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Discussione: Linea Wotan

  1. #1
    Crocutale
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    Predefinito Linea Wotan

    Feuer Frei - Rammstein

    In fondo è una buona giornata per morire, è metà novembre, ma non c'è quel freddo infernale come nel resto della Russia. Ci troviamo pochi chilometri a nord di Melitopol sul Mar Nero e sembra ancora autunno, c'è il sole, la brezza di mare, le foglie gialle e rosse di questo bosco di faggi. O sono betulle? Mai capito nulla di alberi.
    Siamo la nuova sesta armata, quella originale è scomparsa a Stalingrado quasi un anno fa, siamo una manciata di divisioni raccolte a casaccio e sistemate a difendere lo spazio aperto tra il Dnieper e la Crimea, l'estremità meridionale della linea Wotan.
    Ha un bel nome la nostra posizione, quello di un dio guerriero che doveva proteggerci, l'offensiva che i russi hanno lanciato dopo Kursk doveva infrangersi come un'onda contro la scogliera. Forse i russi non conoscono la mitologia, perchè hanno bellamente ignorato la linea, la scogliera e tutto.
    Sono passati come se non ci fossimo, la sesta armata rediviva è stata spezzata in due tronconi, e ora il nostro pezzo di armata sta cercando di portarsi dietro al Dnieper prima che al Fuehrer gli salti il ticchio di ordinarci di rimanere fermi, a farci circondare come l'altra volta.
    La tredicesima Panzer e la quinta Fallschirmjager sono ormai lontane alle nostre spalle, si poteva pensare che i paracadutisti fossero i più adatti per questa eroica azione di retroguardia. E invece no, a rallentare il nemico hanno messo noi: nono reggimento Jaeger, la fanteria leggera che doveva sorvegliare le retrovie, gli sfigati, i feriti, gli abili di bassa categoria sacrificabili.
    Io per esempio anche con gli occhiali non ci vedo una cippa da lontano, mi avevano riformato per questo, ma dopo Stalingrado hanno raschiato il barile, e sono finito qua.
    Dovevano esserci ventiquattro uomini nel nostro plotone, in realtà siamo tredici, due squadre da cinque più il tenente Hartmann, l'operatore radio e il medico. Hartmann è arrivato solo tre giorni fa, è più giovane di me, eppure riesce a ispirare fiducia. A volte guardandolo si arriva quasi a pensare che potremmo uscirne vivi.
    Dietro il nostro boschetto c'è un cannone puntato verso la strada a destra, siamo qui appunto per proteggere gli artiglieri, si tratta di un anticarro da 76 mm. catturato ai russi. Anche il pepescià che stringo in mano è roba di Ivan, sono buone armi che si usano fino a esaurire le loro munizioni e poi si buttano via, proprio come noi. Il sergente Kinkel mi ha spiegato che non c'è bisogno di una buona vista per il pepescià, basta puntarlo nella direzione da cui si sente gridare Urrà, tirare il grilletto, e lasciarlo premuto fino a quando ha finito di sobbalzare. A quel punto se per caso fossi ancora vivo dovrei tirare via il caricatore e metterne un altro, ne ho due nel tascapane e tre bombe a mano infilate da qualche parte, poi basta.
    Il tenente ha acceso un fuocherello e sta facendo il caffè, da lontano si sentono colpi secchi di fucile, deve essere il nostro cecchino che ha visto per primo i nemici. Ci ordina di vuotare le tasche, tutto il caffè e cioccolata e biscotti che abbiamo vengono messi in mezzo, inutile conservarli a questo punto, prima del combattimento ci facciamo una bella colazione.
    Ai colpi del cecchino si aggiunge il cannone di uno dei nostri due Stug, sta appostato tra gli alberi oltre la strada, i capicarro russi saranno rintanati nelle loro torrette per paura del cecchino, ce ne vorrà prima che riescano a vedere da dove arrivano le cannonate. Nell'attesa che arrivino qui posso solo farmi il segno della croce, mi hanno detto che le SS non lo fanno, tranne quelli della Wallonie, ma io non sono delle SS. Non sono neanche cattolico in verità, ma questo non mi ha impedito di ricevere l'assoluzione e la benedizione dal cappellano Lippert stamattina. Lui non è andato con la divisione come gli altri due cappellani, ha voluto restare qui a morire con noi. Ora sta col signor maggiore nel posto comando, che poi è un buco tra due alberi più indietro, sono in cinque e hanno un panzerfaust.
    Lo Stug arretra per togliersi dalla vista, un T-34 arriva per la strada. Il nostro cannone gli piazza un colpo nella fiancata, vediamo due carristi con i caschi di cuoio saltare giù e correre come lepri verso il campo di grano che sta prima del nostro boschetto. Poi è come il terremoto, una botta, mi cadono gli occhiali, dopo averli rimessi vedo che il nostro cannone non esiste più e che altri T-34 vengono verso di noi. Jurgen prepara il bombone, è fatto con le cariche di quattro o cinque stielhandgranaten legate a un solo manico, ed è l'unica cosa in possesso della squadra che potrebbe fare danni a un carro, se venisse a infilarsi qui nel bosco. Ma i carristi russi non sono scemi del tutto, si fermano ai margini, dal retro dei carri vediamo scendere una torma di spiritati con dei pepescià come il mio. Contadini russi, montanari dell'asia centrale, gente che non sa cosa siano il dolore o la pietà, vengono a cercarci.
    Quelli dell'altra squadra aprono il fuoco per primi seguiti subito dal tenente, i russki non si sono accorti che ci siamo anche noi, solo quando ci sono addosso il sergente Kinkel grida " Feuer frei ! " e la MG 42 di squadra li falcia.
    Io sono più indietro, il mio compito è proteggere Jurgen, almeno finchè ha il bombone. Di tre bombe che ho ne lancio due in mezzo al mucchio, un russo con gli occhi da pazzo mi compare davanti, ma Jurgen spara prima di lui e la fucilata lo ributta disteso nel cespuglio da cui è spuntato.
    Poi cannonate, i mugiki sono morti tutti, ma ora i carristi sanno dove siamo, le pallottole delle mitragliatrici e le schegge sono come uno sciame d'api, sento l'ultimo ordine del tenente Hartmann strozzarsi a metà, ma non voglio girarmi per sapere cosa gli sia successo. Una nuvola di fumo ci impedisce di vedere cosa stiano facendo il sergente e gli altri due, ma sento che la MG sta ancora sparando, Jurgen mi fa segno di seguirlo e strisciamo nel fumo verso il margine del bosco. Non dice nulla, ma è chiaro che vuole portarsi dietro uno di quei carri maledetti, non ci vedranno arrivare in mezzo a tutto questo bordello.
    Ecco il carro dietro l'ultimo albero, a Jurgen mancano pochi metri, ma ci sono altri russi a piedi. Per me sono solo macchie sfocate, ma so cosa devo fare, passo davanti a Jurgen, punto il pepescià verso di loro e tiro il grilletto.
    Quando i proiettili mi attraversano non me ne accorgo subito, li avevo confusi col rinculo del pepescià, solo quando le gambe cedono capisco cosa è successo. Stranamente ora mi sembra di vederci meglio, vedo le foglie rosse sopra di me e il bombone che passa nell'aria, cade in avanti mentre io cado indietro. Poi neanche quello, sento lo scoppio, ma abbiamo colpito qualcosa? Non lo so, non vedo più un cazzo.

  2. #2
    Crocutale
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    A perfect lie - The engine room

    A vedere il rifugio in mezzo al prato, le nostre montagne sullo sfondo, il cielo primaverile, uno non direbbe che c'è una guerra. C'è gente seduta ai tavoli fuori, vestiti da montanari come nei quadri con le scodelle di legno e il fiasco di vino. Noi siamo affamati, ci avviciniamo, il peso della marcia nelle gambe e quello dei MAB sulle spalle.
    Ci vedono e cala il silenzio, non vogliamo fare del male alla nostra gente, ma abbiamo le armi e c'è la guerra, è normale che abbiano paura.
    Per non disturbarli entriamo dentro, ci sediamo a un tavolino mentre un paio di persone escono. Puzziamo di morte, l'abbiamo attaccata alle nostre divise nere, ai teschi e tibie che portiamo come pirati. E noi stessi siamo già morti in quanto la guerra è persa, lo so, possono menarmela tutto il giorno col contrattacco imminente e le armi segrete che stanno per essere rovesciate sugli invasori, la realtà è che quando i tuoi ti fanno il vuoto attorno e ti guardano come se fossi scappato da un manicomio vuol dire che la guerra è persa, punto.
    Siamo affamati e in quattro non abbiamo una lira, Spaggiari, che è il capo pattuglia, mette una granata sul tavolo e si rivolge alla moglie dell'oste, che sembra più sveglia.

    " Da mangiare e da bere ! "

    Veloce come il vento ci porta una bottiglia di grignolino e i bicchieri, poi arrivano il pane e il battuto di lardo col pepe, per un attimo la guerra torna lontana.
    Ci siamo rilassati, il vino e la stanchezza hanno fatto il loro lavoro, abbiamo lasciato che le armi cadessero a terra, quel che è successo dopo è stato meritato.

    " Fascisti ! Alzate le mani o sparo !! "

    Era li sulla soglia, uno in abiti civili, cercava inutilmente di fare una faccia feroce, ma aveva un mitra. Le nostre armi erano a terra, se ci fossimo chinati per prenderle sarebbe partita la sventagliata e non c'erano ripari. Mi giro verso gli altri tre con me, si sono già arresi, non hanno ancora trovato il coraggio di muovere le braccia per alzarle, ma hanno la resa scritta in faccia. Si erano già arresi dentro anche prima che quel partigiano spuntasse fuori, l'ho capito in un lampo, ed è questa la cosa che più mi ha fatto salire la rabbia. E' per questo che mi sono alzato dalla sedia e sono andato verso di lui con le braccia non alzate, ma aperte, mettendomi tra la bocca del mitra e gli altri camerati.

    " Tu non hai le palle per sparare. "

    Ha in mano la mia vita, eppure è lui a tremare, anche a distanza sento la puzza dell'alito che viene a tutti quando si secca la gola, il mio non deve essere diverso.
    Non è neanche giovane, un mingherlino sulla cinquantina col gilettino di lana e gli occhiali di tartaruga. Il maestro di scuola del paese? L'avvocato? Sa di Azione Cattolica e di disinfettante, e io ora sono davanti a lui con le braccia in croce, come Cristo che versa il proprio sangue per la salvezza degli altri. Io che in tutta la vita non ho mai messo piede in una chiesa.
    E non sento paura, solo pietà e ribrezzo, voglio morire, si, perchè da morto i partigiani non mi potranno torturare. Perchè la vedo la tortura in quei pozzi di paura che sono i suoi occhi, lui che sta facendo l'eroico catturatore di camicie nere, vedo nei suoi occhi quel che succederebbe se io fossi legato e lui potesse avvicinarsi, e preferisco una raffica veloce.

    " Tira quel grilletto, merda, ti faccio vedere che differenza c'è tra te e un uomo. "

    Lui chiude gli occhi e tira il grilletto, anche io li chiudo, sento la raffica, un gran casino, l'odore della polvere da sparo. Però sono ancora in piedi, o forse non mi sono accorto di essere caduto.

    " Ocio Angelo, spostati !! "

    Di puro istinto mi butto di lato, sento una raffica diversa, è un MAB questo. Torna la vista, come se il film della mia esistenza si fosse incantato per un attimo e ora riprendesse a scorrere. C'è il partigiano a terra, boccheggia come un pescegatto, il sangue si sta già spargendo per il pavimento. Più in alto il soffitto è tutto butterato.. sto coglione non è stato capace di dominare il rinculo... la sua raffica mi è passata sopra la testa. Mi ha negato la morte eroica, per una volta che ero pronto.
    Raccolgo il suo mitra, è uno Sten, una cosa brutta fatta di alluminio stampato, produzione in serie senza alcuna qualità, i nostri MAB vecchio modello sono meglio.
    Anche il calcio è metallico, per un attimo immagino la vibrazione che si propagherebbe al mio braccio se lo usassi per aprire la testa della cosa che sta rantolando ai miei piedi.
    Ma in quella maniera metterei fine alla sua sofferenza, decido piuttosto di ignorarlo, prendo lo Sten per la canna, lo sfascio contro una colonna di legno scheggiandola profondamente. E' vero, un'arma in più anche se brutta tornava utile, sbattendola in quella maniera potevano partire dei colpi e ferire gli altri, o me, non era il caso di fare più danni alla stanza del povero oste che ci aveva offerto il pranzo.
    Non me ne può fregare di meno.
    Spaggiari mi tocca la spalla.

    " Adesso basta Angelo, usciamo. "

    Si esce, tre col MAB e uno con la bomba a mano pronta. Siamo ancora vivi, ma per quanto? Ci saranno altri partigiani? Ci prenderanno adesso o fra un mese? E soprattutto avrò una morte pulita come potevo averla oggi o mi cattureranno vivo? Panizzi per non saper cosa dire si mette a cantare a bassa voce.

    " Ci sparano alle spalle per le strade, che di venirci avanti hanno paura... "

    Non importa più nulla, anche se la guerra è persa, ora che ho potuto vedere chi sarà a ereditare la nostra Italia. Ora so perchè combatto e non mi fermerò fino all'ultimo respiro.

  3. #3
    Pasdar
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    Credo che questi due racconti meritino di essere visibili.
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

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  4. #4
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    Complimenti allo scrittore !!

  5. #5
    ulfenor
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    Bei racconti di guerra li adoro!

  6. #6
    Crocutale
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    Anche a Baghdad fa freschino in dicembre, 19 gradi non sono tanti per fare le abluzioni all'aperto. Ma lo faccio ugualmente, l'abluzione esprime la volontà di rinascere come una nuova persona, che si è lasciata alle spalle i peccati del passato, e io ne ho tanti.
    L'acqua fredda da i brividi, la gente attorno canta versetti del Corano.

    I miei peccati derivano dall'aver creduto nelle persone sbagliate.
    Prima c'è stato Saddam, io che sono nella shi'a gli ho creduto quando l'ho visto per strada in mezzo a noi, negli ultimi giorni liberi di Baghdad. Pensavo che avremmo combattuto, che avrebbe riscattato i suoi errori col martirio, che tutti gli altri credenti avrebbero imparato da noi che è possibile non arrendersi.

    Tutto quel che ha fatto è stato rintanarsi in un buco e aspettare che venissero a prenderlo per impiccarlo.

    Poi c'è stato Al-Sadr, anche a lui ho creduto, ho rischiato tutto viaggiando nel nostro paese occupato, ho sfidato la morte per raggiungerlo nella città santa assediata. Eseguendo i suoi ordini ho mandato gente al macello.
    Lui intanto stava dentro la sua moschea a mercanteggiare il prezzo delle nostre pelli con gli americani, per conto dell'Iran.

    Alla fine mi ha rimandato qua, pensavo che si cominciasse a fare qualcosa, a costruire un fronte unito con gli altri combattenti. Invece per tutto questo tempo abbiamo consumato le riserve di armi nascoste prima dell'invasione in una guerra civile. Al-Qaeda colpisce le nostre moschee e i mercati, noi colpiamo alla stessa maniera quelli dei sunniti, perchè ci hanno detto che Al-Qaeda è sunnita.

    Molti qui sanno chi sono, dovrebbero solo indicarmi a un poliziotto per intascare una bella mancia, ma nessuno lo fa. Una delle guardie di sicurezza non avrebbe bisogno di indicazioni, eravamo a scuola assieme, mi conosce. Tutto quel che fa quando lo guardo è abbassare gli occhi con vergogna. E se potessi andargli a parlare senza metterlo nei guai gli direi che non è colpa sua. Se quei servi che si definiscono "legittimo governo dell'Iraq" non hanno abolito la legge del precedente governo di occupazione, quella che obbliga tutti i contadini a coltivare OGM sterili. Se ogni anno bisogna vendere il raccolto per poter comprare altre sementi al prezzo stabilito dalla multinazionale, che significa essere nient'altro che suoi animali da lavoro. Se per questo ha dovuto diventare un mercenario di chi gli affama la famiglia, per portare qualche soldo a casa, non è colpa sua.

    L'abluzione è completata, mi rivesto, prendo un pacchetto di sigarette di contrabbando da uno che le vende per strada. C'è una casa con una cantina, un buco nascosto da un armadio rovinato porta a un'altra cantina, da qui un tunnel che permette di superare il posto di blocco dei Marines. Prima o poi troveranno questo tunnel e noi ne scaveremo un altro. Ero uscito dalla zona dove comandiamo noi per portare un messaggio, dovevo indicare al gruppo operativo il bersaglio del prossimo attentato contro i sunniti.
    Il gruppo operativo è fatto di ragazzini con un accenno di barba, di quelli che si butterebbero nel fuoco per ottenere l'approvazione dei grandi, avevano fiducia in me come io ne avevo avuta per quelli più in alto. Ho anche due figli come loro, li ho mandati al sicuro dai parenti a Bassora, gli ho detto che avrebbero potuto seguirmi solo dopo aver fatto anche loro dei figli. I figli sono l'unica vera arma che ci rimane. A questi altri ragazzi ho detto che l'azione era cancellata e che tornassero a casa e pensassero a sposarsi.

    Davanti alla moschea le guardie si fanno vedere armate senza alcun timore, mi salutano mentre passo, solo Yussuf vede la sigaretta e capisce che qualcosa non va, ma non dice nulla. Io non ho mai fumato in vita mia. Non volevo restare col dubbio, all'ultimo momento, di essermi perso qualcosa.
    Nella stanza dell'Imam siamo io, lui e un altro ragazzino guardia del corpo con AK-74.
    L'Imam viene ad abbracciarmi, è sempre espansivo con i suoi strumenti, li fa sentire importanti. Senza dire nulla gli prendo la testa e gliela giro di scatto, il collo si spezza, cade come una bambola rotta. Il Corano prescrive la decapitazione per i miscredenti e i traditori, ci siamo quasi. La guardia non ha potuto fare nulla, non spara neanche, sta solo a guardarmi.

    " Perchè ? "

    " Perchè era un traditore. "

    " E adesso cosa fai? "

    " Adesso mi dai il tuo AK e ti faccio vedere cosa dovevamo fare fin dall'inizio. "
    Rimango un attimo in silenzio con l'arma in mano, è difficile trovare le parole giuste per spiegargli.
    " Vedi, a Karbala l'Imam Husain, su di lui la pace, non mandò i suoi seguaci al martirio. Andò lui di persona, e quelli che hanno voluto lo hanno seguito, e così farà il Mahdi, quando piacerà a Dio di mettere fine al suo occultamento. Questi invece stanno al sicuro nei loro buchi e mandano a morire gli altri come un ragno che muove i fili, per questo li chiamo traditori. "

    La strada è vuota, dopo tanto tempo in guerra la gente ha imparato a riconoscere l'odore dei guai prima ancora di vederli arrivare. Ci sono solo io, il kalashnikov e il posto di blocco con i Marines in fondo alla strada. Cammino senza fretta, dietro il posto di blocco c'è un palazzo che non avevo mai notato prima, un portone enorme a due battenti con leoni alati. Mi vedono, comincio a sparare avanzando, non prenderò nulla da questa distanza, ma l'importante è che tutti vedano e sappiano che si sta ancora combattendo.
    Anche loro sparano, riempiono la strada di proiettili, pensavo che l'urto mi avrebbe fatto cadere, invece è come se avessero tagliato la corda di uno zaino rendendomi più leggero, continuo a camminare. Non sto più sparando, forse l'AK si è scaricato, i Marines sono così vicini che potrei toccarli, ma non ho più interesse per loro. La porta dei leoni si è aperta, posso lasciarmeli alle spalle ed entrare.
    Sulla strada restano un fagotto di stracci insanguinato e un'arma.

  7. #7
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    Dico solo...Bellissimo !

  8. #8
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    Davvero splendido.
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

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  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Susumu Kodai Visualizza Messaggio
    questo è il mio preferito.
    Anche secondo me il migliore è il pezzo del Repubblicano, molto simile (ma tu guarda...) a quello del patriota iracheno.
    Il pezzo della linea Wotan è una commuovente fine di un soldato del Reich, e a leggere la descrizione della situazione della guerra sembra quasi di vivere assieme a lui il momento e soprattutto si respira l'orgoglio di colui che anche se di poco conto è fiero di portare il suo contributo alla causa... ma forse manca di quella sfumatura "militante" che invece caratterizza gli altri due.
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

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  10. #10
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    Complimenti. Perseo sei tu l'Autore?

 

 
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