e i 20 indifferenti che passano
http://www.corriere.it/cronache/09_m...4f02aabc.shtml
È rimasto lì per dieci ore, fino a quando l’ex compagna con cui aveva appuntamento è andata a cercarlo
Tre sere fa verso le undici un uomo, forse un po’ alticcio, saliva le scale di una palazzina di tre piani nel centro vecchio di Sanremo. Tornava a casa nel condominio senza ascensore ormai abitato quasi solo da immigrati filippini, qualcosa come una decina per ogni piano, e, forse inciampando, forse per*dendo l’equilibrio, è caduto all’indietro lungo la seconda rampa battendo la testa con violenza. E così è rimasto, in coma profondo, per più di dieci ore, fino alla mattina avanzata dell’indomani, perché il buon samaritano sfortunatamente non è passato di lì; sono sì, passati in molti, ma nessuno era, appunto, il brav’uomo deciso a prendersi cura di lui.
Si chiama, il malcapitato, Bruno Fazzini, ha 47 anni, e chissà quanto altro tempo sarebbe rimasto gettato su quella scala se a mattino inoltrato la sua ex compagna con la quale aveva un appuntamento, non fosse andata, non vedendolo arrivare, a cercarlo a casa sua, dove l’ha trovato lungo la seconda rampa, mezzo morto nel sangue. Ora è ricoverato in ospedale in condizioni si può dire disperate per la frattura della base cranica e per il lunghissimo mancato soccorso.
È probabile che almeno una ventina di persone, se non di più, quante, cioè, abitano so*pra il primo piano, rientrando la sera o uscendo la mattina, abbiano dovuto letteralmente scavalcare il corpo di Bruno Fazzini. Qualcuno, immaginando un’uscita per la spesa, deve averlo fatto anche due volte. Cosa che, in effetti, è toccato a un immigrato filippino, rientrato tardi e uscito presto, il quale, a differenza degli altri, aveva tentato di essere samaritano, inutilmente però. Aveva chiamato un pronto soccorso sanitario dicendo dell’uomo sdraiato sulle scale, forse addormentato, forse svenuto, ma non gli avevano dato retta oppure non avevano capito il suo italiano, come sostengono ora, e non si erano mossi. Sono gli extracomunitari che non conoscono le regole del vivere civile, dirà magari qualcuno, ma, a parte il fatto che nello stesso condominio vivono anche alcuni italiani, le regole del vivere civile si stanno appannando un po’ per tutti. Le ragioni? Volendo essere ottimisti si può dire che la causa principale è la fretta.
Fare i samaritani, fermarsi, telefonare, aspettare che giungano i soccorsi, e poi testimoniare, magari firmare carte porta a perdere tempo, peccato imperdonabile nel nostro mondo, e chi viene dagli altri mondi l’ha imparato subito. Volendo essere pessimisti — o, chissà, obbiettivi — si deve invece parlare di indifferenza, che un tempo faceva scandalo ma adesso ci vede già quasi assuefatti, tant’è vero che a chi muore solitario e viene trovato solo dopo settimane o mesi nel suo appartamento, a chi viene massacrato di botte sotto gli occhi di numerosi e distratti astanti o a chi dorme negli scatoloni sotto i portici delle nostre città, i giornali ormai dedicano ben poca attenzione. L’indifferenza è la nuova malattia, che lì per lì può sembrare solo un malessere minore, magari soltanto un secondario tic, e invece è la via principale per arrivare sicuri a una sorte di gelida disumanità.
Isabella Bossi Fedrigotti
09 maggio 2009




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onf:...ma non c'era nessun altro con cui parlare per farsi capire? :mmm:
