







non ci crederete ma è quello che stanno facendo i compagni del Cloro Rosso di Taranto. Hanno occupato una vechia scuola in disuso, fatto un centro sociale e stanno ristrutturando la palestra per metterla in condizione da essere fruita dalla collettività.
http://www.myspace.com/csoaclororosso




Leggendo queste righe ho pensato che ho fatto bene a decidere di stare a casa.
Ieri si è visto un copione già visto. Certi spezzoni dei centri sociali sembrano scendere in piazza per spaventare i passanti. Più che per un qualunque tipo di società, si mostrano contro la società.
Per contrastare un luogo come cuore nero non serve molto dire qual’è la loro identità politica. Per la maggior parte delle persone ormai un’idea politica vale l’altra.
Come si sono presentati questi nazisti al quartiere?
Come dei sani ragazzi che aiutano le vecchiette, in contrapposizione al centro sociale torchiera, luogo di “degrado”, al posto del quale propongono al comune di costruire un centro anziani o un asilo nido.
Al quartiere allora bisognerebbe dire chi sono effettivamente quelli di cuore nero. Dei balordi ubriaconi dalla lama facile, più che calcare la mano sul fatto che sono nazisti.
Ai potenziali militanti del cuore nero, un pubblico giovanile, invece questi personaggi si presentano come dei ribelli contro un non meglio specificato sistema.Si tratta di riuscire a mostrare il vuoto che c’è dietro una simbologia aggressiva, accattivante e dietro pompose frasi su alterità spirituali.
Lavoro culturale anziché uno scontro frontale contro personaggi che non vanno nemmeno troppo sopravalutati e pubblicizzati gratuitamente, rimanendo fino ad oggi dei gruppuscoli minoritari.
Il vero terreno in cui rinasce il nuovo fascismo è il revisionismo storico. I libri di Pansa sono letti da milioni di persone. quante persone sono a conoscenza dell’esistenza di cuore nero, abitanti del quartiere a parte?
Va bene fare un presidio contro il cuore nero, e contro “il cuore nel pozzo”?
E’ nei confronti del sentimentale, revanscista film gasparriano sulle foibe, trasmesso in prima serata RAI, che si combatte la vera battaglia.
Chi sfibra l’antifascismo è il postmodernismo e la confusione. Che ci faceva Leo Gullotta sul palco abbracciato a Bertinotti?Difficile fare egemonia culturale in queste condizioni. Ora, con gli esiti del congresso, la strada è più sgombra.
Esiste poi un paradosso. Un antifascismo generico oggi è riconosciuto da un mai così ampio raggio politico che arriva fino a Fini. Questa conversione di Fini è frettolosamente vista o come tale e quale o come opportunismo personale del politico avido di potere. Essa è invece una pragmatica presa d’atto di un dato di fatto. Il fascismo storico è stato sconfitto e non tornerà più in quelle forme, ma rimane quantomeno l’obbiettivo di farne un patrimonio culturale della storia d’Italia e di tutti gli italiani.
Questo antifascismo generico è ovviamente filo-USA, filo-israeliano e anticomunista.
E’ perciò più decisivo combattere il cuore nero o chi dice che fascismo e comunismo sono la stessa cosa e fascisti e comunisti sono uguali? Per poi correggere il tiro dicendo che i comunisti sono anche molto peggio.




Dico la mia (immagino molto eterodossa). Secondo me, il fascismo non si combatte con le guerre fra bande ma con un lavoro di lunga (ahimè forse lunghissima) durata e dall' incerto esito, perchè il vero fascismo rancido, razzista, clericale, sbruffone cagasotto e cialtrone, ignorante al massimo grado, maschilista, omofobo, idiota, antipopolare e con il culto dell' "uomo forte" dei nostri giorni è quello che è stato inculcato da almeno due decenni nelle capocce del popolo italiano, dal quale nessuno di noi è del tutto esente. E quello non va certo via con una manifestazione. Questi quattro sfigati, al massimo, se delinquono, rappresentano un problema di ordine pubblico, di competenza di polizia e carabinieri, non sono certi quelli della "strategia della tensione" degli anni settanta. In alto non ne hanno più bisogno: il rincoglionimento di massa è già avvenuto.


Una manifestazione, una lotta, un'azione di forza viene fatta o per ottenere un risultato immediato (quando i rapporti di forza lo permettono) o quando le condizioni non sono favorevoli per accumulare forze (attrarre verso di noi altri compagni, o "semplicemente" creare una opinione pubblica favorevole alle nostre lotte).
E' quindi ovvio che non possiamo non pensare all'effetto sulla nostra gente del nostro operare.
In questo momento non ci sono condizioni molto favorevoli alle "spallate", neppure su questioni limitate; è della massima importanza quindi fare il massimo sforzo per ottenere gli altri obiettivi: modificare in senso a noi favorevole una opinione pubblica devastata dal pensiero unico propagato da strumenti di informazione/formazione (e da azioni culturali in senso lato) totalitari, quasi di regime.