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Discussione: Toma ode!!!

  1. #1
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    Predefinito Toma ode!!!

    ...questo è il titolo che Kurir ha usato per annunciare le dimissioni del segretrio del Partito Radicale Serbo (SRS) dalle funzioni che esercitava, in seguito ad una divisione interna che, a detta di Nikolic non poteva essere accetata, che comprometteva il suo credo e il suo modo di fare politica e che probabilmente, allontanerà sempre di più lo SRS dal potere in Serbia, cui è sempre stato molto vicino ma che nei fatti non ha mai preso in maniera compiuta: cosa pensate delle dimissioni di Nikolic? E cosa potrà succedere ora nel quadro politico serbo? Si giungerà all'interno del partito ad una ...radicalizzazione (scusate il gioco di parole) tra l'ala pro Seselj e quella più moderata, che sembrerebbe ora incarnata da Nikolic....o si ricompatteranno? Se l'SRS dovesse perdere parecchio seguito, cosa significherebbe ciò nel medio-lungo periodo per la Serbia? Fatevi sentire, aspetto commenti e delucidazioni!

  2. #2
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    Da osservatore esterno posso dire che secondo me è un danno che nel SRS siano nate due ali e che Nikolic si sia dimesso, potrebbe così rafforzare il potere del venduto Tadic il quale ha già fatto capire che in un prossimo futuro potrebbe riconoscere il Kosovo albanese se lo fanno entrare nell'UE. Nikolic non era disposto a mediare su questa cosa, ma purtroppo le divisioni non giovano a nessuno tranne agli occidentalisti filo-USA.

  3. #3
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    Io invece ritengo che in Serbia nascera' un nuovo tipo di destra non revanscista, ma
    pragmatica e molto vicina alla Russia. Lo Srs si e' sempre schiarito con Putin, ma quest'ultimo non si e' mai sbilanciato piu' di tanto. Del resto poco tempo fa ho postato un thread in cui una giornalista anticipava che lo Srs stava andando verso una resa dei conti e che in Serbia non c'era piu' spazio per determinate manovre ed ha aggiunto che ci sono i numeri per formare una destra populista molto forte. Siccome i Boris sono negativi (Eltzin e Tadic), non e' detto che ci sia un Vladimir Serbo che salvi il suo paese dal tracollo. La vera destra e' antiamericana e non e' come la pseudosinistra (Ds + Sps) che lavora per lo zio Sam. Quindi non e' molto determinante quello che succede allo Srs, ma quello che conta e' ricostruire una nuova forza in grado di prendere il potere ed allineare la Serbia alla Russia. Servone persone nuove che abbiano un modo di pensare differente e che sappiano capire le nuove strategie. Non serve piangere e fasciarsi la testa, ma bisogna pensare di andare alla riscossa e prendersi le giuste rivincite. Tadic e Dacic vanno abbattuati al piu' presto e credo che la soluzione migliore sia di costruire un blocco o fronte nazionale per la difesa della patria e ritengo che sia Seselj, Kostunica, Ilic e forse anche Nikolic siano ormai superati. Largo ai giovani.




    Tomislav Nikolic ha presentato le dimissioni
    07. settembre 2008.

    Dopo le dimissioni presentate alla funzione di sostituto del presidente del Partito Radicale Serbo e di capo del gruppo di deputati, Tomislav Nikolic ha confermato all’agenzia Tanjug che il motivo per quest’atto sono le discordie all’interno del partito per quanto riguarda la questione di ratifica dell’Accordo sulla stabilizzazione ed associazione della Serbia con l’Unione europea. Nikolic ha rilevato di aver deciso di dare le dimissioni, poiché giovedì sera ha “ricevuto le istruzioni” che i radicali non dovrebbero votare a favore dell’Accordo sulla stabilizzazione ed associazione. “Ho consegnato le dimissioni perché rispettavo il principio – il morale è una cosa, ed il rispetto della parola data è un’altra”, ha detto Nikolic. Alla seduta del vertice del partito di venerdì è stato deciso che i deputati di questo più forte partito d’opposizione non appoggeranno l’Accordo sulla stabilizzazione ed associazione, anche se è stato accolto l’emendamento del Partito Radicale Serbo con cui è stato introdotto nel documento d’accompagnamento sulla ratifica dell’Accordo sulla stabilizzazione ed associazione che il Kosovo e Metochia è una parte integrante della Serbia.


    Nikolic ha rassegnato le dimissioni da vice presidente del Partito radicale
    06. settembre 2008.

    Il vice presidente del Partito radicale e il capogruppo dei radicali in parlamento serbo Tomislav Nikolic ha rassegnato le dimissioni da tutte le cariche nel partito e in parlamento, ha comunicato oggi il Partito radicale. Alla riunione del collegio presidenziale del Partito radicale venerdì sera Nikolic ha rassegnato le sue dimissioni. Tomislav Nikolic voleva che i radicali votassero la ratifica dell’accordo sulla stabilizzazione e l’associazione con l’Unione europea, nonostante il lieder dei radicali Vojislav Seselj non appoggiasse questa idea. Il gruppo che condivide le idee di Seselj ha avuto il sopravento alla riunione del collegio presidenziale, durante la quale è stato deciso che i deputati dei radicali voteranno contro la ratifica dell’accordo sulla stabilizzazione e l’associazione con l’Unione europea. Il collegio presidenziale del Partito radicale ha espresso la gratitudine a Tomislav Nikolic per il suo contributo nel periodo passato. Giovedì scorso il governo ha accettato l’emendamento dei radicali, con il quale è stato sottolineato che il Kosovo è la parte integrale della Serbia.


    Fonte: www.glassrbije.org

  4. #4
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    Il tempo passa
    11.08.2008 Da Belgrado, scrive Danijela Nenadić

    Con l’arresto di Karadžić si intravedono grandi cambiamenti sulla scena politica serba. Chi esce battuto da tutta questa vicenda non è tanto l'ex presidente della RS ma i radicali, il maggior partito della destra nazionalista, ormai destinato ad un drastico ridimensionamento
    Radovan Karadžić, l’ex leader dei serbi di Bosnia e accusato dal Tribunale penale dell’Aja, sta trascorrendo la sua prima settimana nel carcere di Scheveningen, preparandosi per la difesa.

    Nella sua prima comparsa davanti al tribunale, Karadžić si è rifiutato di rispondere all’accusa di genocidio e di crimini contro l’umanità nei confronti della popolazione non serba durante la guerra in Bosnia Erzegovina. L’accusato si è appellato al diritto di rimandare di trenta giorni la sua dichiarazione di fronte ai giudici, fornendo come spiegazione la necessità di preparare la difesa sull’accusa allargata già annunciata dal capo procuratore Serge Brammertz. La prosecuzione del processo è stata fissata per il 29 agosto. Karadžić ha dichiarato che si difenderà da solo, cosa che ha già fatto durante la prima udienza. Come riportato dall’agenzia Beta, Karadžić ha detto di avere “un consigliere invisibile” che lo aiuterà nella difesa.

    Maestro di manipolazioni e inganni, come è stato descritto dalla stampa serba, anche durante la sua prima udienza Karadžić ha messo in scena la sua rappresentazione. Egli ha esposto una serie di accuse sul conto della Serbia ed anche sul conto degli ex alleati occidentali. Nonostante l’avvertimento del giudice Alphons Orie che non tollererà alcuna ostruzione e politicizzazione del processo, Karadžić ha ribadito tranquillamente che più dell’accusa teme che la mano lunga dei servizi americani possa tentare di eliminarlo mentre è in carcere.

    Psichiatra per vocazione, poeta per sensibilità, e politico per necessità, come si è spesso autodefinito, Karadžić ha dichiarato di voler rendere noto che il tribunale è in possesso di informazioni errate sulla data della sua cattura. Karadžić e il suo team legale di Belgrado affermano che l’arresto è stato eseguito tre giorni prima che venisse resa nota la notizia, aggiungendo che ci sono state parecchie irregolarità nella procedura del suo arresto e nella consegna al Tribunale dell’Aja.

    Vai allo speciale sull'arresto di Radovan Karadžić
    Tuttavia, la parte che ha destato più attenzione di tutto ciò ha detto a Karadžić, riguarda le indiscrezioni sul fatto che gli era stato garantito che non sarebbe stato processato all’Aja. Karadžić afferma che con l’allora inviato speciale Richard Holbrooke e il governo degli USA aveva raggiunto un accordo sul suo ritiro dalle funzioni pubbliche e sulla possibilità di implementare l’Accordo di Dayton. In cambio, a Karadžić sarebbe stato garantito che non sarebbe stato estradato all’Aja. Karadžić ha aggiunto che lo State Department aveva cercato di impedire che l’accusa venisse sollevata, ma ci fu il rifiuto dell’allora capo procuratore Richard Goldstone.

    La tesi dell’accordo con Radovan Karadžić non è nuova. Se ne è già parlato negli anni scorsi, e la magistratura serba per i crimini di guerra ha indagato sulle supposizioni relative a questa accusa, ma l’esistenza di documenti che confermerebbero la versione di Karadžić non è mai stata dimostrata.

    In una dichiarazione per la CNN, Richard Holbrooke ha negato fermamente le supposizioni. L’ex negoziatore afferma che ci fu un accordo con Karadžić per il suo ritiro dalla funzione di presidente della Republika Srpska e dalla presidenza del Partito democratico serbo (SDS). Holbrooke sostiene che l’unico accordo raggiunto fu con l’allora presidente della Serbia Slobodan Milošević, con il quale si era stabilito che Karadžić dovesse abbandonare le sue funzioni pubbliche. Come riporta B92, Holbrooke ha dichiarato che “nel giugno 1996, a Belgrado, con Milošević e due collaboratori di Karadžić si era negoziato sull’accordo che avrebbe portato quest’ultimo a ritirarsi dal posto di presidente della Republika Srpska e dal suo partito politico e a scomparire dalla scena politica. Karadžić ha firmato poi quell’accordo malvolentieri, nonostante non fosse presente ai negoziati. Dopodiché si è inventato questa storia falsa per difendersi”.

    Tra l’opinione pubblica serba proseguono le speculazioni sull’accordo Karadžić-Holbrooke. La notizia dell’arresto è ormai quasi dimenticata. La frenesia che aveva catturato i media serbi nei primi giorni, sulla nuova identità di Karadžić, sui suoi movimenti, i suoi amori, i suoi collaboratori, con le confessioni di persone che erano state in contatto con lui, si è spenta del tutto, proprio come le proteste per il suo arresto.

    È rimasta solo l’attenzione sulla storia dell’accordo. L’opinione pubblica locale, abituata a numerose teorie cospirative, in questi giorni si ciba di nuove “prove” su come gli americani avrebbero “venduto” l’ex presidente della Republika Srpska.

    E mentre si specula su chi ha tradito chi, si fa un gran parlare di nuovi arresti. Il quotidiano belgradese “Blic” ha scritto che a breve Ratko Mladić potrebbe trovarsi nel carcere di Scheveningen. La pressione sull’ex generale giunge ormai anche dai politici. Il capo dell’ufficio per la collaborazione con il Tribunale dell’Aja, Rasim Ljajić ha dichiarato che sarebbe meglio se Mladić si consegnasse. Ljajić, però, non ha confermato se Mladić si trova in Serbia, e da queste parti nessuno si aspetta che Mladić si consegni da solo. Si dice che Mladić sia difeso da una scorta armata e che non ha intenzione di “consegnarsi vivo”.

    L’onda che ha investito la Serbia dopo l’arresto di Karadžić avrebbe potuto essere uno tsunami. Ma non lo è stato. Resta da vedere se ciò è dovuto al crollo della retorica nazionalista e alla maturazione della democrazia serba. Ad ogni modo è evidente che l’arresto di Karadžić è passato in modo indolore, più di quanto non ci si aspettasse, e a parte gli incidenti avvenuti nel centro di Belgrado, la Serbia e i suoi cittadini non hanno avvertito gravi conseguenze.

    È opinione comune che il nuovo governo sia riuscito a superare uno degli esami più difficili. E nonostante il ministro dell’Interno Ivica Dačić, del Partito socialista della Serbia (SPS), si sia lavato le mani dicendo che la polizia non ha preso parte all’arresto di Karadžić, e che la sua collega di partito e presidentessa del parlamento Slavica Ðukić Dejanović abbia versato lacrime di coccodrillo per ogni persona che, come l’ex presidente Milošević, è stata consegnata in segreto e illegalmente all’Aja, è chiaro che l’SPS è ormai deciso a liberarsi dall’eredità del passato.

    Ma il perdente maggiore non è Radovan Karadžić. Probabilmente anche lui sospettava che un giorno o l'altro gli avrebbero organizzato un volo speciale per l’Aja. I veri perdenti, ancora una volta negli ultimi sei mesi, sono i rappresentanti del Partito radicale serbo (SRS). A Belgrado si insiste parecchio sul fatto che il meeting organizzato dal SRS in difesa di Karadžić è stato probabilmente l’inizio della fine del SRS come lo abbiamo conosciuto dagli anni novanta ad oggi.

    L’impensabile diventa realtà, si intravedono le fratture interne, le rotture nelle relazioni Nikolić - Šešelj e le sue propaggini a Belgrado. Aleksandar Vučić da settimane non riesce a placare la sua rabbia, in particolare di fronte alla sempre più probabile coalizione tra il Partito democratico (DS), il G17 plus, l’SPS e il Partito liberal democratico (LDP), che amministrerà la città di Belgrado.

    L’immagine di un partito pacifista ma patriottico, orientato verso i problemi sociali, creata premurosamente con l’aiuto esperto dei più famosi PR internazionali, è stata mandata in frantumi dal SRS nei giorni dell’arresto di Karadžić. Non solo per il fatto che i media gli hanno voltato le spalle, a causa delle botte prese dai giornalisti durante il raduno dei radicali, non solo perché alcuni radicali (Verica Radeta) hanno minacciato il presidente Tadić e hanno gettato maledizioni contro di lui e la sua famiglia fino all’undicesima generazione, non solo per il fatto che sono riusciti a radunare solo poco più di 15.000 persone nella piazza centrale di Belgrado (cifra che è meno della metà del numero di sostenitori scesi in piazza durante la loro campagna elettorale), ma bensì perché non sono riusciti ad impedire le scorribande e le distruzioni a Belgrado, le violenze per le strade e le distruzioni ad opera di giovani con indosso un passamontagna. Invano il leader dei radicali Tomislav Nikolić si è infiammato con discorsi del tipo: “ragazzi non distruggete”. I ragazzi hanno lanciato oggetti contro la polizia, incendiato i cassonetti dell’immondizia, divelto i vasi delle aiuole e distrutto le vetrate delle finestre.

    Secondo uno schema già vecchio, sintetizzando molto le cose, l’SRS era un partito di destra. Proprio come il Partito democratico della Serbia (DSS) e Nuova Serbia (NS). Oggi, la destra in Serbia non c’è più, dicono gli esperti, ma c’è un ampio spazio per far sì che si formino dei partiti di destra. La formazione politica che lo capirà avrà un notevole bacino di elettori in futuro. Ma non sarà di sicuro un partito che continua a parlare di nazionalismo, serbità, tradimenti, divisioni, non sarà quel partito per il quale l’unico punto del programma è il Kosovo. Quel tempo ormai è passato.

    Fonte: www.osservatoriobalcani.org

    Il mio commento d'allora:

    Autore: rafrad6164 Data e ora: 11.08.2008 22:08
    Vedremo ?
    La succitata scrive a vanvera e lavora al servizio dell'occidente. Non so se sara' lo Srs o il Dss, ma in Serbia nascera' un blocco o fronte nazionale che fara' gli interessi dei propri cittadini e non tollerera' le quinte colonne, di cui la Serbia e' piena.

  5. #5
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    Temo che questa rottura sancisca la fine di anni di nazionalismi, cominciati alla fine degli anni 80 con i gloriosi cetnici serbi in Crozia e Bosnia. La Serbia secondo me è sola, la Russia non muoverà un dito per aiutarla e nel corso degli anni il Nazionalismo del partito Radicale Serbo affonderà...se non hanno vinto le elezioni niente potrà più riportarli sul tetto del Serbia.

    Mi spiace ma la penso così.

  6. #6
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    Tadic e Dacic vanno abbattuati al piu' presto e credo che la soluzione migliore sia di costruire un blocco o fronte nazionale per la difesa della patria e ritengo che sia Seselj, Kostunica, Ilic e forse anche Nikolic siano ormai superati. Largo ai giovani.
    Concordo sul fatto che Tadic e Dadic vadano abbattuti ma il Partito Radicale Serbo non deve essere un partito con vie di mezze. Deve essere un partito NAZIONALISTICO AL 100% ed è quello che chiedono i loro stessi elettori. Seselj ebbe successo proprio per questo, perchè toccava argomenti vivi cavalcando una situazione esplosiva. Le guerre o si fanno bene o non si fanno...

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    Citazione Originariamente Scritto da Albex Visualizza Messaggio
    Concordo sul fatto che Tadic e Dadic vadano abbattuti ma il Partito Radicale Serbo non deve essere un partito con vie di mezze. Deve essere un partito NAZIONALISTICO AL 100% ed è quello che chiedono i loro stessi elettori. Seselj ebbe successo proprio per questo, perchè toccava argomenti vivi cavalcando una situazione esplosiva. Le guerre o si fanno bene o non si fanno...
    Bentornato Albex

  8. #8
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    e vero ci serve forza nuova

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Albex Visualizza Messaggio
    Temo che questa rottura sancisca la fine di anni di nazionalismi, cominciati alla fine degli anni 80 con i gloriosi cetnici serbi in Crozia e Bosnia. La Serbia secondo me è sola, la Russia non muoverà un dito per aiutarla e nel corso degli anni il Nazionalismo del partito Radicale Serbo affonderà...se non hanno vinto le elezioni niente potrà più riportarli sul tetto del Serbia.

    Mi spiace ma la penso così.
    Di sicuro, la cosa peggiore che può capitare è una frammewntazione dello SRS in due ali, una massimalista (Seselj, Todorovic etc ) e quella diciamo riformista (Nikolic, forse Vucic) ....la storia dimostra che ogniqualvosta un partito di posizioni estreme si divide in due o più tronconi, è la fine per quel partito: un pò come, con le dovute differenze, è accaduto e sta accadendo con Allenza Nazionale in Italia: mnolti non si sono più riconosciuti nella linea di Fini ed hanno abbandonato il partito...ora si sentono già le sirene che invitano Nikolic a fondare il suo partito radical -riformista per sgretolare ancor di più le file dello SRS..sarebbe, credo, un errore madornale....che farebbe solo il gioco di Boris T e Ivica D....certo ora si legge già di un Nikolic ''europeista!, manco si fosse trasformato in Ceda Jovanovic (Dio non voglia!!!!)...per il resto, anch'io creddo che la Russia, al di là di dichiarazioni di circostanza, non aiuterà mai la Serbia...anzi, potremmo quasi dire il contrario: si è avvalsa del precedente KiM per far valere le sue (chiare)ragioni in Ossezia ed Abkhazia...e questo è bene che tutti noi lo sappiamo da prima...

  10. #10
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    08.09.2008,08:00 - Nikolic al mercato turco
    Il Vice Presidente del Partito Radicale serbo ha presentato le sue dimissioni dalla carica di partito, dopo lo scontro interno sulla posizione ufficiale nei confronti della ratifica dell'Accordo di Stabilizzazione e di Associazione all'UE. L'annuncio è giunto sabato 6 settembre, dopo che una parte dei parlamentari radicali, su indicazione del Presidente di Partito Vojislav Seselj, ha rifiutato l'approvazione dell'ASA, contravvenendo all'accordo preso durante la riunione dei radicali.


    Il primo settembre nel Parlamento Serbo, al termine delle vacanze, è ricominciato il confronto serrato tra maggioranza ed opposizione, rimasto in sospeso dalla fine di luglio. Si polemizzava sul fatto che il Parlamento non aveva preso una posizione immediata dopo l’arresto di Karadzic, e sul motivo per cui si doveva aspettare il periodo estivo per concludere gli accordi di natura energetica con il Governo russo. Sembrava che la situazione fosse sul punto di scoppiare, a causa delle posizioni così contrastanti delle varie parti politiche. I più minacciosi erano quelli del partito radicale, che, con i loro avvertimenti superstiziosi contro i politici serbi che si erano resi complici dell'arresto di Karadzic, volevano mettere paura a tutto il Parlamento. Sembrava più un grande circo, dove le vecchie leggevano la mano e guardavano nella palla di vetro per prevedere il futuro, piuttosto che un luogo istituzionale dove i parlamentari prendono decisioni importanti per tutto il popolo.La voce più grossa, l’ha fatto proprio la parlamentare radicale Vjerica Radeta, che davanti alla tribuna gridava: “Sia maledetto ogni radicale e la sua famiglia se verrà sorpresa a parlare con Tadic dopo la vergognosa vendita di Karadzic e la morte del manifestante Panic”. Non soltanto i radicali, ma anche tutti i politici del Partito Democratico, insieme con il loro leader Tadic, hanno ricevuto quel giorno la maledizione delle donne dei radicali. È alquanto ridicolo che nel parlamento serbo non esista una seria comunicazione, quanto piuttosto delle “scomuniche” capaci di far paura ai politici superstiziosi. Non si teme più cosa il giudizio del popolo, dei poteri internazionali, non preoccupa più quale sarà il futuro della povera Serbia spezzata dagli interessi di entità sconosciute, bensì una donna che grida come una fattucchiera.

    Dopo aver assistito ad un tale spettacolo in Parlamento per colpa del suo partito, Tomislav Nikolic giovedì ha parlato con Boris Tadic, dicendo che lui non potrà più controllare una parte del suo partito. Sono venuti così alla luce le differenti correnti di pensiero interne al partito radicale, di cui una rappresentata dallo stesso Tomislav Nikolic, in opposizione a quella che segue gli ordini del Presidente Vojislav Seselj che provengono dall’Aja. Sembrano passatti i bei tempi, quando Seselj lasciò a Nikolic il posto di Vice Presidente, dicendo: “Ti lascio libero di condurre il partito, e di non seguire le mie direttive, considerato che alcune delle mie decisioni non vanno bene, perchè il carcere cambia le persone”. Non si sa se Nikolic abbia memorizzato bene le parole di Seselj, ma sembra di sì, perchè non ha accettato gli ordini di rifiutare l’Accordo di Stabilizzazione e Associazione all’Unione Europea. “Mi sono dimesso, perché sono stato guidato dalla ragione, infatti un conto sono i principi morali, un altro le parole - afferma Nikolic - . Durante le riunioni del nostro partito è stata stabilita la decisione di accettare l’Accordo di Stabilizzazione e Associazione all’EU, qualora il Governo di accetti il nostro emendamento che il Kosovo torni ad essere parte dello Stato serbo. Ho sempre ripetuto questo e alla fine sono riuscito ad avere un accordo per accettare l’atto europeo. Giovedì sera ho avuto la conferma che i parlamentari dell’SRS voteranno a favore di quell’accordo, ma dopo un paio d’ore mi hanno avvisato che la decisione è saltata e non si voterà più a favore ma contro, e questo dimostra il cambiamento totale della nostra politica. Le mie dimissioni sono una dimostrazione che io posso subire tutto ma non questo, tuttavia rimarrò come membro di partito, se il partito non deciderà diversamente”, ha dichiarato Nikolic.

    Dalle varie fonti che argomentano sulle dimissioni di Nikolic e del suo rapporto con Seselj, sembra che mentre quest’ultimo sosteneva la tesi dell'ostruzionismo in Parlamento, Nikolic riteneva che fosse più importante accettare finalmente le leggi di massima importanza per lo Stato. Da Nikolic cercava di nascondere le diverse posizioni interne al suo partito, ma dopo che per un paio di volte ha fatto una pessima figura, la situazione è diventata grave. Il Presidente Seselj non ha digerito che durante le scorse elezioni il Partito radicale ha avuto un successo che non aveva mai raggiunto, neanche quando lui era libero e a capo del partito, né la linea tenuta in campagna elettorale di seguire la strada serba verso l’Europa, invece che un atteggiamento da destra estrema. Ora, chi potrà essere il prossimo Vice Presidente non è ancora ben noto. Secondo alcune speculazioni, sarà Aleksandar Vucic, ma essendo molto vicino di Nikolic, e visto il suo dolore per le improvvise dimissioni, nonché il disappunto verso le decisione del leader Seselj, probabilmente non accetterà l’incarico.

    Molti credono che il partito radicale diventerà come nella Repubblica Srpska partito, ossia diviso in due: da una parte il Partito radicale serbo e dall’altra il Partito radicale di Vojislav Seselj. Le polemiche nella politica serba non sono certo un fatto anomalo, bensì un’abitudine dei politici, senza pensare che in questo modo il Paese non andrà mai avanti. Nello stesso momento infatti traspare che la Serbia non ha un'unità nella politica estera né in quella interna. Appare sempre una barriera tra il mondo occidentale e quello orientale, tale che tutto sembra più un mercato turco, dove si può vedere, vendere, lanciare anatemi e scomuniche e polemizzare su tutto. In Serbia tutto è vero e tutto è surreale nello stesso tempo, si crede più nelle superstizioni che nel futuro. Comunque fin quando le usanze turche, consolidate da oltre 500 anni saranno forti, la Serbia si troverà sempre davanti al dilemma di decidere da che parte dovrà stare nei confronti del mondo intero. Sedendosi contemporaneamente su due sedie, e trattando sia con i russi che con gli americani ed europei, i politici serbi pensano di aver fatto “affari storici” ma saranno vittime della stessa politica. Senza prendere una decisione chiara, nessuno li aspetterà più per concludere degli affari. La Russia per esempio ha altre strade per fare i gasdotti ed è libera di passare altrove, mentre l’Europa, con i suoi ricatti, ha fatto in modo da prendere da sola tutto ciò che vuole. Le polemiche delle vecchie fattucchiere che lanciano i loro anatemi possono solo intimidire i ricattati e i meschini. E una grave maledizione si è già abbattuta sul popolo serbo, dato che i politici si possano comprare al miglior offerente, svendendo così il proprio onore. Davvero un mercato turco!

    Biljana Vukicevic

    Fonte: www.rinascitabalcanica.com

 

 
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