qualcosa di buono» sotto le Due torri.
Bernardi, perché parla di sfiducia?
«E’ questo il clima che si respira. Una sfiducia dilagante, tra i cittadini e l’amministrazione, tra gli imprenditori, tra i commercianti, tra i singoli bolognesi».
Giudizio duro.
«Una causa c’è ed è la stessa della crisi finanziaria che stiamo vivendo: da tempo si è diffusa la malsana idea che la teoria vale più della pratica e questo poiché si pensa che la realtà non ha senso né valore. E allora le idee astratte si stimano più dell’esperienza».
Entri nel dettaglio.
«Montare il motore di un auto in officina o simularlo sul computer non sono la stessa. Se ci si sporca le mani si costruiscono professionisti solidi, in tutti campi, e maturano delle personalità che sanno usare sia le mani che la testa. Mai il contrario, altrimenti si arriva alla conclusione che i progetti forti possano scaturire da soggetti deboli».
Conseguenze?
«Una progettualità astratta che invece di risolvere i problemi ne crea altri. E questo vale in una fabbrica come nel Comune. Ripeto, se la realtà non ha valore, valgono solo le mie opinioni e quindi io perché devo fidarmi degli altri? E’ un modello frutto di una cultura illuministica e sinistrosa».
Descrive gli amministratori come se prendessero le decisioni chiusi nelle loro stanze, senza guardare quello che succede fuori dalla finestra, a Bologna.
«Purtroppo è così. Un esempio: il piano del traffico. La stretta alle auto nel centro cosa ha prodotto? Per inseguire la chimera dell’aria non inquinata si è avuto un calo medio del 15% nel fatturato dei commercianti, senza benefici. Infatti si scopre che i livelli di polveri sottili nell’aria rilevati dalla centralina Arpa di Porta San Felice sono uguali a quelli di San Pietro Capofiume che si trova in aperta campagna».
E questo cosa significa?
«Che le scelte prese sono state senza senso e che il traffico delle auto non è l’unica causa dell’inquinamento. Un approccio ideologico sta producendo danni alle attività commerciali e ha consegnato una zona della città, quella del centro, al degrado. Si è detto: ‘Diamoci un comportamento ambientalmente corretto e saremo tutti felici’. Non è successo, perché la realtà è altra e non è stata tenuta in considerazione».
Tutti a Bologna pensano che la realtà non abbia valore?
«No, c’è chi invoca il primato del soggetto rispetto al progetto. Mi riferisco al cardinale Caffarra e a monsignor Vecchi: la Chiesa è rimasta l’unica a difendere una visione positiva del reale».
Dipinge una città senza futuro.
«Anzi. Guardiamoci intorno: l’università non va benissimo, è vero, ma conta sempre l’8,5% degli studenti nazionali. Le aspettative di vita qui sono molto alte, 84 anni per le donne, 79 per gli uomini. Il tessuto produttivo è fatto per il 75% da piccole e medie imprese: sono solide e non perdono competitività anche se non dialogano con l’estero. Ci sono opere sociali sorprendenti come il caso dell’Ant o scuole eccellenti come il Malpighi, e un distretto industriale unico nel mondo come quello del packaging».
Quindi?
«Noi, come Compagnia delle Opere, siamo pronti a impegnarci per valorizzare le esperienze positive di Bologna. E ce ne sono tante. Ma non lo vorremmo fare da soli. Ad esempio fra qualche mese partirà la solita campagna elettorale per scegliere il futuro sindaco. E’ un’occasione tonificante perché chi è vivo e vuole crescere possa chiarirsi su cosa gli serve per prosperare lui e la sua città. Un lavoro prepolitico da fare insieme a tutte quelle forze sociali che non si rassegnano alla sfiducia, che non fanno politica, ma che con la politica dialogano».
E’ sufficiente per la svolta?
«Educazione più fiducia più positività sono già una bella ricetta. A me sembra però anche necessario che a Bologna si metta mano a un’opera emblematica di cosa questa città sa fare, che diventi il simbolo di una nuova generazione creativa. Ho in mente un esempio concreto che la Compagnia delle Opere offrirà presto come proposta alla città».
da: Il Resto del carlino - ed. Bologna - 14 ottobre 2008








amministratori sazi e disperati (a detta perfino degli stessi PDrasti alla riunione-farsa per il teatrino delle primarie che incoroneranno delbono -extraemiliano- con maggioranze bulgare) e crisi morale imperante. Assenza di valori e oblio delle proprie tradizioni millenarie.
Senza ombra di dubbio è il declino di un popolo.
Ciò che ci salva sono solo i soldi. il vil-danaro. che non si parli di crisi a Bologna! ieri 23 novembre (inizio della famigerata 4° settimana) per trovare un tavolo al ristorante ho dovuto telefonare a mezzogiorno, riprovare alle 4 e alla fine l'ho trovato solo perchè un altro aveva disdetto la prenotazione!
Sono stato in un grande ipermercato (simbolo di sinistra della distruzione della società basata sull'impresa famigliare) e in un carrello su due c'era lo scatolone della TV al plasma. Fila al reparto telefonini e fila x le videocamere digitali.
Siamo in Novembre, non a Natale!!! Tutti ricchi quelli che mangiano fuori e vanno all'ipercop?
Adesso speculiamo un po'. parliamo di crisi economica.