Thread di immensa bellezza e suggestione... grazie, Silvietta! 
E' un contributo che dimostra ulteriormente come la personalità di Casanova (oltretutto lucido ed emblematico testimone del proprio tempo) sia stata poliedrica e densa di interessi, ben lungi dagli stereotipi di sapore pseudoboccaccesco nei quali sarebbe stata poi costretta da un immaginario riduttivo.
Per restare in armonia con lo spirito della discussione mi piace rammentare - trascrivendo integralmente le pagine delle "Memorie" inerenti il singolare episodio - quelle che fu il primo incontro del piccolo Giacomo con il "Soprannaturale".
I suoi ricordi cominciamo, infatti, dall'età di otto anni e quattro mesi. E, fino ad allora, era stato afflitto da frequenti e copiose emorragie che, oltre a conferirgli un aspetto anemico e stordito, gli avevano impedito di applicarsi a qualsiasi attività e perfino di imparare a leggere; frattanto i medici erano solo riusciti a formulare le ipotesi più bizzarre e infauste. Ma ecco che...
"Ero in piedi nell'angolo di una stanza, curvo verso il muro, e mi sostenevo la testa tenendo gli occhi fissi sul sangue che, uscendomi copiosamente dal naso, finiva ruscellando a terra. Mia nonna Marzia, di cui ero il beniamino, venne verso di me, mi lavò il viso con acqua fredda e, all'insaputa di tutta la famiglia, mi fece salire con lei su una gondola, e mi portò a Murano. Si tratta di un'isola molto popolosa che dista una mezz'ora da Venezia.
Discesi dalla gondola, entrammo in una casupola, in cui trovammo una vecchia seduta su un lettuccio, che aveva un gatto nero in braccio e altri cinque o sei intorno a sé. Era una strega. Le due vecchie tennero fra di loro un lungo discorso di cui io dovevo essere il soggetto. Alla fine del loro dialogo in friulano la fattucchiera, dopo aver ricevuto un ducato d'argento da mia nonna, aprì una cassa, mi prese fra le braccia, mi ci mise dentro e mi ci chiuse, dicendomi di non avere paura. Era giusto il modo per farmela venire, se fossi stato almeno un poco cosciente; ma ero inebetito. Me ne stavo tranquillo, tenendo il fazzoletto sul naso perché sanguinava, del tutto indifferente al chiasso che sentivo giungere da fuori. Sentivo ora ridere, ora piangere, gridare, cantare, e battere sulla cassa. Tutto ciò mi riusciva indifferente. Finalmente mi tirarono fuori e il sangue ristagnò. Quella strana donna, dopo avermi fatto cento carezze, mi spoglia, mi mette sul letto, brucia degli aromi, ne raccoglie il fumo in un panno, mi ci avvolge, recita degli scongiuri, poi mi libera dal panno e mi dà da mangiare cinque confetti dal sapore molto gradevole. Subito dopo mi strofina le tempie e la nuca con un unguento che esalava un odore soave, e mi riveste. Mi dice che la mia emorragia sarebbe andata scemando, purché non facessi cenno ad alcuno di ciò che aveva fatto per guarirmi; anzi mi minaccia la perdita di tutto il mio sangue e la morte, se osassi rivelare a qualcuno i suoi misteriosi segreti. Dopo avermi così imbonito, mi annuncia che un'incantevole dama sarebbe venuta a farmi una visita la notte seguente; da lei dipendeva la mia fortuna, se fossi stato capace di non dire ad alcuno di aver ricevuto quella visita. Quindi ce ne andammo per far ritorno a casa.
Appena a letto mi addormentai, senza neppure ricordarmi della bella visita che dovevo ricevere; ma, risvegliatomi qualche ora dopo, vidi, o credetti di vedere, scendere dal camino una donna meravigliosa con una grande crinolina, splendidamente abbigliata, con una corona sulla testa tutta costellata di pietre preziose che mi sembrava scintillassero come faville di fuoco. Essa avanzò a passi lenti, con aria maestosa e dolce, e si sedette sul mio letto. Trasse di tasca delle scatolette e le svuotò sul mio capo mormorando alcune parole. Dopo avermi tenuto un lungo discorso, di cui non capii niente, e dopo avermi baciato, se ne andò per dove era venuta; e io mi riaddormentai.
Il giorno dopo la nonna, appena si avvicinò al mio letto per vestirmi, mi impose assoluto silenzio. Mi disse che sarei morto se avessi osato raccontare quello che mi era successo durante la notte. Quella sentenza buttata là dall'unica donna che aveva su di me un ascendente assoluto e che mi aveva abituato a obbedire ciecamente ai suoi ordini, fu certamente la causa per cui ho conservato memoria della visione, che ho sigillato e riposto nel più segreto recesso della mia nascente memoria. D'altronde non ero affatto tentato di raccontare quel fatto a qualcuno. Non sapevo né se poteva essere interessante, né a chi raccontarlo. La mia malattia mi rendeva malinconico, e per niente divertente; tutti mi compativano e mi lasciavano in pace; pensavano che la mia esistenza sarebbe stata breve. Mio padre e mia madre non mi parlavano mai.
Dopo il viaggio a Murano e la visita notturna della fata, continuavo a perdere sangue, ma sempre meno, e intanto, a poco a poco, la memoria mi si sviluppava; in meno di un mese imparai a leggere. Sarebbe ridicolo attribuire la mia guarigione a quei due strani fatti, ma sarebbe altrettanto sbagliato dire che essi non poterono contribuirvi affatto. Quanto all'apparizione della bella regina, l'ho sempre ritenuta un sogno, a meno che non mi abbiano imbastito apposta quella mascherata; vero è che i rimedi ai mali più gravi non sempre si trovano in farmacia. Ogni giorno qualche fenomeno ci dimostra la nostra ignoranza. Per questo credo che non ci sia niente di più raro di un sapiente che abbia la mente del tutto sgombra da superstizione. Nel mondo non sono mai esistiti maghi; però è sempre esistito il loro potere, grazie a quelli che essi hanno saputo convincere di essere tali.
Somnio, nocturnos, lemures, portentaque Thessala rides.
Spesso si avverano realmente cose che prima esistevano solo nell'immaginazione, e di conseguenza molti fenomeno attribuiti alla fede non possono essere sempre miracolosi. Però lo sono per quelli che attribuiscono alla fede un potere senza limiti".