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Discussione: 20-21 Agosto 1968

  1. #1
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    Predefinito 20-21 Agosto 1968

    La stagione delle riforme ebbe bruscamente termine nella notte fra il 20 e il 21 agosto 1968, quando una forza stimata fra i 200.000 e i 600.000 soldati e fra 5.000 e 7.000 veicoli corazzati invase il paese. Il grosso dell'esercito cecoslovacco, forte di 11 o 12 divisioni, obbedendo ad ordini segreti del Patto di Varsavia, era stato schierato alla frontiera con l'allora Germania Ovest, per agevolare l'invasione e impedire l'arrivo di aiuti dall'occidente. L'invasione coincise con la celebrazione del congresso del Partito Comunista Cecoslovacco, che avrebbe dovuto sancire definitivamente le riforme e sconfiggere l'ala stalinista. I comunisti cecoslovacchi, guidati da Alexander Dubček, furono costretti dal precipitare degli eventi a riunirsi clandestinamente in una fabbrica, ed effettivamente approvarono tutto il programma riformatore, ma quanto stava accadendo nel paese rese le loro deliberazioni completamente inutili. Successivamente questo congresso del partito comunista cecoslovacco venne sconfessato e formalmente cancellato dalla nuova dirigenza imposta da Mosca a governare del paese.


    http://it.wikipedia.org/wiki/Primavera_di_Praga

  2. #2
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    Predefinito 1968: Praga ma anche, e sopratutto Vietnam

    1968: Praga ma anche, e sopratutto Vietnam


    15 gennaio - Sicilia: il Terremoto del Belice causa la morte di 370 persone

    30-31 gennaio - Vietnam: inizia l'Offensiva del Têt pianificata dal comandante dell'esercito nord-vietnamita Vo Nguyen Giap (Guerra del Vietnam)
    Continuano i pesanti bombardamenti Usa su Hanoi, capitale del Vietnam del Nord. Il 7 marzo si contano ad Hanoi centinaia di vittime tra i civili.
    Il 16 marzo, anche se la notizia non si diffonderà immediatamente, è per gli Stati Uniti il giorno del disastro morale: guidati dal tenente Calley i berretti verdi occupano il villaggio di Mylai e, non trovando nessun vietcong, sterminano più di cento tra donne, bambini e vecchi. Dopo vari tentativi di insabbiamento, le cronache del crimine arriveranno sulle prime pagine dei giornali solo verso la fine dell'anno.

    1° marzo - Roma: di fronte alla facoltà di architettura dell'Università di Roma a Valle Giulia si verificano violentissimi scontri tra gli studenti e la polizia. L'accaduto dà il via a una serie di occupazioni in numerose università italiane

    18 marzo - Milano: gli operai della Pirelli-Bicocca danno vita al primo CUB (Comitato Unitario di Base), che contesta duramente l'accordo sul contratto nazionale della gomma firmato il 3 febbraio.

    4 aprile - Memphis, Stati Uniti: Martin Luther King viene assassinato a colpi di pistola sparati dal bianco James Earl Ray

    9 aprile - Valdagno: gli operai degli stabilimenti Marzotto in sciopero resistono alle cariche della polizia e danno vita a una battaglia in tutto il paese che si conclude con 42 arresti. La statua del fondatore della fabbrica, il conte Gaetano Marzotto, viene abbattuta.

    11 aprile - Berlino: un uomo ferisce gravemente a colpi di pistola il leader degli studenti Rudi Dutschke, che non si riprenderà più completamente dalle lesioni fino a morire nel 1979 per le conseguenze dell'attentato.

    14 aprile - Pasqua cattolica 10 e 11 maggio - Parigi: nel Quartiere Latino scoppiano gravi incidenti tra la polizia e gli studenti delle università di Nanterre e della Sorbona.

    Il 13 maggio sfilano 800.000 persone a una manifestazione delle sinistre: è l'apice del Maggio francese 19 maggio - Italia, elezioni politiche

    5 giugno - Los Angeles, Stati Uniti: viene assassinato il candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti Robert Kennedy, fratello di John

    27 giugno Dopo mesi di assedio, i marines abbandonano Khe Shan, rompendo l'accerchiamento. E' una pesante sconfitta, che spinge gli americani ad intensificare per rivalsa i bombardamenti sul Nord Vietnam, che erano stati ridotti in maggio e giugno.

    25 luglio - Città del Vaticano: viene resa pubblica l'enciclica Humanae Vitae, in cui papa Paolo VI condanna ogni forma di contraccezione con metodi artificiali e ribadisce come legittima la sola sessualità coniugale a scopi procreativi.

    15 agosto
    Città del Messico 40.000 manifestanti protestano contro la repressione in atto nel Paese.
    Praga manifestando apertamente il proprio sostegno al Nuovo corso. Nell'occasione viene rinnovato il Trattato di cooperazione tra i due Paesi

    21 agosto - Cecoslovacchia: le truppe del Patto di Varsavia invadono il paese mettendo fine alla Primavera di Praga, l'esperimento politico di "socialismo dal volto umano" condotto da Alexander Dubcek

    2 ottobre - Città del Messico: l'esercito spara con le mitragliatrici su una manifestazione studentesca. I morti sono oltre cento, è il massacro di Tlatelolco. Viene gravemente ferita anche la giornalista italiana Oriana Fallaci.

    3 novembre - Biella: una devastante alluvione colpisce il Piemonte e in particolare la zona di Biella, causando oltre cento morti

    5 novembre - Stati Uniti: il repubblicano Richard Nixon è eletto presidente degli Stati Uniti

    22 novembre - Primo bacio interrazziale nella storia della televisione negli USA, in un episodio di Star Trek 2 dicembre - Avola: la polizia spara sui braccianti durante uno sciopero. Muoiono due manifestanti, i feriti sono oltre cinquanta.

    7 dicembre - Milano: l'apertura della Scala viene contestata dagli studenti con lancio di uova e ortaggi.

    27 dicembre - La missione spaziale Apollo 8 rientra sulla Terra

    31 dicembre - Marina di Pietrasanta (Lucca): una contestazione organizzata dal Movimento Studentesco di Pisa e da militanti di Potere Operaio di fronte all'esclusivo locale notturno "La Bussola" è duramente represso dalle forze dell'ordine. Lo studente sedicenne Soriano Ceccanti, colpito da un proiettile, rimane paralizzato.


    http://it.wikipedia.org/wiki/1968
    http://www.media68.net/ita/vietnam/vietnam.htm
    Myrddin

  3. #3
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    quanti milionardi di morti ci furono?

  4. #4
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    a Praga quel giorno presero tutti il sole!

    wikipedia dice baggianate!

    Dubcek era un povero fascista reazionario...

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Demi Romeo Visualizza Messaggio
    a Praga quel giorno presero tutti il sole!

    wikipedia dice baggianate!

    Dubcek era un povero fascista reazionario...
    che cazzo posterai a fare..

  6. #6
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  7. #7
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    "Dubcek ! Svoboda ! Dubcek ! Svoboda !"

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Lavrentij Visualizza Messaggio
    che cazzo posterai a fare..
    a questo serve POL!


  9. #9
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    Predefinito Perché il Pci capì la Cecoslovacchia

    Perché il Pci capì la Cecoslovacchia
    l'Unità, 21 agosto 1988

    "Sappiate, compagni che dopo non potremo più tornare indietro", disse Luigi Longo a una riunione della Direzione del Pci in marzo, annunciando il suo viaggio a Praga. Il "socialismo dal volto umano" di Dubcek gli apparve come una risposta valida alla svolta conservatrice di Breznev. E fu una scelta giusta, che aiutò anche la nostra affermazione elettorale. Era, per noi, l'altra faccia del '68. Una testimonianza del nostro corrispondente di allora sul modo con cui il segretario del Pci reagì all'Improvviso annuncio dell'invasione. Alla nostra Direzione del 23 agosto la sua condanna fu recisa. Fu un passo decisivo della nostra politica. Ad esso si deve se siamo potuti andare ancora avanti. Per noi il socialismo non è più un sistema compiuto, ma un processo di riforma e di rivoluzione in tutte le sfere dell'esistenza sociale, dei valori, degli assetti politici.

    "Sappiate, compagni, che se compiamo questo passo non potremo mai più tornare indietro, qualunque cosa accada". Luigi Longo fissa con queste parole, in una riunione di Direzione del marzo 1968, il punto di non ritorno del Pci nella concezione dei rapporti col campo socialista e con il movimento comunista internazionale. E’, alla prova dei fatti, anzi di un fatto preciso e discriminante – l'atteggiamento verso il nuovo corso del partito cecoslovacco – l'eredità politica e ideale dell'ultimo Togliatti, quello del "Memoriale di Yalta". Il nuovo corso praghese ha solo un paio di mesi, ha mosso appena i primi passi, nessuno sa dove potrà condurre ma la formula dubcekiana del "socialismo dal volto umano" affascina i comunisti italiani e suona conferma delle loro intuizioni: è l'altra faccia dell'indimenticabile '68. Il realismo politico di Longo, la sua perfetta conoscenza delle logiche profonde dei regimi dell'Est lo convincono che a Praga non si sta verificando, in ritardo, uno di quegli aggiustamenti "alla Gomulka" che avevano segnato la stagione della destalinizzazione kruscioviana ma, appunto, una rilettura del socialismo. La fine del modello che si tira dietro una riconcezione dell'internazionalismo comunista. E si tratta di un paese che è nel cuore d'Europa, che può tornare a parlare alla sinistra europea. Ma c'è un risvolto inquietante: Mosca ha abbandonato Novotn ma tace, non solidarizza, si fa intendere preoccupata. Si stanno indubbiamente accumulando i fattori di una crisi nel blocco dell'Est. Per questo Longo dice: se rechiamo a Praga la nostra solidarietà, in coerenza con le nostre visioni, dovremo darci da fare con tutto il nostro peso perché a Mosca maturi un atteggiamento positivo. E dovremo farlo in nome dell'internazionalismo sapendo, però, che potrà capitare di scegliere di stare con Praga contro Mosca. E Longo parte, in quella primavera carica di presagi, per Praga per dire a Dubcek (e a Breznev) che il Pci è con il nuovo corso e che si appella alle conclusioni della conferenza europea di KarIovy Vary che impegnano tutti i partiti comunisti del continente al rispetto dell'autodeterminazione. Il viaggio del segretario del Pci a Praga, a ridosso di quello di Tito, assume anche un notevole significato di politica interna. E’ in corso la campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento. Se ancora non è del tutto percepibile la profondità del sommovimento sociale, culturale, generazionale che sta investendo l'Occidente, è però evidente che sta per decidersi la sorte della inedita e insidiosa fase politica del centrosinistra. Due gli interrogativi di fondo: avrà successo l'unificazione socialista e, con essa, il tentativo di emarginare e in sostanza liquidare la questione comunista? Avrà successo la nuova variante riformista del capitalismo italiano e, con essa, il tentativo di emarginare e in sostanza liquidare la questione del blocco sociale alternativo? Longo dirà, qualche mese dopo, che la posizione del Pci sulla questione cecoslovacca muoveva da profonde ragioni di principio e da un'analisi fattuale e non costituiva cedimento a esigenze di lotta politica in Italia. Ma non c'è dubbio che la giusta posizione sul caso cecoslovacco rafforzò la credibilità del Pci come forza autonoma, socialista e democratica, e ciò non fu certo ininfluente sull'esito delle elezioni che videro un grande successo comunista, l'affermazione del Psiup, il tracollo dei partiti socialisti unificati. E, a sua volta, questa accresciuta forza del Pci conseguita su quella linea fu subito spesa anche nei rispetti del Pcus a cui si chiedeva saggezza, moderazione e fedeltà al metodo dell'autonomia e del confronto politico. Ma ormai gli avvenimenti muovono nella direzione opposta a quella auspicata dal Pci. Le aspre polemiche, i minacciosi ammonimenti di tutta la stampa dell'Est verso il nuovo gruppo dirigente di Praga, poi l'incredibile atto collettivo dei cinque partiti comunisti orientali con la lettera-ultimatum al partito cecoslovacco, il drammatico incontro a due tra i capi del Pcus e del Pcc sulla linea di confine a Cierna ned Tisou, infine la conferenza a sei di Bratislava, sono i passaggi, di segno alterno, di un processo in cui il Pci cerca di influire come può e con tale slancio da cadere – siamo ormai in agosto – nell'involontario abbaglio di considerare possibile se non acquisita una dignitosa soluzione politica che faccia salvo l'essenziale della Primavera di Praga. Dopo la conferenza di Bratislava, l'Unità crede di poter titolare: "Il socialismo ora è più forte", e lo stesso Longo confesserà dinanzi al Cc, una settimana dopo l'invasione della Cecoslovacchia, che gli avvenimenti hanno colto di sorpresa il gruppo dirigente del partito. Indagare le ragioni della sorpresa per la repentina svolta della crisi ha un indubbio interesse. In proposito sono in grado di offrire qualche spunto testimoniale. All'inizio di agosto, dopo una breve campagna di stampa di esaltazione dei risultati di Bratislava, ci furono a Mosca alcuni giorni di silenzio sui fatti di Cecoslovacchia. Sembrò agli osservatori un segno di rasserenamento. Alcuni dirigenti del Pcus (e tra essi il premier Kossighin) risultavano in vacanza. La colonia dei giornalisti esteri cominciò a smobilitare per le ferie. Ma le cose non stavano come apparivano. In realtà, il gruppo dirigente sovietico era riunito in permanenza e verificava i segni di quello che avrebbe dovuto essere il rapido processo di autonormalizzazione dei dirigenti cecoslovacchi: si attendevano fatti immediati che capovolgessero la situazione (come il ripristino della censura sui mass media, lo scioglimento dei circoli di destra, l'avvio di un'epurazione di revisionisti in seno al Pcc, e così via). Fu proprio in una tale situazione sospesa e ambigua che Longo iniziò le sue vacanze in Urss. Egli non avrebbe voluto lasciare l'Italia ma l'insistenza sovietica fu tale da convincerlo che la sua presenza in Urss potesse essere legata a ragioni politiche rilevanti, probabilmente proprio in rapporto con il caso cecoslovacco, a proposito del quale i sovietici ben conoscevano le posizioni del Pci. Questa convinzione si rafforzò in Longo, quando gli fu evidente che non si voleva che lasciasse Mosca nonostante il programma concordato prevedesse il suo spostamento nella Siberia orientale per un periodo di riposo, dopo il quale ci sarebbero stati gli incontri politici rituali. I giorni passavano, nessuno lo contattava, nessuno più parlava del viaggio al Baikal. Longo manifestava una certa irritazione per una situazione che non riusciva a decriptare. Giorno dopo giorno potei notare l'evoluzione dei suoi pensieri. All'inizio, pur in mezzo a tanti interrogativi e sullo sfondo di un evidente scetticismo, la sua convinzione era che si cercasse effettivamente una soluzione politica e che proprio su questo vertesse il dibattito tra i dirigenti del Pcus. Ma da quale parte stava pendendo la bilancia? Non si riusciva a capirlo. Finché riprese, aspra e generalizzata, la campagna contro i "pericoli reazionari" in Cecoslovacchia con una variante inedita: l'apparizione sui giornali di lettere di "veri internazionalisti" cecoslovacchi che lamentavano di essere oggetto di soprusi da parte delle forze di destra e dei revisionisti. Poteva essere il 18 o il 19 agosto. Andai ancora una volta da Longo, gli riferii rapidamente il quadro della stampa sovietica e quel tanto d'informazione che mi era giunta da Roma. Disse: "Non capisco perché lo faranno, ma lo faranno. E’ sempre così quando si passa dai fatti concreti alle emozioni, vuol dire che si è deciso di rompere". Poi: "Ma allora perché mi tengono qui, isolato?". E non vide mai alcun dirigente di primo piano, solo Ponomariov, all'aeroporto, il 22 agosto quando, assieme a tutti gli altri comunisti italiani che si trovavano in vacanza in Urss, rientrò in Italia, via Parigi. Il giorno prima, poche ore dopo l'ingresso delle truppe del patto di Varsavia in territorio ceco, aveva dato il proprio assenso telefonico alla presa di posizione dell'Ufficio politico del Pci. Arrivando a Roma espresse "il grave dissenso e la riprovazione" per l'invasione. Il 23 riunì la Direzione che emise un documento che accoglieva quelle parole e chiedeva il pronto ritiro delle truppe dalla Cecoslovacchia. Il 28 pronunciò uno storico rapporto al Comitato centrale. E’ un documento da rileggere perché in esso troviamo sia il punto più alto del pensiero comunista italiano di quella fase, sia i prodromi del salto concettuale degli anni successivi. Il significato primario di quel documento (contrariamente a quanto fu considerato sul momento) non risiedeva nella documentata contestazione della sciagurata decisione dell'intervento militare: contestazione basata sull'analisi dei fatti (con cui Longo non lasciò pietra su pietra delle giustificazioni sovietiche) e ancorata a irrinunciabili questioni di principio. II significato primario risiedeva nel disegno di un "nuovo internazionalismo" che poi voleva dire nuova concezione del processo mondiale e delle forze rivoluzionarie e una più avanzata visione del rapporto tra socialismo e democrazia. Sullo specifico della questione cecoslovacca, Longo accompagnò la più netta riaffermazione delle ragioni del nuovo corso e della solidarietà verso di esso con una notevole prudenza sugli sviluppi politici immediati. Era evidente la sua intenzione di influire per quanto possibile ancora sulla situazione (che, per fortuna, non stava precipitando in un conflitto sanguinoso di tipo ungherese). Così, egli considera non solo ancora attuale l'esigenza di una rivoluzione politica ma la prospetta come possibile e addirittura in itinere grazie al "compromesso di Mosca" col quale sarebbe stata trovata "la via di un negoziato teso a una soluzione politica" e consentito ai dirigenti cecoslovacchi di "riprendere nella pienezza delle loro funzioni i loro posti" per costruire un socialismo più avanzato e democratico. Un giudizio, questo, evidentemente errato. Nel prospettare la nuova concezione dell'internazionalismo, Longo si muove con arditezza entro la cornice nominale del "movimento operaio e comunista internazionale" facendo una affermazione che ha segnato un punto di rilievo storico nel pensiero dei Pci. Il nostro problema reale – dice – non è quello di essere o non essere parte di un movimento internazionale come quello operaio e comunista: il problema è quello "del modo e del senso della nostra presenza e azione in uno schieramento che non si limita certo nei confini del sistema degli Stati socialisti ma che abbraccia, pur nelle sue differenziazioni, nei suoi contrasti, un complesso poderoso di forze antimperialistiche, rivoluzionarie, comuniste, socialiste". E su questa base solleva l'esigenza di una "comune visione strategica della sinistra operaia e democratica in Italia e nell'Europa occidentale". Così la cornice nominale del "movimento" è di fatto forzata e ci si apre a un panorama delle forze e del loro pluralismo politico-ideale che non lascia residui dei concetti storici di "campo", di "ruolo guida" e anche di concezioni limitative della sovranità e dell'autonomia. Ma resta l'intenzione proclamata di agire "nel movimento", per quel tanto di solidarietà praticabile e di affinità riconoscibile, con l'intento di "affermare una politica e una concezione nuova dell'internazionalismo". Nei due decenni successivi queste premesse saranno portate alle loro conseguenze ultime, e nello spettro del nuovo internazionalismo perderà senso oggettivo il richiamo al "movimento". Il nuovo corso cecoslovacco viene difeso e esaltato da Longo soprattutto come il primo organico progetto di democratizzazione del potere socialista. Egli, per questo, non fa solo riferimento alle evidenti necessità politiche di rinnovamento poste dalla crisi di consenso e di egemonia del partito di Novotn ma traccia una sorta di identikit di una lata riconciliazione tra socialismo e democrazia al di là delle specificazioni nazionali. Dal punto di vista della ispirazione ideale, noi avremmo ancor oggi ben poco da aggiungere alle parole da lui pronunciate allora. E’ invece datata, incongrua e di fatto superata dalla elaborazione successiva non solo dei comunisti italiani la visione sistemica del socialismo democratizzato la quale, nel Longo del 1968, si riduce all'incontro tra i rapporti di produzione (socializzazione integrale di Stato) realizzati nei paesi dell'Est con la democrazia politica. Egli presenta quella forma specifica di socializzazione come "condizione necessaria ma non sufficiente per il completo dispiegamento della carica di giustizia e di libertà del socialismo" e dunque da integrare con "una profonda democratizzazione del potere". E’ una visione, che del resto sarà in un primo momento riproposta anche da Berlinguer, per cui la struttura va bene e c'è solo da adeguare la sovrastruttura. Il pensiero e, soprattutto, l'esperienza successiva dimostreranno che le cose sono più complesse e reciproche, e che non meno grave della crisi delle forme politiche è la crisi dell'assetto produttivo e dei rapporti sociali. E che la chiave della democrazia è necessariamente destinata ad aprire non solo la porta del potere politico ma anche quella delle relazioni sociali e della gestione economica. E’ per questa ragione profonda, allora solo intuita, che oggi il socialismo ci appare non più sotto la luce di un sistema compiuto ma come movimento di riforma e di rivoluzione in tutte le sfere dell'esistenza sociale, dei valori, degli assetti politici. Dunque, anche sotto il profilo teorico non siamo più nel 1968. Ma senza quel passaggio, di cui fu attore Luigi Longo, non potremmo oggi immaginare le nuove frontiere della nostra cultura e del nostro ruolo.

    http://www.almapress.unibo.it/dubcek...hp?recordID=29
    Myrddin

  10. #10
    per il centro-sinistra
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