Statutaria, il Governo non impugna la legge
Bavaglio a Pili: questa volta da Berlusconi
Dadea: «Riconosciuta la validità del testo»
Guarda tu gli scherzi dell'estate. Tra ferie sacrosante, decreti sicurezza, emergenza rifiuti a Napoli e poliziotti nelle città, il governo nazionale si “dimentica” di impugnare la legge statutaria della Sardegna, quella promulgata dal presidente Renato Soru il 10 luglio. I termini per l'eventuale azione di Palazzo Chigi, previsti dallo statuto, sono scaduti il 18 agosto: «Si conclude così un iter quanto mai travagliato iniziato il 7 marzo 2007 con l'approvazione a maggioranza assoluta del Consiglio regionale», sottolinea l'assessore alla Riforme Massimo Dadea, «e la mancata impugnazione da parte del governo è un'ulteriore testimonianza della validità della legge statutaria».
Bavaglio in bocca a Pili: non da Soru, da Berlusconi
Scriviamo “dimentica”, tra virgolette, perché alla fine dei conti il messaggio è chiaro: abbiamo altri problemi, più importanti delle vostre beghe su quorum e legittimità del referendum confermativo. Destinatario: Mauro Pili, l'ex prediletto di Silvio Berlusconi in Sardegna. Era stato lui ad annunciare in pompa magna un'interrogazione urgente di palazzo Chigi davanti alla corte Costituzionale. Con l'obiettivo di annullare quello che, lui insieme a tutto il centrodestra e al comitato per il No (dentro gli avvocati Gianni Contu, Benedetto Ballero e Andrea Pubusa e i consiglieri regionali Paolo Maninchedda e Peppino Balia tra gli altri), definivano in ordine sparso «un colpo di stato», «il golpe statutario» e «un oltraggio verso tutti i sardi».
Invece: quel documento - firmato da Pili con Vella, Nizzi e Testoni per Forza Italia, Porcu e Murgia per Alleanza nazionale e Giorgio Oppi per l'Udc; depositato l'11 luglio e indirizzato alla presidenza del Consiglio dei ministri - Silvio Berlusconi non l'ha mai guardato. E se lo ha fatto non gli ha dato peso. Risultato: esplode una bolla di sapone da 10 milioni di euro, tanto era costato il referendum a cui aveva partecipato appena il 15,5 per cento degli aventi diritto: lontanissimo dal quorum di un terzo degli elettori introdotto dalla legge 21 del 2002 (firmata proprio dal deputato sulcitano, allora presidente della Regione) che rimanda alla legge 20 del 1957; che ha bloccato per mesi i lavori in Consiglio regionale e soprattutto la riforma della Regione: dalla riduzione del numero degli assessorati al potere regolamentare in capo all'assemblea regionale e non alla giunta (come succede in diverse altre regioni), dalle regole sulla incompatibilità e ineleggibilità a quelle sul conflitto di interessi (la Sardegna sarà la prima in Italia a regolarlo con legge propria).
Partita chiusa, quindi: e a scrivere la parola fine è proprio quel governo chiamato in causa dal centrodestra isolano. La decisione di non agire è un messaggio chiaro ma anche molto di più: un bavaglio, di sicuro. Solo che questa volta non è Soru a metterlo ai sardi, al Tar, forse anche alla Consulta: l'immagine della bocca tappata era una delle preferite da Pili, ogni volta che nel lunghissimo iter verso l'approvazione della legge qualcosa gli andava storto. No: in questo caso è il governo che si auto-imbavaglia - ipotesi poco praticabile, a Roma si piacciono molto - o che imbavaglia i suoi rappresentanti in Sardegna. E questo vale molto più di mille parole.
Dadea: «Ulteriore testimonianza della validità della legge»
Da viale Trento la reazione è quella di chi da tempo prevedeva questa evoluzione. Tranquilla, senza nessun segno di rivincita, affidata a Massimo Dadea. «La mancata impugnazione da parte del governo è un'ulteriore testimonianza della validità della legge statutaria», dice l'assessore alle Riforme prima di spiegare le intenzioni dell'esecutivo: «La Giunta regionale dovrà ora presentare i disegni di legge attuativi della statutaria, a iniziare da quello che riduce il numero degli assessorati e ne ridisegna le competenze, modificando cosi' dopo 31 anni la legge regionale 1 del 1977: sarà questa l'occasione perché il Consiglio regionale nella sua interezza possa decidere le eventuali modifiche migliorative da apportare alla legge».
Dall'approvazione in Consiglio regionale alla promulgazione
Non è l'epilogo, quindi. Perché la legge potrà essere ridiscussa e migliorata, come aveva sottolineato anche Soru in Consiglio regionale nel giorno dell'annuncio della promulgazione: «Mi piacerebbe partecipare alla discussione». Però si chiude un iter lungo più di un anno: costato un mucchio di soldi per il referendum confermativo imposto da un gruppo di consiglieri regionali (in parte l'avevano approvato in aula ) ai sardi che l'avevano disertato in massa: l'85 per cento non era andata a votare per la consultazione di Palazzo sulla legge. Sulla parte relativa al quorum (nullo senza almeno il 33 per cento dei partecipanti secondo le vecchie norme confermate nel 2002 sia pure erroneamente ma ugualmente in vigore) era stato rinviato alla Corte costituzionale.
La Corte d'appello di Cagliari aveva sollevato questioni di legittimità rigettati dalla Consulta in termini perentori: i magistrati cagliaritani non potevano neanche ricorrere entrando nel merito, avrebbero solo dovuto certificare in modo garantistico i numeri della consultazione. In forza di questa decisione la Corte d'appello, a fine giugno, aveva comunicato il risultato: da lì la decisione della Regione di promulgare la legge dopo aver dichiarato l'invalidità della consultazione.
Restava in piedi la possibilità di un ulteriore ricorso alla Consulta. Sfruttata in pieno da Pili, con l'interrogazione presentata in tempi record (11 luglio, il giorno dopo la promulgazione da parte di Soru) al Governo nazionale: siccome «è doveroso segnalare una gravissima violazione senza precedenti di una disposizione avente valenza costituzionale», si legge nel documento, l'ex presidente della Regione chiedeva «se il Governo intenda valutare l'opportunità di un urgente intervento diretto tramite impugnativa davanti alla Corte costituzionale ai sensi della normativa vigente, teso al rispetto dello Statuto sardo, che ha valenza di legge costituzionale e delle prerogative democratiche dei sardi» e «se non ritenga, con la richiesta di impugnativa, di dover chiedere alla Corte Costituzionale di sospendere gli effetti dell'atto stesso».
Non hanno inteso e neppure ritenuto: imbavagliato, quello sì.
http://www.altravoce.net/2008/09/06/statutaria.html




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