Una missione di polizia europea in GeorgiaValerio Venturi
La Russia non è "altro" rispetto all'Europa. Lo dice Marek Halter, intellettuale totalmente europeo: francese, ebreo, polacco, russo. A buon titolo può quindi dire la sua sulla questione per nulla chiusa della Georgia. Usa contro Russia, come ai tempi della guerra fredda, e Unione Europea a giocare un ruolo ambiguo. L'Ossezia del sud è indipendente, ma a che prezzo? Qualcuno teme che le repubbliche caucasiche possano rappresentare i Balcani del nuovo secolo, e che le prove di forza tra Mosca e Washington vadano a discapito di tutti.
Cosa pensa, Halter, della questione georgiana? Crede ci sia un vincitore?
Non saprei. Ma credo che il primo perdente sia senza dubbio l'Europa. Io non sono mai stato favorevole all'installazione delle basi Nato in Ue. Lo stesso De Gaulle era uscito dall'alleanza atlantica, non sarebbe stato quindi strano. E' chiaro che l'America faccia i suoi interessi, ma l'Unione Europea non fa parte degli Stati Uniti e la Russia è una zona che culturalmente e geograficamenta fa parte del Vecchio Continente: pensiamo a Checov, Tchaicovsky, Kandinsky, Malevic. La Russia fa parte di un continente che non ha giocato il suo ruolo. Io non sono l'avvocato dei russi, ma capisco che vedendo le basi attorno al loro paese, si sono sentiti minacciati; così come gli americani quando Krusciov ha installato le sue basi a Cuba. Migliaia di persone sono morte per niente, e poi è chiaro che la Georgia ha cominciato le ostilità cercando di recuperre l'Ossezia. Tra l'altro non penso il presidente Saakashvili si sia lanciato nelle ostilità senza prima aver ascoltato i consigli degli americani: ci sono molti militari statunitensi, in Georgia, in luglio c'erano ancora programmi comuni tra esercito americano e quello georgiano. Al di là dei dettagli, è vero che la politica di Bush è una politica criminale, che spinge la Russia fuori dall'orbita europea. E noi europei non facciamo molto per riportarla dentro. Sarkozy fa bene a mediare, fa quel che può, ma non ha i miliardi di dollari degli statunitensi. Non c'è proporzione tra i mezzi Ue e quelli di Washington, che vuol occupare i territori, le "rotte" del petrolio. La politica estera di bush è tutta qui: il controllo deigli idrocarburi. La politica dei neocon è stata costruita sul controllo dei mezzi energetici del mondo.
Bush, però, è al viale del tramonto. Ci si prepara ad un cambio al vertice, negli States; e i vecchi rapporti tra potenze stanno saltando....
Se Obama vincerà certamente i rapporti tra Ue, Usa, Russia cambieranno. Non saranno piu così. Per ora, troppo male è stato fatto ai confini della Russia. Il fatto che gli americani hanno spinto gli ucraini, i popoli di altri stati baltici come la Moldavia a fare in un certo modo, ha autorizzato Putin a fare quel che ha fatto. Lui pensava, da naif, che ci fosse veramente amicizia tra i due paesi, e ha permesso l'installazione di basi contro l'Afganistan per una guerra comune contro il terrore. Ma il primo obiettivo degli Usa era di usare il potere per il profitto. Là ci sono dei poteri laici ma corrotti che potrebbero saltare per lasciar spazio ai talebani. Krusciov pensava che l'Urss dovesse spravvivere, come Stalin anche lui veniva dalla Georgia. Chi conosce la storia sa che Sebastopoli appartiene alla mitologia russa. Ma oggi il "gioiello" non fa più parte del Paese, certo, ci sono accordi per qualche anno con Mosca ma quando finirà, ci saranno cambiamenti? A chi andrà la famosa flotta del Mar Nero? Questioni aperte. Poi è possibile che il 40% dei russi del paese voglia occupare la parte ortodossa e che si distacchino con una guerra civile. Noi, come Ue, abbiamo la fortuna della nostra esistenza. Possiamo proporre alla Russia una associazione, una collaborazione, per riunire Russia e Europa: mettere tutti i problemi sul tavolo, dare la possibilità di utilizzarsi a vicenda, per la politica culturale e per la pacificazione. La Russia è una locomotiva che può risolvere problemi futuri come quelli dell'Ucraina e dei paesi baltici. Si potrà risolvere anche la tensione con l'Iran e tanti altri problemi».
In altro modo?
Ci saranno basi russe in Venezuela, Nicaragua, gli Usa si metteranno a piangere per le basi vicine alla loro frontiere e torneremo ad una guerra fredda che indebolisce la Ue e per la quale pagheremo caro. Le informazioni di cui parlo le conoscono tutti: noi sappiamo chi ha cominciato la guerra e che i russi sono stati buttati dentro.
Lei è impegnato contro il razzismo. Cosa pensa della celebrazione della giornata della cultura ebraica? E' ancora importante?
Il problema degli ebrei anche in Georgia si è posto! I semiti di montagna dell'Azerbaijan, i due-tre mila dell'Ossezia del sud.... Il primo bombardamento in Georgia ha distrutto proprio le cartiere di questi giudei. Sono partiti in Russia e Israele, eppure erano lì da secoli. Affronto questi problemi da quando ero piccolo, sono stato vittima mio malgrado. Da allora abbiamo fatto progressi, la coscienza del male è divisa con tutti, ma il problema esiste ancora e con persone che stanno insieme a noi sempre; il razzismo c'è tutti i giorni, è per questo che sono felice che quest'anno si fa anche l'anniversario della mia associazione "sos razzismo", che da 25 anni mette insieme giovani arabi e ebrei. Ho detto loro di salire sulle barricate, ma per la vita. Gli uomini sono come sono, ma ci vogliono persone che si impegnino per tronare all'ordine, al rispetto che è anche salvaguardia della vita. Il fatto che si continui a ricordare? Giusto farlo, gli ebrei hanno ragione, la storia insegna che bisogna essere vigili.
07/09/2008
lwww.liberazione.it