Noam Chomsky è forse il più conosciuto anarchico americano. C’è una certa ironia in questo; perché, come sant’Agostino pregò una volta: “Dammi la castità e la continenza, ma non ora”, l’obiettivo di Chomsky è effettivamente l’anarchia, ma non adesso.
Il suo motivo del “non adesso” è che un forte governo centrale è attualmente necessario come baluardo contro il potere delle corporate élite; e non sarà sicuro abolirlo o ridurlo fino a che non lo avremo usato per distruggere tale potere:A lungo termine, credo che il potere politico centralizzato dovrebbe essere abbassato, dissolto, eliminato, ed in ultima analisi ridotto al livello locale, con una sorta di federalismo, le associazioni e così via. D’altro canto, proprio ora, mi piacerebbe rafforzare il governo federale. Il motivo è che viviamo in questo mondo. E in questo mondo capita di avere enormi concentrazioni di potere privato, che sono quanto di più vicino alla tirannia e quanto di più simile al totalitarismo, che gli esseri umani abbiano mai concepito.
C’è un solo modo di difendere i diritti che sono stati conquistati, o di estenderli contro questi poteri privati, e questo è mantenere una forma di potere illegittimo che agisca più responsabilmente verso il pubblico e che il pubblico possa influenzare.
La nozione di Chomsky di stato come baluardo cruciale contro “la concentrazione di poteri privati” potrebbe sembrare sconcertante, visto che – come Chomsky ha confermato più volte con le sue ricerche – lo stato è storicamente il principale strumento di queste concentrazioni. Chomsky sembra dire non tanto che non agisca tuttora come un baluardo, ma piuttosto che potrebbe diventarlo; di fronte ad un avversario nettamente più forte (potere privato) armato di una spada (potere del governo), è meglio afferrarne l’arma ed usarla contro di lui, che non semplicemente distruggerla.
Perché Chomsky vede il potere dello stato meno pericoloso e più utilizzabile di quello privato? Egli sostiene:Il governo è ben lungi dall’essere benigno – questo è vero. D’altra parte, è perlomeno in parte responsabile, e possiamo renderlo tale.
Quello che non è benigno (anzi, estremamente nocivo, in effetti) è qualcosa di cui non avete fatto menzione – il potere del business, che è altamente concentrato e, ormai, largamente transnazionale. Questo potere non opera affatto a fin di bene ed è completamente irresponsabile. Si tratta di un sistema totalitario che un enorme impatto sulla nostra vita. Ed è il principale motivo per cui il governo non è benigno.
Sono due le ipotesi che voglio prendere in considerazione.
In primo luogo, Chomsky assume che l’influenza delle imprese private sul governo sia “il motivo principale per cui il governo non è benigno”. C’è ancora qualcuno che riesce a credere ad una storia del genere? Il monopolio della forza porta alla tentazione di abusarne, che questo potere venga usato all’interno o al di fuori dell’apparato statale. Se pensa che il governo sia così innocuo senza capitalisti malvagi che ne ne tirino i fili, perché vuole abolirlo nel lungo periodo?
In secondo luogo, Chomsky presume che il potere dello stato sia “in parte responsabile”, mentre quello del business sia “completamente irresponsabile”. Ora, tanto per cominciare, non sono affatto sicuro che la responsabilità del potere dello stato sia in contrasto con l’attuale stato alleato del potere economico o, al contrario, con quella del business senza l’appoggio del governo. Ma, nel primo caso, il contrasto, anche se corretto, non avrebbe fornito alcun motivo per opporsi all’abolizione dello stato: se X+Y sono più pericolosi di X da solo, non è un buon motivo per difendere X. Il contrasto è una pertinente difesa dello stato nel caso in cui il business, senza appoggio dello stato, sia ancora meno affidabile dello stato stesso. E qui appare ovvio che lo stato – anche quello democratico – sia molto meno responsabile di imprese private.
Dopotutto un mercato può ottenere il lavoro o dei beni solo con il consenso dei loro proprietari a cederli, mentre un governo può prenderli con la forza. Naturalmente è possibile tentare allontanare dai loro uffici gli attuali rappresentanti, ma è possibile farlo solo ad intervalli di diversi anni, e solo se almeno il 51% dei vicini è d’accordo a fare altrettanto; al contrario con un business è possibile terminare in qualsiasi momento la propria partecipazione, e senza il bisogno che gli altri facciano lo stesso. Inoltre ogni candidato offre un pacchetto di idee politiche, che con le imprese private è possibile scegliere: per esempio l’alimentari o il fruttivendolo A o la drogheria B.
David Friedman chiarisce questo contrasto:Quando un consumatore acquista un prodotto sul mercato ne può confrontare marche alternative. … Quando si elegge un politico non si acquista nulla, ma si hanno solo delle promesse. … E’ possibile confrontare i modelli del 1968 della Ford, della Chrysler e della Volkswagen, ma nessuno potrà mai confrontare l’amministrazione di Nixon nel 1968 e l’amministrazione di Humphrey e di Wallace nello stesso anno. E’ come se avessimo solo delle Ford dal 1920 al 1928, delle Chrysler dal 1928 al 1936, e poi dover decidere quale marchio potrebbe produrre le auto migliori nei prossimi quattro anni. …
Non solo un consumatore ha una migliore informazione che non un elettore, ma è anche più utile a se stesso. Se confronto marche alternative di automobili … decido qual’è la migliore e la compro. Se indago sui diversi politici e sul voto, l’unica cosa che ottengo è sapere per chi vota la maggioranza.
Immaginiamo di comprare le automobili così come acquistiamo i governi. Diecimila persone che si riuniscono e decidono di votare ciascuna per l’auto che preferisce. La macchina che vince dovrà essere comprata da tutti e diecimila. Non ci ripaga affatto dell’impegno di individuare l’auto migliore; comunque io decida, la mia macchina verrà scelta per me dagli altri membri del gruppo. … Questo è come acquisto prodotti sul mercato politico. Non solo non è possibile confrontare prodotti alternativi, ma sarebbe inutile farlo, anche se potessi.
Bene, sì, esattamente. Ma qual’è la base della fede di Chomsky nello stato democratico?
Potrebbe obiettare che la mia difesa della responsabilità del mercato ignora come tale “responsabilità” comporti un voto con i dollari, così che i ricchi avrebbero più voti che non i poveri – mentre nello stato democratico ciascuno ha uno stesso voto.
Ma se anche lasciassimo da parte il nesso di casualità esistente tra le disparità di ricchezza e il sistematico intervento dello stato in economia – così come il governo, che controllando risorse che non possiede, magnifica il potere dei ricchi – resta il fatto che per quanti pochi dollari si possano avere, quando si vota con essi si ottiene sempre qualcosa in cambio; mentre quando si vota nell’urna non si ottiene nulla indietro, a meno che non si abbia votato con la maggioranza. Qual’è il meno democratico? Un sistema in cui l’efficacia di un voto vari con una sola risorsa, o uno in cui il 49% della popolazione non abbia effettivamente alcun diritto di voto?
Chomsky è certamente ignaro che quello che definisce “il potere degli affaristi” dipende fondamentalmente dall’intervento del governo – come ha fatto notare come chiunque in questo rapporto. Annota:Qualsiasi forma di potere concentrato, qualunque essa sia, non intende sottoporsi al controllo popolare e democratico o alla disciplina di mercato. I settori potenti, quali le ricche corporations, si oppongono naturalmente ad una democrazia funzionante, solo quanto si oppongono ad un mercato funzionante, per se stessi, perlomeno.
Se le corporations sono così terrorizzate dal libero mercato, perché Chomsky è così restio a lanciarcele dentro?
Forse ritiene che, sebbene il governo sia necessario per creare queste concentrazioni di potere privato, non lo sia per mantenerle, per cui eliminare lo stato a questo punto del gioco lascerebbe intatto il potere del business. Tutto ciò non è folle, ma ha bisogno di argomenti. Dopotutto, l’intervento sistematico del governo a favore delle grandi imprese, non è qualcosa avvenuto nell’età dell’oro, o nell’era progressista, o durante il New Deal; ma continua, massicciamente e costantemente. Non ho mai voluto affermare (anzi, ho voluto negare) che il potere privato dipenda solo ed unicamente dal sostegno dello stato; ma è difficile credere che tutto ciò che costituiscono gli aiuti di stato sia semplicemente superfluo, come se rimuovendoli il potere del mondo degli affari non si indebolisca sensibilmente.
Chomsky afferma (in Answers to Eight Questions on Anarchism) che, anche se si trova “in sostanziale accordo con le persone che si considerano anarco-capitaliste su tutta una serie di questioni” e anche di “ammirar(n)e il loro impegno di razionalità” guarda comunque alla versione di libero mercato dell’anarchia come “un sistema dottrinale, che, se mai attuato, porterebbe a forme di tirannia e di oppressione che hanno poche controparti nella storia umana”. Perché? Perché “l’idea di libero contratto tra i potentati economici e gli individui affamati è uno scherzo malato”.
Ma qui dà palesemente per scontato più di una cosa. Chomsky sta assumendo come fatto un punto su cui stiamo discutendo – vale a dire se senza l’intervento del governo a favore dei ricchi l’economia sia o meno suddivisa in “potentati” e “individui affamati”. Ora è vero che gli anarchici di mercato (per ragioni chiarite altrove preferisco evitare il termine “anarco-capitalista”) hanno essi stessi talvolta – sbagliando, a parer mio – descritto la loro economia ideale dipingendola in modo molto simile alla distribuzione di ricchezza e ai ruoli di lavoro presenti nella nostra economia, solo, con meno stato. Ma perché Chomsky dovrebbe prendere questo in parola? Se lo stato è davvero intervenuto massicciamente e sistematicamente per conto dei “potentati” e contro gli “individui affamati” - come Chomsky debbo ammettere sia, dal momento che la sua attività di ricerca dimostra proprio questo – perché si aspetta che continuino gli squilibri, una volta cessato l’intervento?
Non solo Chomsky sottovaluta le risorse dell’anarchia, ma sembra sovrastimare l’utilità dello stato. Egli scrive come se, anche se lo stato sta tutt’ora compiendo il male, questo potesse essere cambiato se un maggior numero di persone votassero correttamente. Ora è vero che le persone possono fare la differenza per quanto male possa fare un governo. (Se un numero sufficiente di tedeschi avesse votato diversamente nel 1932, potrebbero aver avuto un regime meno terribile.) Tuttavia, alla fine, quanto c’è di sbagliato in un monopolio coercitivo non è che sia la gente sbagliata a farlo funzionare, ma piuttosto che – lasciando da parte la relativa ingiustizia che ciò comporta – un monopolio di questo tipo porta incentivi perversi che non c’è modo di evitare (se non eliminando la fonte del problema, il monopolio, nel qual caso quello che si ha non è più uno stato).
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