Risultati da 1 a 8 di 8

Discussione: Arabi che comprano

  1. #1
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    Predefinito Arabi che comprano

    Nei capannoni abbandonati delle acciaierie Falck di Sesto San Giovanni, periferia industriale di Milano, il sultano del Dubai, Ahmed Bin Sulayem, non c'è mai stato. Il re Mida del Golfo Persico, coinvolto in mille business planetari e fervido appassionato di immersioni subacquee e corse di resistenza, dicono i biografi ufficiali, non può seguire di persona tutti gli affari dell'Emirato. I suoi manager, però, stanno trattando per comprare una porzione enorme del comune che un tempo veniva chiamato la Stalingrado d'Italia: un milione e mezzo di metri quadrati.

    La cifra in ballo è di circa 500 milioni di euro e il buon esito non è scontato, considerando le difficoltà della partita. A vendere è l'immobiliarista Luigi Zunino, schiacciato dai debiti dopo una carriera fulminante culminata qualche anno fa. Al sultano, però, interessa la firma del progetto di riqualificazione delle vecchie acciaierie: l'architetto star Renzo Piano, che per la Sesto del futuro ha disegnato una vera città nella città. Con tutte le complicazioni, burocratiche ed economiche, che ne derivano.

    L'interesse di Sulayem per Milano non è un caso isolato. Negli ultimi tempi il fiume di denaro che dal Golfo si sta riversando in Europa e negli Stati Uniti ha iniziato a toccare anche l'Italia. Ogni giorno che passa con il prezzo del petrolio sopra i 100 dollari al barile, gli esperti calcolano che gli sceicchi accumulino una ricchezza di un miliardo di dollari. Denari che fanno gola a tutto il mondo. E che le élite arabe stanno investendo sempre più all'estero per allargare la loro sfera d'influenza.

    L'Italia non è una delle destinazioni predilette: troppe incertezze, scarsa crescita economica, burocrazia imprevedibile. Tuttavia, cercando di superare la cortina di silenzio dietro la quale gli emiri amano nascondere i loro affari, emergono numerose operazioni di peso. Nel mirino della finanza araba figurano alberghi di prestigio, resort di lusso ancora da costruire, grandi progetti di ristrutturazione urbana, come quello per rifare il look al litorale di Palermo. Gli esempi sono numerosi.

    A Roma raccontano che Mohamed Ali Alabbar, membro di spicco del governo del Dubai, abbia messo gli occhi sul bel palazzo di via Veneto che ospita il Café de Paris. Il cinquantenne imprenditore, ritenuto una delle personalità più influenti del mondo arabo, in Italia ha già messo piede in pianta stabile. Ha aperto a Roma una filiale della sua agenzia londinese Hamptons, che costruisce e vende dimore da sogno. Ed è il socio che lo stilista Giorgio Armani ha scelto per realizzare gli alberghi che portano la sua griffe. Così via Veneto sarebbe il posto giusto per aprire il primo Armani Hotel della capitale.

    Già oggi, invece, la compagnia elettrica Enel paga l'affitto dei propri uffici localizzati in numerose città italiane a un proprietario che pochi conoscono. Si chiama Sulaiman Abdul Aziz Al Rajhi, ha 88 anni e una sessantina di figli. Assieme ai fratelli ha fondato la banca Al Rajhi, una delle maggiori in Arabia Saudita. La sterminata famiglia è una delle più in vista del Regno, con interessi nell'acciaio, nell'agricoltura e nell'edilizia.

    Per la rivista americana 'Forbes', Sulaiman Abdul Aziz è il numero 107 nella classifica dei miliardari mondiali, 17 posizioni dietro Silvio Berlusconi. I palazzi occupati dall'Enel, tra i quali spicca la sede napoletana di via Galileo Ferraris, li ha comprati a fine 2006 in un pacchetto da 600 milioni di euro messo in vendita dalla Deutsche Bank, che a sua volta li aveva rilevati qualche anno prima. Che cosa il gruppo Al Rajhi ne farà non è noto: per il momento, tuttavia, incassa l'assegno che la società elettrica controllata dallo Stato gli stacca ogni mese (nel 2007 il totale si è aggirato attorno ai 30 milioni di euro).

    Soltanto pochi anni fa, quando era ancora caldo il trauma degli attentati dell'11 settembre 2001 negli Stati Uniti, non era facile immaginare un così rapido sviluppo degli investimenti dei paesi del Golfo al di fuori dei loro confini. Proprio gli Al Rajhi, ad esempio, erano stati indicati dal quotidiano 'Wall Street Journal' tra i sospetti finanziatori dell'estremismo islamico, un'accusa alla quale avevano risposto in maniera sdegnata, condannando il terrorismo "in maniera inequivocabile".

    In realtà, se mai è esistita, la quarantena è durata pochissimo. I motivi sono principalmente tre. Da una parte sono stati i potentati economici occidentali a chiedere soccorso, quando la crisi finanziaria scoppiata l'anno passato ha favorito il rafforzamento dei capitali arabi nelle grandi banche, a cominciare dall'americana Citigroup. La seconda ragione è legata all'interesse dell'Occidente a cercare nuove occasioni di business, sfruttando l'effervescenza delle economie del petrolio. La diplomazia più dinamica, in questo senso, è quella francese, come ha mostrato di recente il presidente Nicolas Sarkozy con la proposta di dar vita all'Unione Mediterranea, un'organizzazione che dovrebbe favorire i contatti d'affari nell'area.

    La terza spinta, invece, arriva dal Golfo Persico. Gli enormi capitali generati dal boom dei prezzi del petrolio chiedono occasioni d'investimento. Allo stesso tempo non si può escludere che la voglia di affermarsi all'estero e in un paese come l'Italia abbia anche qualche risvolto politico. Il motivo lo spiega Renzo Guolo, che insegna Sociologia dell'Islam all'Università di Torino: "Lo Stato italiano ha scelto di non stipulare con la confessione musulmana un concordato simile a quello della Chiesa cattolica. Così, quando nasce un problema che riguarda la comunità musulmana, la mediazione viene affidata ai paesi che ne rappresentano gli interessi".

    Anche se gli immigrati che sbarcano sulle coste italiane non provengono dagli sceiccati del petrolio, per i musulmani un paese come l'Arabia Saudita resta comunque un riferimento: "In questi anni l'interlocutore del governo italiano è stato molto spesso la moschea di Roma, sulle cui scelte influiscono in maniera particolare il Marocco e, appunto, l'Arabia Saudita, che si pone come tutore dell'Islam nella sua qualità di custode dei luoghi sacri", sostiene Guolo.


    “L’espresso” (Maria Mezzetti e Luca Piana)

  2. #2
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    Siamo invasi.

  3. #3
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    Nulla di nuovo dalle scelte filoarabe di Andreotti in poi, spiega anche perchè regni una calma strana che non disturba l'italia ritenuta già territorio arabo e spiega le scelte politiche che hanno sempre concesso il maggior numero di visti di ingresso al marocco.
    Se qualcuno nutre ancora dubbi sulle scelte politiche di questo scellerato luogo dove viviamo può prenotare qualche visita specialistica perchè il tutto è estremamente chiaro: loro ci colonizzeranno con il benestare dei soliti noti grazie alla demografia, ai soldi, ai favoritismi dei traditori di turno, grazie anche ad una forte pressione psicologica.
    Amen
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  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da whitewolves Visualizza Messaggio
    Siamo invasi.
    la bellezza del libero mercato.

  5. #5
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    cioe' c'e' qual;cuno che ancora vuole investire in italia e vi lamentate pure?

    forse nessuno vi ha detto che il mondo e' globalizzato ormai e non ha nemmeno senso dire i tedeschi investono in questo gli arabi nell'altro

    il mercato e' globale e i soldi girano, di qua di la'......

    il problema che in italia pochi investono

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Airbus A-380 Visualizza Messaggio
    cioe' c'e' qual;cuno che ancora vuole investire in italia e vi lamentate pure?

    forse nessuno vi ha detto che il mondo e' globalizzato ormai e non ha nemmeno senso dire i tedeschi investono in questo gli arabi nell'altro

    il mercato e' globale e i soldi girano, di qua di la'......

    il problema che in italia pochi investono

    Risparmia il sarcasmo: lo sappiamo e ce lo hanno detto, non ti preoccupare!
    Il fatto e che alcuni non sono ancora disposti a ragionare usando come unico parametro il dio denaro (schei) come la stragrande maggioranza dei lobotomizzati si ostina a fare anche a fronte di uno sfacelo sociale di dimensioni bibliche.
    Saluti

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Gundam Visualizza Messaggio

    Risparmia il sarcasmo: lo sappiamo e ce lo hanno detto, non ti preoccupare!
    Il fatto e che alcuni non sono ancora disposti a ragionare usando come unico parametro il dio denaro (schei) come la stragrande maggioranza dei lobotomizzati si ostina a fare anche a fronte di uno sfacelo sociale di dimensioni bibliche.
    Saluti

    due proprietari di terreni, più unici che rari,
    spiegano all'amministrazione comunale che
    non intendono cedere gli immobili perché
    desiderano vedere messi e alberi sulla loro
    terra.

    sono passate in quei luoghi intere generazioni
    per lavorare e rendere fecondi quei campi;
    incontro il sindaco e mi rallegro per il fatto che una
    volta tanto, qualcuno non è interessato alla
    speculazione su un bene naturale irripetibile.

    mi risponde in tono deciso che è necessario
    assolutamente, "valorizzare" quei campi...

    questo è il livello della sensibilità ambientalista
    delle nostre amministrazioni.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Maxadhego Visualizza Messaggio
    due proprietari di terreni, più unici che rari,
    spiegano all'amministrazione comunale che
    non intendono cedere gli immobili perché
    desiderano vedere messi e alberi sulla loro
    terra.

    sono passate in quei luoghi intere generazioni
    per lavorare e rendere fecondi quei campi;
    incontro il sindaco e mi rallegro per il fatto che una
    volta tanto, qualcuno non è interessato alla
    speculazione su un bene naturale irripetibile.

    mi risponde in tono deciso che è necessario
    assolutamente, "valorizzare" quei campi...

    questo è il livello della sensibilità ambientalista
    delle nostre amministrazioni.

    Chi come me e Maxadhego vive nelle ricche terre Venete sa bene cosa vogliono gli amministratori pubblici e quanti sono interessati al vero bene delle comunità antiche che loro dovrebbero rappresentare.
    Non parliamo poi della sensibilità ambientalista.
    Valorizzazione, sviluppo, benessere ecc..... e un tessuto sociale disintegrato. Quando saranno morti gli ultimi rappresentatnti delle generazioni che hanno fatto crecere il Veneto ne vedremo delle belle con le percentuali etniche attuali
    vengono tutti qua per inserirsi, integrarsi e lavorare per farci star meglio

 

 

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