Ogni anno, la sera del 3 settembre, avviene a Viterbo il trasporto della Macchina di S. Rosa, la patrona della città.
La Macchina consiste in una torre dall'altezza variabile, con il record di 34 m, anche se dal 1986 il comune ha deciso per motivi di sicurezza di porre un limite di 28 metri, per un peso di 50 quintali.
Il trasporto avviene all'interno della parte vecchia di Viterbo, lungo 1200 metri di percorso, e attuato grazie alla forza dei cosiddetti facchini, che la portano sulle spalle. Per poter essere ammessi a far parte di questo gruppo, si deve superare una prova che consiste nel portare sulle spalle lungo un percorso circolare di circa 90 m una cassetta con dentro lastre di ghisa per il peso totale di 150 kg. Questo perchè durante il trasporto, a causa delle oscillazioni il peso che grava sulle spalle del facchino può variare dai 70/80kg fino appunto ai 150. Ogni facchino, a secondo del ruolo che ricopre nel trasporto, ha un nome diverso, cito:
La posizione che ogni facchino assumerà durante il trasporto viene stabilita in base all’altezza e, soprattutto, all’esperienza. I Facchini che hanno effettuato un maggior numero di trasporti sono, in genere, posizionati sotto la base della Macchina e vengono chiamati “ciuffi”, dal particolare copricapo in cuoio imbottito, utilizzato per proteggere la zona cervicale, sulla quale ricade il peso maggiore. Ai lati della base si trovano le “spallette”, così chiamate perché durante il Trasporto sostengono la Macchina appoggiandola sulla spalla, e si distinguono in "spallette fisse"e "spallette aggiuntive"; queste ultime entrano in formazione solo nei tratti più larghi del tragitto.
Le “stanghette” si trovano davanti e dietro la struttura e hanno un compito molto importante, quello di attenuare le oscillazioni (dette accollate) della Macchina durante il trasporto.
Gli “addetti alle corde” e gli “addetti alle leve” intervengono solo nell’ultimo tratto del percorso: la salita. Mentre i primi tirano due lunghe funi agganciate nella parte anteriore della Macchina, gli altri spingono quattro leve posizionate dietro: il loro compito è quello di apportare nuove forze a sostegno della formazione e di sostenere la costruzione, spingendola in avanti per far si che rimanga stabile e che il peso sia distribuito equamente. Completano la formazione i "Cavalletti", gli addetti ai supporti in legno sui quali la Macchina viene appoggiata durante le “soste”.
La formazione è guidata dal “Capo Facchino”, uomo di grande esperienza scelto tra i facchini che contano almeno 20 anni di trasporti; è aiutato, in questo arduo compito, da quattro "guide" poste agli angoli della Macchina che intervengono nei tratti più stretti del percorso.I Facchini hanno una divisa che indossano nell’ambito dei festeggiamenti in onore di Santa Rosa e per qualche uscita pubblica, magari nell’ambito del volontariato. Essa è composta da: camicia bianca, pantaloni bianchi alla zuava, calzettoni bianchi, scarponcini neri con stringhe, fazzoletto bianco legato in testa “alla pirata” e fascia rossa in vita;i colori hanno il un significato simbolico: il bianco indica la purezza, in onore della Santa ed il rosso deve riportare alla mente l’abito cardinalizio dei primi uomini che trasportarono il Santo Corpo. il Capo Facchino e le guide hanno al contrario i pantaloni neri e una fascia con i colori di Viterbo (giallo e azzurro) a tracolla.
Quella del trasporto della Macchina è una tradizione molto sentita a Viterbo, così come la devozione nella Santa, è incredibile notare come anche i "peggiori" atei e anticlericali si trasformano in devoti, la sera del 3 settembre. C'è da dire che il trasporto avviene con tutte le luci spente lungo il percorso, e visto dal vivo da un'emozione fortissima. Si conclude con un'ultima parte in cui i facchini devono trasportare la macchina lungo un notevole dislivello, per arrivare finalmente davanti alla chiesa della santa, dove la lasceranno. Questa è la parte più pericolosa e più emozionante, perchè per superare la salita i facchini devono prendere un certa rincorsa e una certa velocità, e vedere una torre di quelle dimensioni correre fa davvero impressione.
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