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Discussione: 18 Agosto

  1. #1
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    Predefinito 18 Agosto

    Quando vivevo in Sudtirolo il 18 Agosto si festeggiava Cecco Beppe (mio nonno quasi piangeva e malediva i ladri italiani)

    -N-

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da nordista Visualizza Messaggio
    Quando vivevo in Sudtirolo il 18 Agosto si festeggiava Cecco Beppe (mio nonno quasi piangeva e malediva i ladri italiani)

    -N-

    Piemontesi, non italiani. Ladri piemontesi. Sono loro che realizzarono l'unità d'italia, fecero guerra all'impero asburgico e sottomisero la tua famiglia.

    Giusto per la precisione
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  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da nordista Visualizza Messaggio
    Quando vivevo in Sudtirolo il 18 Agosto si festeggiava Cecco Beppe (mio nonno quasi piangeva e malediva i ladri italiani)

    -N-
    quelli li malediamo quasi tutti, anche chi non festeggia cecco peppe. adesso pero siamo in europa, almeno una parvenza di serieta in piu c'e.

  4. #4
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    Nono, italiani italiani... questo appellativo di ladri da parte di nordista voglio prenderlo anche io. E se proprio ci tenete "piemontesi + me".

  5. #5
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    FRANCESCO GIUSEPPE d’ASBURGO
    Cecco Beppe, l’ultimo imperatore


    Roberta Gallina
    Il pomeriggio del 17 agosto 1830, nel castello di Schõnbrunn, l’intera corte imperiale era in subbuglio: stava per venire alla luce il tanto atteso figlio dell’arciduca Francesco Carlo e della principessa Sofia di Baviera, il probabile erede al trono asburgico. I cortigiani non scommettevano troppo sul nascituro, “ Forse erediterà l’impero” pensavano i maligni “ ma anche la proverbiale bruttezza degli Asburgo!” Infatti dal ramo paterno c’era ben poco da aspettarsi: il padre era di bassa statura, con una grossa testa sproporzionata ed il noto “marchio di fabbrica”, il labbro inferiore assai pronunciato e tendente verso il basso. Eppure l’arciduca Francesco Carlo poteva considerarsi piacente, se paragonato al fratello primogenito Ferdinando: questi, infatti, era il tipico risultato di un matrimonio tra consanguinei, infelice nel fisico, minato nella salute, con un testone tanto grosso quanto vuoto come una zucca, “ Non sembra altro che un imbecille poveretto!” commentava lapidaria l'Imperatrice di Russia. L’unica speranza era la principessa Sofia, venticinquenne, in ottima salute e di nota bellezza. Tuttavia il lieto evento si fece attendere, l’unanime sospiro di sollievo fu tirato solo l’indomani, il 18 agosto, quando alle ore 9.45 nacque Francesco Giuseppe. Per ordine dell’Imperatore, nonno del piccino, ventun colpi di cannone annunciarono al mondo che un nuovo Asburgo aveva appena visto la luce. L’ambiziosa ed orgogliosa arciduchessa Sofia era fuori di sé dalla felicità, già ormai si vedeva nei panni di Imperatrice Madre, quando le cadde sulla testa una tegola inaspettata: i più famosi medici di corte scoprirono che l’erede legittimo Francesco era “solamente epilettico”, pertanto non ci sarebbero stati ostacoli al suo matrimonio. La sposa prescelta fu la rassegnata Marianna di Savoia - Piemonte, ma, per fortuna, dalla coppia non nacquero figli: la via dell’impero era aperta al “piccolo Franzi”.
    Già inserito nel futuro ruolo d’imperatore, Francesco Giuseppe ricevette, fin da piccolissimo, un’educazione militare (che diverrà col passare degli anni la sua preferita e per la quale era particolarmente versato), dopo le esercitazioni venivano le ore di lezione: matematica, che detestava, storia, astronomia, filosofia, musica, le varie lingue dei popoli che componevano il suo futuro impero, il latino, il greco, la ginnastica il nuoto e la scherma. I suoi orari erano rigidissimi: sveglia alle sei, a letto alle ventuno, gli unici libri concessi erano i testi scolastici. Il maggiore Franz von Hauslab, istruttore militare, sosteneva che “... Solo colui che ha lavorato personalmente non chiede l’impossibile... è meglio che la scuola somigli, il più’ possibile, alla vita...”Il futuro imperatore doveva, quindi, imparare ad obbedire, prima che a comandare. Ma la cattolicissima Sofia dedicò altrettanta energia all’educazione religiosa, perché la casa degli Asburgo “ ...Si fondava sulla santa alleanza del trono e dell’altare e Franzi sarebbe diventato imperatore per volere di Dio...”. All'età di 17 anni un altro compito si aggiunse alla lista: ogni domenica Francesco Giuseppe doveva presentarsi al principe di Metternich per ricevere “ordini importanti” come se fosse un vero e proprio erede al trono. Ma non lo eraancora, suo zio era vivo e vegeto. Tuttavia il Cancelliere, che poi era lo stesso Metternich, aveva già in testa piani ben precisi: fra un anno, alla maggiore età dell’Arciduca, avrebbe indotto all’abdicazione l’infelice Ferdinando e, aggirando Francesco Carlo, avrebbe posto sul trono il suo pupillo, rimanendo attivo all’ombra del trono, come una vera e propria eminenza grigia. Del resto Francesco Giuseppe ammirava moltissimo il Metternich, sia perché non metteva in dubbio l’opinione di un simile méntore, sia perché non era a conoscenza delle reali condizioni della politica austriaca.
    Il grosso problema degli Asburgo era rappresentato dal fatto che il principio di costituzionalità era strettamente legato a quello di nazionalità; nell'Impero austriaco, composto da molte nazioni, non esisteva uguaglianza giuridica, né libertà individuale, ma un uguale trattamento delle diverse nazioni per quanto riguardava la lingua, la cultura e la scuola. I vari Stati sottomessi all'aquila bicipite mal sopportavano tutto questo ed iniziavano a rivendicare la propria identità. In tal senso la spina nel fianco era rappresentata dal popolo italiano, soprattutto da quando erano stati pubblicati degli scritti, giudicati "tendenziosi", di due patrioti italiani che erano stati, per lunghi anni, rinchiusi nel carcere dello Spielberg. Le "Memorie" del conte Federigo Confalonieri, "Le mie prigioni" di Silvio Pellico erano letti con simpatia e sembravano riscuotere grande successo nel clima romantico dell'epoca. Per rincarare la dose anche l'Ungheria era un continuo fermento.
    L'occasione favorevole per realizzare i sogni di Metternich si presentò durante la crisi di stato nel marzo 1848, dopo la rivoluzione liberale, quando il principe boemo Felix von Schwarzenberg impose l'abdicazione di Ferdinando I e la rinuncia di Francesco Carlo a favore di Francesco Giuseppe, che fu proclamato imperatore il 2 dicembre. Si concludeva così un terribile anno di contrasti, rivoluzioni e guerre: nel mese di maggio il neo imperatore in persona era intervenuto nell'esercito del generale Radetzky (Trebnice, Boemia, 1766 - Milano 1858), contro i Piemontesi a S. Lucia, i vari Stati erano in agitazione e l'Ungheria di Kossuth in piena rivoluzione. L'ascesa al potere del giovane imperatore, la politica vigorosa del ministro Schwarzenberg e il genio militare di Radetzky dettero ben presto i loro frutti: le turbolenze italiane furono sedate, momentaneamente, con la vittoria di Novara; l'esercito austriaco, con l'aiuto delle truppe russe inviate dallo zar Nicola I, riuscì a stabilire una tragica tranquillità in Ungheria nel 1849. Dopo morte, nel 1852, del ministro Schwarzenberg, Francesco Giuseppe seguì le direttive consigliate daBuol, ministro degli Esteri, che diresse la politica austriaca nel conflitto di Crimea.
    Nel frattempo l'imperatrice madre Sofia, pur nell'ombra, non era rimasta inoperosa: seguendo passo dopo passo l'ascesa e l'affermazione del figlio, era diventata la sua più fedele ed ascoltata consigliera. Ora un nuovo problema occupava la mente di Sofia: cercare una moglie per il figlio, una donna che assicurasse la continuità alla dinastia asburgica. In un primo tempo la scelta cadde su Sidonia di Sassonia, ma a "Franzi" la giovane non piaceva, si era invaghito, infatti, della principessa Anna, nipote del Kaiser Federico Guglielmo IV di Prussia. Ma la ragazza, oltre ad essere già quasi fidanzata con il principe d'Assia, era protestante e per nulla disposta a cambiare religione. Ormai Sofia cominciava a disperare e, come ultimo rimedio, la sua scelta cadde sulla nipote Elena, figlia di sua sorella Ludovica regina di Baviera. Quest'ultima, lusingatissima, si affrettò a raggiungere la sorella ed il nipote imperatore ad Ischl (Baviera), recando con sé la prescelta Elena e la figlia quindicenne Elisabetta, detta Sissi, ignara del pandemonio che quest'ultima avrebbe scatenato, negli anni futuri, nella corte imperiale. L'incontro avvenne il 16 agosto 1853, ma, con grande disperazione di Sofia, Francesco Giuseppe s'innamorò perdutamente non della tranquilla Elena, ma della vivacissima e stravagante Elisabetta.
    L'imperatrice madre era alle strette: avrebbe potuto opporsi all'innamoramento di un principe ereditario, ma non al volere dell'imperatore, né tantomeno poteva rischiare di offendere la sorella con un brusco allontanamento. Quindi, rassegnata, chiese a Ludovica la mano di Elisabetta in nome di suo figlio e cercò di ricavare il miglior partito dalla situazione. Era indispensabile istruire la futura imperatrice sugli obblighi che il suo rango le avrebbe imposto, la giovane doveva essere svezzata e plasmata secondo le esigenze di corte e secondo le opinioni, del tutto personali, dell'imperatrice madre. Tanto per dare un esempio per il suo compleanno, che cadeva il 24 dicembre, Sissi ricevette in regalo un rosario da Sofia, un pappagallo dal fidanzato e, su suggerimento della futura suocera, anche il "consiglio" di non dare più del "tu" all'arciduchessa, sua zia: era una delle tante, ferree regole dell'etichetta di corte. Le nozze furono celebrate a Vienna nella chiesa di S. Agostino il 24 aprile 1854, l'arcivescovo von Rauscher officiò il rito, impartì agli sposi gli ammonimenti ed i consigli concordati prima con l'imperatrice madre, talmente tediosi e tirati per le lunghe, che i viennesi lo soprannominarono "Cardinal Chiacchierone". Al termine dei festeggiamenti Francesco Giuseppe aveva un viso felice, ma Elisabetta stava per cedere ad un collasso nervoso per la stanchezza. Incominciavano a comparire le prime crepe del matrimonio imperiale. Solo tre settimane dopo le nozze Sissi non ne poteva più, invece di imperatrice si sentiva come uno dei suoi pappagalli, prigioniera in una gabbia dorata, al guinzaglio della suocera che era diventata la sua ombra, sempre pronta a riprenderla, a correggerla e a soffocarla. Scriveva poesie struggenti, odiava il complicatissimo cerimoniale spagnolo, i continui obblighi mondani; riprese ad andare a cavallo, scatenandosi in galoppi sfrenati, sebbene tutto ciò fosse "molto sconveniente". Le cose si complicarono con la prima gravidanza di Sissi: con la madre sul pulpito e sua moglie che scalpitava, l'imperatore stava nello scomodo ruolo di chi è tra l'incudine ed il martello.
    Anche la politica estera non lasciava presagire niente di buono: il 18 gennaio 1858, a Milano, era morto il Feldmaresciallo Radetzky, l'anno dopo i rapporti con la Francia erano andati degenerando, quando Napoleone III aveva offerto a Francesco Giuseppe di annettere all'impero austriaco la Bosnia - Erzegovina, in cambio del Regno Lombardo - Veneto. Avendo ottenuto un fermo rifiuto, nel 1859 la Francia si alleò con il Piemonte e si arrivò alla dichiarazione di guerra, che si concluse con la perdita, per l'Austria, della Lombardia: in Italia l'astro degli Asburgo iniziava il declino. Anche il matrimonio imperiale stava andando alla deriva, nel 1860, in seguito ad un attacco di depressione ed un semplice mal di gola, Elisabetta partì per Madera, da dove tornò sei mesi dopo (1861).
    Ma i problemi non si erano affatto risolti con la lontananza: si ripresentarono, puntuali ed ancora più esacerbati, tanto che l'imperatrice partì di nuovo, per Corfù, in seguito ad "una brutta bronchite", ma le notizie dei dissapori imperiali avevano oltrepassato i muri del palazzo,i viennesi incominciavano a spettegolare.
    La sconfitta subìta in Italia fece riflettere Francesco Giuseppe sulle ripercussioni interne che lo convinsero a riorganizzare il governo su basi più liberali. Definiva se stesso come il "primo impiegato a servizio del Regno" ed organizzava le sue giornate con cura militaresca: si alzava alle cinque di mattina, recitava le preghiere, faceva colazione con caffè e cornetti e, dopo essersi seduto alla sua scrivania, lavorava fino all'ora di pranzo, che consumava davanti alle sue carte, poi tornava al lavoro. Alle ore diciassette cenava con tutta la famiglia e alle ventuno era già nel suo letto, una semplice branda da campo, di ferro.
    Nel 1864 la questione dei ducati di Schleswig - Holstein permise a Bismack di allontanare l'Impero austriaco dagli affari interni tedeschi; il cancelliere tedesco s'era alleato con l'Italia e la guerra del 1866 si risolse con un'umiliante sconfitta per l'Austria che, da allora, perse la funzione egemonica nell'Europa centrale. Ormai l'impero era diviso in due stati distinti: l'Austria e l'Ungheria con governo autonomo. Da allora la politica estera di Francesco Giuseppe mirò ad allinearsi sempre di più alla Prussia fino alla sconfitta finale del 1918.
    Anche nella vita familiare le amarezze continuavano a susseguirsi: il 19 giugno 1867 il fratello dell'imperatore, l'arciduca Massimiliano, venne fucilato in Messico dalle truppe di Benito Juarez, il 28 maggio 1872 l'arciduchessa Sofia moriva a causa di una polmonite. Altra fonte di preoccupazioni era l'erede al trono, l'arciduca Rodolfo. Costui, fragile di salute e di nervi, sembrava aver ereditato i lati peggiori dei genitori: la proverbiale bruttezza degli Asburgo ed il carattere stravagante ed ipersensibile della madre. Rimase sempre un immaturo, neanche il matrimonio con la principessa Stefania del Belgio gli fece mettere la testa a posto, subito dopo le nozze riprese le sue abitudini di scapolo: donne, alcol e morfina. Il 30 gennaio 1889 si suicidò nel castello di Mayerling, coinvolto in un oscuro intrigo amoroso con una giovane donna dell'alta borghesia: Maria Vetsera. L'imperatrice s'era ormai allontanata da suo marito, lo vedeva solo occasionalmente, poiché trascorreva la sua vita viaggiando per l'Europa, spendendo somme pazzesche ed ossessionata da forme maniacali di sport, bellezza e cultura. Morì il 10 settembre a Ginevra uccisa da un anarchico fanatico italiano, tale Luccheni. Unica compagna della vecchiaia dell'imperatore fu l'attrice Katharina Schratt, fedele amica da prima della morte dell'imperatrice, anzi, fu Elisabetta stessa a favorire quest'amicizia, affinché " gli facesse un po’ di compagnia e avesse cura di lui quando era solo" cioè sempre. Probabilmente fu un'amicizia spirituale, perché i rigidi principi e la morale patriarcale dell'imperatore non gli avrebbero permesso di fare altrimenti. Morto il principe Rodolfo, la successione spettava, in linea diretta, a Francesco Ferdinando, figlio del fratello dell'imperatore, che aveva contratto un matrimonio morganatico con Maria Chotek, cosa disapprovata da Francesco Giuseppe, che il 28 giugno 1914 ricevette un altro duro colpo: durante una visita a Sarajevo, dove fu accolto assai freddamente dalla popolazione, l'erede al trono fu assassinato con la moglie da alcuni sicari del partito serbo. Pochi mesi più tardi scoppiava la I Guerra Mondiale. Stanco, solo, conscio della fine imminente, ma ancora battagliero l'imperatore seguiva personalmente i fatti, non sul fronte dove era andato l'erede Carlo Francesco, ma dal suo tavolo da lavoro e attraverso i suoi ministri. Il 20 novembre 1916 disse alla figlia Maria Valeria di sentirsi "poco bene" cosa che stupì ed allarmò l'intera corte, visto che non si era mai lamentato della sua salute, aveva pochi gradi di febbre causatagli da un'infiammazione bronchiale, ma, caparbio, continuò a lavorare al suo scrittoio. Il giorno dopo la febbre era aumentata e, con la scusa d'impartirgli una speciale benedizione del Papa, il cappellano lo confessò e gli somministrò l'Eucaristia, che Francesco Giuseppe ricevette alla scrivania, in mezzo alle scartoffie. La sera, verso le sette il medico lo fece coricare a letto, il vecchio non protestò, ma pregò gli astanti di svegliarlo alle tre e mezza, poiché doveva terminare un lavoro lasciato a metà. S'assopì e alle ventuno e cinque minuti morì nel sonno, dolcemente "come una lampada che abbia consumato tutto l'olio", ad ottantasei anni, dopo sessantotto anni di regno. Appena il nuovo imperatore Carlo I uscì dalla camera imperiale, s'accorse della presenza di Katharina, le offrì il braccio e la condusse dal defunto amico, sul petto del quale la donna pose due rose bianche.
    http://www.arcobaleno.net/personaggi...coGiuseppe.htm

    una grande personalita

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da nordista Visualizza Messaggio
    malediva
    Si dice "malediceva".

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da marcejap Visualizza Messaggio
    Piemontesi, non italiani. Ladri piemontesi. Sono loro che realizzarono l'unità d'italia, fecero guerra all'impero asburgico e sottomisero la tua famiglia.

    Giusto per la precisione
    mument,mument, fosse stato x me, torino sarebbe ancora la capitale di uno stato autonomo, non vi abbiamo preso niente, per me potevate restare con cecu bepi..a parte che l'altoadige ed il zut tiroler hanno beccato un mucchio di sghei per farli star buoni

    i savoia x me potevano farsi i cazzi loro, torino sarebbe stata una cittadina tipo innsbruk o pavia, tranquilla e pulita, nix tarroni, nix extracomunitari

    marco, piemontese doc con le palle piene dell'itaglia e del sottobosco infetto che fa marcire tutt il resto

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da hessler Visualizza Messaggio
    mument,mument, fosse stato x me, torino sarebbe ancora la capitale di uno stato autonomo, non vi abbiamo preso niente, per me potevate restare con cecu bepi..a parte che l'altoadige ed il zut tiroler hanno beccato un mucchio di sghei per farli star buoni

    i savoia x me potevano farsi i cazzi loro, torino sarebbe stata una cittadina tipo innsbruk o pavia, tranquilla e pulita, nix tarroni, nix extracomunitari

    marco, piemontese doc con le palle piene dell'itaglia e del sottobosco infetto che fa marcire tutt il resto

    Nel qual caso non ti resta che prendere una macchina del tempo e tornare indietro per impedire ai savoia di realizzare l'unità d'Italia. Ora come ora l'unica cosa che puoi fare è prendertela coi tuoi avi piemontesi che la vollero realizzare.

    ps. se non si realizzava, io non starei con cecco beppe, ma coi Lorena. Comandavano loro nel Granducato, ai tempi.
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  9. #9
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    Ma soprattutto non sta scritto da nessuna parte che in centocinquanta anni la storia economica dell'Alto Adige sarebbe stata migliore o peggiore. Non vedo che razza di congetture si possano portare avanti.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Serendipity Visualizza Messaggio
    Si dice "malediceva".
    Mi scuso per l'errore, ma l'itagliano non e' mia lingua madre.

    -N-

 

 
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