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Discussione: Il regime Cinese

  1. #1
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    Predefinito Cosa succede in Birmania?

    La questione birmana. Quadro sintetico


    Presentazione
    Attraverso questo breve scritto è nostro desiderio fare luce sulle più recenti vicende politiche che hanno avuto luogo in Birmania, paese simbolo dei metodi dittatoriali che ancora oggi affliggono diverse aree del pianeta.
    Dominata da una dittatura militare di stampo comunista fin dal 1962, già nel 1988 la Birmania aveva assistito alla violenta repressione di una rivolta studentesca, terminata con il massacro di oltre tremila persone da parte dell’esercito.
    Lo scorso settembre altri sconcertanti eventi hanno segnato con il sangue questo sfortunato paese, ma la nostra labile memoria sembra averli già rimossi.
    Protagonisti di questi ultimi inquietanti episodi sono stati i monaci buddisti birmani. Questi ultimi (che da decenni svolgevano le mansioni di medici ed insegnanti supplendo all’inefficenza della politica sanitaria e sociale del sanguinario regime) erano scesi in piazza, al fianco della popolazione stremata, per manifestare pacificamente contro l’ennesimo rincaro dei prezzi. Il regime guidato da Than Shwe ha reagito alle proteste con massacri e torture, solo in parte sfuggiti alla censura dell’informazione. A nulla sono serviti gli appelli della comunità internazionale paralizzata dal veto di Russia e Cina.

    1. I metodi di una dittatura militare
    Nell’ottobre 2004 il primo ministro birmano e generale Khin Nyunt venne estromesso dal potere dai nuovi leader della Birmania, il generale Than Shwe - presidente del Consiglio di Stato per la Pace e la Democrazia (Spdc) - e il generale Maung Aye - comandante in capo dell'esercito e vicepresidente dell'Spdc. Il deposto generale Khin Nyunt aveva già capeggiato, nell'estate 1988, la sanguinosa repressione della rivolta studentesca scoppiata quell’anno, divenendo poi nel 1997 primo segretario dell’Spdc e primo ministro nell'agosto 2003.
    Than Shwe, l’attuale numero uno del regime, si era già preparato il terreno nominando un gran numero di suoi sostenitori alla testa delle 12 regioni militari che, fuori dalla capitale, esercitavano il potere effettivo sul paese.
    Inoltre, tutti coloro che precedentemente avevano fatto parte dei servizi militari, o avevano intrattenuto relazioni con essi, vennero prontamente allontanati attraverso una radicale “purga”, senza precedenti nella storia della dittatura birmana. I vertici dei servizi segreti furono sostituiti e più di 300 ufficiali superiori vennero arrestati o messi in pensione.
    Mentre il dittatore Ne Win, che “regnò” in Birmania dal 1962 al 1988, aveva rafforzato i servizi segreti per impedire all’esercito di minacciare il proprio potere, gli attuali generali hanno preferito rendere l’apparato dell’intelligence meno autonomo ponendolo sotto il comando di Thura Shwe Mann, diretto subordinato del generale Than Shwe.

    2. Divisioni interne alla giunta
    Attualmente il rapporto tra i due principali capi birmani è tutt’altro che idilliaco. Essi si scontrano su due punti chiave, quali il rapporto con la Lega Nazionale per la Democrazia (NLD) e quello con la Cina.
    Mentre Maung Aye auspicherebbe la riapertura del dialogo con Aung San Suu Kyi - leader del principale partito di opposizione, l’NLD - Than Shwe rimane inflessibile in posizione di chiusura.
    Nei confronti della Cina, invece, il generale Shwe si pone come favorevole ad una stretta alleanza con la superpotenza asiatica, mentre Aye ha assunto una posizione più nazionalista, in particolare riguardo alla questione del grado di autonomia da concedere alla minoranza wa (vedi paragrafo successivo) presente nel nordest del paese, strategicamente utilizzata da Pechino quale strumento di pressione sul regime.
    Di conseguenza Maung Aye vorrebbe riprendere la prova di forza con i gruppi che rifiutano di sottomettersi al potere centrale, in particolare gli appartenenti alla United Wa State Army (Uwsa), mentre Than Shwe, ritenendo positivi i risultati ottenuti, spinge per una politica di buon vicinato con Pechino.
    D'altro canto la Cina non approverebbe che un governo ostile si insediasse a Rangoon (Yangon).

    http://www.4burma.it/contStd.asp?lang=it&idPag=443

  2. #2
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    La questione birmana. Quadro sintetico (parte 2)


    L’ingerenza cinese e la minoranza wa
    La politica cinese in Birmania è strettamente associata ai gruppi wa che, eredi dell'ex Partito Comunista Birmano, controllano due vaste porzioni del territorio: la “Regione speciale n. 2”, posta a nord lungo il confine cinese e la “Regione speciale n. 4”, a sud. Oltre a godere di un certo grado di autonomia, il movimento nazionalista wa (Uwsa) conta un esercito di circa 20.000 uomini e costituisce un importante elemento di trasmissione dell'influenza di Pechino.
    Accaniti nemici del potere centrale di Rangoon, nel 1989 gli wa firmarono degli accordi di cessate il fuoco e ottennero in compenso un'ampia libertà di movimento. In seguito la loro importanza si accresce in relazione al narcotraffico, mantenendo uno stato di non belligeranza con l’Spdc. La sola rivendicazione dei wa è di veder completamente riconosciuta l'autonomia della propria regione, dove poter utilizzare la moneta cinese (lo Yuan) piuttosto che quella birmana (il Kyat), e dove parlare ed insegnare solamente la lingua wa ed il cinese. Essi sono unicamente dediti agli affari, sia leciti che illeciti, incuranti dei sussulti politici della Birmania. La Cina, infatti, utilizza il confine naturale birmano come regione cuscinetto del suo fianco sudovest, nei confronti dell'India e come via di accesso privilegiato all’Oceano Indiano aggirando, così, lo stretto di Malacca. Gli interessi della Cina sono, inoltre, legati al tentativo di apportare migliorie alla navigazione del fiume Mekong, per renderlo percorribile da imbarcazioni di stazza superiore alle 500 tonnellate durante tutto l’arco dell'anno, fra il sud dello Yunnan e Luang Prabang, nel Laos.
    In accordo con la suddetta strategia, gli interessi economici hanno prevalso sulle implicazioni ecologiche ed è stato completamente ignorato il parere delle popolazioni che vivono lungo il corso d’acqua. Così la Cina sostiene non solo militarmente, ma soprattutto economicamente, il regime birmano tramite prestiti a bassissimo tasso di interesse, fondamentali per l’aggravata situazione economica birmana. Non è un caso se nel marzo 2004, poco prima della defenestrazione del “moderato” Khim Nyunt, il vice primo ministro cinese Wu Yi si trovasse a Rangoon per firmare 24 accordi di cooperazione tecnico-economica che facevano seguito ad un prestito di 200 milioni di dollari.

    Le forze di opposizione interna
    Come si è precedentemente sottolineato, il regime di Than Shwe non ha alcuna intenzione di dialogare con le principali forze di opposizione democratica costituite dalla NLD di Aung San Suu Kyi e dalla Lega nazionale Shan per la democrazia (Shan National League for Democracy - SNLD).
    Nelle elezioni del 1990, il partito della San Suu Kyi (agli arresti domiciliari dal luglio 1989) vinse con una schiacciante maggioranza; tuttavia la giunta militare non permise al partito di formare un governo.
    Nella primavera del 2002, Aung San Suu Kyi riprese l'attività politica in un crescente consenso popolare grazie ad una condizione di semilibertà ottenuta nel 1995; ma nel maggio del 2003 il generale Than Shwe diede ordine di neutralizzare la NLD attraverso una feroce repressione: decine di sostenitori del partito furono massacrati da pregiudicati appositamente liberati ed istruiti dai membri della Union Solidarity Development Association (USDA).(1)
    Successivamente i principali esponenti della NLD - San Suu Kyi ed il suo vice Tin Oo - furono nuovamente posti agli arresti domiciliari e in totale isolamento, nonostante i ripetuti appelli internazionali per la loro liberazione. Alcuni uffici della NLD sono stati timidamente riaperti all'inizio del 2006, ma nulla possono contro la dispotica autorità della giunta. Anche i principali rappresentanti della seconda formazione del paese, la SNLD (Shan National League for Democracy), sono stati sottoposti ad una schiacciante campagna di arresti. Essi avevano respinto, come gli esponenti della NLD, la farsa della convenzione nazionale, incaricata di redigere all’inizio del 2005 una nuova Costituzione “approvata da tutti i rappresentanti del paese”, ma destinata a perpetuare e legittimare il ruolo della giunta nel controllo del potere.

    Le minoranze etniche
    La politica del regime militare riguardo alle minoranze etniche fa parte di una strategia di “divide et impera”. Obiettivo della giunta è, infatti, quello di diffondere una percezione di diffidenza tra le varie etnie costituenti il paese, affinché venga perpetuata una disomogeneità tale da accrescere le divisioni culturali e religiose e da costituire un enorme ostacolo al cambiamento. Come nel caso della componente islamica (2) che ha sviluppato un senso di rivincita nei confronti dei monaci in base all’erronea convinzione, spinta dalla propaganda fondamentalista, che i buddisti siano privilegiati rispetto alle altre minoranze. Se, nel settembre 2007, alle proteste dei monaci buddisti, avessero partecipato anche le minoranze Shan e Kachin, forse qualcosa di diverso sarebbe accaduto.
    Dopo aver neutralizzato l'opposizione democratica, il regime ha più volte sbandierato il suo progetto di reintegrazione delle minoranze Karen, Karenni e Shan, di cui si avvale a livello mediatico come icona di un processo di democratizzazione che, in realtà, non ha mai avuto inizio. Infatti, è bene ricordare che, nei confronti di queste minoranze, la giunta non ha mai avuto alcuna intenzione di offrire concessioni tangibili.
    Nel ‘96 la stessa optò per i cosiddetti “4 tagli” strategici contro le armate ribelli delle minoranze Karen e Shan: tagli di cibo, fondi, informazioni e reclutamento. A quell’epoca vennero distrutti 2500 villaggi e più di un milione di persone furono deportate in altre aree, mentre centinaia di migliaia di loro fuggirono in esilio in Bangladesh, India, Cina, Tailandia, e Malesia.
    In conclusione, il comportamento delle minoranze etniche birmane può essere distinto in due gruppi: quello di coloro che hanno accettato il diktat della giunta, con la sottomissione e la firma degli accordi di cessate il fuoco; e quello degli ultimi gruppi armati che continuano la loro battaglia lungo le frontiere. Recentemente i rappresentanti di molte compagini minoritarie si sono riuniti in un Consiglio delle minoranze etniche (Ethnic Minorities Council) in seguito all'amara constatazione della propria debolezza e dell'incapacità di imporre qualunque forma di dialogo all’Spdc.

    Lo spostamento della capitale
    La comprensione della questione birmana può essere arricchita analizzando la decisione dei generali di trasferire, nel 2006, la capitale da Rangoon a Pyinmana, 390 chilometri più a nord, ribattezzandola Naypyidaw, che significa «città reale». Dopo aver costruito le prime infrastrutture logistiche e difensive (aeroporto, interrati nelle colline, enormi casematte destinate a ospitare i centri nevralgici del quartier generale delle forze armate).
    L'idea di trasferire la capitale risponde a tre esigenze del regime: 1. recuperare l’antica tradizione reale così da cancellare il ricordo del colonialismo britannico di cui Rangoon è considerata simbolo; 2. impedire che un possibile sollevamento popolare paralizzi i centri del potere; 3. porsi al riparo da un'eventuale attacco americano, trasferendosi in un’area geopoliticamente meno vulnerabile.
    Inoltre, il trasferimento di capitale ha rappresentato per Than Shwe uno strumento per rinsaldare il proprio controllo sul potere. Infatti, per garantire la sicurezza nella nuova capitale, è stato aggiunto, ai 12 comandi preesistenti, un comando regionale supplementare - il Naypyidav regional command.
    Tre delle più importanti imprese edili, impiegate in questo progetto, sono strettamente legate alla Giunta ed implicate anche in attività illecite. La Htoo Trading Company, ad esempio, appartiene al magnate e trafficante d'armi Tay Za, stretto collaboratore del generale Than Shwe. La Asia World Co., di proprietà dell'ex re dell'oppio Lo Hsing Han, così come l'Olympics Construction Co, di U Aik Htun, sono invece sospettate di riciclare denaro proveniente dal traffico di droga.
    È da notare come il costo esorbitante del trasferimento di capitale appaia ancora più sconcertante, se rapportato alla già precaria situazione del paese e alle penose condizioni di vita in cui versa la popolazione.

    (1) L’Union Solidarity and Development Association (USDA), organizzazione governativa fondata nel 1998, è il “braccio civile” della giunta birmana usata per la propaganda e le intimidazioni alla popolazione.
    (2) La minoranza Rohingya vive prevalentemente nella regione al confine con il Bangladesh e versa in condizioni ben al di sotto della soglia di povertà.

    http://www.4burma.it/contStd.asp?lang=it&idPag=444

  3. #3
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    La Birmania e la comunità internazionale


    Quando, nel 1988, gli eventi politici in Birmania portarono il Paese sotto il dominio della dittatura militare, gli altri stati del sud est asiatico mostrarono un atteggiamento di apertura verso la giunta, nella convinzione che una tale politica avrebbe stimolato un processo di democratizzazione. Pertanto essi strinsero con la Birmania, rinominata Myanmar dai suoi nuovi padroni, relazioni diplomatiche e accordi commerciali arrivando, nel 1997, ad accoglierla nell’ASEAN (Association of South-East Asian Nations - Associazione delle Nazioni dell'Asia Sud-Orientale) (1).
    Tuttavia la Birmania divenne presto una presenza imbarazzante per gli altri paesi membri, a causa della sistematica violazione di diritti umani attuata dalla giunta militare. Di conseguenza, nel 2006 l'ASEAN fu costretta a mutare la propria politica, arrivando ad invitare la Birmania a rinunciare al suo turno di presidenza dell’Associazione.
    Nell’aprile 2007, il ministro per gli Affari Esteri della Malesia, Ahmad Shabery Cheek, annunciò che l’ASEAN avrebbe cessato di difendere il governo Birmano dagli attacchi della comunità internazionale a causa del rifiuto di restaurare la democrazia.
    Il cambiamento di rotta dell’ASEAN venne determinato anche dall’imponente traffico di droga proveniente dal Myanmar (secondo il governo americano, la Birmania produrrebbe l’80% dell’eroina del Sud est asiatico), che causa gravi danni agli altri membri e, tra l’altro, determina un'allarmante diffusione dell’AIDS/HIV (2) nell'area.
    Si sospetta anche che i militari birmani abbiano ripreso un programma di acquisizione di missili balistici e di armi nucleari. La Birmania ha infatti firmato una serie di accordi con la Russia per l'acquisizione di tecnologie dirette alla produzione di energia nucleare da utilizzare, ufficialmente, per scopi civili. Dichiarazione difficilmente credibile, dati gli enormi giacimenti di petrolio e gas in suo possesso.
    Inoltre, dall’estate 2007, la Birmania ha ripreso il commercio di armi convenzionali con la Corea del Nord, violando le sanzioni ONU contro Pyonyang.
    Per tutti questi motivi i paesi del’ASEAN hanno interesse a preparare, nonostante l’opposizione della SPDC, un documento volto a incoraggiare lo sviluppo della democrazia in Birmania, tramite la creazione di una commissione per la tutela dei diritti umani.

    Permangono gravi tensioni nei rapporti fra la Birmania e la Thailandia, non attenuate dalla recente firma di un protocollo di intesa per la costruzione di numerose dighe sul fiume Salween.
    Questi attriti si sono accentuati dopo che George W. Bush ha indicato la Thailandia quale uno dei migliori alleati degli Stati uniti fuori dall'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (Nato) (3). Inoltre la Birmania accusa da anni Bangkok di sostenere i ribelli delle minoranze etniche Karen, Karenni e Shan, tuttora dedite alla lotta armata. Secondo la giunta guidata da Than Shwe, la Thailandia appoggerebbe anche i membri del Fronte democratico degli studenti birmani in esilio (precisamente l’All Burma Student's Democratic Front, ABSDF).
    Per comprendere quanto alto sia il grado di tensione fra i due paesi, basti riflettere sul fatto che, ancora nel febbraio 2006, lo stato maggiore birmano riteneva possibile un'invasione thailandese, pilotata dalla Cia. Questa possibilità è stato uno dei motivi addotti per il trasferimento della capitale a Pyinmana.
    Anche il Giappone negli ultimi anni, probabilmente per contrastare il crescente potere economico della Cina, sta esercitando pressioni sulla giunta birmana attraverso una serie di convegni e dichiarazioni pubbliche, in cui viene ribadito l’impegno giapponese per i diritti umani e la democrazia (4).
    Nel Novembre del 2006, ad esempio, il Ministro per gli affari esteri Giapponese, Taro Asi, ha dichiarato pubblicamene la promozione di un arco di pace e democrazia dai Balcani al Pacifico. Nel settembre 2006, Tokyo ha accettato di inserire nell’ordine del giorno della Commissione di Sicurezza dell’ONU, la discussione sulla Birmania. Nel maggio 2007, l’ex primo ministro giapponse Koizumi ha, infine, riunito altri 43 ex capi di stato in una lettera aperta alla giunta per liberare San Su Kyi.
    In questo contesto, Cina e India sono invece i maggiori ostacoli alle riforme in Birmania. Nel corso degli anni la Cina ha mutato il suo atteggiamento nei confronti della Birmania. All’iniziale ostilità, determinata dalle numerose dispute sui confini (culminate nella fallita invasione del nord della Birmania nel 1956 da parte dall’esercito cinese) è seguito, dal 1986 in poi, un rinnovato clima di distensione fra i due paesi. La Cina ha infatti in questo paese enormi interessi economici e politici che l’hanno condotta a sostenere la giunta militare anche con forniture di armi. Gli interessi economici sono legati, come abbiamo visto, allo sfruttamento delle enormi risorse energetiche birmane, nonché al commercio (in gran parte di armamenti). Gli interessi politici sono legati al fatto che la Cina utilizza il confine naturale birmano come protezione del suo fianco sud-ovest nei confronti dell'India e come via di penetrazione privilegiata verso l'oceano Indiano, aggirando lo stretto di Malacca controllato dalla flotta Usa (5).
    In questo senso va inquadrata la concessione alla Cina, da parte della Birmania, di una base navale sulle Isole Coco. In particolare sulla principale fra queste, la Grande Isola Coco, molti sostengono sia stato impiantato un centro di intelligence cinese duretto a monitorare l’attività navale indiana.
    Un ulteriore motivo dell’appoggio cinese alla giunta militare al potere in birmania è costituito dall’interesse della Cina a promuovere una politica di non interferenza nelle vicende interne birmane per evitare pericolosi precedenti riguardo alla possibilità che la comunità internazionale costringa paesi non democratici a modificare la loro politica (6).
    Anche l’India si oppone ad ingerenze della comunità internazionale nella politica interna birmana, sebbene dal 1988 al 1990 abbia espresso una politica di aperto supporto al movimento democratico e di condanna verso la disumana giunta militare. Dopo il 1990, tuttavia, l’India sembra aver completamente dimenticato il problema dei diritti umani e della democrazia nel paese, mettendo in primo piano i propri imponenti interessi economici e strategici in quest'area (7). Ha così modificato la sua politica, ponendo in essere un massiccio supporto militare e finanziario alla giunta del generale Than Shwe, in cambio dell’accesso alle risorse energetiche birmane e della soddisfazione del suo interesse alla costituzione di una rotta commerciale capace di metterla in comunicazione con i paesi dell’ASEAN.
    In tal senso va vista la recente costruzione di vie di comunicazione che hanno messo in contatto l’isolata india nord orientale con Mandalay e, conseguentemente, con il commercio Cinese e con i porti Birmani.
    L’India è così divenuta il quarto partner commerciale del Myanmar, totalizzando un volume commerciale bilaterale con questo paese pari a 1 miliardo di $ nel 2007.
    Questa apertura indiana è stata mantenuta nonostante il fatto che la Birmania sia divenuta, negli ultimi anni, un rifugio per gli insorti della problematica regione del Nord ovest dell’India.
    Concludiamo questo breve excursus con la posizione degli USA e dell’Unione Europea (8), che sostengono una politica di aperta condanna del regime birmano.
    Essa si concretizzata in sanzioni economiche, in un embargo commerciale e nella sospensione di tutti gli aiuti economici, fatta eccezione per quelli umanitari.
    Va tuttavia ricordato che, al di là delle posizioni ufficiali assunte dai suddetti governi, esistono importanti società multinazionali occidentali che continuano a fare remunerativi affari con la Giunta birmana, costituendo una legittimazione di fatto della stessa.
    (1) Sito web ufficiale: http://www.aseansec.org/
    (2) http://www.cia.gov/library/publicati...bm.html#Issues
    (3) archive.wn.com/2003/12/31/1400/bangkoknews/
    (4) http://www.gsid.nagoya-u.ac.jp/bpub/...rticle/159.pdf
    (5) www.monde-diplomatique.it/LeMonde-archivio/Giugno-2005/pagina.php?cosa=0605lm17.01.html&titolo=Myanmar,%2 0la%20solita%20dittatura
    (6) Per avere un’idea della stretta connessione fra interessi economici e posizione politiche, si può ricordare il veto posto da Cina e Russia nel gennaio 2007 su una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che condannava le violazioni dei diritti umani nell’ex Birmania. Qualche giorno dopo questo veto, la China National Petroleum Corporation ottenne altre concessioni per lo sfruttamento del petrolio e del gas birmano - mentre la Russia iniziò i negoziati per la fornitura di armi al regime militare.
    (7)discussionleader.hbsp.com/krishnamurthy/2008/05/a-tragedy-called-myanmar.html
    (8) http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=208970


    Fonti:
    - Foreign Affairs, december 2007;
    - www.news.bbc.com;
    - www.burmacampaign.org;

    http://www.4burma.it/contStd.asp?lang=it&idPag=448

  4. #4
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    E' veramente deplorevole quello che accade in Birmania:vi sono tante attinenze con il regime nazicomunista di Pechino,per es. questo articolo sulla mancanza di liberta' di espressione:

    Pubblica su internet un saggio contro il governo cinese, 10 anni di condanna


    Un tribunale cinese ha condannato un insegnante, per il reato di "sovversione del potere dello stato" per aver pubblicato sul web un saggio anti-governativo, alla esemplare pena di dieci anni di reclusione.

    Mentre il governo di Pechino lancia segnali intermittenti di apertura verso la libera manifestazione del pensiero, al fine di ingraziarsi gli investitori internazionali, ecco che invece manifesta inquietanti segnali di chiusura verso chi critica i suoi metodi ed il contenuto dei suoi provvedimenti

    Questo, altro non è, che un nuovo atto dell'azione repressiva nei riguardi dei dissidenti politici che usano il Web per esprimere le loro idee.

    Ren Ziyuan, 27 anni, questo il nome dell'insegnante condannato, è stato dichiarato colpevole per aver pubblicato uno scritto dal titolo "La via verso la Democrazia" e altri saggi analoghi.

    L'agenzia non governativa per la salvaguardia dei diritti umani in Cina ha detto che nello scritto l'autore affermava che i cittadini hanno il diritto di rovesciare con la violenza i governi tirannici.

    Ren -arrestato nel maggio scorso- ha visto celebrarsi il proprio processo presso la Corte intermedia del Popolo di Jining, città nella provincia orientale di Shandong.

    Il suo avvocato, Zhang Chengmao, ha riferito che l'uomo non si è dichiarato colpevole e si appellerà contro la sentenza.

    Il legale ha aggiunto che i procuratori non hanno presentato nel corso del processo prove fornite da società Internet internazionali. Yahoo ha già ammesso di aver fornito alle autorità cinesi prove sull'attività di alcuni dissidenti politici nel corso di altri procedimenti d'indagine.

    Il caso di Ren non è certamente isolato, questa settimana, infatti, un altro dissidente della regione di Shandong, Li Jianping, è stato accusato del reato di "incitazione alla sovversione del potere dello stato" per alcune pubblicazioni su siti Web cinesi che hanno sede in altri paesi.

    Questi autori appartengono ad una, purtoppo, sempre crescente schiera di intelletuali che esprimono il proprio dissenso su internet contro la tirannide del governo comunista cinese, e che, puntualmente, scontano la propria dissidenza attraverso azioni giudiziarie e poliziesche repressive.


    Fonte: Reuters -
    http://www.reuters.it (133)
    info maggiori: www.unmadeinchina.org

  5. #5
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    Giusto zen, e allora vediamo anche questo, perchè si impari a conoscere che cos'è la Birmania e cosa succede realmente in quel posto:

    Il ciclone non ferma il massacro dei Karen


    I Karen sono la principale minoranza etnica in Birmania, più di cinque milioni di Karen popolano le montagne nell’est del paese, al confine con la Tailandia.
    La Karen National Union è il principale movimento per la liberazione dei Karen, dal 1948 in lotta per l'autonomia contro il governo Birmano. Nel 1997 lo "State Peace and Development Council", o SPDC (prima conosciuto come "State Law and Order Restoration Council", o SLORC) ha schiacciato la Karen National Union (KNU) che da allora porta avanti operazioni di guerriglia.
    Il Karen National Liberation Army (KNLA) è il braccio armato della Karen National Union e conta circa 6.000 combattenti.
    Per l'esercito Birmano i cinque milioni di Karen e i 6.000 ribelli del Karen National Liberation Army sono la stessa cosa. Negli ultimi 12 anni, sono stati distrutti più di 3.000 villaggi, milioni di persone hanno perso la loro casa e i morti tra i civili sono stati migliaia. Quando non li uccide, il regime normalmente tortura e mutila i birmani di etnia Karen o li usa come schiavi. "Quando i militari sono arrivati al villaggio hanno arrestato sette residenti sospettati di avere rapporti con il Karen National Liberation Army, li hanno legati per i piedi e appesi a testa in giù per ore. Esausti e con le caviglie spezzate gli uomini sono stati poi picchiati fino alla morte", questa è la testimonianza di Maung Taungy, un Birmano di etnia Karen intervistato dall’Independent nel gennaio 2007. "Dopo ciò siamo diventati schiavi dell’esercito. Siamo stati costrettia a ripulire la jungla, abbiamo fatto strade, scavato trincee, alzato recinti, strisciato in acquitrini pieni di serpenti…", chiunque tenti di scappare viene ucciso.
    L’offensiva dei generali contro i Karen segue uno schema ben preciso. Le truppe costringono i civili ad abbandonare le loro abitazioni, forzandoli a spostarsi in villaggi sotto il controllo governativo. Le loro case vengono bruciate e le strade cosparse di mine anti uomo, in modo da impedire loro di farvi ritorno. Nello stesso reportage del quotidiano Britannico una donna Karen, Eha Hsar Paw, riferisce: "I soldati hanno dato fuoco al nostro villaggio nel febbraio 2006, da allora stiamo nascosti nella jungla. I soldati sparano a chiunque vedano, anche ai bambini. Se scoprono le nostre riserve di riso le bruciano (…) quando arriviamo in un villaggio per comprare del cibo scopriamo solo che sono pronti ad andarsene e non ci venderanno niente. Uno dei miei figli è morto nella jungla prima che lasciassimo il villaggio e un altro è morto quando abbiamo raggiunto questo campo" ha dichiarato la donna.
    Nel settembre 2006 alcune squadre di soccorso del Back Pack Health Workers Team, che forniscono cure mediche alle vittime del conflitto, hanno messo in guardia sul rischio di una crisi sanitaria nella Birmania Orientale come diretto risultato degli abusi dell’esercito contro i diritti umani. Il Karen Human Rights Group ha denunciato l’offensiva dell’esercito Birmano come facente parte di un programma di pulizia etnica che è un vero e proprio crimine contro l’umanità. http://www.independent.co
    Dopo il ciclone Nargis la campagna per la repressione dei Karen si è inasprita.
    Questo gruppo etnico rappresenta il 60% della popolazione del delta dell’Irrawaddy, la zona più colpita dalla calamità, ma le liste ufficiali dei villaggi in emergenza umanitaria non includono quelli Karen o musulmani ma solo quelli di etnia birmana.
    Il 10 maggio, appena una settimana dopo il ciclone, l'esercito Birmano ha attaccato il villaggio della Mu Li Khi, bruciato case e saccheggiato alimenti, bestiame e rifornimenti. Altri attacchi hanno avuto luogo il giorno del referendum costituzionale.
    Mentre procedono nella loro campagna di pulizia etnica i militari ostruiscono la consegna dei sussidi ai Karen che vivono nel delta. Ora più che mai gli aiuti internazionali o interni vengono loro negati. Associazioni come Karen Human Rights Group, Shan Human Rights Foundation, Human Rights Foundation of Monland forniscono dettagliate descrizioni delle procedure usate dai militari, i quali prendono con la forza riso, polli, maiali e altre derrate alimentari dai contadini che si nutrono già a mala pena, dopodiché li mangiano o li vendono sul mercato.
    Molti tra i sopravvissuti Karen non si recano nei centri di soccorso perché temono gli abusi dei soldati, ha dichiarato ad Asia Time OnLine un testimone.
    Alcune comunità Karen del delta hanno chiesto alle autorità birmane di poter distribuire essi stessi i sussidi ai loro anziani, ma il regime ha rifiutato. Secondo Amnesty International l’esercito birmano sta sequestrando o distruggendo gli stock di alimenti e spara alle squadre di soccorso che portano aiuti ai contadini.
    L’intento delle forze governative birmane è chiaro: nascondere agli occhi del mondo il dramma indescrivibile della popolazione, per continuare a perpetrare in maniera indisturbata i propri traffici.
    Il controllo degli aiuti umanitari diventa quindi funzionale alla stessa sopravvivenza del regime in un momento in cui potrebbe essere molto vulnerabile agli attacchi interni.
    Impedire gli accessi agli aiuti contribuisce a colpire ed indebolire la minoranza separatista Karen che ha vissuto in prima persona il dramma del ciclone Nargis e costituisce una ampia fetta degli sfollati nel delta dell’Irrawaddy.
    "I dittatori della giunta impediscono l’ingresso di sussidi e aiuti umanitari nella Birmania orientale, mentre Ban Ki-moon ed i governi nel mondo rimangono in silenzio" ha dichiarato Zoya Phan, Coordinatore Internazionale di Burma Campaign UK. "Negare gli aiuti è un’arma efficace come le pallottole per uccidere la mia gente".
    Ma attenzione: la furia del ciclone potrebbe ridurre il giocattolo in frantumi.

    Fonti:

    http://www.atimes.com/atimes/Southea.../JE20Ae01.html www.burmacampaign.org.uk/pm/weblog.php?id=P364
    http://www.iht.com/articles/ap/2008/...nmar-Karen.php
    http://christiannewswire.com/news/993696682.html
    http://www.karen.org/knu/knuaim.htm
    http://www.globalsecurity.org/milita...para/karen.htm


    http://www.4burma.it/contStd.asp?lang=it&idPag=446

  6. #6
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    La giunta si arricchisce con la ricostruzione


    Il ciclone Nargis ha lasciato dietro di sé un incalcolabile numero di morti, ma i superstiti devono subire un’altra calamità: la giunta militare. Dopo più di un mese, la quasi totalità dei sopravvissuti ha ricevuto un’assistenza insufficiente e circa un milione non ne ha ricevuta alcuna (1).
    I dittatori birmani continuano a impedire agli esperti internazionali l’accesso nel paese. La scusa addotta per giustificarsi di fronte alla popolazione è che gli Stati Uniti e le Organizzazioni Internazionali, dietro il pretesto degli Aiuti, nasconderebbero la mira di asservire la Birmania.
    Sul fronte degli Aiuti umanitari, il governo ha quindi concesso soltanto pochissimi interventi nelle zone più disastrate del basso delta dell’Irrawaddy. In questo modo la Giunta Militare non ha rispettato la promessa di cooperare ed ha creato uno iato invalicabile con le ONG internazionali, impedendo e perseguitando anche ogni azione condotta dai gruppi locali.
    In tale situazione, con una popolazione alla fame e senza Aiuti, il Ministro della difesa del Myanmar ha avuto più volte la spudoratezza di dichiarare che la fase critica era passata e che era stata già avviata la ricostruzione.
    Qual è il reale motivo del comportamento della giunta? È la paura ossessiva che il mondo possa vedere cosa accade in questo angolo d’inferno? La domanda sembra retorica, specie per chi vive l’orrore quotidiano della dittatura birmana. Orrore amplificato dalla ricostruzione, che porta con sé sfratti forzati, espropri coatti dei terreni, sfruttamento del lavoro, coscrizione obbligatoria e tratta degli esseri umani.
    Analizzando tutto ciò, non sembra azzardato tradurre la loro ostinata chiusura al mondo come un: "non toccateci quei milioni di disperati scampati al ciclone, ora ci servono come schiavi".
    A tal proposito, il Washington Post del 13 giugno riporta il caso della società Htoo Trading, a cui è stato dato il controllo dei distretti di Ngaopudaw e di Heingigyum. La società sta sfruttando, nei suoi cantieri, i sopravvissuti del Nargis pagandoli 800 kyat al giorno, approssimativamente 50 centesimi di euro. Peccato che oggi in Birmania il costo di un litro d'acqua raggiunga l’equivalente di un euro.
    Inoltre, sembra logico pensare che la giunta voglia tenere tutto per sé l’enorme business della ricostruzione.
    A pochi giorni dal passaggio di Nargis, la giunta militare aveva già assegnato zone e "settori chiave" del delta dell’Irrawaddy a magnati e aziende vicine al regime, alcune delle quali sottoposte ad embargo dal Tesoro americano.
    Secondo quanto riportato dal settimanale birmano Voice, considerato da molti come filogovernativo, alcuni tra i più importanti uomini d'affari, come Tay Za (il proprietario della Htoo Trading) e Steven Law, hanno ricevuto l’incarico della "ricostruzione", sotto la supervisione di alti generali della giunta.
    Le imprese di Tay Za - definito dal Ministero del Tesoro statunitense lo "scagnozzo del regime" – sono sottoposte, dallo stesso Ministero, a sanzioni economiche concernenti il blocco di qualunque attività finanziaria e commerciale sul territorio americano. La contiguità tra Tay Za e il Regime è comprovata anche dal fatto che la "Bagan Air", compagnia aerea sia militare sia civile, è una società a capitale misto i cui soci sono Tay Za e la famiglia del generalissimo Than Shwe (2).
    Come riportato anche da The Irrawaddy del 16 maggio, già una settimana dopo Nargis 43 aziende vicine alla giunta si erano divise lucrosi contratti in ben 11 distretti colpiti dal ciclone. Una di esse è l’Asia World Company, incaricata della ricostruzione del distretto di Kungyungone di proprietà di Stephen Law, anche lui sottoposto ad embargo USA perché sospettato di traffico di droga.
    Invece, l’Ayear Shwe Wah, azienda che ha ottenuto i progetti di ricostruzione nel distretto di Laputta, è diretta da Aung Thet Mann, figlio del generale Thura Shwe Mann, già accusato di aver abusato della sua posizione per vincere l’appalto della costruzione del Ministero della Guerra nella capitale Naypyidaw.
    Non per niente l’ONG Transparency International mette la Birmania (a pari merito con la Somalia) al primo posto tra 179 paesi per il più alto grado di corruzione (3).
    Comunque, nonostante la chiusura agli esperti internazionali, la giunta sta cercando di "rastrellare" donazioni in denaro a destra e sinistra. Sembra di assistere ad un film dalla trama trita e ritrita: miliardi di dollari rubati, lavoratori non pagati, appalti lucrosi distribuiti a complici e prestanome. Ma è la realtà. È il modo indegno con cui il regime sfrutta a proprio vantaggio persino un evento drammatico come il ciclone Nargis.
    (1) Le stime dell’Onu sostengono che siano poco meno di due milioni e mezzo gli sfollati e i senzatetto che necessitano aiuti urgenti. http://www.wfp.org/english/?ModuleID=137&Key=2874
    (2) Una notizia "curiosa" è stata, a tal proposito, riportata dal Bangkok Post il 31 maggio: la sera prima del ciclone, nonostante l’assenza di un benché minimo avviso alle popolazioni birmane, la flotta della "Bagan Air" è stata frettolosamente spostata dalla base di Rangoon (sulla rotta del ciclone) all’aeroporto di Mandalay, un luogo sicuro. Uno scoop degli indovini birmani che lavorano per la giunta? http://www.bangkokpost.com/310508_Ne...008_news20.php
    (3) per la consutazione del Corruption Perceptions Index 2007 si veda: http://www.transparency.org/publicat...ad_gcr#summary
    http://www.washingtonpost.com/wp-dyn...061203782.html
    http://www.mizzima.com/nargis-impact...reconstruction
    http://www.csmonitor.com/2008/0606/p06s01-woap.html
    http://www.irrawaddy.org/article.php?art_id=12074
    http://www.alertnet.org/db/an_art/12...9-172226-1.htm
    http://www.thaindian.com/newsportal/..._10059766.html
    http://uk.reuters.com/article/topNew...080205?sp=true

    http://www.4burma.it/contStd.asp?lang=it&idPag=456

  7. #7
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    Lo shopping dei generali: armi sì, medicine no


    Il ciclone Nargis si è abbattuto su una popolazione già affamata da un governo criminale, che ha fatto affari d’oro in tutto il mondo ignorando i bisogni basilari di milioni di persone.
    Emblematica in questo senso è la gestione delle abbondanti risorse naturali birmane, sostenuta tramite "pulizie" etniche che richiedono continui e ingenti investimenti in armi.
    Non è un caso, perciò, che le scelte di politica economica si orientino verso il settore militare che assorbe, ogni anno, circa il 40% del bilancio nazionale. Altrettanto ovvio che al settore sanitario e a quello dell’istruzione siano destinate somme "leggermente" inferiori: rispettivamente lo 0.4 e lo 0.5%.
    La Birmania deve infatti mantenere un esercito di circa 450.000 uomini e comprare molte armi. Fra i paesi che continuano a vendergliele spicca la Cina, amica della giunta dal 1988, quando ha capito che, tramite i nuovi dittatori, poteva stendere la sua "lunga mano" nel Paese.
    L’accordo commerciale ufficiale tra i due paesi risale proprio al 6 agosto 1988 quando ancora la situazione politica non si era stabilizzata (1). Valutare precisamente il volume di affari derivato da questa intesa non è possibile ma si stima che, solo negli anni ‘90, la Cina abbia fornito armi alla Birmania per un valore di circa 2 miliardi di dollari.
    Ma mentre i generali birmani spendono qualunque cifra per tutelarsi da attacchi interni ed esterni, il Paese è afflitto da gravi malattie come l’AIDS, la tubercolosi (che colpisce il 40% della popolazione) e la malaria, che miete in Birmania più del 50% dei morti dell’Asia meridionale.
    Data la latitanza del servizio sanitario pubblico è molto difficile reperire i farmaci e, quando si trovano, spesso sono contraffatti. Per la stragrande maggioranza queste medicine-pirata provengono dalla Cina. E proprio in merito ai farmaci antimalarici, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rivelato che almeno duecentomila malati di malaria sono morti per essere stati curati con farmaci falsi o scaduti. Nei "finti" farmaci cinesi, a volte il contenuto di artemisinina (il principio attivo) è troppo basso mentre altre volte è adulterato con gesso e amido.
    Probabilmente è superfluo precisare che i membri del regime si curano nei nosocomi militari che, contrariamente a quelli per i civili, hanno le più moderne attrezzature e la migliore fornitura di farmaci, ovviamente provenienti dall'Occidente.
    Come in ogni regime dittatoriale che si rispetti, anche in Birmania lo Stato non è al servizio della popolazione, ma è quest’ultima che viene asservita e sfruttata.
    E così gli Aiuti, che servono a lavare le coscienze delle nazioni occidentali, finiranno in armamenti e lussi per i dittatori, anziché in cibo e medicine.

    (1) Ricordiamo che l’8 agosto 1988 la protesta di milioni di birmani contro i militari fu soffocata nel sangue.

    Fonti:
    http://www.lastampa.it/redazione/cms...6197girata.asp http://www.ong.agimondo.it/focus/emb...ale-sulle-armi
    hhttp://www.amnesty.org/en/library/info/ASA16/016/2007
    ttp://www.iiss.org/search?q=myanmar
    http://www.burmacampaign.org.uk/aboutburma/economy.html http://www.searo.who.int/en/Section1...ection2528.htm http://www.who.int/malaria/docs/diag...erivatives.pdf

    http://www.4burma.it/contStd.asp?lang=it&idPag=463

  8. #8
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    E adesso perchè qualcuno non spiega come mai queste cose non vengono mai dette e la maggioranza della gente non sà neanche cosa sia la Birmania? E le relazioni con la Cina? Perchè il telegiornali parlano solo di ciclone Nargis e quando questo poi non interessa più si scorda di tutto quello che accade dopo? Cos'è, a nessuno frega niente di commentare questi morti per cause UMANE (dittatura del regime) e quello che sta succedendo ad oltre 130.000 bambini orfani? Perchè si parla sempre di USA, di Palestina, e mai bene bene di questi mostri come la Birmania (e la Cina)? E gli intellettuali che sia aggirano nella rete, e gli utenti di Politica OnLine dove sono?

    Leggete leggete: http://www.4burma.it/

    A caccia di orfani tra le rovine del ciclone


    Il 18 maggio 2008 due trafficanti di bambini sono stati arrestati mentre tentavano di "reclutare" orfani all'interno di un campo profughi, lo riporta Anne-Claire Dufay dello UNICEF's Chief Child Protection Office per la Birmania.
    Katy Barnett dell'organizzazione Save the Children di Yangon, ha riferito di essere già stata informata degli arresti e che l'aumento del traffico di minori era stato previsto con la crisi del dopo-ciclone.
    Sono circa 130.000 i bambini morti per la furia del ciclone Nargis e decine di migliaia quelli i cui familiari risultano dispersi. I dati sono allarmanti: i bambini rappresentano un terzo delle vittime e al contempo un terzo dei sopravvissuti. Purtroppo ritrovare la propria famiglia sarà per loro quasi impossibile, perché gli sfollati sono circa 1,5 milioni e molti di loro non conoscono nemmeno il proprio cognome. Considerati dal regime nazi-comunista birmano poco più che nullità, nessun sistema di ricongiungimento familiare è stato approntato. Per di più in Birmania, dove per tradizione non esistono alberi genealogici, è impossibile risalire al nucleo d'appartenenza dei bambini a partire dal cognome. Risulta quindi difficilissimo anche individuarne i villaggi d'origine.
    I piccoli sopravvissuti si trovano raccolti in accampamenti dove le condizioni igienico-sanitarie ed alimentari sono estreme e la lotta quotidiana per la sopravvivenza è disperata, tra fame, sete ed infezioni (anche a causa delle difficoltà create agli aiuti internazionali dalla dittatura militare).
    In questa situazione, i bambini, per la maggior parte soli e circondati da estranei, diventano una preda facilissima per i mercanti di morte che si aggirano come iene nei campi profughi, attratti con la promessa di una vita migliore ed usati per gli scopi più biechi.
    Ma il reclutamento in realtà avviene ovunque, nelle stazioni ferroviarie, nei mercati o in altri luoghi pubblici. Il futuro di questi bambini sarà fatto di lavori forzati, sfruttamento sessuale, contrabbando e traffico di organi, business tra i più fiorenti in Birmania (che secondo gli USA divide il primato in questi agghiaccianti commerci con Laos e Vietnam del Nord).
    O, in alternativa, il loro destino sarà quello di essere trasformati in bambini soldato, ultimo girone di questo inferno dell'infanzia.
    L'85 per cento delle scuole intorno al delta dell'Irrawaddy è stato distrutto e molti degli insegnanti sono morti per il ciclone.
    Volontari di World Vision, associazione che ha aperto 37 centri a Yangon, stanno organizzando centri informali di istruzione e gioco per dare un po' di sollievo ai bambini scampati alla sciagura. Ma forse l'unico insegnamento che li attende nella vita sarà, ancora una volta, la violenza.

    Link:
    http://www.nytimes.com/2008/05/18/wo...=1&oref=slogin
    http://www.abc.net.au/news/stories/2...14/2243884.htm

    http://www.4burma.it/contStd.asp?lang=it&idPag=457

  9. #9
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    La tortura in birmania


    Un giorno un prigioniero si lamentò perché gli davano poca acqua per lavarsi, mentre i maiali ne ricevevano molta di più. Le autorità gli risposero: "È vero! Non solo: quando muore un maiale, noi dobbiamo riempire almeno sette pagine di moduli. Quando muore un prigioniero politico, ce la caviamo con un rapporto di mezza pagina".
    Quando un uomo vale meno di un maiale qualsiasi nefandezza diventa lecita: questo è quello che accade in Birmania. Grazie ai drammatici racconti di ex detenuti per lo più politici – e nonostante i ripetuti tentativi di insabbiamento da parte delle autorità – il mondo è venuto a conoscenza di una delle piaghe più dolorose del sistema carcerario birmano: la tortura.
    Con l’avvento del regime, nel 1962, la violenza fisica, psicologica e sessuale è diventata una pratica drammaticamente abituale. Nonostante il Codice penale vieti la crudeltà inflitta allo scopo di ottenere confessioni o informazioni (pur non nominando mai esplicitamente la "tortura"), di fatto i torturatori possono contare sull’impunità. Salendo i gradini del comando, infatti, si arriva dritti ai vertici dell’SPDC - State Peace and Developement Council (Consiglio di Stato per la Pace e lo Sviluppo). Suona strano? Forse risulterà più chiaro ricordando che fino al 1997, anno in cui la giunta decise di "ingentilire" la sua facciata, lo stesso si chiamava SLORC "Consiglio di Stato per la Restaurazione della Legge e dell'Ordine".
    Spesso premeditata e sistematica, la tortura è di routine durante gli interrogatori e viene giustificata nelle carceri o nei campi di lavoro come punizione per chi infrange le (arbitrarie) regole di un manuale carcerario che risale al periodo coloniale. Gruppi etnici armati vengono torturati a scopo di estorsione, punizione o interrogatorio, ma non sono risparmiati nemmeno studenti, gente comune e monaci buddisti.
    La funzione della tortura è duplice: serve a annientare la personalità della vittima e a creare in lei uno stato di terrore. Frantumare in maniera deliberata l’identità di tutti quelli che, secondo il regime, "minacciano la stabilità dell’Unione" è l’obiettivo primario del sistema carcerario in Birmania. Le leggi birmane in proposito sono abbastanza confuse (non è ben chiaro quali azioni siano criminalizzate) e soggette ad arbitrii.
    I primi maltrattamenti sono rivolti a umiliare e degradare la vittima. Il prigioniero appena arrestato viene bendato, incappucciato e costretto in queste condizioni per tutta la durata dell’interrogatorio, così che non possa identificare i volti dei suoi aguzzini, dei quali non dimenticherà mai le voci, i passi, il tintinnio delle chiavi e persino le ombre. Mentre è incappucciato, per potersi muovere, deve fare affidamento sulle istruzioni delle autorità, che gli ordinano di saltare, girare o fare altri movimenti assolutamente non necessari, al solo scopo di umiliarlo. I cappucci, generalmente già sporchi, sono o di cotone pesante, oppure fatti con vecchi sacchi di riso, coperte o con gli stessi abiti del prigioniero e rendono la respirazione estremamente difficoltosa. La benda a volte è di gomma: lasciata per lunghi periodi causa una sensazione di bruciore agli occhi.
    È difficile stabilire una netta distinzione fra torture fisiche e psicologiche, poiché in certi casi il confine è molto sottile.
    Per un periodo che dipende esclusivamente dal capriccio delle autorità, il prigioniero viene privato di cibo, acqua e sonno: il risultato è la perdita della cognizione del tempo. Quando finalmente gli vengono forniti cibo o acqua, le quantità sono sempre limitate e insufficienti.
    Durante gli interrogatori a volte viene concesso il permesso di usare il gabinetto, ma per ottenerlo il prigioniero deve supplicare e non sempre viene accontentato. C’è stato chi, privato dell’acqua, ha cercato di bere direttamente dal water, ma, scoperto dalle autorità, è stato brutalmente picchiato.
    I centri per gli interrogatori, primi luoghi deputati alle torture, sono situati per lo più in località segrete e impossibili da localizzare. L’accesso ai civili è in ogni caso proibito.

    Fonti:
    http://www.aappb.org/tortour_report.pdf
    http://www.ncgub.net/data/2005HRYear...tment_or_P.htm http://www.aappb.org/report6_Brief_Torture.pdf
    http://www.ultimenotizie.tv/birmania...ion__7612.html
    http://www.washingtonpost.com/wp-dyn...010201865.html

    http://www.4burma.it/

  10. #10
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    Che dici Giulma:quel cacasotto di agaragar fara' chiudere anche questo 3d iniziato da te?Secondo la sua logica criminalcomunista sembrerebbe giusto,siamo in democrazia.....Guarda che si mangiano e cosa ci propinano i cinesin birmania sarebbe un lusso:Than Shwe,sovvenzionato con 250000 milioni di dollari l'anno dalla giunta criminale cinese,dice al suo popolo di mangiarsi le rane presenti in grandi quantita' nei fiumi..

    http://scienzaesalute.blogosfere.it/...limentare.html
    info maggiori:www.4burma.org
    www.unmadeinchina.org

 

 
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