Beslan , quattro anni dopo la strage, risuonano ancora le raffiche di mitra e il pianto dei bambini terrorizzati dall'esasperata crudeltà di un gruppo di fondamentalisti islamici e separatisti ceceni che presero in ostaggio oltre mille persone della scuola Numero Uno. L'assedio dei terroristi andò avanti per tre lunghissimi giorni, fino alla strage . Nel Caucaso ancora oggi così come in altre zone 'violentate' dalla storia, l'odore della disperazione è sempre lo stesso. Lo strazio delle madri di Beslan è ancora quello di quattro anni fa. Le immagini di quei bambini dilaniati, feriti, terrorizzati e portati di corsa fuori dalla palestra della scuola diventata, in quei tre giorni, una prigione fecero il giro del mondo e della Rete, scioccando l'opinione pubblica.
La strage di Beslan è rimasto nella memoria collettiva come un martirio degli innocenti. Circa 800 le persone che sono sopravvissute al sequestro, molti dei quali sono rimasti mutilati ed alcuni bambini orfani.
In base alle ricostruzioni delle autorità locali e delle forze speciali, il primo settembre un gruppo di 32 ribelli fondamentalisti islamici e separatisti ceceni occupò l'edificio scolastico sequestrando circa 1.200 persone fra adulti e bambini. Tre giorni dopo, quando le forze speciali russe fecero irruzione fu il capitolo finale di un massacro. L'impatto mediatico venne determinato soprattutto dalla presenza di bambini e dalla crudeltà degli aguzzini sui piccoli. Costretti senza acqua e senza cibo nella palestra divenuta ormai una trappola.
Quelle 1.200 persone passarono 56 ore nel salone: 25 metri di lunghezza per 10 di larghezza. I racconti dei bimbi sopravvissuti parlano di un orrore difficile da descrivere. Tra lamenti, violenze e silenzio .
Molti dei corpi vennero trovati carbonizzati in seguito all'esplosione seguita allo scontro a fuoco, l'ultimo giorno del sequestro. Il 3 settembre i terroristi decisero infatti di permettere a quattro medici l'ingresso nell'istituto scolastico per rimuovere i corpi dei deceduti. Ma quando i dottori si avvicinarono alla scuola, i terroristi aprirono il fuoco. Seguirono due esplosioni. Parte del muro della palestra venne demolito a causa della deflagrazione, permettendo così ad un gruppo di 30 ostaggi di fuggire. Un buon numero dei quali perse la vita, sotto il fuoco fra gli agenti russi e i sequestratori.
L'Italia fu la prima ad inviare aiuti a Beslan. Medicinali e personale medico specializzato. La Protezione Civile ricostruì poi una scuola, inaugurata nel novembre 2006 alla presenza dell'ambasciatore a Mosca Vittorio Surdo. L'istituto ha preso il posto della 'Numero 1', la scuola distrutta e rimasta in macerie a ricordo di quei terribili tre giorni . Quanto ai resposabili dell'eccidio, Mosca ha attribuito l'attacco al ceceno Shamil Basaiev, che in seguito rivendico' l'attentato. L'operazione, probabilmente potrebbe essere stata finanziata da un emissario di Al Qaeda in Cecenia: Abu Omar al-Seif.
Basaiev morì nel 2006. Nel commando un solo sopravvissuto: Nurpashi Kulayev, di origine cecena, processato a Vladikavkaz, città nel sud della Russia. Il 9 febbraio 2006, il vice procuratore generale, Nikolai Shepel, ha chiesto la pena di morte per l'unico sopravvissuto del commando terroristico. "In base ai capi di imputazione presentati - disse Shepel - chiedo alla corte di adottare misure eccezionali di condanna". La pena di morte non è stata abolita in Russia, ma dal 1996, anno in cui il Paese ha aderito al Consiglio d'Europa, è in vigore una moratoria. Diversi esponenti politici russi sostengono che nel caso di Kulayev questa moratoria dovrebbe essere sospesa. Ma l'allora presidente Putin - benchè il Paese intero fosse ancora scioccato dal martirio di Beslan - non fece eccezione alcuna. E per Kulayev fu solo l'ergastolo.