Nemmeno in America si vendono più macchine di quella cilindrata.
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C'era una volta il Suv: vendite in calo del 27%
di Flavio Pompetti
NEW YORK (10 agosto) Un anno fa di questi tempi, per ogni Toyota Corolla venduta dalle concessionarie americane, erano immessi in circolazione due pickup Ford F-150: la versione moderna del Chattanooga Wagon dei pionieri, trainato da 200 cavalli nel modello base che ha un V6 da 4,2 litri, o meglio ancora dai 300 puledri compressi nel V8 da 5,4 litri. In quest’ultimo assetto, il calesse contemporaneo dell’America delle periferie, re delle vendite da quasi vent’anni, percorre quasi 6 km con un litro di super. Nessuno si era mai chiesto come fosse possibile che il veicolo più diffuso del paese, capace negli anni migliori di produrre 800.000 vendite, consumasse tre volte quanto un’utilitaria, e cinque volte più di una Prius. La benzina alla pompa costava allora 53 c. di euro al litro, e il termine “credito subprime” era ancora dominio del solo gergo bancario.
Le cose sono cambiate in modo drammatico nel corso degli ultimi dodici mesi. Lo scorso aprile si è scoperto con grande sorpresa che la reginetta del mercato era diventata la Corolla, la più piccola delle familiari vendute dalla Toyota, seppure con un piccolo margine sul pickup della Ford. A giugno l’F-150 è scivolato al quinto posto, dietro altre tre piccole berline, tutte giapponesi.
I numeri raccontano solo una piccola parte della frenesia con la quale gli automobilisti americani stanno smontando dal cavallo dei pickup e dei Suv, o almeno da una buona parte dei cavalli che bruciano un eccesso di carburante. I piazzali degli autosaloni sono intasati in modo imbarazzante dai grandi “trucks” che nessuno vuole più comperare, e i retrobottega sono pieni di altrettanti mastodonti della strada offerti in permuta. In un mercato depresso che segna cifre da Waterloo per i Suv (-27,4%) e per i pickup (-23%), e nel quale le auto di maggiore dimensione sono in calo del 32,7%, l’unico segmento in crescita è quello delle piccole vetture (10,6). Si allungano le liste di attesa per la Corolla e per la Honda Civic, ma anche per la Chevrolet Cobalt e la Ford Focus. La Volkswagen aprirà uno stabilimento in Tennessee per costruire nuovi modelli sull’architettura della Passat. Fiat e Alfa progettano il ritorno, mentre i cinesi spingono alle porte per entrare con una loro generazione di utilitarie che ripeta i fasti dei marchi giapponesi negli anni ’70.
Il costo della benzina alla pompa è oggi di 83 c. di euro al litro, ma il dato inganna un osservatore europeo che lo filtra attraverso la lente deformante di una valuta comune straordinariamente forte. Per un automobilista americano il prezzo è quasi triplicato negli ultimi tre anni, con un impennata del 40% solo negli ultimi 12 mesi: quattro volte più che in Italia. Buoni benzina sono distribuiti ad estrazione da preti che vogliono richiamare fedeli alla messa. Gli aerei di linea partono oggi con riserve calibrate sulla distanza del viaggio per evitare sprechi; e nelle assemblee legislative statali si torna a discutere il limite dei 90 km l’ora, simbolo della prima crisi del petrolio, che l’amministrazione Clinton aveva spazzato via dieci anni fa.
Il pickup è il simbolo di una classe media che scivola sempre più in basso in questa economia instabile, e come tale non può che essere la vittima sacrificale della crisi.





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